Una guida per seguire la mostra

A cura di Maria Cittadino

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“Annunzio con ogni sapienza per rendere ciascuno perfetto in Cristo“

“LA BELLEZZA SALVERÀ IL MONDO”

FEDOR DOSTOEVSKIJ, SCRITTORE RUSSO

NDR: Perché e a quali condizioni

Una mostra per indagare sull’umana avventura e il destino dell’uomo!

Nicola Esposito

Laico-Cattolico

Gennaio 2019

Il 6 gennaio 2019 è morto Nicola Esposito, da noi chiamato Nicolino.

Ai molti questo nome non dice nulla, per noi significa dare un volto a un pezzo di storia del movimento di Comunione e Liberazione in Calabria. Fin dai primi anni settanta, infatti, l’incontro con il carisma di don Luigi Giussani ha rinvigorito un indole di per sé vivace e appassionata.

Certo, di Nicolino colpisce un’anima battagliera. Spesso prendeva a cuore lotte spassionate, ma per il bene della Chiesa, di cui, con coscienza limpida, scorgeva limiti e possibilità. Chi non lo conosceva pensava fosse inquieto, chi lo conosceva sapeva che aveva una passione nel cuore che risvegliava tutta la sua vita. E così anche il tono spesso duro che si può scorgere nella mostra nasce da un amore per la nostra terra e la nostra gente.

Pochi giorni prima che il Signore lo chiamasse decide di ultimare la mostra il cui titolo viene preso in prestito dallo scrittore russo DOSTEVSKIJ : La bellezza salverà il mondo”, e decide di affidarla alla compagnia del Movimento, cioè quel luogo dove il Mistero si è reso incontrabile in una compagnia di amici.

Quando circa 15 anni fa mi parlò di quest’opera mostrandomi le immagini significative che si portava ogni giorno sottobraccio, lo ascoltai per dovere, senza dare alcun peso, oggi che le circostanze me la ripropongono, scopro con commozione che si tratta di un percorso di un uomo, dell’esperienza di chi partendo dalle domande ultime del suo cuore, incontra il significato di ogni cosa e vuole comunicarlo a tutti, non trova pace e questo non gli risparmia il deserto, la solitudine, all’interno di una fragilità umana che attraversa tutti gli aspetti dell’umana avventura, dal lavoro, alla famiglia agli amici, alla Chiesa.

Oggi, nonostante la mia fragilità, per cui posso solo “balbettare”, prendendo in prestito questo termine usato da lui stesso nella mostra, mi fa essere qui una Presenza imprevista e imprevedibile, è la presenza di una potenza più grande, carica di proposta, colma di significato, annuncio di una novità.

Ma Entriamo nel merito del perché di questa mostra con le parole di Nicolino

Questa che il visitatore sta per vedere è una “mostra” che ha la pretesa di contribuire a chiarire il significato della bellezza che in forme molteplici, è nel mondo, in quella parte dell’universo (cioè il nostro mondo) che è abitata dall’uomo e a tutt’oggi si conosce e si esplora, una bellezza che normalmente desta stupore e meraviglia. Mi servo di immagini e parole scritte che sono come una tesi con premessa, sviluppo di ragioni e conclusioni nell’intento magari presuntuoso d’indagare e comprendere il perché e il come della frase del grande scrittore russo citato nel titolo di questa pagina! Quasi un viaggio per scoprire una verità fondamentale che riguarda, ha riguardato e riguarderà l’umana avventura dell’uomo, dalla nascita alla morte e il suo destino ultimo!

Senza la pazienza e l’intenzione del visitatore nel seguire passo, passo la tesi che è espressa con le parole scritte e che precedono e seguono le immagini, la “mostra” non può essere compresa in quel che vuole semplificare.

Prende in prestito pensieri e opere di grandi uomini che già nella mostra ringrazia in questo modo:

A tutti i grandi uomini che ho appena citato e che hanno lasciato tracce della loro presenza nella storia dell’umanità, fra un centinaio d’anni allorquando prevedo che uscirò da questo mondo men da vivo e salirò le scale del “Regno dei Cieli” (sono un indomabile presuntuoso ottimista sul mio futuro) non mancherò di esprimere ad ognuno di loro con una calorosa stretta di mano, i sensi della mia gratitudine.

Dalla sua comparsa sulla terra, l’uomo, ogni uomo, in tanti momenti della sua vita è rimasto, rimane, rimarrà impressionato, affascinato da un tramonto, un cielo stellato, un arcobaleno, una gardenia, gli occhi di un bambino, un notturno di Chopin, una sinfonia di Beethoven, da una bellezza cioè, una armonia di forme, di colori, suoni, profumi, che la mente e i sensi anche del più distratto osservatore non può negare, un vero e proprio incantesimo!

Se il fenomeno della bellezza che è nel mondo è esperienza di tutti, non così è per il significato del fenomeno stesso. Quindi un fenomeno che incanta … ma anche un enigma.

Un enigma non solo per l’uomo qualunque

ma tanti di quei cercatori di verità e di infinito che sono i filosofi o quei sognatori che sono i poeti, gli scrittori e comunque gli artisti in molteplici forme espressive, nonostante la loro eminenza intellettuale sono anche loro (e in tanti) in passato e a oggi, muti a fronte del significato, della bellezza e dell’umana avventura, il significato del vivere umano senza risposta, alle classiche domande del “da dove veniamo, cosa siamo, dove andiamo”. Tra tanti illustri cercatori di verità, la mostra riporta i pensieri di pensatori antichi come Platone, Plotino, Aristofane e moderni, Leopardi, Pascoli, Montale e cos’ via.

In Leopardi, per esempio, la contemplazione della bellezza del creato pone inevitabilmente la domanda sul significato della vita. “Che fai tu luna in ciel dimmi che fai silenziosa luna… spesso quando io ti miro star così muta sul deserto piano, …e quando miro in ciel le stelle dico fra me pensano a che tanto facelle? Che fa l’aria infinita e quel profondo infinito seren? Che vuol dire questa solitudine immensa? Ed io chi sono?

Beh quante volte Nicolino ci ha parlato o ci ha portato sul Monte Reventino al momento del tramonto o per farci vedere le stelle. Credo di non avere avuto più di 13, 14 anni quando per la prima volta ho potuto ammirare lo spettacolo mozzafiato del tramonto sul Tirreno da quell’altezza, accompagnato dai canti della compagnia. L’invito di Nicola era di non fermarci a quella bellezza, ma a Chi ce l’ha data! Nella mostra afferma: nessuno, neppure il più distratto osservatore può restare indifferente a tanta bellezza.

Ma a fronte dell’enigma, di fronte alla mancanza di chiarezza del significato adeguato, pieno delle “cose”, uno si deprime, intristisce, prova un disagio profondo della sua vita. Normalmente il mistero sul significato del bello nel mondo permea e si “accompagna” al significato sui fondamenti dell’esistenza umana e il suo intimo destino. Poiché l’uomo cammina bene quando sa dove andare, di converso si arresta, si deprime quando non sa specialmente della sua fine della sua vita, quando il tempo si fa breve, stanco e depresso ancora prima della sua morte fisica.

La ricerca del significato della sua umana avventura, è il primo, il più urgente compito della vita!

Ma già centinaia di anni prima della venuta di Cristo sulla terra, nell’antico testamento innumerevoli volte viene proclamato che Dio è l’Autore della vita e di tutto quel che c’è nel mondo e quindi della bellezza che splende nell’intero universo.

Con Cristo… poi il significato dell’esistenza e del destino ultimo della vita, del mondo, delle cose, esplode in chiarezza.

“Guardate i gigli dei campi come crescono, non lavorano, non tessono…. Eppure vi dico che neanche Salomone in tutta la sua magnificenza vestiva come uno di essi. Guardate gli uccelli: non Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?”

E ancora Ungaretti: “ Ovunque il guardo io giro: immenso Dio ti vedo”.

Fin qui la mostra fa riferimento alla bellezza estetica, la bellezza delle immagini, delle forme, delle misure, del colore! Ma a questo punto un invito:

È IMPORTANTE CONSIDERARE UN’ALTRA BELLEZZA.

Una bellezza che non ha niente di queste caratteristiche nel mondo ed è la più preziosa, la più grande: quella che è posta nel cuore dell’uomo!

Questa è decisiva per il destino di salvezza o di distruzione dell’umanità, il destino dell’umana avventura e d’ogni uomo.

La bellezza splende nella bontà, nella verità, nell’amore

Quindi una duplice linea di bellezza:

- Quella visibile nella creazione (forme, misure, colore)

- Quella testimoniata da vari uomini, quelli dal cuore buono;

Dopo Cristo molti sono stati i suoi seguaci che hanno approfondito tanti aspetti del problema della bellezza, quella del cuore dell’uomo e quella delle “cose” del mondo! Tra cui Paolo di Tarso, Agostino d’Ippona, Francesco d’Assisi, Luigi Giussani e tanti altri citati. Mi piace sottolineare la citazione tratta da I Demoni di Dostoevskij Fedor, scrittore russo

Sappiate che l’umanità può fare a meno degli inglesi, che può fare a meno della Germania, che niente è più facile per lei che fare a meno dei russi, che per vivere non ha bisogno né di scienza, né di pane, ma che soltanto la bellezza è indispensabile perché senza bellezza non ci sarà niente da fare a questo mondo! Qui è tutto il segreto, tutta la storia è qui!

E il senso religioso di Luigi Giussani, teologo e grande educatore

Il mondo è un segno!

Il mondo è un segno, la realtà richiama a un’altra. La ragione per essere fedele alla sua natura e di tale richiamo è costretta ad ammettere l’esistenza di qualcosa d’altro che sottende tutto e che lo spiega.

Dire dio quindi è la stessa cosa che dire bellezza, verità, bontà, amore. Dio è il padre della bellezza e le creature invece hanno la bellezza e l’hanno per partecipazione.

LA BONTÀ DELL’UOMO E LA BELLEZZA DELLE “COSE” SONO UN SEGNO!

Quando guardo il volto rugoso di Madre Teresa di Calcutta e quello vistosamente dolorante di S. Pio da Pietralcina penso a quanto deve essere buono colui che li ha creati.

IL MONDO È PIENO DI BELLEZZA MULTIFORME COME PROCLAMA FRANCESCO D’ASSISI ne il Cantico delle Creature.

A Nicolino non poteva sfuggire la bellezza della nostra terra e lo fa attraverso la magistrale citazione di Leonida Repaci “Quando fu il giorno della Calabria”.

Quando fu il giorno della Calabria Dio si trovò in pugno 15000 km. quadrati di argilla verde con riflessi viola. Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro. Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne e così via… Non perdete questa pagina nella lettura della mostra. Ad un certo punto dopo l’elencazione di tutte le cose belle e buone operate, il Signore fu preso da una dolce sonnolenza, in cui entrava il compiacimento del creatore verso il capolavoro raggiunto. Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le fiumare, le alluvioni, la peronospora, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione. Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l’acqua, la luce, l’ospedale, il cimitero. Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio. E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno mentre si svegliava il Signore. Quando, aperti gli occhi, poté abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creatura prediletta , Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo. Poi, lentamente rasserenandosi, disse: - Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola. Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l’ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto.

Utta a fa juornu c’a notti è fatta -. Una notte che già contiene l’albore del giorno.

A questo punto tentando una prima sintesi possiamo dire: il Signore, con la bellezza che è nel mondo, mette nel cuore dell’uomo buono la nostalgia intensa di Lui, della sua casa, per questo i santi avevano un desiderio: vedere il volto del Signore!

A proposito della nostalgia ecco cosa scrive Lagerkvist:

Uno sconosciuto è il mio amico, uno che io non conosco. Uno sconosciuto lontano, lontano. Per Lui il mio cuore è pieno di nostalgia. Perché Egli non è presso di me. Perché forse non esiste affatto? Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza? Che colmi tutta la terra della tua assenza?

Quindi l’artista suscitatore di nostalgia con le sue opere.

L’autore della bellezza (è Lui stesso bellezza infinita) ha posto nel cuore di alcune persone scintille, frammenti di questa bellezza perché potessero cantare con le loro opere e farle contemplare alle persone comuni.

In queste creazioni splendono frammenti della bellezza e l’artista spesso inconsapevolmente e/o suo malgrado diventa speciale testimone e cantore di chi ha fatto il dono.

A QUESTO PUNTO LA PAROLA “CHIAVE” CHE CHIARISCE IL SENSO DEL VIVERE UMANO E’ TRASFIGURARE L’APPARENZA DALLA REALTA’

Sempre prendendo dalla mostra… Ribadisco che la verità sulle “cose” di questo mondo, per un mistero che un giorno ci sarà rivelato, è racchiusa in uno scrigno dentro l’apparenza; chi ha fatto la vita, il mondo, insomma tutto il creato, ci chiama ad aprire lo scrigno, andando al di là di quel che vediamo, sentiamo, tocchiamo e del come appaiono con la consapevolezza e chi si fida di Dio e crede in Lui tutta l’apparenza è menzogna, la verità è nascosta ed è da scoprire: questo è un lavoro di tutta la vita dell’uomo ed è una grazia da chiedere con la preghiera ogni giorno, chiedere che si possano avere occhi ed orecchie per vedere e sentire … Senza trasfigurare il pane e il vino consacrati sull’altare, come potremmo incontrare Cristo nell’Eucarestia, senza quell’acqua nel battesimo sul capo del neonato, nostro Signore non ci abbraccerebbe. Se non si trasfigura il gesto dell’olio santo al moribondo, del sacerdote che nella confessione con il “io ti assolvo” toglie il peccato dal cuore dell’uomo, non crederemmo alla salvezza che porta la Chiesa. Non solo i gesti sacramentali, l’incanto nel vedere una rosa non può esaurirsi solo in stupore, ma deve provocare una domanda su chi me la manda.

MA SENZA TRASFIGURARE INCOMBE NELL’UOMO LA TRAPPOLA DELLA BELLEZZA

Un padre tiene in braccio il proprio bambino al quale con il dito della mano indica la luna in cielo, il “piccolo” si blocca a guardare il dito del papà e non riesce a scoprire la luna!

Un uomo ogni mattina si sveglia, va in cucina per la colazione e sul tavolo trova un mazzo di rose rosse che la sera precedente non c’era, nel vedere i fiori esclama: “quanto sono belle queste rose“. Il mattino dopo, stessa scena con un mazzo di gladioli e l’uomo continua ad esclamare: “che meraviglia questi gladioli”, nei giorni successivi ancora altri fiori ed altre esclamazioni di stupore per la bellezza, i profumi, i colori… ma l’uomo non si fa mai la domanda: “ma chi me le regala queste cose belle?”

Un automobilista guidando alla vista del segnale di “curva pericolosa” guarda a come l’Anas ha fatto il segnale, arriva in curva … e l’incidente è garantito!

Il fermarsi all’apparenza è la trappola dell’uomo.

Cito Quest’ultimo esempio che ci rimanda anche all’ironia di Nicolino.

Nella parte centrale della mostra vi è l’esigenza di fare una sintesi, per poi aprire un altro capitolo.

Riprende i fattori fondamentali del vivere

La Struggente nostalgia di Dio: i grandi, i santi, i giganti della storia degli uomini desideravano e desiderano ardentemente vedere il volto di Dio.

In Lui troveranno molto, molto di più di quel che lasciavano!

E allora Con la morte tutto finisce? No, tutto si spalanca.

E allora se è tutto così evidente, cosa succede quando si sbaglia la vita?

La tragica presunzione di autonomia nega l’evidenza.

E invece dove sta la libertà dell’uomo? La libertà dell’uomo è il disegno di Dio su di lui, come afferma una canzone del cantautore Claudio Chieffo.

Proprio perché l’uomo non si dà (non potrebbe) da solo la vita; la vita gli è donata, viene dal fuori di lui.

Ecco che allora la scelta decisiva dell’uomo è tra il suo progetto e l’alleanza con Dio. Tra una sua misura e il riconoscere l’Avvenimento che accade.

Nonostante tutto quel che l’uomo ha perduto col peccato originale, egli rimane ad immagine del suo creatore. Non solo, ma conserva il desiderio di colui che lo ha chiamato, per amore all’esistenza traendolo dal nulla perché lo vuole presso di sé, destinato alla condizione di eternamente felice. Paradossalmente, più l’uomo si allontana da Lui, da questa amorosa dipendenza, e più si intrappola in una apparente libertà. Di converso, più l’uomo coscientemente accetta la sua dipendenza dalla volontà di Dio che si svela nelle circostanze (specie quelle avverse e dolorose) della vita e più diventa libero veramente.

Ecco il nocciolo della questione:

La bellezza delle cose del mondo e di quella racchiusa nel cuore dell’uomo “buono”, di buona volontà (spesso visibile nelle sue opere) non è affatto casuale ma rivela inesorabilmente l’autore, il “fattore” di tutta la realtà universale.

Dio, infinita bellezza, bontà, amore, verità ha seminato dei frammenti di quel che Egli è. Proprio perché nel cuore dell’uomo si accende il desiderio, la speranza, che dopo la morte trovi tutto questo non in frammenti ma in immensa fierezza.

Dalle cose visibili apre il suo cuore alle cose invisibili con tutto quello che questa apertura comporta.

In questo senso, la frase di DOSTOEVSKIJ (la bellezza salverà il mondo) assume significato e importanza.

E’ strano, quasi paradossale, ma solo andando al di là della realtà così come appare, scopriamo il vero valore, il significato del vivere.

Andare al di là della figura (trasfigurare) per aprirsi ogni giorno di più alla realtà vera (la verità è progressiva), alla vita vera, immensamente più grande e alla quale l’uomo è destinato.

Al di fuori da tutto questo e quindi allontanandosi da Dio l’uomo costruisce i suoi idoli. Ecco un altro determinante passo della mostra ma anche della sua vita, attraversata da esperienze di dolore e di solitudine.

Allontanandosi da Dio, l’uomo si avvicina pericolosamente, istintivamente, sentimentalmente a ciò che più lo attrae (il cuore dell’uomo non è fatto per il vuoto, deve “attaccarsi a qualcosa”). Una volta sostituito Dio con altro, l’uomo, inventa e costruisce con ciò che più lo attrae e da questo farà dipendere la sua vita.

Così pian piano, in questa condizione di istintiva idolatria (la scrittura chiarisce che ci si “abbevera a cisterne avvelenate”) l’uomo si intrappola nelle sabbie mobili dei problemi, circostanze della vita e diventerà schiavo, intristito, depresso (non mi riferisco alla depressione patologica).

Una cosa è certa: l’Idolatria produce inesorabilmente corruzione ed immoralità generalizzate che si diffondono in tutti gli spazi della vita umana e sociale

LA PERSONA

LO STATO E I GOVERNI

LA FAMIGLIA

UNA PARTE DEL CLERO E DEL LAICATOCATTOLICO

Nella nostra società sono tante le persone schiave della loro apparente libertà e su di loro incombono due grandi mali:

Il relativismo morale

E la Dittatura dei desideri

E così anche l’idolatria e la corruzione di alcune frange degli apparati statali e di governi.

Pur con sembianze democratiche (perché un voto periodico libero è abbastanza diffuso e frequente nella nostra società) sono numerosi i politici, i dirigenti della pubblica amministrazione che corrotti usano il potere politico come potere e non come servizio. Sono tanti che di fatto esercitano una vera dittatura con due strumenti principali di autentica oppressione sui cittadini più poveri e deboli:

- l’imposizione fiscale ingiusta, disumana, sproporzionata alle possibilità delle persone;

- le regole impossibili da osservare e che di fatto rendono tante persone oneste “fuorilegge”.

Così si impedisce e si soffoca la vita degli onesti.

L’uomo ha la pretesa di identificare il significato totale con qualcosa che l’uomo comprende e questo accade anche nella famiglia e in una parte del clero e del laicato cattolico.

E allora se ci sono speranze di salvezza dell’umanità, quante e a quali condizioni:

La prima condizione è che l’uomo volga lo sguardo a Colui che lo ha “fatto” e redento: nostro Signore! L’uomo non può accampare meriti ma supplicare misericordia. Senza che nella sua libertà l’uomo non invochi il nome di Dio, di quel Dio che lo ha creato, redento e che lo tiene in vita (Dio è la fonte dell’essere) questi non può salvarlo. La salvezza deve essere voluta dall’uomo come sua libera scelta (drammaticamente è così).

La seconda condizione è proclamata con chiarezza nella liturgia: “Veni sancteSpiritus, veni per mariam” ed è ricordata con veemenza e decisamente dal Dante Alighieri, quando certamente divinamente ispirato grida:”Donna sei tanto grande e tanto vali che chi vuol grazia e a te non ricorre sua desianza vuol volar senz’ali” (Inno alla Vergine, Paradiso, Canto XXXIII).

La grandezza spirituale della Madonna è identificata con la bellezza come proclama uno dei tanti canti popolari che risuonano nelle nostre chiese e che, appunto, esaltano la bellezza della NOSTRA MADRE CELESTE!

“Dell’aurora tu sorgi più bella, coi tuoi raggi a far lieta la terra e tra gli astri che il cielo rinserra, non vi è stella più bella di Te!

BISOGNA ALZARE LO SGUARDO PER CONTEMPLARE COLEI CHE:

- ha saputo dire SI’ senza esitare al misterioso invito di Dio;

- ha accolto sempre con pazienza e amore le circostanze avverse della vita;

- ha portato nel suo cuore un quasi continuo innocente dolore;

- ha fedelmente, amorevolmente curato, accudito e fatto compagnia a suo figlio sino a vederlo morire (straziata per una morte così crudele ed atroce);

- continua a proteggere, amare i suoi figli e a proteggere questa povera umanità …

Per Lei non ci sono parole adeguate per parlare della sua grandezza, della sua bellezza, del suo cuore.

L’uomo può solo balbettare!

COMUNQUE ALLA FINE IL SALVATORE E’ GESU’ CRISTO: “NON CI E’ DATO ALTRO NOME NEL QUALE SALVARCI”

Proprio LUI, NOSTRO SIGNORE:

- Colui che per amore senza limiti ha abbandonato la sua vita umana nelle mani, nelle grinfie, nella stolidità della cattiveria umana;

- Colui che per amore infinito si è lasciato perfino sputare, schiaffeggiare senza reagire;

- Colui che per amore infinito ha voluto perfino portare sulle sue spalle lo strumento della Sua morte, la pesante croce sull’irta via del Calvario;

- Colui che per amore infinito è “giunto” a una tale sofferenza da fargli gridare: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”!

- Colui che per amore infinito, dopo la sua resurrezione ha guardato agli uomini, suoi assassini, che nemmeno per un solo istante li avrebbe abbandonati e sino alla fine del mondo!

COSI’ COME DETTO PER MARIA SANTISSIMA, ANCOR DI PIU’, PER IL NOSTRO SIGNORE E SALVATORE POSSIAMO SOLO BALBETTARE

Colui che per amore infinito oggi, come ieri e domani, nelle migliaia e migliaia di tabernacoli sparsi nelle chiese cristiane del mondo, attende continuamente (24 ore su 24) il colloquio con gli uomini suoi figli e fratelli, attende una visita spesso improbabile. Egli attende con amore implacabile, senza interruzione;

Colui che per amore infinito continua a soffrire con innocente dolore nelle carni di tanti bambini uccisi (prima ancora di nascere) in tanti poveri oppressi da tanti ricchi, in molti tribolanti innocenti in tutto il mondo; in innumerevoli morti sui barconi, per annegamento a Lampedusa e dintorni!

E AVVICINANDOCI ALLA CONCLUSIONE

Se è vero, come è vero, che l’uomo, quindi l’intera umanità, può essere salvata qui e per l’eternità, non dalla politica, dai partiti, da sistemi sociali, culturali, filosofici, ideologie varie, etc, ma solo dal Suo Signore e solo se l’uomo nella sua libertà lo voglia e al suo creatore e redentore volga lo sguardo e il cuore (perché Dio rispetta fino in fondo la libertà dei suoi figli).

La seconda condizione (come detto e ridetto nelle parole precedenti di questo paragrafo) è che volgersi a Dio “passi” attraverso l’intercessione di Sua Madre.

E’ così che chi mi ha creato e redento mi può salvare per sempre.

Come per la grandezza e la bellezza della Madonna, l’uomo può solo balbettare, molto di più per la grandezza e la bellezza di Nostro Signore Gesù Cristo il balbettio è accentuato.

Anche per questo, per parlare del mio (e nostro) Dio, ho ribadito e riporto nel prossimo paragrafo le parole molto più degne a un gigante della fede: Agostino d’Ippona, santo.

Confesso di aver cercato erroneamente e stupidamente la bellezza nelle creature invece che nel Creatore!

Aprendo gli occhi, la bellezza la ho poi cercata nel creato, nell’uomo, nella società, nella Chiesa ma soprattutto in Cristo, il più bello tra i figli dell’uomo:

- bello nel seno materno,

- bello nel suo nascere,

- bello nella sua passione,

- bello sulla croce,

- bello col fianco squarciato,

- bello dopo “tutto è compiuto”

- bello nella resurrezione.

Perché l’amore di Cristo per gli uomini è splendore di bellezza, causa della nostra interiore bellezza