Grazie alla sua posizione strategica, Argegno ha svolto, sin dall’antichità, la funzione di centro fortificato all’interno di un più ampio sistema difensivo del territorio lariano. Nel Medioevo il borgo fu dotato di due castelli. Il primo, edificato nel 1270 da Antonio Castello, esponente dei guelfi Vittani, ebbe un ruolo di rilievo nelle violente contese contro i ghibellini Rusconi ed è ricordato nelle cronache delle guerre civili comensi e lariane. Il secondo castello, appartenente alla famiglia Viscardi, sorgeva nel centro dell’abitato: della struttura resta oggi la base della torre, in seguito riutilizzata come abitazione.
Le origini di Argegno risalgono tuttavia all’età romana, come attestano due lapidi rinvenute a Brienno che menzionano Publio Cesio Archigene, dal cui nome sembrerebbe derivare anche il toponimo del paese.
Tra le testimonianze dell’organizzazione produttiva in età moderna si segnala la Roggia Molinara, realizzata intorno al 1600 nel vicolo Mulini: un sistema di canalizzazione delle acque del torrente Telo che forniva energia idraulica a quattro mulini destinati alla macinazione di cereali e castagne della Valle d’Intelvi. Gli opifici costeggiano l’ultimo tratto del fiume e fanno da cornice al ponte romanico a sesto acuto, struttura fondamentale lungo l’antico tracciato della strada Regina.
Edifici di culto
La Chiesa della Santissima Trinità, progettata dall’ingegnere Cesare Nava, fu costruita agli inizi del Novecento al posto dell’antica chiesa posta nel centro abitato. Sorge in una suggestiva posizione vicino alla foce del fiume Telo, affacciata su un’ampia piazza sul lago, ed è stata consacrata il 24 agosto 1929 dal vescovo Adolfo Pagani.
L’edificio, in stile neoromanico, presenta una facciata a capanna con un grande rosone colorato. Sul fronte della chiesa sono raffigurati in mosaici i quattro Evangelisti, Sant’Abbondio, Sant’Anna, patrona di Argegno e una lunetta musiva con Gesù adolescente.
L’interno è a navata unica e conserva un importante mosaico della SS. Trinità nell’abside. Altare, tabernacolo e ambone sono opere dello scultore Gian Luigi Giudici e presentano scene evangeliche e figure degli Apostoli. Il tabernacolo raffigura la Cena di Emmaus, mentre la mensa dell’altare poggia su dodici figure di Apostoli, con gli Evangelisti agli angoli.
Ai lati dell’altare maggiore si trovano le statue della Madonna e di San Giuseppe, provenienti in parte dalla chiesa precedente, accompagnate da rilievi simbolici dedicati alla vita familiare e al lavoro.
Lungo la navata sono collocate le statue di Santa Teresina, Sant’Antonio e del Sacro Cuore; di particolare pregio sono le acquasantiere in granito che sorreggono la cantoria con l’organo della vecchia chiesa, opera di Vincenzo Mascioni di Cuvio. Le vetrate, donate dalle famiglie di Argegno, sono dedicate a santi particolarmente venerati. Sulla parete sinistra è infine conservata una grande tela seicentesca con la Natività, proveniente dalla chiesa precedente.
Lungo la strada che da Argegno sale verso Schignano, quasi come una presenza silenziosa a vegliare sul passaggio, si incontra la Chiesa di Sant’Anna, a navata unica con cappelle laterali. La facciata a capanna è preceduta da un elegante portico sorretto da colonne in granito, mentre il campanile, che reca la data 1824, segna il profilo dell’edificio nel paesaggio circostante.
All’interno, lo sguardo è subito catturato dall’antico e prezioso dipinto della Madonna del Gelpio, custodito in un raffinato altare in scagliola policroma. La chiesa, edificata nel Seicento a partire da una semplice edicola votiva, conserva importanti opere del pittore campionese Isidoro Bianchi: nel presbiterio si sviluppano le scene della vita di Maria, che culminano nel suggestivo Trionfo dell’Assunzione affrescato sulla volta.
Di grande pregio sono anche gli stucchi che decorano la navata e le cappelle, animati da figure di angeli e dalle statue di Gioacchino e Anna. Le due cappelle laterali, infine, sono dedicate a Sant’Anna e a Sant’Antonio da Padova, completando un percorso di fede, arte e devozione.