Fin da piccolo, come scrive un suo caro amico Enrico Merighi nel
libro Le avventure del Borgo, edito da Boopen editore, era un attivissimo
costruttore di carretti, bolidi messi insieme da pezzi trovati in giro: Nel
libro si legge che "i materiali a sua disposizione per l'assemblaggio erano
pochi e rozzi: venivano usate ruote di carrozzine per neonati, assi da
muratori, chiodi rugginosi raddrizzati alla meglio, filo di ferro
aggrovigliato...
Fulvio nasce a Bondeno il 28 dicembre del 1964, dove tuttora risiede con la
sua famiglia. Quando arrivo lo trovo seduto nel suo hangar delle idee, di
ritorno dal lavoro; un laboratorio/ officina garage, in cui il freddo del
metallo si addolcisce ed emana calore. Quel luogo ha il potere magico delle
botteghe artigiane in cui sai senza capire perché, che si sta assistendo ad un
momento di grazia. La passione con cui le sue mani si mettono all'opera mi
incuriosisce. Mi racconta anche senza che io lo debba incalzare con
domande ad hoc, che per lui il costruire va di pari passo con la vera pace
interiore; un modo perfetto per lui di spegnere il cervello e staccare dalla
realtà quotidiana.. I manufatti prendono vita nei ritagli di
tempo nel dopolavoro. All'inizio erano trofei, anzi finti trofei cioè coppe che
non avevano alcuna utilità né per ricordare, tantomeno per assegnare
premi e primi posti sul podio; arrivando poi a dar vita a quadri, anch'essi
molto singolari. Il primo e forse il più caro, lo ha chiamato Il pilota
cibernetico dove i pezzi di lamiera si incontrano con altri di plexiglass. Da
alcuni anni la sua attenzione si è rivolta altrove: pian piano si appassiona
alla realizzazione di lampade che prendono sembianze umane o
di macchine e invenzioni surreali e sono tutte lì in bella vista sui banchi di
lavoro, anch'essi paiono pronti ad intervenire nella conversazione.
sembrano creature consapevoli che si, si sta parlando di loro.
Sono i pezzi che mi vengono a cercare, mi trovano e anche dopo mesi,
riesco a collocarli in qualche manufatto artistico-mi confida.
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L'assemblaggio rimane la parte che preferisce, l'apoteosi del lavoro. Con
cura certosina, fresa, leviga e lucida ogni piccola parte e il risultato è
davvero strabiliante.
Sorseggiando un bicchiere di vino, le parole scorrono fluide e si parla con
semplicità del sapore sacro della vita semplice.
Ho conosciuto una persona umile, lo devo proprio riconoscere, che racconta
con le mani e l'ampio sorriso, la parte di vita creativa che lo innalza ad uno
stato di felicità non solo apparente.
Grazie per questo incontro e non mancate di andarlo a cercare perché pur
nella sua presenza fisica, rimane un timido ragazzo, quel bambino che
correva a tutta velocità sui suoi carrettini, sbucciandosi le ginocchia, ma di
certo non l'entusiasmo.
Lidia Calzolari giornalista improvvisata) poetessa e collaboratrice
nell'installazione L'albero parlante.