<<Non vengo in mezzo a voi con la presunzione di realizzare grandi progetti. Sono un povero servo, colui che fa riferimento al padrone e il mio padrone è Gesù Cristo. L’unico che da la libertà di essere figli, la libertà di sperare e di amare. Sono qui unicamente per Lui.
Faccio mie le parole che Don Primo Mazzolari scrisse ai suoi parrocchiani: “Non ho ne oro, ne argento da distribuirvi né intelligenza tanta da farvi sapienti. Altri vi insegneranno a farvi ricchi a guadagnare denaro, a regolare i vostri affari, i vostri campi, organizzare le vostre forze. Questo non è il mio compito. Io sono qui per insegnarvi a diventare buoni, in nome di Gesù Cristo e a divenire buono insieme con voi. La mia fede non ha nient’altro da dirvi, aggiungo con orgoglio, nessuno vi potrebbe dare di meglio!”>>.
Con queste parole, vent’anni fa, al termine della celebrazione eucaristica per l’istituzione della parrocchia, feci il mio saluto alla neo-comunità di San Giovanni Apostolo.
È un inciso significativo di quel discorso, che mette in risalto lo spirito con cui io iniziai il ministero di sacerdote e parroco in questa zona, costruita ad un terzo di quello che c’è oggi. Non so se dopo vent’anni sono riuscito a mettere in pratica quello che promisi allora: mi sono sforzato e, se qualcosa non è andata bene, c’è sempre tempo per recuperare. Insieme, infatti, ci impegniamo a fare bene e crescere nella bontà del Signore.
Oggi abbiamo ringraziato il Signore perché, vent’anni or sono, ha voluto costruire la Sua Casa, la Sua Tenda in questo quartiere: in mezzo alle nostre case, tra le nostre famiglie. Ognuno di noi con la nostra vita, voi, ragazzi di oggi come quelli di ieri, coloro che sono passati in questi anni, quelli che sono in cielo: ognuno è una pietra preziosa di questa comunità, anche se è passato per cinque minuti, ha contribuito a creare la famiglia di Dio. Questa è la parrocchia, la casa di tutti, dove poter attingere all’amore di Cristo. Dove poter incontrare Gesù.
Grazie a tutti voi che siete qui stasera, per dare inizio anche al nuovo anno pastorale. Grazie in modo particolare a Lei Eccellenza perché ci guida. Ci ha illuminati questa sera con la sua parola insegnandoci a saper riconoscere sempre nella nostra vita Gesù Cristo nostra Pasqua, nostra salvezza e nostra speranza. Un grazie ai nostri amici sacerdoti, che sono qui con noi, legati affettivamente alla nostra comunità. Non ho organizzato un grande evento: si tratta, infatti, di una festa famigliare. Ho invitato quelli che sono vicini a noi, i viceparroci che hanno svolto il loro ministero qui in mezzo a noi: don Mimmo Bruno, don Giuseppe Rizzi, don Domenico Pierro, don Francesco Doronzo, viceparroco storico. Tra questi anche don Michele Torre che è stato un bambino di questa comunità. Inoltre, don Angelo Dipaquale: è stato il mio parroco e ha seguito, nella veste di economo diocesano, la costruzione della chiesa. Don Filippo Salvo, prima ancora che vicario, come amico. Ho invitato i parroci vicini: don Giuseppe Tupputi, don Leonardo Sgarra, don Rino Caporusso. Don Giuseppe Dimaggio, che è stato alle origini di questa comunità parrocchiale e don Ruggiero Fiore, il nostro nuovo viceparroco. Inoltre, colgo anche l’occasione per salutare il vicario generale, don Peppino Pavone e don Gaetano Corvasce, presenti tra i fedeli.
Pertanto, è opportuno rivolgere l’attenzione ad una pietra miliare di questa comunità da ormai ben dodici anni: le nostre suore pastorelle. A tal proposito, ricordo un augurio particolare arrivato proprio questa mattina: “Buongiorno Pastore e tanti auguri per il compleanno della tua bella parrocchia. Accompagnare i primi vent’anni di una parrocchia, di quella grande estensione, significa tanto sacrificio e tanta dedizione. Si può dire che l’hai condotta fuori dall’adolescenza, pronta per iniziare la bella stagione della maturità. Coraggio don hai raggiuto proprio una bella meta. Assieme al Pastore bello ti auguro di continuare a condurre a Lui ogni pecorella a te affidata, con tutto l’amore e la passione che ti caratterizza. Ti sono vicino nella preghiera”. - Suor Guerina
Concludo consegnando a tutti noi un’immagine a me cara, quella della barca commentata da don Tonino Bello: “la Chiesa è come la barca e deve avere sempre le vele gonfie dallo Spirito Santo”.
Sogno che la nostra parrocchia assomigli ad una barca, le cui vele siano sempre gonfie dello Spirito Santo, affinché non ci fermiamo mai nella navigazione della vita. Dobbiamo sempre crescere e rinnovarci e una comunità si rinnova solo se animata dallo Spirito Santo. Auguri a tutti.
Don Rino Mastrodomenico