A BALUS... MA COSA SIGNIFICA?
“Balus” si italianizza in “balogi”, ovvero dei marroni
(tipologia di castagna più grande e pregiata) bolliti.
Nel passato, quando in montagna si andava per il
bosco “a Balogi” era un giorno di gaudio e festa; la
sera, tutti insieme e intorno al fuoco, si sarebbero
mangiate quelle delizie donate dalla natura. A quei
tempi, i cibi dolcificati non erano diffusi e la polpa
bollita dei marroni, nelle piccole borgate montanare,
rappresentava un enorme piacere gastronomico dal
gusto dolce. Andare a raccogliere i futuri balogi
ovvero andare “a balus” era annuncio di piacere,
prosperità, abbondanza, convivialità.
Con le migrazioni di inizio secolo dall'appennino
bolognese verso la città, il termine “a balùs” è
diventato metafora per connotare positivamente un
avvenimento. “Com'è andato l'incontro l'altra sera?”
“A Balus caro amico!!”. Il nostro auspicio, è che anche
voi, dopo una tagliatella o un tortellone, possiate esclamare
“A Balus”.