Fu la dimora di alcune famiglie nobili della Città e ha subito modifiche ed ampliamenti fin dal 1618.
Tra il 13 e il 15 maggio 1860 il padrone di casa, il Marchese Gaetano Emanuele di Torralta, ospitò Garibaldi ed il suo stato maggiore.
Si narra che durante la notte Garibaldi sentì uno spirito (in seguito chiamato spirito della vittoria) che gli annunciò che la sua impresa avrebbe avuto successo.
Il Palazzo è stato recentemente restaurato e reso fruibile ai visitatori, ed ospita eventi culturali di vario genere.
Giuseppe Cesare Abba nella "Storia dei Mille" scrive: «A levata di sole, il giorno appresso che era domenica, la colonna si mise in cammino… verso Salemi. La salita lassù fu faticosissima, però quando le compagnie vi giunsero, provarono un forte compiacimento. Tutta la gente aspettava gridando: "Garibaldi ! Garibaldi !... Le campane squillavano a festa e una banda suonava delle aree eroiche. Via via che le compagnie giungevano nella piazza si trovavano avvolte da uomini, da donne, persin da preti; e tutti abbracciavano, molti baciavano, molti porgevano boccali di vino e cedri meravigliosi… Intanto gli artiglieri avevano già impiantato una sorta di officina, dove lavoravano a costruir gli affusti per i cannoni di Orbetello…»
Ancora Abba, nel libro nel libro "Da Quarto a Volturno. Noterelle di uno dei Mille" nella cronaca della giornata del 13 maggio del 1860: «…Quando muovemmo dal campo di Rampingallo eravamo aggranchiti per aver dormito là come capitammo… arrivando fummo accolti da una folla d’uomini, di donne, di fanciulli. Quasi non si sentiva la banda che suonava il trionfo…»
Arma: di rosso, al leone d’oro, tenente una banderuola d’argento, crociata di rosso, con la bordatura composta di dodici pezzi alternati: d’argento al leone di rosso, e di rosso alla mano d’aquila d’oro, tenente una spada d’argento.
Motto: SIGNIFER VIS ET CLEMENTIAE.
Antichissima e nobilissima famiglia, che vanta di-scendere dalla real casa di Castiglia. Possedette i marchesati di Torrealta e di Villabianca, la contea di Belforte, le baronie di Burgio Millusio, Culcasi, Gan-zaria e Reburdone, Granvilla, la gabella di pelo e merca, la gabella della tintoria di Palermo, la baronia di Miserendino, quella di S. Margherita, del Pantano, la salina di Villadimare, ecc. Il primo di cui si abbia sicura notizia è un Rodolfo, milite, consigliere e familiare di re Pietro I d’Aragona, che troviamo tra i cavalieri di Trapani nel 1283, fu uno dei sei cavalieri nominati da detto re Pietro per scegliere il giorno e il luogo del combattimento con re Carlo d’Angiò, fu, a 17 febbraio 1283, nominato giustiziere della valle di Girgenti e possedette il feudo di Burgio Millusio ecc. Un Ruggero, milite, lo troviamo tra i cavalieri di Trapani, 1283 ed un Giovanni è, nello stesso anno, tra i cavalieri di Lentini e fu uno dei nobili che sborsarono denaro alla regia corte. Oltre che in Trapani questa famiglia godette nobiltà in Mazzara, Marsala, Salemi e Palermo, formando due rami distinti: i marchesi di Villabianca ed i marchesi di Torrealta. Sarebbe troppo lungo enumerare tutti i membri di detta famiglia, che, per le doti dell’intelletto, per le cariche sostenute, meriterebbero speciale menzione. Dobbiamo accontentarci, per l’economia del lavoro, farne una rapida rassegna. Un Luigi (Ludovico), signore della Merca, fu pretore di Palermo nel 1400-1; un Tommaso fu giurato di Salemi nel 1405-6; un Giovan Luigi fu giurato di Palermo nel 1500-1; un Giovan Vito fu capitano di giustizia di Marsala nel 1556; un Giovan Vincenzo fu capitano di giustizia di Mazzara nel 1576-77; un Antonio, del fu Giovan Vito, da Marsala, con privilegio del 7 febbraio 1622, ottenne per sé e suoi il titolo di don; un Benedetto fu giudice pretoriano di Palermo nel 1636-37, dalla Gran Corte Criminale 1643, vicario generale del regno nel 1641 e 1645, prese parte attivissima contro Giuseppe D’Alessi e suoi seguaci, uccise Mariano Rubiani uno dei principali ribelli, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1657 e, con privilegio dato a 17 novembre 1655 esecutoriato a 23 luglio 1657, ottenne il titolo di marchese di Villabianca; un Stefano (figlio del precedente) fu giudice pretoriano di Palermo, 1688 e 1696, giudice del tribunale del concistoro 1692, giudice della Gran Corte 1697, uditore generale delle genti di guerra 1699, capo della giunta dei beni confiscati ai messinesi ribelli e giudice privativo della Scala e Porto Franco di Messina 1703, maestro razionale giurisperito del tribunale del R. Patrimonio 1714, consultore del vicerè 1718; un Benedetto fu capitano di Mazzara nel 1697-98; un Francesco Emanuele e Suares, marchese di Villabianca, fu governatore della nobile compagnia della Carità in Palermo nel 1701; un Pietro fu prefetto di Mazzara nell’anno 1701-2; un Benedetto Emanuele e Vanni, marchese di Villabianca, fu governatore del Monte di Pietà in Palermo negli anni 1711-12, 1721 e governatore della compagnia della Carità nel 1721; un Mariano Emanuele e Napoli, barone di Butti, fu proconservatore in Alcara, 1732; un Benedetto, primo marchese di Torralta, barone di S. Giuseppe, barone di Canalotto, barone di S. Leonardo, in sua famiglia, fu capitano di Mazzara nel 1745-46; un Domenico fu capitano di Mazzara nel 1740-41; un Ferdinando fu prefetto di Marsala nel 1745-46 e forse egli stesso fece parte della nobiltà di detta città nel 1759; un Francesco-Maria Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, fu senatore di Palermo nel 1775-76, commissario generale nel regno, governatore della nobile compagnia della Carità 1750, governatore del Monte di Pietà 1755-56, appassionato ed erudito cultore della storia di Sicilia ed autore, tra l’altro, della “Sicilia Nobile”, ottenne, per i suoi meriti, con privilegio dato a 6 agosto 1779 esecutoriato a 21 gennaio 1780, il titolo di conte di Belforte, fu cavaliere dell’ordine costantiniano, ecc.; un Stanislao fu giurato nobile di Salemi nel 1787-88 e capitano di giustizia della stessa città nel 1805-6; un Domenico Emanuele e Villaraut (fratello del preceden-te), marchese di Torrealta, fu capitano di giustizia di Salemi nel 1786-87, giurato nobile di detta città nel 1794-95 e proconservatore nel 1810; un Nicolò fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1772-73, 1784-85, giudice del tribunale del Concistoro nel 1791-92-93, del tribunale della Gran Corte Criminale nel 1799, della Gran Corte Civile 1810 e a 20 dicembre 1784 ottenne investitura del titolo di barone di S. Andrea; un Benedetto Emanuele e Vanni, marchese di Villabianca, fu governatore della nobile compagnia della Carità, sposò in prime nozze Rosaria Vanni, in seconde Antonia Vassallo, baronessa di S. Bartolomeo, del quale feudo egli ottenne investitura a 3 aprile 1792, ed in terze nozze Costanza Pilo dei marchesi della Torretta; un barone Benedetto fu senatore nobile di Salemi nel 1812-13. Questa famiglia è oggi rappresentata, nel rano dei marchesi di Torrealta, da Gaetano Emanuele (di Vincenzo, di Gaetano, di Domenico) iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana con i titoli di marchese di Torrealta, barone di S. Leonardo e barone del Canalotto; e, nel ramo dei marchesi di Villabianca, da Giuseppe Emanuele e Salvo (di Santi, di Francesco) riconosciuto con decreto ministeriale del 30 maggio 1899 nei titoli di marchese di Villabianca e conte di Belforte.