Testimoni mai ascoltati
Hanno visto cominciare una storia che
non è ancora finita
Testimoni mai ascoltati
Hanno visto cominciare una storia che
non è ancora finita
Nel 1492 tre navi lasciarono le Canarie dirette a ponente.
Quella storia la conosciamo: l'hanno scritta gli uomini che c'erano.
Ma a bordo e sulle spiagge c'erano altri testimoni.
Un mollusco nascosto nel legno della nave.
Un pappagallo chiuso in una gabbia.
Una talea di canna da zucchero.
Un albero dai frutti velenosi.
Nessuno li ha mai ascoltati. In questo romanzo prendono la parola.
Stamattina, nel caffè, è finito un cucchiaino di zucchero.
Un gesto di tutti i giorni, fatto senza pensarci.
Il barattolo era bianco, pulito, muto.
Da dove veniva?
Quante mani ha attraversato prima di arrivare in cucina?
Quando è cominciata la sua strada?
Facciamo così con quasi tutto.
Compriamo, cuciniamo, buttiamo via.
Ogni gesto ha una buona ragione.
Dove vada a finire, raramente lo vediamo.
Cinque secoli fa le cose andavano allo stesso modo.
Un mollusco cercava legno da mangiare.
Un pappagallo voleva tornare a casa.
Una canna desiderava soltanto moltiplicarsi.
Un marinaio sognava l'oro per comprarsi una nave.
Un contadino voleva un pezzo di terra tutto suo.
Nessuno di loro voleva distruggere un mondo.
Eppure un mondo è finito, e da lì è cominciato quello in cui viviamo, fatto di piantagioni dove una sola pianta si ripete fino all'orizzonte e servono sempre più braccia per tagliarla.
I grandi delitti si vedono. I piccoli gesti restano in ombra.
Si può partecipare a una catastrofe credendo di fare tutt'altro.
QUELLO CHE HANNO SCOPERTO LEGGENDOLO
«La voce dell’albero di canna da zucchero mi è rimasta addosso per giorni. Una narrazione potente, fluida e magnetica che risveglia i sensi e ti lascia con una sensazione di profonda connessione verso tutto ciò che ci circonda.»
— Stefano B.
«Non si legge soltanto: si respira e si percepisce ogni pagina. Da quando l’ho finito, fare la spesa o versare un cucchiaino di zucchero nel caffè non è più un gesto sbadato. Guarda caso, il cibo e le cose che portiamo in tavola hanno ripreso a raccontare la loro storia vera e profonda.»
— Chiara R.
«Pensavo di conoscere la storia del 1492, ma non avevo mai posato lo sguardo su quello che c’era attorno ai grandi nomi. Scoprire i fatti storici e le date documentate attraverso gli occhi di chi non ha voce mi ha aperto gli occhi su realtà che nessuno ci ha mai raccontato a scuola.»
— Marco T.
Perché ho scritto questo libro
Vivo a Telde, dove nel Cinquecento giravano i mulini dello zucchero. Per anni non l’ho saputo.
Volevo capire come si partecipa a una catastrofe senza accorgersene: ognuno con una ragione piccola e sensata, ognuno convinto di fare altro.
Per raccontarlo ho dato la voce a chi non poteva difendersi né giudicare: un mollusco, un uccello, una pianta, un albero.
Mi sono riconosciuto in tutti loro. Anch’io compro, cucino, butto via, quasi sempre con una buona ragione.
Se ti lascerà qualcosa, spero sia una domanda, da farti almeno una volta davanti alla dispensa:
da dove viene questa cosa, e chi l’ha pagata davvero?
Le creature di questo libro sbagliano tutte.
La teredine scambia una nave per il paradiso. Il pappagallo crede che una parola possa riportarlo a casa. La canna è fiera di ogni campo che conquista.
All'inizio fanno sorridere. Poi, pagina dopo pagina, ci si accorge che il loro errore ha la stessa forma del nostro.
Da quel momento il 1492 è vicino quanto la dispensa di casa.
Tre movimenti e un epilogo.
Quattro voci, quattro modi di guardare.
La teredine, 1492. Nata nel legno di una nave a Gran Canaria, attraversa l'oceano dentro la Santa María fino al naufragio della notte di Natale.
È la parte più comica: la scoperta dell'America raccontata da chi
la sta mangiando dall'interno.
Il pappagallo, 1493. Catturato nelle isole, fa la traversata di ritorno accanto ai primi indigeni portati in Europa, fino alla corte dei re di Spagna.
Racconta, con nostalgia e ironia, l'incontro fra due mondi visto da una gabbia.
La canna da zucchero, 1493-1495. Tagliata alla Gomera e piantata a La Isabela, assiste con orgoglio aristocratico alla nascita di quello che diventerà il sistema delle piantagioni.
È la parte più amara.
Il manzanillo, 1510. Un albero fermo su una spiaggia vede arrivare le navi e le armi, e annota tutto senza giudicare.
In fondo al libro, una nota storica separa ciò che è documentato da ciò che gli storici ancora discutono e da ciò che è inventato.
Fatti veri, voci inventate, e una domanda che arriva fino a oggi.
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Riceverai il tuo ebook in formato PDF insieme all'accesso alla Linea Diretta Lettori, uno spazio dedicato dove potrai contattarmi per domande, chiarimenti e approfondimenti sui temi trattati nel libro.
Dopo il pagamento sarà sufficiente inviarmi un'email a info@ilveganchef.it indicando il nome utilizzato per il pagamento e il titolo del libro acquistato.
Chiuso il libro, le cose di tutti i giorni restano al loro posto. Il caffè, la spesa, la dispensa.
Ma ogni tanto, davanti a un'etichetta, arriva una domanda: da dove viene questa cosa? Chi l'ha pagata davvero?
Una risposta non sempre c'è.
La domanda però resta, e a poco a poco cambia quello che metti nel carrello, quello che lasci sullo scaffale, quello che porti in tavola.
Quei testimoni hanno visto tutto, e nessuno ha pensato di chiedere loro qualcosa.
Succede ancora oggi: la terra, il mare, le piante, gli animali stanno a guardare quello che facciamo, e raramente ci fermiamo ad ascoltarli.
Il romanzo ti chiede una cosa sola:
ascoltarli, una voce dopo l’altra, fino all’ultima pagina.
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Prezzo di lancio:
15,70 €
Quattro testimoni, cinque secoli, e una domanda che
ti seguirà fino a tavola.
Alla fine, delle date ricorderai poco. Ricorderai qualche sera passata in compagnia di chi, cinque secoli fa, nessuno ha voluto ascoltare.
E ogni volta che aprirai la dispensa, sentirai che qualcuno di loro ha ancora qualcosa da dirti.
Il prossimo cucchiaino di zucchero avrà un altro sapore.