28/01/2026
Giornalisti: Aurora Romagnoli
Tecnici: Elena Picchietti
28/01/2026
Giornalisti: Aurora Romagnoli
Tecnici: Elena Picchietti
Molti appassionati della letteratura gotica conosceranno Frankenstein,il capolavoro di Mary Shelley (1797-1851), che oltre ad essere molto più avanti per l’epoca in cui è stato scritto è anche il romanzo apripista per il genere fantascientifico.
Il pluripremiato regista Guillermo Del Toro, da sempre un grande ammiratore di questo libro, ne ha realizzato un adattamento cinematografico, uscito su Netflix lo scorso Novembre.
Partendo dall’opera originale, l'interpretazione del regista modifica qualcosa degli aspetti della trama e dei personaggi. Mary Shelley, scrittrice, saggista e filosofa inglese, ha l’idea di questa storia durante il suo soggiorno a villa Diodati, sul lago di Ginevra, nel 1816, noto come "l'anno senza estate”. Dopo vari dibattiti scientifici sulla vita dopo la morte sogna un mostro, futuro protagonista della storia che scriverà per la sfida letteraria lanciata da Lord Byron, famoso poeta del romanticismo, anch'egli ospite nella villa.
Nel film di Del Toro, Victor è uno scienziato geniale con l’ossessione di creare la vita dopo la morte: riuscito nel suo intento, abbandona - terrorizzato - la sua creazione, che in seguito cercherà vendetta. Dopo una lunga fuga, Victor trova rifugio su una nave e decide di raccontare al capitano la sua storia, per poi essere interrotto dalla sua stessa creatura che narra dal suo punto di vista la sua vita dopo l’abbandono e le vere ragioni che l’hanno portata ad essere così violenta verso gli umani. Il cast principale comprende Oscar Isaac, nei panni di Victor Frankenstein, Mia Goth in quelli di Elizabeth e Jacob Elordi, che interpreta la Creatura. Isaac riesce a dare a Victor un carattere forte, da scienziato rivoluzionario ma estremamente egocentrico. Osservando attentamente il personaggio di Victor, si capisce che egli rappresenta in un certo senso il suo trauma generazionale: maltrattato dal padre, non sa come essere una figura paterna nei confronti della creatura; pensa costantemente alla creazione di una nuova vita, senza fermarsi mai a riflettere sulle responsabilità che ciò avrebbe comportato.
Se il titolo originale è Frankenstein o il moderno Prometeo è perché, proprio come Prometeo toglie il fuoco agli uomini, Victor toglie alle donne la creazione della vita, convinto di poter essere per la creatura ciò che sua madre era stata per lui, una figura idealizzata che ricerca ovunque, finendo però per diventare la copia di suo padre.
È proprio per questa continua ricerca della figura materna che Del Toro sceglie di dare a Mia Goth non solo il ruolo di Elizabeth, ragazza della quale Victor è innamorato, ma anche quello della madre di Victor, all’inizio del lungometraggio. L’interpretazione di Mia Goth reinventa il personaggio di Elizabeth: da una passiva compagna di giochi destinata a Victor fin da bambina a donna emancipata, sicura di sé e delle sue idee, e amore proibito dello scienziato, essendo lei promessa in sposa a suo fratello William.
Elizabeth è sempre avvolta da un alone di mistero e molto spesso il pubblico non capisce le sue vere intenzioni. La creatura di Elordi è dipinta come trasparente, come un bambino dalle migliori intenzioni, inconsapevole di un mondo crudele che lo renderà un mostro. Il regista si concentra molto su questo personaggio, cercando di dargli una “redenzione” rispetto all’idea diffusa sul mostro di Frankenstein. Secondo Del Toro la creatura ha un’anima buona e grazie alla parte del film che mostra il suo punto di vista si riesce ad empatizzare con essa, comprendendo emozioni, dolori ed anche amori. Nonostante tutto il male che gli viene recato, la creatura riesce ancora ad amare, prima la dolce e delicata Elizabeth ed infine il suo stesso creatore che decide di perdonare. La colonna sonora, scritta da Alexandre Desplat favorisce l’immersione dello spettatore nell’atmosfera storica di allora grazie all’utilizzo di archi, cori ed organi, con melodie sia cupe che allegre.
Del Toro racconta una delle storie più cupe del genere fantascientifico/gotico sottolineando in modo particolare la metafora della famiglia, dando alla storia un significato estremamente profondo, che va oltre la vita dopo la morte, il giocare a fare Dio e la ricerca della conoscenza, che arriva invece all’amare incondizionatamente, a prendersi le proprie responsabilità e a rendersi conto di quanto la vita sia preziosa.
Per tutti questi motivi vale la pena vedere questo film, che vi mostrerà la storia di Frankenstein sotto una luce differente.