Presentazione della giornalista, comica e attivista australiana Stella Young (1982–2014) in cui sfida il concetto di "pornografia dell'ispirazione". Questo termine si riferisce alla rappresentazione delle persone con disabilità come oggetti di ispirazione per le persone senza disabilità, semplicemente per il fatto di svolgere attività ordinarie o di affrontare le sfide della vita.
L'ispirazione distoglie l'attenzione dai problemi sistemici e dalle barriere architettoniche e sociali che rendono la vita più difficile per le persone con disabilità.
È un appello all'uguaglianza, al rispetto e a vedere la disabilità come una parte normale dell'esperienza umana.
Pubblicazione sui termini e le modalità corrette per parlare di disabilità.
Elaborata dall'Agenzia delle Entrate, ma utile per chiunque.
La trovi qua.
Celebre articolo di un attivista autistico che affronta il tema della percezione sociale dell'autismo dal punto di vista della neurodiversità.
Storia della prima persona a cui è stato diagnosticato l'autismo nel 1943 dallo psichiatra Leo Kanner.
Alberto Vanolo, geografo e padre di un figlio autistico, propone una critica radicale all'attuale modello di pianificazione urbana, definendolo abilista e ostile alla neurodiversità. Il problema non è l'individuo, ma l'ambiente: Vanolo sposta il fuoco critico dal "disturbo" dell'individuo autistico alle barriere create dalle città.
Breve dizionario su disabilità e diversità
Saggio autobiografico dell'autore, che racconta la propria esperienza di autistico che ha ricevuto una diagnosi in età adulta ed è dovuto convivere con la sensazione di sentirsi costantemente diverso dagli altri.
Saggio in cui si analizza il concetto di normalità e la sua nascita a partire da un fatto puramente statistico, fino a diventare un ideale normativo.
Saggio sulla storia della disabilità, in quanto parte della storia dell'umanità.
La disabilità è un tema che non divide. Nessuno direbbe di essere a favore della discriminazione delle persone disabili, generalmente meritevoli di aiuto e compassione. I bar, gli alberghi, i luoghi di cultura e altri spazi ordinari delle nostre città trasmettono però, per il modo in cui sono stati pensati e realizzati, un altro messaggio: la loro esclusione è un fatto normale, che non solleva nessun «senso di emergenza». Come spiegare questa contraddizione?