04/02/2026
Giornalisti: Eugenia Fazzini, Samuele Cazzato
Tecnici: Eugenia Fazzini
04/02/2026
Giornalisti: Eugenia Fazzini, Samuele Cazzato
Tecnici: Eugenia Fazzini
Dopo il grande successo di The Dark Side of the Moon del 1973, i membri dei Pink Floyd, leggendaria rock band formata da David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason, si sentono afflitti dalla forte pressione e dalle molte aspettative, oltre che da problemi personali. Faticano a trovare ispirazione, fin quando Waters, bassista del gruppo, comincia ad abbozzare l’idea per un nuovo concept.
Il 22 Giugno del ‘75 gli artisti si trovano agli EMI/Abbey Road studios di Londra per lavorare al successivo progetto e a Shine On You Crazy Diamond, una composizione che voleva celebrare lo storico fondatore della band Syd Barrett, costretto a lasciare il gruppo nel ‘68 a causa dei suoi problemi mentali poi aggravati dall’uso di droghe. Proprio durante le registrazioni, si presentò alle porte degli studios un uomo rasato e sovrappeso, che venne inizialmente scambiato per un normale tecnico della EMI; fu Gilmour il primo ad accorgersi che quell’uomo irriconoscibile era proprio il loro vecchio amico, Syd Barrett, apparso lì come un fantasma. Mason, batterista della band, rimase sconvolto, mentre Waters scoppiò in lacrime. Barrett ascoltò il pezzo definendolo “un po’ datato”, per poi uscire dalla sala; nessuno lo fermò, non sapendo che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui l’avrebbero visto. Anche se il testo del brano era già stato scritto, alcune fonti attestano che l’incontro inaspettato abbia influenzato la parte finale della canzone.
Nei mesi successivi prese forma Wish You Were Here, nono disco in studio del gruppo nonchè un inno all’assenza, all’alienazione e alla nostalgia che conduce ad una profonda riflessione sulla vita autentica e la cinica avidità dell’industria musicale che porta gli artisti ad essere sfruttati puramente per il guadagno, come denunciato in Have a Cigar e Welcome to the Machine.
L’iconica copertina ritrae due uomini d’affari che si stringono la mano, con alle spalle i capannoni degli studi della Warner Bros a Los Angeles, in California. Il concetto venne ispirato dall’idea che le persone tendono a nascondere i reali sentimenti per paura di rimanere “bruciati”. Niente artifici scenici: per realizzare l’opera vennero reclutati due stuntman di cui uno mandato a fuoco per davvero. Lo scorso 12 settembre l’album ha compiuto cinquant’anni e, per l’occasione, a dicembre la casa discografica Sony Music ha celebrato questo anniversario rilasciando ristampe e cofanetti speciali contenenti brani live e rarità: in particolare, oltre alle 5 tracce originali rimasterizzate, sono presenti sei versioni alternative e demo, tra cui The Machine Song, una versione embrionale di Welcome to the Machine, e una rivisitazione inedita della traccia che ha dato il nome al progetto, Wish You Were Here, questa volta con la presenza del celebre violinista Stéphane Grappelli. L’album resta nella storia della musica per la sua importanza nella sonorità e rappresenta, ancora oggi dopo cinquant'anni, un pilastro del rock progressivo, specchio di una profonda riflessione emotiva ed essenziale del gruppo.