Capitolo 1:
New York City, 1997.
Il tramonto tinge di rosso un vicolo buio e sporco. La strada è sporca, i muri incrostati di poster strappati e locandine rovinate dalle intemperie e scritte fatte con lo spray, più o meno artistiche e colorate. Ci scaldiamo con un ex bidone di gasolio adibito a "camino" dove arde un fuoco che ormai si sta spegnendo.
Sono qui con Konstantin Volkov, un uomo di 84 anni, anche se ne dimostra appena una quarantina.
Ex soldato russo durante la Seconda Guerra Mondiale, cavia di esperimenti indicibili dell'unità731 giapponese alleata ai nazisti.. Volevano creare il super soldato da poter controllare. Ci sono riusciti a metà. Volkov é diventato enormemente potente fisicamente, il suo dna è mutato, non invecchia come noi, e ogni aspetto del suo essere è amplificato, sensi, intelligenza, forza fisica. Tutto.Quindi li ha uccisi tutti, ha distrutto la base e si è dato alla macchia.
Io lo conobbi circa un anno fa, quando il Dahong Long mi ordinò di rintracciarlo e ucciderlo in quanto disertore.
Le cose hanno preso tuttavia una piega diversa. Per me ormai è un maestro, un amico e un padre.
Io mi chiamo Shi, Jukai No Shi, la Morte del Mare di Alberi.
Sono stato messo al mondo nelle tenebre, senza una reale scelta sul mio destino. Se non anni dopo, grazie a diversi fattori, ho intravisto la luce nel tunnel lungo ed oscuro che è stata la mia vita per i primi 17 anni... ma ora forse siamo liberi.
Forse...
Frughiamo tra i bidoni della spazzatura, le mani sporche, mentre cerchiamo qualcosa di commestibile. Stiamo facendo questa vita da un paio di settimane da quando siamo approdati qui, negli Stati Uniti dal Giappone. Dopo l'ennesimo attacco subito dal Dahong Long in cui abbiamo rischiato sul serio.
Volkov sputa a terra, guardando la mezza pizza rancida che abbiamo trovato con disgusto. "Un altro giorno di cani."
Mormora con pesante accento russo.
Ridacchio, strappando un pezzo di pizza margherita vecchia di tre giorni.
"Ma è buonissimo... mai assaggiato nulla di simile!"
Volkov prima mi guarda come si guarda un mentecatto, e poi scoppia a ridere, un suono roco e amaro.
"Sembri bambino felice giorno di Natale."
"Natale..? Cos'è?"
chiedo e la mia curiosità genuina fa brillare il suo occhio buono
"Shi, cristo ragazzo ti devo proprio spiegare tutto."
Esplode in una risata contagiosa e io non posso fare a meno di unirmi a lui.
Siamo seduti su un cartone e dividiamo la pizza. I nostri unici beni materiali sono le nostre maschere e le nostre katana. Il nostro pasto è misero, ma per noi è un lusso, sopratturto per me, a quanto pare.
"A volte mi chiedo... se c'è qualcosa di più per noi,"
Dico a bassa voce guardando per terra.
Konstantin risponde con un tono cupo.
"Non lo so, Shi. Forse nostra vita è già scritta."
"Non voglio crederci. Non posso accettarlo... la mia intera vita è stata un inganno, sensei, la vita di qualcunaltro che è diventata la mia..."
Lui mi guarda con un sorriso triste.
"Lo so ragazzo... lo so... ci sono passato anche io.."
All'improvviso la cupa voce, oscura e malevola di Kurayami, il demone che alberga nella mia anima da ormai 5 anni, risuona nella mia mente con voce cavernosa e gutturale, come un ringhio selvaggio.
“Sei debole Sacco di Carne! Sei un fallito. Non hai la forza di cambiare il tuo destino,” Sussurra. Serro i pugni con rabbia.
"Taci!"
Volkov, accanto a me, si preoccupa.
“Stai bene, Shi?” chiede.
“Sto bene.”
Rispondo, cercando di rassicurarlo. Ma Kurayami continua a provocarmi.
Konstantin aggiunge:
"Vedrai ragazzo, lo gestiremo quel bastardo blu!".
Al che Kurayami esclama
"Voi gestireste me?? Hahahaha!!!"
Improvvisamente, mentre stiamo parlando, sento delle urla strazianti.
Un gruppo di teppisti sta aggredendo una donna… ed è piuttosto chiaro che è solo una questione di tempo prima che subentri la violenza carnale.
Volkov mi guarda negli occhi, sa benissimo cosa mi sta passando per la testa.
"Shi stai qui, non è tua guerra..."
lo interrompo. "Non mi interessa, ora posso fare la differenza!" Intanto Kurayami mi incita a ucciderli tutti.
"Avanti ragazzo, se li uccidi salvi la ragazza e dai Godimento a me! Vinciamo tutti!!"
Mi alzo di scatto, ignoro il mio sensei che cerca di farmi ragionare e, con gli occhi iniettati di sangue. Corro verso l’angolo del vicolo da cui provengono le urla di terrore, incitato da Kurayami. Volkov mi rincorre, maledicendomi tra sé e sé. Ma poi, chiudendo gli occhi sorride.
“Forse, in fondo, se hai il cuore dalla parte giusta... è impossibile ignorare un’ingiustizia,” Dice.
Mi vedo riflesso nell'occhio di Volkov mentre mi avvento sui teppisti come una furia selvaggia.
Sono in tre.
Due abbastanza ordinari nell'aspetto e nella stazza, non particolarmente grossi ma nemmeno piccoli, mentre il terzo è lettralmente un gigante, con la passione per il bodybuilding e probabilmente la cocaina. Infatti tutti e tre sono visibilmente sotto l'influsso di sostanze iper eccitanti. Ricordo gli.insegnamenti di Tetsuo Shiba, nei miei anni nel Dahong Long. Con i drogati occorre sempre essere cauti essendo imprevedibili.
Non do loro nemmeno il tempo di rendersi conto. Mi scaglio sul più grosso, diretto. Poi man mano mi dedico agli altri due, passo da uno all'altro come in una coreografia di danza, dove i miei pugni, i calci le ginocchiate e le testate piovono come una tempesta sulla carne dei teppisti.
La violenza è brutale e incontrollabile.
Ossa che si rompono, con il secco rumore di una carota che si spezza mentre il sangue tinge l'asfalto di rosso cremisi. Mandibole fracassato, braccia rotte, rotule dislocate e costole rotte.
La lotta è assolutamente impari.
Ho imparato, nel mio lungo addestramento all'interno del Dahong Long, una tecnica combattiva segreta devastante: il Dangan Kenjutsu, ovvero la combinazione delle più antiche tecniche di arti marziali implementate dall'accompagnamento di una katana, e poi in ere più recenti arricchita dalla presenza combinata di un'arma da fuoco.
Dangan Kenjutsu significa letteralmente L'Arte della Spada Proiettile.
L'arma da fuoco in questo contesto ha tre utilizzi.
1: sparo a distanza (classico)
2: l'uso come arma contundente che accompagna i fluido movimenti marziali e la katana. 3: sparo a distanza super ravvicinato, come estensione dei pugni e dei calci.
Anche senza lama e proiettili, l'imprinting della tecnica è ormai parte di me. I tre tossici non hanno una sola chance.
Volkov osserva la scena con un misto di delusione, ammirazione e comprensione. "Testsuo ti ha addestrato davvero bene ragazzo, quel figlio di una cagna..."
Mormora, guardandomi mentre sto per dare il colpo di grazia al terzo teppista.
Ma prima che possa farlo, una voce possente ma calma mi interrompe:
"Basta così, ragazzo!"
Mi giro di scatto e mi trovo davanti un omone alto e possente con capelli cortissimi, quasi pelato, con un'ampia stempiatura e una barba piena ma cortissima e la pelle abbronzata e dorata. I tratti sono latini. I suoi occhi emanano una luce mite e compassionevole.
"Chi... chi sei tu?"
chiedo, sorpreso, ancora con il pugno a mezz'aria, intimidito dalla sua figura imponente.
"Il mio nome è Francisco Fuentes, e credo che l'uomo che sta ai tuoi piedi abbia ben imparato la lezione"
Risponde con un sorriso.
Kurayami esclama
"E questo stronzo? Chi cazzo è??"
Mi giro a guardare l'uomo insanguinato ai miei piedi che non riesce nemmeno più a implorare pietà.
La sua faccia è una maschera di sangue. Sento una strana sensazione alla bocca dello stomaco.
L'uomo è un rifiuto, stava per compiere un atto orribile, eppure... eppure un pó mi rivedo in lui, con le dovute differenze.
Non è che il mio passato sia stato molto meglio... omicidi non personali, torture a perfetti sconosciuti, dolore inflitto per volere del Dahong Long, che non ho mai messo in discussione fino ad un anno fa.
Avrei potuto essere come lui...in un certo senso sono già stato come lui.
Mi guardo in giro, ma la donna, nel frattempo, spaventata probabilmente più dalla mia furia a questo punto che dai suoi aggressori, si e letteralmente volatilizzata.
Proprio in quel momento appare anche Volkov.
"Cisco! Hola hijo de puta!" ("Cisco, ciao figlio di puttana!")
Esclama Volkov, in uno spagnolo fluente ma fortemente marcato dall'accento russo, e Fuentes risponde con una grassa risata, in un russo pressoché perfetto.
"Konstantin, ty p'yanyy ublyudok, sukin sun!!" ("Konstantin, bastardo ubriaco, figlio di puttana" )
Volkov e Fuentes si abbracciano a lungo e si stringono la mano in segno di amicizia. "Questo è Francisco Fuentes, un vecchio amico. È un tipo un po' strambo, te lo dico io," dice Volkov, rivolgendosi a me.
"Perché dovremmo fidarci di te?"
Chiedo, guardando Fuentes con diffidenza.
Volkov mette una mano sulla mia spalla.
"Non è facile fidarsi di qualcuno in questo mondo. Ma Cisco è un uomo buono, lo so io."
Dopo un lungo silenzio, abbasso la testa lentamente, scuotendola. "Va bene. Se sei amico di Konstantin, voglio fidarmi."
Un sorriso illumina il volto di Fuentes. "Benvenuto a casa, figliolo," dice, offrendomi la mano. Esito un attimo, poi afferro la mano di Fuentes. Insieme a Volkov, ci allontaniamo dal vicolo buio, lasciandoci alle spalle la violenza e la miseria.
Capitolo 2
Mentre ci allontaniamo dal vicolo, un ragazzino con gli occhiali, di circa 12 anni, sbuca da un angolo. "Ehi! Aspettate! Non potete semplicemente andarvene così!" grida. Noi ci fermiamo e ci voltiamo a guardarlo.
Il ragazzino si avvicina a Fuentes. "Salve signor Fuentes! Chi sono questi signori?" chiede con tono preoccupato ma anche curioso.
Fuentes ci presenta. "Questi sono Shi e Volkov. Sono appena arrivati a New York. Tu piuttosto cosa fai qui?"
Il ragazzino sembra molto più rilassato ora che sa che conosciamo Fuentes. Con entusiasmo: "Sono anfato al cinema a vedere L'avvocato del Diavolo, una gran figata... " e poi, rivolgendosi a noi. "Piacere di conoscervi!". E in quel momento Volkov gli chiede. "E tu chi sei, giovanotto?"
Il ragazzino risponde, appoggiando una mano sulla bocca, con una voce che simula l'effetto di un respiratore artificiale, guardandomi negli occhi. "Io sono tuo padre... fshhhhh!!".
Lo guardo interdetto.
Volkov e io lo guardiamo senza capire...
Fuentes alza lo sguardo al cielo con un'espressione bonaria. "Elliot, per l'amore di Dio, ancora Star Wars, davvero?
Hahaha!"
Elliot continua a guardarmi. "Io sono un super mega fan di Cinema!!"
"Cinema? Che cos'è questo... cinema?" chiedo, guardandolo senza capire.
Volkov mi spiega. "Mi pare siano immagini in movimento o qualcosa del genere... io non ho mai visto un vero film... solo pellicole di propaganda sovietica durante la guerra..."
Elliot sembra scandalizzato. "Davvero? Ma state scherzando, vero? Allora non avete mai visto un film di gangster come "Scarface" del 1983 di Brian De Palma? O Il Buono Il Brutto e Il Cattivo di Sergio Leone, Lo Squalo di Spielberg!! I Guerrieri della notte di Walter Hill! O.. o.."
Volkov risponde ridendo, con forte accento russo "Buono Brutto e cattivo abbiamo già. Da." e ride di gusto, ragazzo è di cuore buono. Io..." e si mette a ridere indicando la parte della faccia sfigurata, con i denti e i muscoli facciali esposti. "Io son Brutto." Poi si incupisce un pó "... è Cattivo essere ovviamente il Dahong Long..." a quel punto Elliot diventa un fiume in piena.
Fuentes ride, rivolgendosi al ragazzino. "Ok, ok, Elliot, credo possa bastare per ora..."
Elliot sembra deluso. "Ma...ma..."
Fuentes mette una mano sulla spalla di Elliot. "Non preoccuparti. Avranno modo di recuperare il tempo perduto."
Elliot sorride. "Fantastico! Vi mostrerò i capolavori del cinema mondiale! Vi farò conoscere la magia della settima arte!"
"La magia?" chiedo con un filo di voce.
"Sì, la magia! La magia di storie incredibili, di personaggi indimenticabili, di emozioni che vi lasceranno senza fiato! Anzi, ora mi sono impuntato all'idea di mostrarvi i più bei film della storia! Sarà la mia missione!!" risponde Elliot con enfasi.
A quelle parole altisonanti tutti scoppiano a ridere. Elliot fa finta di sentirsi risentito dalla risata generale che ha suscitato. Intanto io guardo Elliot con un barlume di speranza negli occhi. Forse, per la prima volta in vita mia, intravedo la possibilità di qualcosa di diverso, di qualcosa di bello.
Fuentes sorride. "Beh, Elliot, credo che tu li abbia già conquistati. Andiamo a casa, ora. È tardi."
Il gruppo si allontana dal vicolo buio, con Elliot che continua a parlare di film a raffica, mentre Fuentes cerca bonariamente di mettergli un freno. Io e Volkov lo ascoltiamo tra risate e genuino interesse.
La strada davanti a noi è ancora lunga e piena di pericoli, ma per la prima volta, un sentimento di amicizia e di speranza ci accompagna.
Alrove. Una stanza illumiata da enormi candelabri dorati. Tre figure vestite in modo elegante sono inginocchiate al cospetto di una quarta figura, seduta su un imponente sorta di trono, anch'esso dorato, non vediamo chiaramente l'imponente figura seduta.
“Il ragazzo deve essere recuperato. Meglio vivo.”
Una delle tre figure inginocchiate, una donna risponde:
“Oh mio re, cosa sappiamo dell'entità che convive in lui?
“In realtà sappiamo molto poco, purtroppo. Così come sappiamo poco della forza effetiva di Volkov.”
Uno dei tre, un uomo, evidentemente giovane ed irruento agginge:
“Li lasci a me mio Signore, posso...”
“Stai parlando a vanvera Vlad. Nesuno sa di cosa è realmente capace il traditore... Occorre essere prudenti, tastare il terreno.” La voce dell'uomo seduto è imponente. La voce di un Re. E aggiunge:
“Andate figli miei, annusate la situazione, valutate e agite.”
I tre all'unisono:
“Si, nostro signore Ostilio! Sia fatta la vostra volontà.”
Capitolo 3
Ci avviciniamo alla casa di Fuentes, una casetta prefabbricata fatiscente di due piani nella periferia di Brooklyn. Fuentes si ferma davanti alla porta d'entrata. "Accidenti! Ho dimenticato le chiavi in casa... Speriamo che Indaco sia sveglia..." mormora.
"Indaco?" chiede Volkov.
"Mia sorella," risponde Elliot.
Fuentes pigia il campanello. Passano alcuni secondi. Poi, una voce di ragazza giovane dall'altra parte della porta risponde, con tono seccato, "Chi cazzo è? Francisco se sei tu che hai di nuovo dimenticato le fottute chiavi mi incazzo!"
Fuentes sembra imbarazzato per il tono di Indaco. "Ehehe... è una ragazza... particolare... ma è di cuore," dice, con un sorriso tirato, portandosi la mano dietro la testa.
"Confermo!" aggiunge Elliot.
La porta si apre. Mi trovo a fissare una ragazza bellissima. Non ho mai concepito la bellezza. Non l'ho nemmeno mai considerata, era la prima volta che percepivo e contestualizzavo quella bellissima parola nella vita vera: "La Bellezza"...
Come molte altre cose d'altronde che avrei imparato a conoscere e apprezzare negli anni successivi. Ero come un bambino che scopriva ogni cosa... il mio modo di meravigliarmi davanti a tutto ciò che il mondo dava per scontato e poteva offrirmi, io mi meravigliavo esattamente come un personaggio di un film che mi ha mostrato Elliot, "Danny The Dog", con Jet Lee... mi ha fatto sia bene che male vedere quel film. Mi ha, non completamente, ma parecchio fatto pensare a me... alla mia vita... E io non avevo mai visto o prestato attenzione ad una ragazza come quella che stavo vedendo ora. Non ho mai provato una sensazione simile. Sono confuso e sto ancora fissando Indaco senza riuscire a distogliere lo sguardo.
"Chi sono i tuoi amici? Il fantasma dell'opera e Capitan Harlock?" chiede Indaco con tono strafottente, riferendosi ovviamente alla faccia scuoiata per metà di Volkov e all'enorme cicatrice che attraversa il mio volto. Ma io sentimento.in modo lontano, ovattato.
Fuentes rimprovera Indaco per la poca sensibilità. Indaco per tutta risposta lo ignora e rientra in casa. Si ferma, si gira e mi guarda. Rivolgendosi a Francisco. "Ma quello giovane ha una spece di ritardo? Mi sta fissando da ameno 40 secondi senza dire nulla... sembra un pó psycho..."
Nel frattempo, io sono ancora come paralizzato.
Mi "sveglio" di colpo, mi rendo conto che tutti mi stanno fissando. Distolgo improvvisamente lo sguardo, imbarazzato.
Fuentes mi dà una pacca sulla spalla. "Non prendertela... lei all'inizio è sempre diffidente, mettici un pizzico di acidità adolescenziale... et voilá!". Indaco per tutta risposta sparisce in casa.
Da dentro si sente "Ho preparato una pizza, è ancora calda... ne ho fatte due teglie..." annuncia.
"Pizza?" chiedo, fermandomi un secondo.
"Sì, pizza, cos'è, straparlo?" risponde Indaco, voltandosi verso di me con fare seccato.
"No..non..non è quello..." balbetto come un bambino piccolo rimproverato dalla mamma.
Volkov si intromette e si rivolge a Indaco, sorridendo. "Dai, Indaco... Indaco giusto? -Tra l'altro è un bellissimo nome- comunque devi sapere che Shi non ha avuto vita facile, affatto, così come credo non avete avuta facile nemmeno tu e tuo fratello. Shi non aveva mai assaggiato una pizza prima di oggi, ed era una pizza vecchia di 3 giorni. Secca, rancida, una .. come si dice in inglese.."der'mo".. una merda! Da..!! Tu pensa! Lui detto che lui non mai mangiato qualcosa di tanto buono... una pizza di tre giorni fa...! cioè... ti rendi conto??"
Indaco strabuzza gli occhi. "Scusa..? Ma.. ma come cazzo è possibile??"
"E inoltre non ha mai visto un film!" interviene Elliot.
Indaco guarda Elliot, e poi mi fissa, ma non più con lo sguardo di superiorità e strafottenza di poco prima. Questa volta mi sta davvero guardando dentro. Con uno sguardo indagatore ma non più ostile. "Ma voi... chi cazzo siete?" chiede.
Mentre stiamo parlando sull'uscio dell'abitazione, tre figure avvolte nell'ombra, apparentemente due uomini e una donna, stanno osservando la scena dall'angolo della strada senza farsi notare.
"Cosa ha detto Tullo? Agiamo?" chiede una figura maschile.
"Non ancora Fenrir, dobbiamo elaborare un piano d'azione, capire le loro abitudini, studiare la strategia migliore..." risponde una figura femminile.
"Potrei annientarli ora, tutti quanti, seduta stante!" interviene una seconda figura maschile.
"Vlad, sei il solito sbruffone, Volkov è un avversario temibile, mentre il ragazzo... beh... lui è per metà un grandissimo enigma... il demone dentro di lui non collabora...ancora..." risponde la figura femminile.
Entrano in una Mercedes nera a sei porte parcheggiata poco più distante. L'autista mette in moto.
E io, rimango lì, con un barlume di speranza negli occhi, mentre il mondo intorno a me continua a girare.
Capitolo 4
Se l'esterno della casa di Fuentes era piuttosto fatiscente l'interno sembrava un luogo familiare nonostante sia la mia prima volta qui. L'arredamento è semplice, con mobili in legno, visibilmente di seconda mano, ma di buon gusto. Ció che mi colpí furono gli scaffali pieni di libri, in molte lingue, una collezione di katana appese al muro e alcune stampe giapponesi che creano un'atmosfera calda, vissuta e, per me, in qualche modo familiare.
Volkov ed io siamo seduti al tavolo, mangiando la pizza preparata da Indaco. Non riesco a smettere di mangiare, ogni morso è un'esplosione di sapori che non ho mai provato prima. Niente a che vedere con quella mangiata qualche ora prima. Elliot, seduto su uno sgabello, ci osserva con entusiasmo. "Wow, sei proprio affamato!" esclama.
Mi fermo con il boccone a mezz'aria, sorpreso dalle sue parole. "Ehm... no, è che... questa pizza è una cosa fenomenale... non ho mai mangiato nulla di tanto buono!"
Elliot annuncia che ha deciso quale film mostrarci quella sera. "Siccome nessuno di voi due ha mai visto niente di simile ho vagliato tutte le possibilità. Akira Kurosawa è la risposta! Shi, tu sei giapponese, vero?"
"Credo di sì..." rispondo, addentando un altro pezzo di pizza.
"Come 'credi'?" chiede Elliot, stupito.
Indaco, che si era assentata per fare una doccia, riappare. "Predicatore... il ragazzo è incasinato forte, eh..?" dice, riferendosi evidentemente a me. La cosa mi crea un disagio interiore, una,sorta di imbarazzo... Kurayami ride...
Elliot continua nella sua crociata cinematografica, ignorando le parole di Indaco. "Kurosawa è la via! Uno dei padri del cinema moderno. Vi piacerà di sicuro!"
"...ok..." rispondo, non del tutto sicuro.
Fuentes sorride. "Sì, sì, ok. Questo moccioso è davvero innamorato dei film, a questo punto mi sembra ovvio per tutti. Non fa altro che parlare di mostri, alieni, cyborgs, cowboy e gangster con mitragliatori Thompson. Tutto il dannato giorno!"
"Erano fucili Tommy, Francisco, cosìli chiamavano ai tempi." corregge Elliot.
Volkov ride di gusto. "Il ragazzino ha ragione!"
Alzo lo sguardo verso Fuentes. "Grazie per avermi fermato, prima. Non so cosa sarebbe successo se non fossi arrivato tu. O meglio... lo so bene..."
Kurayami tra i denti. "Fottuto impiccione!"
Fuentes mi risponde con un sorriso rassicurante. "Non devi ringraziarmi, Shi. Era la cosa giusta da fare. Adesso siete al sicuro qui con me. E inoltre so bene COSA si agita dentro di te... anche io vivo una condizione simile... ma ne parleremo quando sarai tu a volerlo." Lo guardo stupito.
Volkov alza un bicchiere di vodka in un brindisi. "Alla sicurezza! Agli amici. E a tetto sopra testa!" Fuentes ed io rispondiamo al brindisi di Cocacola (altra cosa fenomenale che non conoscevo) di Volkov con un cenno del capo.
"Ma dove eravate prima di arrivare qui? Cos'è il Dahong Long?" chiede Elliot, con tono curioso.
Volkov mi guarda con un sospiro. "Una lunga storia, ragazzo. Una storia triste."
Mi chiudo in me stesso e abbasso lo sguardo. "Non importa."
Fuentes mette una mano sulla mia spalla. "Avrete tempo per raccontare le vostre storie, se vorrete. Ma per ora, rilassatevi e riposate. Domani sarà un altro giorno."
Guardo Fuentes negli occhi, cercando di capire le sue intenzioni. C'è una gentilezza nei suoi occhi che non ho mai visto in nessun altro. Nemmeno in Konstantin. Forse, per la prima volta, mi sento al sicuro. E per la prima volta, mi sento a casa.
Capitolo 5
Sono le 11.34, la notte è piuttosto fredda, ma l'interno della casa di Fuentes è ben riscaldato. Mi trovo sdraiato su un vecchio materasso appoggiato sul pavimento. La stanza è spoglia, ma pulita. La luce fioca di un lampione filtra dalle finestre, illuminando il mio volto pensieroso. Nella mia mente, la voce di Kurayami risuona ancora.
"Sei ancora debole, insetto. Non sei nessuno senza il mio potere," sussurra Kurayami.
Stringo i denti con rabbia. Non riesco a liberarmi dalla voce maligna che mi sussurra all'orecchio. "No... non sono debole..." mormoro tra me e me.
Improvvisamente, sento bussare alla porta. Si apre e Francisco fa capolino. "Non riesci a dormire? Lo immaginavo... quelli come noi incontrano più difficoltà a vivere il sonno rispetto 'persone comuni' " dice con tono pacato.
Mi alzo a sedere sul materasso e scruto Fuentes intensamente. "Quelli come noi?" chiedo con voce roca.
Fuentes si siede accanto a me. "Gli animi interiormente buoni che ospitano esseri repellenti e malvagi nel loro animo... so che il tuo si chiama Kurayami..." risponde.
"Co-come fai a sapere di Kurayami... lo sa solo ... ah giusto Volkov mi aveva accennato qualcosa a tuo riguardo... il bastardo che vive dentro di te come si chiama?" balbetto, sorpreso.
"Il mio fardello, la mia maledizione si chiama Pazuzu... antichissimo demone Sumero... Ma non parliamo di me, piuttosto, parlami di Kurayami," risponde Fuentes con tono grave.
Esito un attimo, poi decido di parlare. "Sento una voce dentro di me... costantemente. Una voce oscura che mi dice di abbracciare la violenza... oppure che mi sminuisce, mi insulta e mi deride... continuamente... mi sembra di impazzire a volte..."
Fuentes ascolta attentamente, senza interrompermi. "Mi dice che sono debole... che non ho altro scopo..." continuo. Non so come proseguire.
Fuentes mette una mano sulla mia testa, cin fare paterno. Non so se il contatto fisico mi piaccia... "Accidenti, deve essere un calvario, è un miracolo che tu non sia impazzito davvero! Ad ogni modo... Quella voce è una bugia, Shi. Non sei definito dalla tua rabbia, ma dalla vera forza che hai dentro di te per resistere. La Compassione."
Alzo lo sguardo verso Fuentes. "Ma come faccio a farla tacere? Come posso liberarmi di questa voce? Come posso trasformare il mio odio in compassione??"
Fuentes sorride con saggezza. "Sono tante domande. Non puoi liberartene, Shi. Ma puoi insegnargli cosa sia la VERA forza, ovvero la Luce che squarcia il velo della rabbia e dell'ignoranza. Come San Michele Arcangelomche trafigge il Serpente Tentatore. Ti insegnerò come usare la tua forza, la tua tenebra per il bene, non per il male, fino a farla diventare luce. Ler quanto riguarda la compassione, beh oggi te ne ho dato un assaggio. Potevi uccidere quell'uomo senza difficoltà. Eppure ti sei fermato." Tu mi hai fermato."
"No ragazzo,io ti ho dato.un consiglio. Tu hai deciso di seguirlo."
Guardo Fuentes con una flebile speranza. "Davvero? Pensi che io possa...?"
Questa volta Fuentes mi interrompe. "Lo so che puoi. Hai già fatto il primo passo venendo qui. Ora riposa" dice. "Ah, giusto, dai un occhio a questo se ti va, mi ha aiutato molto in passato..." Mi porge un libro. È un vecchio volumetto con la copertine rovinata e le pagine ingiallite. È l'Hagakure, la Via del Samurai di Yamamoto Tsunetomo. Unizio a sfogliarlo. Le brevi e cincise frasi mi travolgono. Sono pregne di significato. Parlano direttamente alla mia anima. Sono assorto. Non mi.accorgo nemmeno che Fuentes è uscito. Una frase in particolare mi colpisce: 'L’essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un samurai è sempre pronto a morire, padroneggia la Via.' "Cos'è il Bushido?" Mi dimando.. sono stanco. Appoggio il libro e mi sdraio di nuovo, guardando il soffitto mentre la stanza si fa buia. Per la prima volta, sento che forse c'è speranza per me. Forse posso imparare a controllare la voce dentro di me. Forse posso imparare a vivere, non solo a sopravvivere. E con quel pensiero, chiudo gli occhi e cerco di dormire.
Capitolo 6
L'indomani Volkov, Francisco, io Elliot e Indaco, siamo tutti quanti nel dojo/chiesa di Fuentes, il Dojo della Pietà, una sorta di chiesa non ufficiale, che fpnde la dottrina cristiana a quella buddista. Nella stanza adibita all'allenamento l'aria è impregnata di una quiete che va oltre la realtà tangibile. Qui, tra le pareti adornate di simboli di pace e forza, Fuentes condivide la sua saggezza. "L'armonia," dice con voce calma, "è la terza regola. È l'equilibrio tra corpo e mente, forza e compassione. Usate la vostra forza per difendere, ma fatelo con rispetto e onore."
Il suo sguardo si posa su un dipinto di calligrafia Shodo, che sto fissando. "Ti piace ragazzo? È il kanji che significa Bushido", e sorride. Io, ricorfsndo di aver letto quellaparola la sera prima. "Bushido...? Ho sentito per la prima volta qursta parola, ieri, leggendo il libro che mi hai prestato.. Ma non ne capivo il significato... puoi spiegarmelo? E cos'è un samurai?"
Fuentes sorride e mi dice "Bushido significa letteralmente 'La Via Del Guerrriero', è l'equivalente del codice cavalleresco occidentale medievale, un insieme di pensieri e massime devolte a nobilitate l'arte della guerra, con principi, regole e una verta etica. Queste sono le sette virtù del Bushido e dei samurai: Gi, Giustizia. Yu, Coraggio. Jin, Compassione. Rei, Rispetto. Makoto, Sincerità. Meiyo, Onore. Chuugi, Lealtà. Sono queste le discipline che dovete coltivare. Samurai significa letteralmente 'servitore della nobiltà'. Erano i soldati giapponesi del passato, possenti, tattici e assolutamemte devoti al proprio padrone e al senso dell'onore"
Ascoltando, sento un rispetto profondo per quest'uomo che, nonostante le sue prove, serve gli altri e insegna loro a trovare la forza interiore. Tutto ciò che dice, anche se non l'avevo mai sentiro dire, ha stramente senso nel mio cuore. Kurayami sta bestemmiando dentro di me, ma lo sento a malapena. Forse c'è speranza anche per me, penso. Forse posso imparare a controllare la voce che mi tormenta, a vivere piuttosto che sopravvivere.
Nel pomeriggio, terminato il duro allenamento con Fuentes (dio, quanto è forte quell'uomo!), sono assorto nei miei pensieri in un vicolo buio, da solo.
Una voce familiare rompe il silenzio. "Shi! Sei qui?" È Volkov, seguito da Fuentes. "Hai un potenziale enorme, Shi, possiedi un a forza sia fisica che mentale impressionante," dice Fuentes con un sorriso. "Non credo di poterti aiutare più di tanto sil piano fisico, già mi eguagli, e in breve tempo mi supererai, questo è ovvio, ma posso aiutarti con la tua Guerra Interna"
Volkov mi dà un pugno scherzoso spalla. "Vedrai che ce la farai ragazzo!"
Un sorriso di sollievo mi attraversa il viso.
"Io e Konstantin pensavamo di andare a bere qualcosa" dice il predicatore. "Ti aggreghi?"
Accetto. Camminiamo insieme verso il tramonto di new York, da Andy, un Pub malfamato (chissa perché poi) dove Fuentes è di casa, e mentre lo faccio, so che il mio allenamento è appena iniziato. La strada è lunga, ma non piú sono solo.
Capitolo 7
Il giorno dopo Elliot vuole invitare me e Konstantin al cinema, a vedere Punto Di Non Ritorno horror fantascientifico di Paul W. S. Anderson. Accetto di buon grado. L'esperienza del mio primo film, mi ha positivamente colpito. I 7 Samurai di Kurosawa è una storia epica, ricca di pensieri, dialoghi e situazioni che mi hanno lasciato davvero molto. Mentre la sera prima abbiamo visto Deep Red (Profondo Rosso in italiano mi ha spiegato Elliot) di Dario Argento. Non credevo esisterssero anche film a colori.
Ci stiamo allenando al Dojo. È pomeriggio inoltrato. Siamo tutti provati dell'allenamento... quando all'improvviso sia io che Kurayami s3ntiamo tre presenze schiaccianti... laria si fa densa, e la forza di gravità s3mbra essere raddoppiata... Fuentes e Volkov si fermsno proprio come me... anche liro sentono qualcosa. Elliot e Indaco stanno invece cintinuando gli esercizi. Ma dopo pochi secindi vedendo la nostra tensione si fermano e ci guardano... "Co-vosa sta succedendo signor Fuentes?" Chiede Elliot preoccupato. In quel momento si palesano tre figure eleganti. Una donna e due uomini. La donna indossa un sensuale ma formale tailleur grigio. Uno degli uomini, con un singolare taglio di capelli e baffi indossa un completo gessato, mentre il terzo un completo bordeaux con camicia nera.
Parla la donna:
"Buona sera signori. Mi presento, io sono Lyka. Loro sono Vlad e Fenrir. Sapete molto bene chi sono i nostri mandanti. Siamo qui per il traditore. Potete consegnarcelo senza opporre resistenza oppure scanerare qualcosa a cui non siete assolutemente pronti."
Kurayami nella mia testa:
"Licantropi? Divertente.."
Al che rispondo a pappagallo:
"Licantropi?" Gli altri mi guardano stupiti, tranne Fuentes, lui sa, Pazuzu deve avergli dato la stessa informazione. Ci guardiamo con sguardo d'intesa. È chiaro che nessuno è disposto a consegnarmi. E io non mi arrenderò mai! Purtroppo non conosco la forza dei nostri avversari... dobbiamo stare attenti. Siamo pronti all'offensiva. In nostri tre avversari anche. Fuentes intima a Elliot e Indaco di farsi indietro. "Ragazzi andate, qui sarà pericoloso...". Elliot è incerto. Guarda Fuentes. Indaco lo.afferra per la mano, guarda Fuentes e poi me..."Lo sapevo che ci avresti portayo scazzi..." e si porta via Elliot. A questo punto siamo in sei nel Dojo. Volkov fronteggia Fenrir, Fuentes è di fronte a Lyka e a me è toccato quello chiamato Vlad. Tutti e tre emanano un'energia devastante. Non hanno armi.
Lyka chiude gli occhi e dice, direttamente a me:
"Il nostro signore, che nel suo cuore è un condottiero nobile e magnanimo, ti da la possibilità di venire spontaneamente...ma... vista la tua espressione temo che le mie parole cadranno nell'oblio del tuo cuore... poco male... era giusta correttezza da parte mia darti ogni informazione." Al che Vlad aggiunge: "Andiamo allora, che inizi lo spettacolo!"
Capitolo 8
Lyka, sempre mantenendo gli occhi chiusi, alzando un braccio, con il palmo rivolto verso l'alto, dal nulla evoca una pesante e fitta nebbia color porpora... dalla nebbia si materializzano decine di lupi enormi, semi trasparenti, come spettri... Volkov esclama:
"Cosa!? Lupi fantasma?? Mai visto una simile stregoneria. Stai in guardia ragazzo!" Un lupo attacca fuentes. Lyka ride: "Noi siamo figli della Lupa di Roma. Il nostro signore è Tullo Ostillio. Non siamo come gli altri Licantropus, noi sismo figli diretti del terzo Re della Grande Roma, che non è mai veramente caduta, ma ha,preso altre fattezze...hehehe"
Vilkov: "Tullo Ostilio?! Cinosco quesyo nome... Ma non è uno dei 14 Imperatori?"
Il lupo si smaterializza nell'istante del morso... "è solo un'illusione..." e mentre Fuentes pronuncia quelle parole vengo azzannato al polpaccio! Non è illusorio! Fa male! Reprimo un urlo di dolore... la carne è stata strappata sul serio! Quindi alcuni lupi sono illusione e altri no... come se non avesse l'energia per mantenere tutte le sue visioni tangibili e dannose fisicamente... resta un problema... le allucinazioni si confondono con il reale generando ancor più confusione... ottima strategia Lyka. Mi scaglio contro di lei, ma Vlad si frappone, evito un lupo da destra e poco dopo uno da sinistra, e Vlad ha tutto il tempo di assestarmi un pugno, potentissimo, all'altezza del fegato... pwr un secindo vedo bianco, tutto bianco... una frazione di secondo... poi ci vedi di nuovo, ma non ho controllo sul mio corpo...mi accascio su me stesso come in un film al rallentatore. Anche Lyka si sta scagliando su di me, ma Fuentes la intercetta con un gancio devastante. Mentre mi accascio Vlad sta per assestarmi una ginocchiata sulla tempia quando percepisco vagamente Volkov che si intromette a sua volta. Vedo di sfuggita Vlad fare un volo orizzontale di 5 metri e finire in un cratere su un muro, generato dal suo impatto, esattamente come Lyka, che subisce il medesimo destino, probabilmente, ma non ne sono certo, vista la confusione del colpo subito, per mano di Fuentes. Entrambi si rialzato immediatamente. Si coalizzando su Fuentes che è più vicino. Io sono poco dietro di lui e mi getto su Vlad. Da dietro la voce di Fenrir, che non aveva ancora mai parlato, chiama Volkov: "So chi sei Konstantin... il famigerato super soldato dell'unità 731, ho letto certe cose su di te... nessuno sa che punto si spingano le tue capacità... quindi eccomi qui. Per metterti alla prova e quantificare la tua potenza. Sono davvero curioso! Lascia stare i tuoi compagni, se la caveranno. Dedicati a me e domostrani il rispetto di guerriero che merito!" Volkov si gira e sorride "Tzk!... ci mancherebbe... mai vorrei uratare tua suscettibilità...hahaha! Avanti lupo, attacca! Io sono qui!"
mentre i lupi fantasma continuano a creare danni e disordine. Sia io che Fuentes interveniamo. Fuentes fa una cosa assurda che non avevo mai visto ma di cui avevo sentito parlare: Dal suo corpo esce un fuoco, azzurro, potentissimo che però sembra bruciate in modo selettivo. Il dojo, noi, i tre licantropi siamo tutti avvolti nel fuoco, ma solo i tre avversari sembrano risentire le ustioni... i lupi fantasma scompaiono. I tre si contorcono. Mi pare si chiami fuoco astrale. Fenrir allora si strappa la giacca e la camicia ormai semi carbonizzate. Il suo corpo inizia a mutare, è velocissimo... il fisico cresce, così cime la mole e la massa muscolare... si ricopre di pelo, il muso si allunga, denti, artigli che crescono a dismisura... gli altri due lo imitano... ci stringiamo in cerchio schiena contro schiena... Kurayami mi incita a lasciarlo libero: "Avanti insetto!! Lasciami libero! Lasciami ammazzare queste merde!"
"Non pensarci nemmeno mostro!". Non so ancora cosa farebbe Kurayami se lo liberassi mel mondo esterno... meglio non correre rischi... Stringo I denti e prima che la rapida metamorfosi di Lyka sia completa mi scaglio su di lei. Esplodo un Proiettile diversivo, lei schiva, in piena mutazione, e contrattacca, ma io sono dall'altra parte. Le lancio un potente fendente con la katana. Un enorme squarcio.le si apre dallo stomaco al petto...uno scroscio di sangue esce dalla ferita gigantesca! Nel frattempo Lyka, è del tutto.tramutata in un gigantesco licantropo. Non avevo mai vistomun autentico licantropo. Impressionanti. Lyka è ormai alta quasi 4 metri... è la sua forza bellica sembra aver raggiunto un livello di pericolosità che mai avevo affrontato fin'ora!