Ci sono alcuni strumenti semplici e non tecnologici, che puoi guidare tuo figlio ad usare, fin dai suoi primi passi nello studio:
Evidenziatori: l’uso di evidenziatori di colori diversi per sottolineare le parole chiave di diversa categoria concettuale, facilita la memorizzazione visiva del materiale di studio (si tratti del libro o della mappa concettuale, vedi più sotto).
Quadernino delle parole difficili: abitua tuo figlio a crearsi un elenco delle parole che fatica a memorizzare (ad esempio i paroloni che si usano in scienze) e a consultarlo regolarmente quando studia.
Strisciolina alfabetica: se a tuo figlio è richiesto l’uso di un vocabolario cartaceo, gli servirà avere a portata di mano la lista delle lettere. In questo modo non perderà ore per ricordarsi quale lettera viene prima o dopo un’altra, se, come spesso accade a chi ha un DSA, la memorizzazione sequenziale non è il suo forte.
Post-It: si possono usare per elencare le parole difficili con le relative spiegazioni incollandoli sulla pagina del libro. Oppure servirsene per altri elementi da ricordare da avere disponibili ad un immediato colpo d’occhio.
Quaderni ad anelli o portalistini di colori diversi: per raccogliere mappe concettuali e altro materiale suddivisi per materia (ad ogni materia il suo colore). In questo modo tuo figlio sarà facilitato nel reperire autonomamente ciò che gli serve, senza perdere tempo a cercare la mappa concettuale dispersa.
Flashcards: poco usate da noi, sono però comode per ripassare. Si possono usare cartoncini schedario o biglietti da visita di formato simile (o, per i più pazienti, ritagliare da un foglio grande di cartone). Si scrivono da una parte le domande su quanto studiato e dall’altro le risposte. Quando si ripassa, ci si autointerroga e si ha subito la verifica della risposta corretta girando il cartoncino. Adatto per tutte le fasce di età, usando opportuni adattamenti (le domande possono essere più o meno semplici, in forma scritta o di immagini).
Sicuramente avrai sentito parlare o avrai visto su Internet o nei libri di testo di tuo figlio le famose mappe concettuali. Queste, però, rappresentano solo una parte del più ampio capitolo degli organizzatori grafici. Diffusi negli Stati Uniti, ma ancora poco in Italia, sono modi per rappresentare graficamente le informazioni, sia in fase di studio, sia in fase di esposizione dei contenuti appresi.
Si basano su una teoria cognitiva secondo la quale si apprende meglio e in modo più durevole quando le conoscenze vengono acquisite attraverso un doppio canale: linguistico (la spiegazione scolastica o la lettura del testo di studio) e non linguistico (le immagini).
Gli organizzatori grafici più utili possono essere:
Gli organizzatori che guidano i processi naturali di apprendimento:
In genere, impariamo costruendo su quanto già sappiamo. Esistono organizzatori grafici che stimolano alla riflessione su quanto già si sa prima di cominciare a leggere un argomento di studio.
Quando si affronta un nuovo argomento, è importante abituarsi ad usare tutti gli indici che possono aiutare a capire di che cosa si parla e a fissarlo nella memoria, in particolare gli indici grafici e le immagini: quindi titoli, sottotitoli, didscalie, ecc. Un organizzatore grafico può stimolare a raccogliere queste informazioni e a schematizzarle.
Un altro strumento può aiutare a porsi prima delle domande su quanto si vuole imparare dal testo che si leggerà: la comprensione sarà quindi guidata dalla curiosità di rispondere a tali domande.
Un esempio: gli organizzatori che aiutano a individuare gli elementi salienti di un testo o di un romanzo (i famosi who, what, when, where, why e how, ovvero chi, che cosa, quando, dove, perchè e come).
gli organizzatori che aiutano a organizzare le conoscenze ed esporle: mappe concettuali, meglio se arricchite di immagini.
Perchè questi strumenti siano davvero utili, occorre che bambini e ragazzi imparino a costruirli da sè. Nonostante vi siano molti siti Internet di genitori e insegnanti volonterosi che mettono a disposizione mappe già costruite, queste non andrebbero messe in mano ai ragazzi (non diversamente da schemini e riassunti delle lezioni).
Nessuno di noi (e certamente non bambini e ragazzi) impara dal materiale predigerito da altri, ma deve poter costruire attivamente il proprio apprendimento. Senza contare che il materiale predigerito può servire solo (e male) a memorizzare nozioni, mentre non permette di acquisire un metodo autonomo di studio, cioè non insegna ad imparare. Occorre, quindi, che gli adulti (insegnanti, ma anche genitori) prima di tutto imparino a costruire gli organizzatori grafici. Poi, insegnino ai ragazzi ad usarli, aiutandoli attivamente le prime volte. Ma, facendosi appena possibile da parte.
Le mappe concettuali e mentali e gli altri organizzatori grafici possono essere disegnati su carta, eventualmente sfruttando i template grafici disponibili online. Limitatamente alle mappe, è, invece, disponibile anche il formato digitale, preferibile quando per diversi motivi (difficoltà di scrittura, problemi motori, ecc.) occorra evitare la scrittura o il disegno manuali.
Per cosa: per guidare i processi naturali di apprendimento; per organizzare e memorizzare i contenuti di studio; come ausilio durante le verifiche orali e scritte (in questo caso, devono essere inserite nel PDP).
A chi: per facilitare l’apprendimento di bambini e ragazzi, con o senza DSA, perchè sfruttano più canali cognitivi (quello visuospaziale oltre che quello linguistico). Attenzione, però: non tutti le apprezzano. Sono un’opzione utile, non un obbligo!
Prendere appunti è sicuramente un’attività particolarmente impegnativa per molti ragazzi con DSA. Tuttavia, durante gli ultimi anni della scuola secondaria e l’università è molto importante poter avere a disposizione una traccia di quanto ascoltato a lezione.