14/04/2026
Giornalisti: Elena Zefferini
Tecnici: Elena Picchietti, Benedetta Quercetti
14/04/2026
Giornalisti: Elena Zefferini
Tecnici: Elena Picchietti, Benedetta Quercetti
“Quando si incontra uno scrittore, bisogna esser disposti a cambiare pelle”.
Questo l’esordio di Valerio Capasa, relatore nella seconda giornata dei Colloqui Fiorentini Edizione 2026: una riflessione penetrante la sua, pronta a sfidare ogni nostra certezza.
Firenze, 5-7 marzo 2026. Il silenzio di Palazzo Wanny si accende al titolo della venticinquesima edizione del concorso, dedicata quest’anno ad Umberto Saba: “Scavar devo profondo, come chi cerca un tesoro”. Un verso che non è solo un tema, ma un’urgenza. Nelle tribune si respira la confusione viva di oltre 2.200 anime: studenti giunti da 112 istituti di tutta Italia, richiamati da questo unico ed esistenziale imperativo, decisi a spingersi nelle proprie profondità con quell’onestà disarmante, che solo la letteratura sa suggerire.
Fin da subito è chiaro che non si tratta di un convegno come gli altri. Tesine, produzioni narrative, elaborati artistici: ogni lavoro nasce dalla volontà di incontrare un testimone, un poeta che ha fatto della verità nuda e semplice la sua cifra più autentica. Occuparsi di versi e di poeti potrebbe apparire oggi anacronistico: viviamo in un tempo che rifugge la poesia, terrorizzato dall'idea discendere a fondo e di scontrarsi con la propria verità. Un mondo frastornato dal rumore, in cui l'urto della violenza sovrasta spesso il peso delle parole. In questo contesto fermarsi ed ascoltare ciò che un poeta ha da dirci, è davvero un atto di libertà.
Leggere Saba, leggere poesia significa riconoscere la fragilità umana e valorizzarla. La parola poetica, come sottolineato durante il convegno, agisce come una crepa di luce, si insinua nelle nostre corazze, riportandoci a quella stagione dell'infanzia, in cui tutto è degno di stupore.
Esplorando l’istante luminoso, in cui il dolore diventa domanda, abbiamo compreso che può esistere per tutti una stagione in cui la sofferenza cambia volto e si trasforma in libertà: l’attimo in cui smettiamo di accettare passivamente il “duro destino di avere un destino”. Proprio grazie alla sua straordinaria capacità di sciogliere il tormento in versi, Saba si è fatto, dunque, guida del nostro scavo interiore.
Le voci dei relatori Emmanuele Riu, Diego Picano, Valerio Capasa e Tommaso Pagni Fedi ci hanno offerto nuove e preziosissime prospettive interpretative, permettendoci di entrare nel vivo dell’esperienza letteraria ed insieme umana del poeta. In questo intreccio continuo tra vita e versi, la letteratura si è rivelata realmente una “amorosa spina”: espressione che racchiude il senso profondo della nostra esperienza. Non esiste confine tra amore e dolore, perché la poesia punge ed inquieta, costringendo a specchiarsi nella propria complessità, eppure la sua tenerezza è tale da guarire proprio mentre ferisce.
Se le conferenze del mattino possono definirsi il momento della scoperta, il vero cuore pulsante dei Colloqui sono stati i seminari pomeridiani. Tra le poltrone dell’UCI Cinemas di Firenze si è concretizzato l’obiettivo più alto della manifestazione: non ascolto passivo, non lezioni cattedratiche, ma un dialogo aperto di tutti i partecipanti, il momento in cui i testi sono usciti dai libri per diventare materia viva ed esperienza condivisa. Veri protagonisti ci siamo sentiti noi studenti, in un confronto fatto di domande e di risposte, che hanno annullato ogni distanza tra la pagina scritta e la nostra realtà.
Sabato, ultimo giorno: tempo di bilanci e di saluti. Il gran finale delle premiazioni ha colorato di gioia il nostro Liceo, celebrando il talento di quattro studentesse della 2^B Classico, e cioè Giorgia Di Dona, Carlotta Monaco, Diamante Paciotti e Penelope Pistilli, che - sotto la supervisione della Prof.ssa Maria Stefania Silenzi - hanno conquistato il podio della sezione narrativa con il racconto “Il settimo minuto”. La giuria nazionale ha riconosciuto la profondità, la struttura, l’originalità del loro lavoro. Un successo che dimostra come la creatività dei giovani sappia manifestarsi in tante forme e che ha reso orgogliosi tutti noi, intero gruppo dell’I.I.S. 'Leonardo da Vinci', coordinato con passione dalla professoressa Silvia Riccobelli.
E così, quasi all’improvviso, arriva il momento di partire. Lasciare Firenze dopo soli tre giorni porta con sé lo struggimento delle cose preziose, che finiscono troppo presto; una malinconia che sa di scoperte nate tra i viali di un’instancabile e sempre bellissima città d'arte. Mentre gli autobus ripartono, si avverte quasi una resistenza muta verso quella gioia così fugace: la sensazione di un incanto straordinario non del tutto goduto.
Forse è proprio questa incompletezza a rendere l’esperienza così viva: la nostalgia di quelle cene, delle camminate tra i musei e dei momenti condivisi lascia addosso il desiderio di tornare ancora. Lo sguardo, intanto, è già rivolto al futuro: il 2027 sarà l’edizione di Alessandro Manzoni. Insieme all’attesa, però, resta un’esigenza, un augurio profondo: che dopo tanti giganti della letteratura maschile, le prossime edizioni possano finalmente vedere protagoniste le grandi scrittrici e poetesse della nostra letteratura.
Torniamo, dunque, a casa certi che non si debba mai rinunciare al “doloroso amore” per la vita, né alla letteratura, sperando che quest'ultima possa finalmente splendere di ogni voce, nessuna esclusa. Ci resta addosso una più lucida “brama di vivere”, una pelle nuova e una consapevolezza che suona come un monito: se il mondo avesse la sensibilità ed il coraggio di Saba, non ci sarebbe posto per le armi.