"Per Aspera ad Astra" è un progetto che vuole esplorare Maria attraverso tre dimensioni fondamentali della sua esperienza: Mater Dolorosa, Mater Martyrum e Mater Nostra. Queste tre fasi ripercorrono il cammino di dolore, sacrificio e infine accettazione, trasformando la figura della Madonna in un simbolo universale di forza, resistenza e, alla fine, pace interiore.
La prima fase, Mater Dolorosa, rappresenta Maria come incarnazione del dolore puro e lancinante della perdita. È la fase in cui il lutto si manifesta in tutta la sua crudezza, e Maria diventa l’archetipo di ogni madre che affronta il dolore insopportabile di un figlio strappato alla vita. La sua figura, in questa rappresentazione, è austera e devastata, ma il suo volto esprime anche una dignità che accetta e accoglie la sofferenza. Nei dialoghi che accompagnano questa fase, Maria si rivolge a Dio con parole cariche di dolore e disperazione, chiedendo: “Perché, mio Signore, la redenzione deve passare attraverso la sofferenza?” È una domanda che non trova risposta immediata, lasciando lo spettatore a riflettere sul mistero e sul peso del dolore umano.
La seconda fase, Mater Martyrum, accentua il sacrificio di Maria, elevandola a simbolo del martirio universale. Qui, il riferimento al Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino è centrale: come nel celebre capolavoro napoletano, Maria appare velata, il volto nascosto da un tessuto che ne amplifica la sofferenza e il mistero. Le mani nere, annerite dall'ira, rappresentano la rabbia di una madre che ha visto morire il proprio figlio; un sentimento intenso e raramente rappresentato nell’iconografia tradizionale mariana. Maria, in questa fase, stringe tra le mani un cuore insanguinato, un simbolo crudo e diretto, che prepara lo spettatore alla crudezza della rappresentazione successiva. Questo cuore simboleggia il globo crucigero: laddove Cristo, nel suo simbolismo, porta il mondo come dominio spirituale, Maria lo porta come simbolo di sacrificio e compassione. Nei dialoghi, si percepisce la sua resa totale al dolore, mentre afferma: “Il mio cuore è l’offerta che faccio per amore del mondo, non per dominarlo, ma per salvarlo.” È un momento di intensità emotiva che sottolinea la natura del suo martirio.
Infine, si giunge alla terza fase, Mater Nostra, che rappresenta Maria come Madre di tutti, in un atto di accettazione e di riconciliazione con il proprio dolore. Questa fase segna il superamento della sofferenza e il ritorno alla pace. L’iconografia qui torna alla tradizione: Maria appare vestita di azzurro, avvolta da una luce chiara e celestiale che la rende luminosa e serena, come se il suo spirito fosse ormai in pace. Non vi sono più simboli di rabbia o di sacrificio; al contrario, la sua figura si fa semplice e pura, segno di una madre che ha accettato il lutto e si è riconciliata con la perdita. Nei dialoghi, Maria riflette sul proprio viaggio interiore, dicendo: “Ho attraversato il dolore e il martirio, e ora, finalmente, trovo la pace. Accetto il destino di mio figlio, e in lui vedo il destino di tutti.” Questa fase si completa con una visione di Maria che è tornata alla sua essenza più pura, una presenza rassicurante che abbraccia l’umanità intera, non più come martire, ma come Madre.
"Per Aspera ad Astra" diventa così un viaggio di trasfigurazione, un percorso che, attraverso la sofferenza e il sacrificio, conduce all’accettazione e alla pace. Maria, in queste tre fasi, passa dall’essere madre addolorata a martire e infine madre universale, in una trasformazione che porta il suo spirito oltre le stelle, in un abbraccio luminoso e compassionevole verso tutta l'umanità.