Sono Michela, e amo creare con le mie mani.

Per anni ho fatto regali di Natale e di compleanno ad amici e familiari, cercando ogni volta di donare qualcosa che parlasse anche un po’ di me. 

Poi sono diventata mamma, e la voglia di avere uno spazio tutto mio, dove poter creare e lasciare libera la fantasia, si è fatta ancora più forte. 

Ho iniziato a ripensare a quando ero bambina e guardavo la mia mamma e la mia nonna sempre alle prese con maglioni, sciarpe, calze, rammendi e bottoni. 

Mi piaceva osservarle mentre, punto dopo punto, trasformavano fili e tessuti in qualcosa di concreto. Ma soprattutto mi piaceva vedere la loro soddisfazione davanti al risultato. 

Ho pensato che avrei voluto essere anch’io un buon esempio per i miei figli: mostrare loro quanto può far stare bene creare, mettere passione e precisione in quello che si fa e scoprire, attraverso le proprie mani, ciò che ci rende unici!

 Così, un pezzetto alla volta, negli anni tutto ha iniziato a prendere forma. E ancora oggi continua a crescere! 

Un corso di sartoria mi ha dato quella spinta e quella direzione che cercavo. 

Ed è proprio durante il corso che sono tornata con la memoria a una lontana estate. 


Avevo meno di dieci anni e, con il mio cestino rosso tra le mani, dentro il quale custodivo timidamente un piccolo tovagliolo con qualche ago e alcuni fili colorati, sono andata al Grest dell’oratorio. 

Le suore, la mamma e le nonne hanno iniziato a insegnarmi a ricamare, pazientemente, punto dopo punto. 

A fare i primi punti all’uncinetto e a lavorare a maglia. 

Quelle prime basi mi sono entrate subito dentro come un momento tutto mio, fatto di calma, concentrazione e creatività. 

Negli anni ho continuato a sperimentare, creare e perfezionare, aggiungendo alle prime conoscenze tecniche la mia parte più creativa. 


E così è nato Sgarbuglio.


Il nome nasce dai mille “grovigli” che ho dovuto districare in tutti questi anni: dai gomitoli arruffati rubati dai gatti, agli errori che, invece di essere buttati via, si sono trasformati in nuove idee. 

E anche da qualche sbuffata sonora, quando la matassa di fili era diventata decisamente troppo grande!

“Chissà perché in ogni lavoro c’è sempre quel nodino insidioso che va sciolto?”

Forse perché fa semplicemente parte del gioco.


Da allora, il cucito creativo è sempre stato il mio rifugio.

In ogni progetto c’è il desiderio di creare qualcosa di unico, curato nei dettagli e fatto con attenzione. 

Ma soprattutto c’è il desiderio di trasmettere un piccolo pezzo della mia passione a chi riceverà il mio lavoro.

Oggi i miei figli sono diventati i miei aiutanti, un po’ come i piccoli Elfi di Babbo Natale.

Li chiamo, chiedo loro cosa ne pensano, se anche loro vedono quel piccolo difetto che io continuo a notare.

E poi ci sono le loro richieste:

Tornano da scuola e mi chiedono di creare una sciarpa per un’amica, un beauty per un compagno di classe…

Ma la cosa che mi emoziona di più è sentirli dire:

“Dallo a me. La mia mamma te lo aggiusta, non buttarlo.” 


Ed è proprio lì che capisco che, forse, il risultato più bello l’ho già ottenuto!


Perché Sgarbuglio non è solo cucire, ricamare o creare.

È imparare ad avere cura delle cose, trovare una soluzione a un piccolo “groviglio”, dare nuova vita a ciò che sembrava da buttare e, soprattutto, trasmettere ai miei figli l’idea che con un po’ di pazienza, passione e creatività possiamo trasformare qualcosa di semplice in qualcosa di unico.


Un punto alla volta. Un groviglio alla volta.

Michela