29/03/2026
Giornalisti: Eleonora Pomante
Tecnici: Sofia Cognigni
29/03/2026
Giornalisti: Eleonora Pomante
Tecnici: Sofia Cognigni
Il 27 febbraio 2026 si è svolto il saggio finale del laboratorio di potenziamento teatro classico rivolto alle classi quarte, un fiore all’occhiello del nostro liceo giunto al suo decimo anno, condotto dal regista e attore Luigi Moretti e coordinato dalla prof.ssa Maria Grazia Baiocco che ne cura anche la selezione dei testi.
Quest’anno la scelta è caduta sulle Troiane di Euripide, scelta non casuale che nasce da una volontà precisa: urlare no alla guerra che dimentica la pietà, il rispetto delle donne e dei bambini innocenti.
Hanno partecipato come attori: Elena Bufalari (Ecuba), Raffaella Cognigni (Cassandra), Ludovica Gheco (Andromaca), Simona Rignanese (Polissena), Luca Romagnoli (Odisseo), Edoardo Napoleoni (Taltibio), Elena Bonifazi, Elena Morasso, Sofia Pascucci, Elena Viola Zefferini (Troiane), Pietro Silvestrini (Personaggio A), Tommaso Vaino (Personaggio B) e, nel ruolo del piccolo Astianatte, Lorenzo Dinaro.
Hanno collaborato: Daria Berezina, Emma Colucci, Teo Marziali, Ilaria Paccapelo, Laura Pierangeli, Giulia Statti, Veronica Triarico.
La scena a cura della prof.ssa Simona Nicheli.
La narrazione segue le donne di Troia, abbandonate alla loro disperazione dopo la distruzione della città. Ecuba, madre e un tempo regina, si vede privata di ogni bene, anche delle sue stesse figlie: Polissena, vittima sacrificale per la tomba di Achille, Cassandra, imprigionata dalla verità distruttiva delle sue profezie, e Andromaca, destinata alla peggiore delle sorti: vedere suo figlio Astianatte, ultima sua speranza e ragione di vita, gettato dalla rupe di Troia perché non rinasca il sangue paterno della vendetta. Intorno, il coro delle altre donne troiane completa l’impatto emotivo della tragedia, straziante nel suo realismo e nella sua attualità.
Le Troiane sono una condanna della guerra e dei suoi orrori, soprattutto per le conseguenze atroci che devono subire gli innocenti, le donne soprattutto e i bambini. Il dramma fu rappresentato per la prima volta nel 415 a.C. in piena guerra del Peloponneso e l’anno dopo il terribile eccidio dei Melii, colpevoli di non essersi piegati all’imperialismo ateniese.
Ma oggi ancora si continua ad uccidere e a morire: Gaza, l’Ucraina, le tante guerre che ancora si combattono nel mondo e le atrocità che ne derivano. Nel testo, rappresentato il 27 febbraio, compaiono molti inserti letterari (e non solo) di autori e poeti più vicini a noi: Uomo del mio tempo e Alle fronde dei salici di Quasimodo, San Martino del Carso di Ungaretti, il testo di una poetessa palestinese, la riflessione “Definisci bambino” e quella sulle armi di Michele Serra. A fine spettacolo molti avevano le lacrime agli occhi perché questo fa il teatro (e la letteratura in genere) ci fa entrare in empatia con gli altri, ci fa sentire il dolore, la gioia, la sconfitta, il pianto ed il riso. Il teatro, attraverso la mimesi, è una straordinaria forma di educazione sentimentale e civile e davvero dovrebbe diventare una materia curricolare.
Non si può vivere senza, l’umanità non può vivere senza il Teatro. […] Non è legato alle mode il Teatro. La sua vocazione principale è quella di indagare nell’umano, nella forma vivente.
-Emma Dante, regista e attrice