Testo della mostra come nei pannelli esposti
“LA BELLEZZA SALVERÀ IL MONDO”
(FEDOR DOSTOEVSKIJ)
Questa che il visitatore sta per vedere è una “mostra” che ha la pretesa di contribuire a chiarire il significato della bellezza che in forme molteplici, è nel mondo in quella parte dell’universo (cioè il nostro mondo) che è abitata dall’uomo e a tutt’oggi si conosce e si esplora, una bellezza che normalmente desta stupore e meraviglia. Mi servo di immagini e parole scritte che sono come una tesi con premessa, sviluppo di ragioni e conclusioni nell’intento magari presuntuoso d’indagare e comprendere il perché e il come della frase del grande scrittore russo citato nel titolo di questa pagina!
Quasi un viaggio per scoprire una verità fondamentale che riguarda, ha riguardato e riguarderà l’umana avventura dell’uomo, dalla nascita alla morte e il suo destino ultimo!
Senza la pazienza e l’intenzione del visitatore nel seguire passo, passo la tesi che è espressa con le parole scritte e che precedono e seguono le immagini, la “mostra” non può essere compresa in quel che vuole semplificare.
DOVEROSI RINGRAZIAMENTI
Per questa esposizione (scritti ed immagini) mi corre l’obbligo esprimere gratitudine, sinceri ringraziamenti ai signori:
1 – Agostino d’Ippona, santo, n. il 354 d.c.- m. il 430
2 – Alighieri Dante, poeta, n. il 1245 – m il 1321
3 – Aristofane, commediografo, n. il 450 a.c. – m. il 385
4 – Basilio Magno, santo, n. il 330 d.c. – m. il 395
5 – Dostoevskij Fedor, scrittore, n. il 1821 – m. il 1881
6 – Evdokimov Pavel, teologo, n. il 1901 – m. il 1970
7 – Ezechiele, profeta biblico, n. il 650 a.c. – m. il 582
8 – Francesco d’Assisi, santo, n. il 1181-82 – m. il 1226
9 – Geremia, profeta biblico, n. il 620 a.c.- m. il 582 a.c.
10 – Giovanni Paolo II, beato, n. il 1920 – m. il 2005
11 – Giussani mons. Luigi, teologo ed educatore, n. il 1922 – m. il 2005
12 – Gregorio da Nissa, santo, n. il 335 d.c. – m. il 395 d.c.
13 – Gregorio Magno, santo, n. il 540 d.c. – m. il 604 d.c.
14 – Kabasilas Nicolaus, teologo bizantino, n. il 1319 – m. il 1392
15 – Isaia, profeta biblico, n. il 740 a.c. – m. il VII sec. a.c.
16 – Lagerkvist Fabian, nobel per la letteratura, n. il 1891 - m. il 1974
17 – Leopardi Giacomo, poeta, n. il 1798- m. il 1837
18 – Masters Edgar Lee, poeta, n. il 1868 – m. il 1950
19 – Montale Eugenio, poeta, n. il 1896 – m. il 1981
20 – Mosè, grande personaggio biblico, del XIII sec. a.c.
21 – Paolo di Tarso, santo, nato il 15-10 a.c. – m. il 64-67 d.c.
22 – Pascoli Giovanni, poeta, n. il 1855 – m. il 1912
23 – Platone, filosofo, n. il 428-427 a.c. – m. il 348-347 a.c.
24 – Plotino, filosofo, n. il 203 d.c. – m. il 269-270 d.c.
25 – Ratzinger Joseph, papa emerito, vivente
26 – Rebora Clemente, poeta, n. il 1885 – m. il 1957
27 – Repaci Leonida, scrittore, n. il 1898 – m. il 1985
CONTINUANDO CON I DOVEROSI RINGRAZIAMENTI
A tutti i grandi uomini che ho appena citato nell’elenco del precedente paragrafo e che hanno lasciato tracce della loro presenza nella storia dell’umanità, fra un centinaio d’anni allorquando prevedo che uscirò da questo mondo men da vivo e salirò le scale del “Regno dei Cieli” (sono un indomabile presuntuoso ottimista sul mio futuro) non mancherò di esprimere ad ognuno di loro (ripeto) con una calorosa stretta di mano, i sensi della mia gratitudine per aver contribuito a “costruire” questa mostra con il loro pensiero o con le loro opere che sono ormai patrimonio prezioso dell’umanità e che per le opere figurative riporto in copia fotografica. Per tutto questo materiale non cito singolarmente gli autori caso per caso ritenendo che dopo l’elencazione appena redatta sarebbe solo di appesantimento per il visitatore.
L’elenco comunque è comprensivo, completo di tutti gli autori dei pensieri sulla vita e delle opere con la precisazione che molte sono le citazioni che ho tratto dalla S. Scrittura o dai “Padri della Chiesa” per essere sicuro della veridicità delle parole dette!
Elenco dei pannelli
Sommario
1 – Nota dell’autore
2 – Introduzione alla mostra “La bellezza salverà il mondo”
3 – Itinerario della mostra
4 – Doverosi ringraziamenti
5 – Un fenomeno che incanta ma anche un enigma
6 – Un enigma non solo per l’uomo qualunque ma anche…
7 – Platone, Plotino, Aristofane, pensatori antichi
8 – Per i nostri tempi, cenno a Leopardi, Pascoli, Masters
9 – Nonché Montale, Rebora
10 – Ma l’assenza di significato uccide e genera solitudine
11 – Ancora Dostoevskij: “si può morire di disperazione
12 – Eppure il significato della bellezza e della umana avventura era chiaro da molti secoli
13 – Un significato sempre più chiaro
14 – Recuperando ancora l’Antico Testamento
15 – A questo punto è importante considerare un’altra bellezza
16 – Dopo Cristo… i suoi seguaci!
17 – Paolo di Tarso, Agostino D’Ippona, Gregorio e Basilio, i santi
18 – Kabasilas, teologo; Dostoevskij, scrittore; Evdokimo, teologo
19 – Ratzinger, teologo; Giussani, teologo; Giovanni di Napoli, santo
20 – A questo punto… tentando una prima sintesi
21 – La bontà dell’uomo e la bellezza delle cose sono un segno
22 – Il mondo è pieno di bellezza multiforme (S. Francesco)
23 e 24 – La mano creatrice di Dio sulla Calabria
25 – Dalla bellezza alla nostalgia di Dio (Lagerkvist–Giovanni P.II)
26 – Gli artisti suscitatori di nostalgia con le loro opere
27 – La parola “chiave” per chiarire il senso del vivere
28 – Un esempio di sapiente trasfigurazione
29 – Senza trasfigurare incombe una trappola
30 – I fattori fondamentali del vivere in estrema sintesi
31 – Una tragica presunzione di autonomia
32 – Dove sta invece la vera libertà dell’uomo
33 – La scelta decisiva dell’uomo è tra il suo progetto e l’alleanza con Dio
34 – Finalmente eccoci al nocciolo della questione
35 – L’uomo che si allontana da Dio diventa idolatra
36 – La dinamica dello scegliere un idolo o un altro
37 – Così S. Paolo spiega la menzogna dell’idolo
38 – Così Isaia spiega la menzogna dell’idolo
39 – L’idolatria “produce” corruzione ed immoralità generalizzate che si diffondono in tutti gli “spazi” della vita umana e sociale!
40 – L’idolatria in alcune frange dell’apparato statale e di governo
41 – 42 – 43 – La deriva di una parte del clero e del laicato cattolico
44 – Se ci sono speranze di salvezza, quante e a quali condizioni
45 – La bellezza della Madonna nel culto popolare
46 – Noi possiamo solo balbettare sulla bellezza di Maria
47 – Continuando a balbettare
48 – La grandezza di Maria ss.ma con le parole di Dante
49 – 50 – Ma il grande salvatore è solo Cristo
51 – E avvicinandoci alla conclusione
52 – Come parla di Cristo Agostino d’Ippona
UN FENOMENO CHE INCANTA… MA ANCHE UN ENIGMA!
Dalla sua comparsa sulla terra, l’uomo, ogni uomo, in tanti momenti della sua vita è rimasto, rimane, rimarrà impressionato, affascinato da un tramonto, un cielo stellato, un arcobaleno, una gardenia, gli occhi di un bambino, un notturno di Chopin, una sinfonia di Beethoven, da una bellezza cioè, una armonia di forme, di colori, suoni, profumi, che la mente e i sensi anche del più distratto osservatore non può negare, un vero e proprio incantesimo!
Un incantesimo per tutti ma anche un enigma.
Se il fenomeno della bellezza che è nel mondo è esperienza di tutti, non così è per il significato del fenomeno stesso, infatti non tutti possiedono una spiegazione chiara, persuadente, piena di quel che l’accadimento vuol dire.
Un incantesimo che per tanti resta un enigma.
UN ENIGMA NON SOLO PER L’UOMO “QUALUNQUE” MA ANCHE…!
Sì per tante persone appartenenti a quella tipologia che comunemente definiamo con una brutta denominazione: “un uomo qualunque” (che serve solo a rendere l’idea) l’incanto della bellezza e il senso della vita umana (di converso) resta confuso ed enigmatico.
Questa categoria di gente “qualsiasi” è in buona compagnia; infatti tanti di quei cercatori di verità e di infinito che sono i filosofi o quei sognatori che sono i poeti, gli scrittori e comunque gli artisti in molteplici forme espressive, nonostante la loro eminenza intellettuale sono anche loro (e in tanti) in passato e a oggi, muti a fronte del significato, della bellezza e dell’umana avventura, il significato del vivere umano senza risposta, alle classiche domande del “da dove veniamo, cosa siamo, dove andiamo”.
Anche per loro l’enigmaticità del bello, anche per loro l’enigmaticità del bello, dell’esistenza dell’uomo, permane! Tra i tanti illustri cercatori di verità e di infinito ecco alcuni esempi significativi riportando di loro brevi pensieri:
cito Platone, Plotino, Aristofane, tutti antichi pensatori. Tra i moderni: Leopardi, Pascoli, Masters, Montale, Rebora, Dostoevskij!
PLATONE,PLOTINO,ARISTOFANE,
PENSATORI ANTICHI.
Platone
In Platone la bellezza suscita una mancanza, una nostalgia che accompagna ogni uomo dalla nascita alla morte, comunque l’oggetto ultimo della nostalgia continua a rimanere senza nome; ha però una intuizione: il bello è lo splendore del vero. La bellezza è discesa dal cielo per salvarci!
Plotino
Plotino intende la bellezza come proporzione tra le parti fra loro e nel contesto, congiunta con la grazia del calore.
Essere bello equivale quindi ad essere proporzionato ed avere misura; i sensi lo intuiscono ma solo l’anima lo sente!
Anche Plotino ha una intuizione: la bellezza dei corpi e delle anime (non misurabile ma constatabile con diversi criteri di misura) è partecipazione della bellezza suprema che dà forma, unità, armonia a quanto esiste nelle sue parti. Ogni cosa rimanda alla vera bellezza. In sintesi descrive il fenomeno ma non ne possiede il significato!
Aristofane
Aristofane attento alla bellezza che esprimono i cuori che amano (nel “Simposio”) rileva che chi ama l’altro non sa quello che veramente cerca e vuole al di là dell’amore che si dona. L’anima non riesce ad esprimere cosa c’è al di là dell’amore umano, solo ha percezione di ciò che essa vuole e ne parla a se stessa.
E PER I NOSTRI TEMPI UN BREVE CENNO A LEOPARDI, PASCOLI, MASTERS
Leopardi - una domanda vera senza risposta
In Leopardi la contemplazione della bellezza del creato pone inevitabilmente la domanda sul significato della vita. “Che fai tu luna in ciel dimmi che fai silenziosa luna… spesso quando io ti miro star così muta sul deserto piano, che in suo giro lontano al ciel confina, ovver come le mie greggia seguirmi via girando a mano a mano, e quando miro in ciel le stelle dico fra me pensano a che tanto facelle? Che fa l’aria infinita e quel profondo infinito seren? Che vuol dire questa solitudine immensa? Ed io chi sono?
Pascoli - m’affaccio alla finestra
“M’affaccio alla finestra. M’affaccio alla finestra e vedo il mare, vanno le stelle, tremando l’onde, vedo stelle passare, onde passare, un guizzo chiama un palpito risponde. Ecco sospira l’acqua, alita il vento, sul mare è apparso un bel ponte d’argento, ponte gettato sui laghi sereni, per chi dunque sei fatto e dove meni?
Masters – dare un senso alla vita po’ condurre alla follia!
Molte volte ho studiato la lapide che mi hanno scolpito, una barca con vele ammainate in un porto. In realtà non è questa la mia destinazione ma la mia vita. Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno, il dolore bussò alla mia vita ed io ebbi paura, l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti. Malgrado tutto avevo fame del significato della vita. E adesso che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, dovunque spingano la barca, dare un senso alla vita può condurre alla follia
NONCHÉ MONTALE, REBORA
Montale - Il mare come segno di qualcosa
S'è rifatta la calma nell'aria: tra gli scogli parlotta la maretta. Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma a pena svetta. Una carezza disfiora la linea del mare e la scompiglia un attimo, soffio lieve che vi s'infrange e ancora il cammino ripiglia.
Lameggia nella chiaria la vasta distesa, s'increspa, indi si spiana beata e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia vita turbata. O mio tronco che additi, in questa ebrietudine tarda, ogni rinato aspetto coi germogli fioriti sulle tue mani, guarda: sotto l'azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portavano scritto: " più in là "!
Rebora – La realtà che fugge via!
Qualunque cosa tu dica o faccia c’è un grido dentro: non è per questo, non è per questo! Così che tutto rimanda, l’atto è un pretesto, nell’imminenza di Dio la vita fa man bassa sulle riserve caduche, mentre ciascuno si afferra a un suo bene che gli grida – addio!
L’ASSENZA DI SIGNIFICATO UCCIDE E GENERA SOLITUDINE
A fronte dell’enigma di fronte alla mancanza di chiarezza del significato adeguato, pieno delle “cose”, uno si deprime, intristisce, prova un disagio profondo della sua vita. Normalmente il mistero sul significato del bello nel mondo permea e si “accompagna” al significato sui fondamenti dell’esistenza umana e il suo intimo destino. Poiché l’uomo cammina bene quando sa dove andare, di converso si arresta, si deprime quando questo non sa specialmente della sua fine della sua vita quando il tempo si fa breve stanco e depresso ancora prima della sua morte fisica.
La ricerca del significato della sua umana avventura, è il primo, il più urgente compito della vita! Comunque tra l’altro l’assenza di senso (mi ripeto) uccide e genera solitudine. Un tipo di solitudine che non è generata da quella fisica o l’essere in compagnia; si può stare in mezzo a migliaia di persone e sentirsi soli quando non si rinviene un significato che unisce; l’incomunicabilità tra le persone aumenta il senso tragico della solitudine. Spesso nel profondo di tanti, un dolore, una disperazione (cioè senza speranza) p come un urlo. Quanti poeti, scrittori, filosofi, hanno gridato il loro disagio inespresso esistenza nel non possedere il significato del vivere e del morire. Pavese per questo si suicidò! L’ape conosce la formula del suo alveare, la formica conosce la formula del suo formicaio ma l’uomo non conosce la sua formula? Attenzione non basta avere verità parziali, perché senza la prospettiva unica la cose diventano mostruose!
ANCORA DOSTOEVSKIJ: “SI PUÒ MORIRE DI DISPERAZIONE”
Già la sola idea costante che esista qualcosa di infinitamente più giusto, più felice di me, mi riempie tutto di smisurata tenerezza e di gloria, o chiunque io sia, qualunque cosa abbia fatto.
All’uomo assai più indispensabile della sua felicità è sapere e ad ogni momento credere che c’è in un certo luogo una felicità perfetta e calma per tutti e per tutto.
Tutta la legge dell’esistenza umana consiste solo in ciò: che l’uomo possa sempre inchinarsi dinanzi all’infinitamente grande.
Se gli uomini venissero privati dell’infinitamente grande, essi non potrebbero più vivere e… morirebbero in preda alla disperazione.
EPPURE IL SIGNIFICATO DELLA BELLEZZA CHE È NEL MONDO E IL SENSO DELLA UMANA AVVENTURA È CHIARA DA MOLTI SECOLI
Centinaia di anni prima della venuta di Cristo sulla terra, nell’antico testamento innumerevoli volte viene proclamato che Dio è l’Autore della vita e di tutto quel che c’è nel mondo e quindi della bellezza che splende nell’intero universo.
Eccone alcune esemplificazioni:
“Vedi l’arcobaleno e benedici colui che lo ha fatto è molto bello nel suo splendore chiude il cielo in un cerchio di gloria, l’hanno fatto le mani.
“Egli sparge la neve come uccelli dell’Altissimo! Essa discende come locuste che si posano, la bellezza del suo autore incontra gli occhi e quando essa fiocca… il cuore rimane estasiato!
“Ecco colui che forma i monti e crea i venti, che manifesta all’uomo quale è il suo pensiero, che fa l’alba e le tenebre e cammina sulle alture della terra…. Il Signore degli eserciti è il suo nome.
“Il sole mentre appare all’alba proclama di essere l’opera meravigliosa dell’Altissimo. Grande è il Signore che lo ha creato!”
“Colui che ha fatto le Pleiadi ed Orione, che cambia il buio in chiarore del mattino e stende il giorno, l’oscurità della notte, Colui che comanda alle acque del mare e la stende sulla terra… Signore è il suo nome”.
UN SIGNIFICATO SEMPRE PIÙ CHIARO, PIENO, LUCIDO
Dio, amante della vita ha creato l’universo, l’uomo, le cose: incessantemente ama e cura quel che ha creato! Nel glorificare il Signore, esaltatelo quanto fin potete: ne sopravanza sempre; per esaltarlo, raccogliete le vostre forze non stancatevi perché non finirete mai; chi lo ha visto per poterlo descrivere? Chi può lodarlo per quello che è? Le cose nascoste sono molte e superano quelle descritte perché noi vediamo poco della Sua opera! Il Signore ha creato tutte le cose e ha dato la sapienza a quanti sono “buoni.
Potremmo dire ancora molte cose ma diremmo ancora sempre poco, la conclusione del discorso è che Egli è tutto, dove troveranno la forza per glorificarlo. Egli più grande di tutte le sue opere”.
Bellezza del cielo è la gloria degli astri, ornamento che spende nelle altezze del Signore (Sapienza, 43).
Con Cristo… poi il significato dell’esistenza e del destino ultimo della vita, del mondo, delle cose, esplode in chiarezza.
“Guardate i gigli dei campi come crescono, non lavoro, non tessono…. Eppure vi dico che neanche Salomone in tutta la sua magnificenza vestiva come uno di essi. Se dio veste l’erba del campo che oggi è e domani viene gettata nel fuoco, quanto più vestirà voi… gente di poca fede. Guardate gli uccelli: non Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?”
RECUPERANDO ANCORA L’ANTICO TESTAMENTO MENTRE AI NOSTRI GIORNI RIECHEGGIANO LE VOCI DI S. PAOLO E UNGARETTI
Recuperando ancora l’Antico Testamento
“Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivano nell’ignoranza di Dio e dei beni visibili, non riconoscono l’artefice, pur considerandone le opere. Giudicano come reggitore del mondo, non Lui ma il fuoco, il vento, l’aria sottile, la volta stellata, l’acqua impetuosa, i luminari del cielo. Scambiano stupidamente le cose visibili con chi le ha fatte.
Sono stupiti della loro bellezza, li hanno presi per degli “dei”, pensino quanto è superiore il loro Signore, poiché li ha creati lo stesso creatore della bellezza.
Se sono colpiti dalla loro potenza ed attività pensino che ciò quanto è più potente colui che li ha formati. Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conoscere l’Autore” (Sapienza 13)
Quanti ciechi nel mondo secondo S. Paolo!
Inescusabili i non credenti! Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto. Infatti dalla creazione del mondo in poi le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da Lui compiute.
Come la sua paterna potenza e divinità essi sono dunque inescusabili (Romani, 1, 18.21)
E il canto poetico di Ungaretti
Ovunque il guardo io giro: immenso Dio ti vedo
A QUESTO PUNTO È IMPORTANTE CONSIDERARE UN’ALTRA BELLEZZA, LA PIÙ PREZIOSA, DI NATURA DIVERSA DA QUELLA FIN QUI CONSIDERATA
Le parole fin qui dette hanno fatto preciso riferimento alla bellezza delle immagini, alle forme, alle misure, al colore! Ma un’altra bellezza che non ha niente di queste caratteristiche nel mondo ed è la più preziosa, la più grande: quella che è posta nel cuore dell’uomo!
Questa è decisiva per il destino di salvezza o di distruzione dell’umanità, il destino dell’umana avventura e d’ogni uomo.
L’uomo buono splende di bellezza anche se fisicamente deforme; l’uomo cattivo è brutto anche se viene eletto il più bello dell’anno in quelle diseducative e dannose manifestazioni che sono i concorsi di bellezza
La bellezza splende nella bontà, nella verità, nell’amore
Quindi una duplice linea di bellezza:
- Quella visibile nella creazione (forme, misure, colore)
- Quella testimoniata da vari uomini, quelli dal cuore buono;
IL vero e il bene si offrono alla contemplazione, la loro vivente simbiosi segue l’integrità dell’essere e del vivere… e fa scaturire in bellezza. Nei giusti risplende la sapienza e la bellezza del Signore e la gloria di Dio è l’uomo vivente!
Le frasi della Scrittura: 1) come sono belli i piedi di chi annuncia la parola di Dio; 2) Chi insegna a molti la giustizia brillerà come stella per sempre; esaltano questo tipo di bellezza.
DOPO CRISTO… I SUOI SEGUACI!
Sì sono stati molti i seguaci di Cristo che poliedricamente hanno approfondito tanti aspetti del problema della bellezza, quella del cuore dell’uomo e quella delle “cose” del mondo!
Tanti hanno scandagliato, hanno approfondito (e continuano ad oggi) il pensiero di Cristo da duemila anni ai nostri tempi.
Alcuni di questi sono santi, teologi, scrittori. Eccone alcuni esempi e riferimenti:
- Paolo di Tarso, santo
- Agostino d’Ippona, santo
- Gregorio di Nissa, santo
- Basilio, santo
- Francesco d’Assisi, santo
- Kabasilas, teologo bizantino
- Dostoevskij Fedor, scrittore
- Evdokimov Pavel, scrittore
- Ratzinger Joseph, papa emerito
- Giussani Luigi, teologo e grande educatore
- Giovanni di Napoli, santo
PAOLO DI TARSO, AGOSTINO D’IPPONA, GREGORIO E BASILIO, i Santi
San Paolo, ritto in mezzo all’Aeropago: “Ateniesi sotto ogni punti di vista io vi trovo sommamente religiosi, infatti passando ed osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare su cui stava scritto: Al Dio ignoto! Orbene, quello che voi venerate senza conoscerlo, io vengo ad annunciarlo a voi.
Chi ha fatto il mondo e ciò che contiene, dà a tutti la vita e il respiro ad ogni cosa! In lui viviamo, ci muoviamo e siamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: di Lui noi siamo la stirpe!” (Atti cap. 17)
Agostino d’Ippona, santo “Contempla il cielo… è bello! Contempla la terra, è bella. Tutti e due sono raggianti di bellezza.
Egli li ha fatti, li dirige, orienta il loro corso, è presente in tutta la sua storia. Lui stesso determina i movimenti e li determina in rapporto a ciò che lui è! Ecco perché tutte le creature lo glorificano, sia quelle mobili che quelle immobili, il cielo in alto, la terra in basso, perpetua giovinezza – e veneranda vecchiaia.
Questo spettacolo che ti è dato, questa gioia che esso ti ispira, lo slancio che ti porta verso il supremo Artigiano, la rivelazione dell’essere ineffabile attraverso ciò che ha creato, ecco quale è la testimonianza della terra e del cielo, testimonianza che tu gli rendi quando contempli il cielo e la terra. Se la bellezza terrena ci avvince e ci stupisce, che sarà mai quella escatologica che vediamo solo attraverso uno specchio (commento al salmo 148)”.
Gregorio e Basilio, santi
È necessario contemplare la bellezza del Padre e impregnarne l’anima. (S. Gregorio)
I santi pregano perché la contemplazione della bellezza divina si estenda per l’eternità (S. Basilio)
KABASILAS, Teologo
DOSTOEVSKIJ FEDOR, Scrittore Russo
PAVEL NICOLAEVIC EVDOKIMOV, Scrittore e Teologo
Kabasilas, Teologo Bizantino (XIV sec.)
Uomini che hanno in sé un desiderio così possente che supera la loro natura ed essi bramano e desiderano più di quanto all’uomo sia consono aspirare; questi uomini sono stati colpiti da Dio; Egli stesso ha inviato ai loro occhi un raggio ardente della Sua bellezza! L’ampiezza della ferita e l’intensità del desiderio lascia intuire colui che ha scoccato il dardo!
Dostoevskij Fedor, scrittore russo
Sappiate che l’umanità può fare a meno degli inglesi, che può fare a meno della Germania, che niente è più facile per lei che fare a meno dei russi, che per vivere non ha bisogno né di scienza, né di pane, ma che soltanto la bellezza è indispensabile perché senza bellezza non ci sarà niente da fare a questo mondo! Qui è tutto il segreto, tutta la storia è qui! (I demoni, cap. III)
Pavel Nicolaevic Evdokimov, scrittore e teologo
La radice della esistenza umana è abitata dal desiderio di trascendere tutti i limiti. La bellezza è fragile custode di questo insopprimibile anelito.
Ma chi libererà la bellezza dal pericolo di prostituirsi al potere dominante?
Chi le restituirà la sua originaria potenza liberatrice? Solo l’esperienza della ineffabilità di Dio dona lo spazio alla libera creatività dell’uomo (Teologia della bellezza).
J. RATZINGER, TEOLOGO E PONTEFICE EMERITO
L. GIUSSANI, TEOLOGO ED EDUCATORE
GIOVANNI DI NAPOLI, SANTO
J. Ratzinger, teologo e pontefice emerito (Benedetto XVI)
L’esperienza della bellezza è fondamentale nella vita dell’uomo della sua cultura!
La bellezza ferisci ma così richiama l’uomo al suo destino ultimo!
La vera conoscenza è essere colpiti dal dardo della bellezza che ferisce l’uomo, quindi essere toccati dalla realtà!
L’essere colpiti e contristati attraverso la bellezza è conoscenza più reale e più profonda della semplice deduzione razionale!
L’incontro con la bellezza è vera forma di conoscenza!
Luigi Giussani, teologo e grande educatore
Il mondo è un segno!
Il mondo è un segno, la realtà richiama a un’altra. La ragione per essere fedele alla sua natura e di tale richiamo è costretta ad ammettere l’esistenza di qualcosa d’altro che sottende tutto e che lo spiega.
(Il senso religioso)
San Giovanni di Napoli, vescovo
Se l’uomo interiore è illuminato, non vacilla, non smarrisce la sua strada, non si perde di coraggio. Come scorge da lontano la sua patria, sopporta ogni contrarietà, non si rattrista nelle avversità del tempo presente, riprende invece coraggio nel Signore, è umile di cuore, resiste alla prova, nella sua umiltà porta pazienza!
A QUESTO PUNTO… TENTANDO UNA PRIMA SINTESI
Dire dio è la stessa cosa che dire: bellezza, verità, bontà. Amore. Dio è il “padre” della bellezza e le creature invece hanno la bellezza e l’hanno per partecipazione.
Dio ha seminato bontà, verità, amore e in tante “cose” del mondo in multiformi espressioni di bellezza affinché l’uomo come emigrante in terra straniera possa sentire intensamente la nostalgia del pieno possesso di Dio, della sua casa. Anche dopo aver perduto a causa del peccato originale la condizione che aveva prima di questa immane tragedia l’uomo rimane a immagine del suo dio.
La creatura umana conserva il desiderio di colui che l’ha chiamata all’esistenza. Suprema intelligenza e sapienza del vivere è la religiosità dell’uomo; pertanto più è intelligente e sapiente, di buona volontà, cioè più è santo, più in lui è intensa e struggente la nostalgia del suo signore. I santi veri campioni di grandezza umana, hanno sempre avuto un acutissimo desiderio di vedere il volto di dio. “Signore se ho trovato grazia presso di te fammi vedere il tuo volto” supplica Mosè (Esodo, 33). “Per me vivere è Cristo e morire un guadagno” (S. Paolo). I campioni dell’umanità sono i santi perché si sono impossessati del vero, pieno, significato del vivere e del destino dell’uomo.
LA BONTÀ DELL’UOMO E LA BELLEZZA DELLE “COSE” SONO UN SEGNO!
“Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta e dovunque espanse, interroga la bellezza del cielo, interroga tutte queste realtà, tutte ti risponderanno: “guardaci pure ed osserva come siamo belle”. La loro bellezza è come un loro inno di lode, ora queste creature così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello… in modo immutabile!
La bontà che è nel cuore di tante persone che incontriamo nel corso della nostra vita è un segnale potente più e più ancora della bellezza estetica delle “cose”!
Quando guardo il volto rugoso di Madre Teresa di Calcutta e quello vistosamente dolorante di S. Pio da Pietralcina penso a quanto deve essere buono colui che li ha creati. Spesso però è l’idolatria che non salva nulla; quanto numerose sono le persone che si dichiarano devote di S. Antonio da Padova senza pensando di adorare Dio; quanti camionisti nella cabina della loro auto hanno la ennesima immagine di Padre Pio e nello altro lato della cabina la foto a colori della prostituta o attrice di moda con gambe, seno e frattaglie varie in bella mostra per incentivare la lussuria di chi guarda. Quanta falsa religiosità, quanta idolatria!
IL MONDO È PIENO DI BELLEZZA MULTIFORME COME PROCLAMA FRANCESCO D’ASSISI, SANTO
Altissimo, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’onore et onne benedizione.
A Te solo, Altissimo, se confanno,
e nullo omo è digno di Te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, con tutte le Tue creature,
spezialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno e illumini noi per lui.
Ed ello è bello e radiante con grande splendore:
da Te, Altissimo, porta significazione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle:
in cielo le hai formate clarite, radiose e belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
e per aere e nobilee sereno e omne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua,
la quale è multo utile et umile e preziosa e casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Foco,
per lo quale en'illumini la nocte:
ed ello è bello e iocundo e robustoso e forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sostenGa e governa,
e produce diversi frutti con coloriti flori ed erba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace,
ca da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po’ scampare.
Guai a quelli chee morranno ne li peccate mortali;
beati quelli che trovarà ne le Tue santissime voluntati,
ca la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore e rengraziate
e serviateli cum grande umilitate.
LA MANO CREATRICE DI DIO NELLA NOSTRA CALABRIA SECONDO
UN GRANDE SCRITTORE.
LEONIDA REPACI NE ESALTA LA BELLEZZA!
“QUANDO FU IL GIORNO DELLA CALABRIA”
Quando fu il giorno della Calabria Dio si trovò in pugno 15000 km. quadrati di argilla verde con riflessi viola. Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro. Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi. Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole. Diede a Cosenza l’Accademia, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango medicante, ad Agnana la lignite, a Bivongi le acque sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde. Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Almeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra’ Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli-Careri a Taurianova, Guerrisi a Cittanova, Manfroce a Palmi, Cilèa pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà, Rito a Dinami. Donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l’Evangeliario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes, ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la zecca, pure a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lametia l’Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro. Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l’inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l’estate il sole, per l’autunno il sole. A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l’uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d’India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l’arancia. Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl’infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate. Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante. Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza, in cui entrava il compiacimento del creatore verso il capolavoro raggiunto. Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le fiumare, le alluvioni, la peronospora, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione. Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l’acqua, la luce, l’ospedale, il cimitero. Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio. E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno mentre si svegliava il Signore. Quando, aperti gli occhi, potè abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creatura prediletta, Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo. Poi, lentamente rasserenandosi, disse: - Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola. Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l’ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto.
Utta a fa juornu c’a notti è fatta -. Una notte che già contiene l’albore del giorno.
DALLA BELLEZZA DEL CREATO ALLA NOSTALGIA DEL CREATORE CON LE VOCI DI DOSTOEVSKIJ, GIOVANNI PAOLO II, LAGERKVIST, PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA.
Ancora Dostoevskij
La verità religiosa condiziona e riunisce in sé il valore etico ed estetico. L’incommensurabile e l’infinito sono necessari all’uomo quanto il piccolo pianeta sul quale si muove.
La natura attende gemendo che la sua bellezza sia salvata dall’uomo diventato santo.
Ancora San Giovanni Paolo II
Confessava al suo segretario (e questi lo ha poi rivelato) che nella preghiera notturna, nell’adorazione di Lui, “contemplava una bellezza indicibile. Il mondo non sa cosa si perde perdendo l’adorazione e la contemplazione di Dio”.
Lo stesso pontefice nella “lettera agli anziani” esprimeva la struggente nostalgia di Dio, rivolgendosi agli anziani (come lui) dicendo: quando sentite che è arrivato il momento di “passare dall’altra parte” non abbiate rimpianti per quello che lasciate perché quello che troverete è infinitamente più grande.
La nostalgia di Dio nelle parole di P. Lagerkvist
Uno sconosciuto è il mio amico, uno che io non conosco. Uno sconosciuto lontano, lontano. Per Lui il mio cuore è pieno di nostalgia. Perché Egli non è presso di me. Perché forse non esiste affatto? Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza? Che colmi tutta la terra della tua assenza?
GLI ARTISTI SUSCITATORI DI NOSTALGIA CON LE LORO OPERE
Riferendomi e ribadendo “Dio ha seminato di immensa e multiforme bellezza il cielo, la terra, il mare ed ha posto nell’uomo l’attrattiva per la stessa e addirittura ha posto nel cuore e nella mente di alcune persone che comunemente chiamiamo artisti (pittori), scultori, poeti, musicisti, la capacità di esprimere con la mente, le braccia, l’intelletto in molteplici forme, lo splendore di questa bellezza da Lui partecipata”. L’autore della bellezza (è Lui stesso bellezza infinita) ha posto (mi ripeto) nel cuore di alcune persone scintille, frammenti di questa bellezza perché potessero cantare con le loro opere e farle contemplare alle persone comuni.
In queste creazioni splendono frammenti della bellezza e l’artista spesso inconsapevolmente e/o suo malgrado diventa speciale testimone e cantore di chi ha fatto il dono. L’artista con la sua opera di gloria a Dio è testimone di Lui e ne suscita la nostalgia che è colta da chi ha orecchi per sentire ed occhi per vedere.
L’artista è raramente uno speciale testimone di Dio, e ripeto ancora: spesso suo malgrado o inconsapevolmente!
A QUESTO PUNTO LA PAROLA “CHIAVE” CHE CHIARISCE IL SENSO DEL VIVERE UMANO E’ TRASFIGURARE L’APPARENZA DALLA REALTA’; VEDIAMO PERCHE’!
Rischiando di ripetermi, ribadisco che la verità sulle “cose” di questo mondo, per un mistero che un giorno ci sarà rivelato, è racchiusa in uno scrigno dentro l’apparenza; chi ha fatto la vita, il mondo, insomma tutto il creato, ci chiama ad aprire lo scrigno, andando al di là di quel che vediamo, sentiamo, tocchiamo e del come appaiono con la consapevolezza e chi si fida di Dio e crede in Lui tutta l’apparenza è menzogna, la verità è nascosta ed è da scoprire: questo è un lavoro di tutta la vita dell’uomo ed è una grazia da chiedere con la preghiera ogni giorno, chiedere che si possano avere occhi ed orecchie per vedere e sentire considerato il drammatico ammonimento che Cristo fa nel vangelo : “hanno occhi e non vedono, orecchi e non sentono”. Senza trasfigurare il pane e il vino consacrati sull’altare, come potremmo incontrare Cristo nell’Eucarestia senza quell’acqua nel battesimo sul capo del neonato, nostro Signore non ci abbraccerebbe. Senza l’olio del vescovo per ungere la fronte del fanciullo nella cresima, come si potrebbe avere la crescita nella fede? Se non si trasfigura il gesto dell’olio santo al moribondo, del sacerdote che nella confessione con il “io ti assolvo” toglie il peccato dal cuore dell’uomo, non crederemmo alla salvezza che porta la Chiesa. Non solo i gesti sacramentali, l’incanto nel vedere una rosa non può esaurirsi solo in stupore, ma deve provocare una domanda su chi me la manda.
UN ESEMPIO DI SAPIENTE TRASFIGURAZIONE: L’ESPERIENZA DI KIRK KILGOUR- già campione di pallavolo.
“Chiesi a Dio di essere forte per realizzare progetti grandiosi ed Egli mi ha reso debole per conservarmi nell’umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese ed Egli mi ha dato il dolore per comprendere meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto e mi ha lasciato povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me ed Egli mi ha dato l’umiliazione perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita e mi ha lasciato la vita perché io potessi essere contento di tutto.
Signore non ho ricevuto niente di quello che chiedevo, ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato; o mio Signore, fra tutti gli uomini nessuno possiede quello che ho io!”
(KIRK KILGOUR – già campione di pallavolo che per un incidente fu costretto a vivere su sedia a rotelle)
SENZA TRASFIGURARE INCOMBE NELL’ UOMO LA TRAPPOLA DELLA BELLEZZA
Un padre tiene in braccio il proprio bambino al quale con il dito della mano indica la luna in cielo, il “piccolo” si blocca a guardare il dito del papà e non riesce a scoprire la luna!
Un uomo ogni mattina si sveglia, va in cucina per la colazione e sul tavolo trova un mazzo di rose rosse che la sera precedente non c’era, nel vedere i fiori esclama: “quanto sono belle queste rose“. Il mattino dopo, stessa scena con un mazzo di gladioli e l’uomo continua ad esclamare: “che meraviglia questi gladioli”, nei giorni successivi ancora altri fiori ed altre esclamazioni di stupore per la bellezza, i profumi, i colori… ma l’uomo non si fa mai la domanda: “ma chi me le regala queste cose belle?”
Un automobilista guidando alla vista del segnale di “curva pericolosa” guarda a come l’Anas ha fatto il segnale, arriva in curva … e l’incidente è garantito!
Il fermarsi all’apparenza è la trappola dell’uomo.
I FATTORI FONDAMENTALI DEL VIVERE IN ESTREMA SINTESI
L’uomo è creato da Dio perché “partendo” da Lui, “torna” a Lui.
Il mondo è terra straniera e l’uomo emigrante in essa.
La bellezza delle cose è creata, partecipata da Dio all’umanità perché suscita la nostalgia di Chi ha fatto la vita per Lui e la sua Casa Eterna.
L’intensità di questa nostalgia è data dall’intelligenza e sapienza che è nel cuore di chi cerca incessantemente la verità della sua condizione e del suo destino.
E’ questa la vera intelligenza della vita, tutto l’altro è noia e vera stupidità.
Guai a sbagliare il “bersaglio” (si vive una sola volta); che vale all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde il significato di sé.
Quel genio che era San Paolo e che aveva lucidamente chiara la “questione” dell’esistenza umana osava dire: “per me vivere è Cristo e morire… un guadagno.”
Esempio di struggente nostalgia di Dio, ripetendomi: i grandi, i santi, i giganti della storia degli uomini desideravano e desiderano ardentemente vedere il volto di Dio.
In Lui troveranno molto, molto di più di quel che lasciavano!
Con la morte tutto finisce? No, tutto si spalanca.
LA TRAGICA PRESUNZIONE DI AUTONOMIA DELL’UOMO CHE NEGANDO L’EVIDENZA SBAGLIA LA VITA
Sì, è la superbia che fa diventare l’uomo di fronte alla vita, al suo destino, decisamente cieco, sordo, in fondo stolido, affermando un’esclusiva autonomia che non ha, negando un’evidenza del reale.
Il Vangelo rivela: “hanno occhi e non vedono, hanno orecchie e non sentono.”
Chi accetta la vera religiosità, la dipendenza amorosa da chi ci ha fatti, ha in mano il destino, la storia degli uomini (perché da Lui voluti, creati, amati) mostra di essere superiormente intelligente e sapiente.
Non riconoscere la propria creaturalità e non riconoscere un’evidenza grande quanto un macigno.
L’uomo superbo accampa una autonomia che (ripeto) non ha;
Ogni persona se le manca l’aria che respira e che viene da fuori di sé (perché le è data) ha appena cinque minuti di vita e… muore!
Questo riconoscimento di una presenza non misteriosa ma reale e che è “la fonte dell’essere” conduce all’allontanarsi da Dio, dalla verità della vita!
La Sacra Scrittura afferma una sacra verità: “Chi si allontana da Dio perisce!”.
DOVE STA INVECE LA VERA LIBERTA’ DELL’UOMO
Una bellissima canzone del cantautore cattolico Claudio Chieffo (recentemente scomparso) afferma che la libertà dell’uomo è il disegno di Dio su di lui.
Un disegno che si può attualizzare in un ubbidiente amoroso rapporto del figlio con il padre, un disegno che Lui aveva scritto già dall’inizio dei tempi per ognuno di noi, per ogni uomo. E’ sempre il peccato originale che continua a devastare chi cade nella trappola mortale della superbia dell’uomo che invece di riconoscersi creatura e figlio accampa una presuntuosa autonomia, autosufficienza, che non ha e che uno sguardo strabico sulla vita e sulla realtà in una arroganza che condurrà inevitabilmente alla rovina.
Accampare un’autonomia che non possiede, non riconoscere la stoffa della quale è fatto è un tragico errore.
L’uomo non si dà (non potrebbe) da solo la vita; la vita gli è donata, viene dal fuori di lui.
Eppure sa che da questo mondo non uscirà vivo e non sa quando!
La nascita, i genitori, il cibo, la bevanda, la morte e la vita… tutto è dato all’uomo e da questi doni dipende il suo vivere e morire. L’uomo quindi quando afferma una sua autonomia è un gran bugiardo, in fondo è cieco e stolido.
LA SCELTA DECISIVA DELL’UOMO E’ TRA IL SUO PROGETTO E L’ALLEANZA CON DIO
Nonostante tutto quel che l’uomo ha perduto col peccato originale, egli rimane ad immagine del suo creatore. Non solo, ma conserva il desiderio di colui che lo ha chiamato, per amore all’esistenza traendolo dal nulla perché lo vuole presso di sé, destinato alla condizione di eternamente felice.
Nell’uomo suprema intelligenza e sapienza del vivere è la religiosità, cioè la sua amorevole, cosciente, dipendenza da chi lo ha fatto e lo vuole felice. Una dipendenza non schiavizzante ma filiale, lucidamente accettata, vissuta e pertanto (continuando a ripetermi fino alla noia) più è sapiente, più cresce in santità e più si fa intensa, struggente la nostalgia del suo Signore.
Paradossalmente, più l’uomo si allontana da Lui, da questa amorosa dipendenza, e più si intrappola in una apparente libertà. Di converso, più l’uomo coscientemente accetta la sua dipendenza dalla volontà di Dio che si svela nelle circostanze (specie quelle avverse e dolorose) della vita e più diventa libero veramente.
La libertà dell’uomo è nella accettazione della volontà di Dio
su di Lui.
FINALMENTE ECCOCI “GIUNTI” AL “NOCCIOLO” DELLA QUESTIONE
La bellezza delle cose del mondo e di quella racchiusa nel cuore dell’uomo “buono”, di buona volontà (spesso visibile nelle sue opere) non è affatto casuale ma rivela inesorabilmente l’autore, il “fattore” di tutta la realtà universale.
Dio, infinita bellezza, bontà, amore, verità ha seminato dei frammenti di quel che Egli è perché nel cuore dell’uomo si accende il desiderio, la speranza, che dopo la morte trovi tutto questo non in frammenti ma in immensa fierezza.
Dalle cose visibili apre il suo cuore alle cose invisibili con tutto quello che questa apertura comporta.
In questo senso, la frase di DOSTOEVSKIJ (la bellezza salverà il mondo) assume significato e importanza.
E’ strano, quasi paradossale, ma solo andando al di là della realtà così come appare, scopriamo il vero valore, il significato del vivere.
Andare al di là della figura (trasfigurare) per aprirsi ogni giorno di più alla realtà vera (la verità è progressiva), alla vita vera, immensamente più grande e alla quale l’uomo è destinato.
In questo senso è verissimo l’adagio cristiano: “tutta la realtà è menzogna (anche perché è destinata a fluire)”.
COME L’UOMO COSTRUISCE I SUOI IDOLI
Allontanandosi da Dio, l’uomo si avvicina pericolosamente, istintivamente, sentimentalmente a ciò che più lo attrae (il cuore dell’uomo non è fatto per il vuoto, deve “attaccarsi a qualcosa”). Una volta sostituito Dio con altro, l’uomo, inventa e costruisce con ciò che più lo attrae e da questo farà dipendere la sua vita.
Così pian piano, in questa condizione di istintiva idolatria (la scrittura chiarisce che ci si “abbevera a cisterne avvelenate”) l’uomo si intrappola nelle sabbie mobili dei problemi, circostanze della vita e diventerà schiavo, intristito, depresso (non mi riferisco alla depressione patologica).
In questa condizione accuserà la sorte, gli altri, per la sua triste condizione. Ripetendomi l’uomo è chiamato a decidere se il segreto, la formula del vivere è nelle mani di CHI lo ha fatto ed ha fatto il mondo, le cose, o se la salvezza appartiene a un prodotto costruito con le sue mani (il “vitello d’oro” di Biblica memoria).
Una cosa è certa: l’Idolatria produce inesorabilmente corruzione ed immoralità devastando la vita umana!
LA DINAMICA DELLO SCEGLIERE UN IDOLO AL POSTO DI UN ALTRO DA PARTE DELL’UOMO
L’uomo realizza l’identificazione dei suoi idoli (che in lui sostituiranno il rapporto con Dio) scegliendo qualcosa (soldi, lussuria disordinata, dominio sugli altri, ingordigia, ricerca del piacere ad ogni costo, fissazioni intellettuali, pregiudizi vari etc.) perché è qui il peccato originale: la pretesa di identificare il significato totale con qualcosa che l’uomo comprende!
Gli Ebrei ai piedi del Sinai, non comprendendo il mistero dell’attesa di Mosè, decisero di affidarsi all’oro sotto forma di vitello (per renderlo più attraente), al piacere sfrenato e che apparentemente sembravano più vicini ai loro bisogni d’essere felici.
E’ come se l’uomo sostenesse: ciò che c’è è dimostrabile da lui stesso, ciò che non è dimostrabile da lui stesso (il mistero dell’attesa, per esempio) non c’è!
Questa è attualmente quella falsa cultura che ogni giorno passa attraverso le più diffuse testate giornalistiche o i mezzi di comunicazione (televisione in primis). L’uomo può manipolare quello che c’è, non può mettere in essere niente!
Così in questa dinamica di identificazione, l’uomo sceglierà ciò che stima di più, o meglio, ciò che gli fa più impressione. Così la persona non domina ma è dominata.
COSI’S. PAOLO SPIEGA LA MENZOGNA DELL’IDOLO
Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti ed hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli o di quadrupedi, di rettili (e NDR: soldi, lussuria incontrollata, sete di potere, superbia, rancori etc.).
Perciò Dio li ha abbandonati alla impurità secondo i desideri del loro cuore, si da disonorare fra di loro i propri corpi poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna ed hanno venerato ed adorato la creatura al posto del Creatore.
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni impure, le loro donne hanno cambiato rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna si sono accesi di passione gli uni per gli altri commettendo atti ignominiosi uomini con uomini ricevendo così in se stessi la funzione che si addiceva al loro traviamento.
E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balia di un’intelligenza depravata, sicché commettano ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di malizia piena di invidia e d’omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia.
(Romani 1, 22-39)
COSI’ IL PROFETA ISAIA SPIEGA LA MENZOGNA DELL’IDOLO
“I fabbricanti di idoli sono tutti vanità e le loro opere preziose non giovano a nulla; ma i loro devoti non vedono né capiscono affatto e perciò saranno coperti di vergogna.
Chi fabbrica un dio e fonde un idolo senza cercarne un vantaggio? Ecco, tutti i suoi seguaci saranno svergognati; gli stessi artefici non sono che uomini. Si radunino pure e si presentino tutti; insieme saranno spaventati e confusi.”
(Isaia Cap. 44)
NDR: Il Vangelo a proposito delle parole di Isaia chiarisce ulteriormente… “saranno spaventati e confusi insieme” (cioè a prescindere se gli idolatri siano milioni) ammonendo: “se non farete penitenze, perirete tutti!”
L’IDOLATRIA “PRODUCE” CORRUZIONE ED IMMORALITA’ GENERALIZZATE CHE SI DIFFONDONO IN TUTTI GLI “SPAZI” DELLA VITA UMANA E SOCIALE!
Per tentare di chiarire quanta corruzione ed immoralità avveleni il mondo, le nostre società contemporanee, mi permetto qui di seguito di dettagliare, specificare alcune delle manifestazioni di questo male nel mondo di oggi (come anche in passato e in futuro) prendendo in esame quattro grandi soggetti fondamentali, costitutivi, nella società stessa, senza pretesa di essere esaustivo.
In riferimento all’attuale società (in specie e prevalentemente italiana) sono particolarmente messi in rilievo e presi in esame i seguenti soggetti:
- LA PERSONA (Il semplice cittadino)
- LO STATO E I GOVERNI
- LA FAMIGLIA
- UNA PARTE DEL CLERO E DEL LAICATO CATTOLICO
L’IDOLATRIA DELL’UOMO QUALUNQUE, OGGI
Sì, sono tante e tante nella nostra società contemporanea le persone che sono schiave della loro apparente libertà!
Incombono, dominano su di loro due grandi mali:
- IL RELATIVISMO MORALE: le regole del vivere l’esistenza sono decise dalla persona senza nessuno o nulla da cui si faccia giudicare; l’uomo diventa arbitro assoluto del suo vivere la propria vita! Quel che è bene o è male lo decide lui e lui solo!
- LA DITTATURA DEI DESIDERI: l’uomo non solo decide ciò che è bene o è male per sé (e per gli altri) diventando ultimo tribunale; fa tutto quel che gli piace fare, quel che ha come desiderio nella mente e nel cuore; fa quel che gli piace senza nessun giudizio su quel che fa e come lo fa; istintività, voglia, emozionalità, sentimentalità, nient’altro!
Questi due atteggiamenti dominano le sue giornate, il suo quotidiano vivere. Così sprofonda sempre più nelle sabbie mobili della sua falsa libertà!
L’IDOLATRIA E LA CORRUZIONE DI ALCUNE FRANGE DEGLI APPARATI STATALI E DI GOVERNI
Pur con sembianze democratiche (perché un voto periodico libero è abbastanza diffuso e frequente nella nostra società) sono numerosi i politici, i dirigenti della pubblica amministrazione che corrotti usano il potere politico come potere e non come servizio. Sono tanti che di fatto esercitano una vera dittatura con due strumenti principali di autentica oppressione sui cittadini più poveri e deboli:
- l’imposizione fiscale ingiusta, disumana, sproporzionata alle possibilità delle persone;
- le regole impossibili da osservare e che di fatto rendono tante persone oneste “fuorilegge”.
Così si impedisce e si soffoca la vita degli onesti. Ricordo che spesso i governi cadono sulle tassazioni! Le grandissime ingiustizie attuali nella società italiana dimostrano che i controlli del Consiglio di Stato, Corte Costituzionale etc. non servono a nulla se gli uomini sono corrotti. I controllori dovrebbero essere controllati. Comunque, per essere sinteticamente e chiaramente esaustivo, le retribuzioni di qualche centinaia di euro di tanta povera gente oppressa a fronte di centinaia di migliaia di euro di tanti che, guarda caso, stanno al potere … a partire da i Capi dello Stato e che si autoproclamano “onorevoli” danno la prova delle ingiustizie. Cosa impedisce di definire ladroni criminali quei legislatori che hanno stabilito con leggi queste misure. Verrà il giorno del giudizio di quel Dio che ama i poveri e grida guai ai ricchi. Verrà quel giorno e quando verrà non ci saranno diritti acquisiti o immunità parlamentari!
E’ di gravità enorme il potere come privilegi e non come servizio.
LA DERIVA ODIERNADI UNA PARTE DEL CLERO E DEL LAICATO CATTOLICO
Per questo paragrafo mi sembra necessaria una premessa: Il Catechismo della Chiesa Cattolica a pag. 247 testualmente così recita: “I laici hanno il diritto e anzi talvolta anche il dovere di manifestare ai sacri pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa e di renderlo noto agli altri fedeli”.
Io che sono un semplice laico, un fedele, cattolico ho quindi, il diritto di esprimere il mio pensiero, parere certamente poco importante, sul bene di quella Chiesa Cattolica che considero una grande madre e che a partire dal mio battesimo ad oggi mi ha accolto amorevolmente con i sacramenti e i suoi insegnamenti, la liturgia e devozioni mi ha “legato” a Cristo mio Salvatore che è la “cosa” più importante della mia vita e senza di Lui sarei creatura finita!
Ecco qui di seguito alcune mie osservazioni che mi escono dal cuore, dalla mia coscienza sulle condizioni nei nostri luoghi e ai nostri tempi di questa “grande madre”.
L’attuale gravissima diffusione di corruzione ed immoralità delle persone e della società in tutti gli spazi della vita umana e sociale che è sotto gli occhi di ciascuno di noi certamente interpella tra le altre cause la inadeguatezza evangelizzatrice di almeno una parte del clero e del laicato cattolico! Alcuni degli ultimi pontefici contemporanei hanno denunciato la grande mole di peccato, del male che è all’interno della Chiesa!
Duemila (e passa) anni fa, agli inizi del cristianesimo e ai quali bisogna urgentemente ed attentamente fissare lo sguardo perché la volontà di Nostro Signore sulla condizione della Chiesa era espressa in quella realtà, i primi cristiani vivevano una vera modalità comunitaria che aveva tre fondamentali caratteristiche:
1. si riunivano sistematicamente e frequentemente nello stesso luogo (Gerusalemme) che all’epoca era “SOTTO IL PORTICO DI SALOMONE”
2. condividevano la vita, gioie, dolori, beni, preghiere incessanti,
3. sollecitamente andavano dove pulsava la vita del popolo e per dirla alla maniera di papa Francesco “puzzavano di pecora” perché si “mescolavano” con la gente.
La vita della comunità era caratterizzata dalla preghiera, approfondimento della scrittura, impegno per opere di carità per il prossimo. Il pontefice emerito Benedetto XVI nel 1995 con Enciclica (quindi obbligo di osservanza da parte dei fedeli) proclamava che la Chiesa in un luogo, a prescindere dal numero che la costituisse, era ed è una comunità (dove due o più…) che osserva le dimensioni dinnanzi descritte, preghiera, parola di Dio, costruzione di opere di carità e se ne manca una sola in quel luogo la Chiesa non esiste!
Aggiungendo che la sola liturgia (ad es. la Messa) non basta e non convince di fede.
Il lettore di queste righe si guardi sinceramente e con attenzione intorno per vedere se nei nostri luoghi c’è e dov’è la Chiesa!
Continuando ad invitare il lettore a guardarsi intorno, io vedo con grande tristezza e mettendo tanti elementi alla rinfusa che hanno modalità diverse ma con identica disubbidienza agli insegnamenti della Chiesa, quindi di Cristo:
1. parte del nostro Clero e laicato cattolico passano gran parte del tempo rintanati nelle nostre fredde sacrestie a parlare di fiori, canzonette stile “sanremo” benedizioni di scapolari ecc.; improbabile (quasi mai) presenti nei bar, sulle strade, nei luoghi di lavoro, a parlare di Cristo, della sua parola ecc..
2. quella massa di “fedeli” che ai funerali, ai matrimoni, alle messe domenicali escono e sui sagrati, nemmeno si salutano diventano estranei dopo essersi dichiarati fratelli, figli dello stesso padre ecc. e durante la settimana continua l’estraneità e freddezza di rapporti tutt’altro che di fraternità; dove pulsa la vita sociale si parla di sport, di auto economiche nei consumi ecc, quasi mai di Dio!
3. Nelle nostre chiese: quanti coretti nascenti alla vista delle assemblea (cose che la chiesa non vuole) che dovrebbero essere aiutate e guidate al canto mentre invece spesso restano mute mentre si sentono solo i cori che con la solita chitarra che imperversa fanno canzonette stile Sanremo, poco o niente di corretta liturgia.
4. Processioni che mi sembrano camminate ecologiche, gite camuffate da pellegrinaggi in che non facilitano certo la crescita della fede; quelle feste religiose patronali con abbondanti sprechi di soldi, fuochi artificiali, luminarie, costosi spettacoli musicali notevoli per messaggi anticristiani, insomma tutto abbonda in paganesimo e i fedeli, invece di concentrarsi (almeno alle feste) per testimoniarsi eventuali esperienze di fede (se ce ne sono) è trascinata a battere le mani ai fuochi d’artificio più rumorosi, quelli che fanno più forte bum, bum!
5. Il già citato papa emerito Benedetto XVI alcuni anni fa parlava di quel “gigantesco fallimento della catechesi cristiana” ed io mi domando se fossi sacerdote e se fossi capace di dormire di notte al pensiero di tutta quella gioventù che dopo il catechismo per la prima comunione e la cresima abbandona in massa la chiesa dando un preciso giudizio sul criterio evangelizzatore di tanti parroci!
6. I fedeli che frequentano le nostre chiese sono notoriamente ignoranti in conoscenza della S. Scrittura e questa ignoranza “è ignoranza di Dio”.
7. Come fanno certi nostri sacerdoti a far fare le letture a messa a persone che, oltre ad altre notorie contraddizioni, si dichiarano appartenere a partiti che in Parlamento hanno votato per l’aborto, il divorzio etc…?
8. Un ultimo (ma l’elenco sarebbe lungo) non esaustivo pensiero: nelle nostre parrocchie vi sono alcune persone adulte che hanno sentito nella loro vita l’attrattiva dello Spirito Santo, di buona condotta “morale”, intelligenti, sensibili, (tra l’altro miei cari amici) eppure avverto una grande tristezza quando li vedo con funzioni delle chiese, di sagrestani. Intendo dire che le loro funzioni di servire ed assistere i celebranti le funzioni liturgiche considerate le loro possibilità mi appaiono, come direbbe S. Paolo, impiegate in “pratiche di poco conto nella loro mente carnale” mentre nella chiesa potrebbero essere importanti organizzati in comunità (non isolati come sono oggi) in qualità di missionari preoccupati assieme ai sacerdoti di organizzare occasioni di evangelizzazione dei parrocchiani e di annunciazione del Vangelo nei luoghi dove pulsa la vita sociale e ancora una volta, per dirla alla “papa Francesco”: “puzzare di pecora”. Tra l’altro c’è da osservare che la funzione che spesso esercitano di “portare l’Eucarestia ai malati”, che certamente non è da sagrestani, è invece, una funzione preziosa per i sacerdoti (e non per i laici) per molteplici ragioni.
Ormai la deriva di una parte del clero e del laicato cattolico a cui mi riferisco ha come causa l’ignoranza e disubbidienza alle direttive di madre chiesa, il fai da te e tanti “apparentemente fedeli cattolici” della religione prendono e praticano quello che piace tralasciando quello che veramente è importante, essenziale e, ripeto fino alla noia, oggi abbiamo chiese spesso piene e quasi nessun cristiano sulle strade! Io spero e prego Dio che ridesti nella nostra gente una vera religiosità che ridesti testimoni autentici della fede.
Se i fedeli (con la presenza dei sacerdoti) si riunissero spesso in piccole o grandi assemblee, invece di parlare di fiori e di canzonette (con scelte spesso ridicole del tipo canti di lodi alla Madonna all’Eucarestia) testimoniassero la loro poca o tanta fede, raccontassero dei segni di presenza di Cristo nella loro vita, programmassero la loro vita comunitaria nel territorio, approfondissero la conoscenza della liturgia, della S. Scrittura (Nuovo e Antico Testamento) pensassero ad opere come frutto della fede (senza le opere la fede è morta) avremmo una Chiesa vera, mentre oggi le parrocchie sono luoghi dove abbonda il “fai da te”, dove difficilmente cresce la fede nei cuori della gente e specie i giovani sono anni luce lontani dal Signore.
SE CI SONO SPERANZE DI SALVEZZA DELL’UMANITA’, QUANTE E A QUALI CONDIZIONI
La prima condizione è che l’uomo volga lo sguardo a Colui che lo ha “fatto” e redento: nostro Signore! L’uomo non può accampare meriti ma supplicare misericordia. Senza che nella sua libertà l’uomo non invochi il nome di Dio, di quel Dio che lo ha creato, redento e che lo tiene in vita (Dio è la fonte dell’essere) questi non può salvarlo. La salvezza deve essere voluta dall’uomo come sua libera scelta (drammaticamente è così).
La seconda condizione è proclamata con chiarezza nella liturgia: “Vieni sancte Spiritus, veni per mariam” ed è ricordata con veemenza e decisamente dal Dante Alighieri, il sommo poeta italiano, quando certamente divinamente ispirato grida: “Donna sei tanto grande e tanto vali che chi vuol grazia e a te non ricorre sua desianza vuol volar senz’ali” (Inno alla Vergine, Paradiso, Canto XXXIII). Soprattutto nostro Signore Gesù Cristo lo ha richiesto sulla croce mentre stava per morire. La Chiesa ha sempre creduto e proclamato che Maria Santissima è la porta per accedere al cuore di Dio che ha chiaramente affidato tutta l’umanità all’intercessione e protezione di sua madre!
LA BELLEZZA DELLA MADONNA NEL CULTO POPOLARE
Nessun mortale ha mai visto la Madonna ad eccezione delle veggenti (nelle loro apparizioni) e di uno sparuto numero di persone sue contemporanee e conterranee (duemila anni fa) eppure l’aggettivo più usato nella tradizione popolare cattolica per Maria santissima (con approvazione della chiesa è quello di “BELLA”! E’ ovvio ed evidente che “Bella” non sta per indicare le sue fattezze fisiche ma la “piena di grazia”, la “misericordiosa”, la “umilissima creatura”, la “fedele nell’amore” cioè la grandissima per intensità qualità spirituali e morali della Madonna.
Tutto questo per significare che la grandezza spirituale è identificata con la bellezza come proclama uno dei tanti canti popolari che risuonano nelle nostre chiese e che, appunto, esaltano la bellezza della NOSTRA MADRE CELESTE!
“Dell’aurora tu sorgi più bella, coi tuoi raggi a far lieta la terra e tra gli astri che il cielo rinserra, non vi è stella più bella di Te! Bella tu sei qual sole, bianca più della luna… e le stelle le più belle, non son belle al par di Te!”
NOI “MORTALI” SULLA BELLEZZA E GRANDEZZA DI MARIA SANTISSIMA POSSIAMO SOLO BALBETTARE!
Anche se l’uomo non potrà amare gli altri come la Madonna, li ha amati, ama e amerà, ciononostante deve guardare a Lei per il massimo possibile di imitazione.
BISOGNA ALZARE LO SGUARDO PER CONTEMPLARE COLEI CHE:
- ha saputo dire SI’ senza esitare al misterioso invito di Dio;
- ha accolto sempre con pazienza e amore le circostanze avverse della vita;
- ha portato nel suo cuore un quasi continuo innocente dolore;
- ha fedelmente, amorevolmente curato, accudito e fatto compagnia a suo figlio sino a vederlo morire (straziata per una morte così crudele ed atroce);
- continua a proteggere, amare i suoi figli e a proteggere questa povera umanità perfino continuando ad apparire in luoghi geografici chiaramente precisi e con continuità storica (specie in questi ultimi decorsi tempi): a Lourdes, a Fatima e (forse) a Medjugorje.
Per Lei non ci sono parole adeguate per parlare della sua grandezza, della sua bellezza, del suo cuore.
L’uomo può solo balbettare!
CONTINUANDO A “BALBETTARE” SULLA BELLEZZA E GRANDEZZA DELLA MADONNA
Maria Santissima è bellissima e grande nell’amore in tutta la sua vita!
- Bella all’annuncio divino,
- Bella nell’attesa della nascita di Dio-Uomo,
- Bella a Natale in una misera e fredda grotta,
- Bella nella cura di Gesù adolescente vegliando alla sua crescita in età, sapienza e grazia,
- Bella nel salire piangente il calvario con Suo Figlio,
- Bella nell’assistere straziata all’ultimo respiro di Gesù, alla morte di Colui che dà la vita, al re dei re,
- Bella alla risurrezione del Suo Signore,
- Bella alla sua assunzione in cielo dopo tanto soffrire,
- Bella nelle sue apparizioni a Fatima, Lourdes e forse a Medjugorje per assistere e sostenere la nostra povera umanità.
Per non continuare nel mio balbettare su Nostra Madre Celeste, ho pensato di rubare adeguate parole al più grande dei nostri poeti: Dante Alighieri.
LA GRANDEZZA DI MARIA SANTISSIMA NELLE PAROLE DEL PIU’ GRANDE DEI POETI: DANTE ALIGHIERI
"Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
Umile ed alta più che creatura,
Termine fisso d'eterno consiglio.
Tu se' colei che l'umana natura
Nobilitasti sì, che il suo Fattore
Non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore
Per lo cui caldo nell'eterna pace
Così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridïana face
Di caritate; e giuso, intra i mortali,
Se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
Che, qual vuol grazia e a te non ricorre,
Sua disïanza vuol volar senz'ali.
La tua benignità non pur soccorre
A chi domanda, ma molte fiate
Liberamente al domandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
In te magnificenza, in te s'aduna
Quantunque in creatura è di bontate!
(Dante, Paradiso, XXXIII)
COMUNQUE ALLA FINE IL SALVATORE E’ GESU’ CRISTO: “NON CI E’ DATO ALTRO NOME NEL QUALE SALVARCI”
Proprio LUI, NOSTRO SIGNORE:
- Colui che per amore senza limiti ha abbandonato la sua vita umana nelle mani, nelle grinfie, nella stolidità della cattiveria umana;
- Colui che per amore infinito si è lasciato perfino sputare, schiaffeggiare senza reagire;
- Colui che per amore infinito ha voluto perfino portare sulle sue spalle lo strumento della Sua morte, la pesante croce sull’irta via del Calvario;
- Colui che per amore infinito è “giunto” a una tale sofferenza da fargli gridare: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”!
- Colui che per amore infinito, dopo la sua resurrezione ha guardato agli uomini, suoi assassini, che nemmeno per un solo istante li avrebbe abbandonati e sino alla fine del mondo!
COSI’ COME DETTO PER MARIA SANTISSIMA, ANCOR DI PIU’, PER IL NOSTRO SIGNORE E SALVATORE POSSIAMO SOLO BALBETTARE
Ancora:
Colui che per amore infinito oggi, come ieri e domani, nelle migliaia e migliaia di tabernacoli sparsi nelle chiese cristiane del mondo, attende continuamente (24 ore su 24) il colloquio con gli uomini suoi figli e fratelli, attende una visita spesso improbabile. Egli attende con amore implacabile, senza interruzione;
Colui che per amore infinito continua a soffrire con innocente dolore nelle carni di tanti bambini uccisi (prima ancora di nascere) in tanti poveri oppressi da tanti ricchi, in molti tribolanti innocenti in tutto il mondo; in innumerevoli morti sui barconi, per annegamento a Lampedusa e dintorni!
Colui che (secondo le rivelazioni di Medjugorje) se l’uomo sapesse quanto il suo creatore lo ama… “piangerebbe di gioia”!
Colui che come afferma S. Paolo, l’uomo è amato dal Suo Signore al di là di ogni umana immaginazione.
Colui che a tutti ha dato una speranza e a ogni donna una così grande dignità da assumere una quale sua madre e regina del Regno dei Cieli, cioè del suo Regno.
Proprio Lui è l’unico (non c’è nessun altro) che possa salvare l’umanità da una possibile autodistruzione globale (per niente teorica o improbabile dopo la scoperta della bomba atomica!)
…E AVVICINANDOCI ALLA CONCLUSIONE
Se è vero, come è vero, che l’uomo, quindi l’intera umanità, può essere salvata qui e per l’eternità, non dalla politica, dai partiti, da sistemi sociali, culturali, filosofici, ideologie varie, etc, ma solo dal Suo Signore e solo se l’uomo nella sua libertà lo voglia e al suo creatore e redentore volga lo sguardo e il cuore (perché Dio rispetta fino in fondo la libertà dei suoi figli).
La seconda condizione (come detto e ridetto nelle parole precedenti di questo paragrafo) è che volgersi a Dio “passi” attraverso l’intercessione di Sua Madre.
E’ così che chi mi ha creato e redento mi può salvare per sempre.
Come per la grandezza e la bellezza della Madonna, l’uomo può solo balbettare, molto di più per la grandezza e la bellezza di Nostro Signore Gesù Cristo il balbettio è accentuato.
Anche per questo, per parlare del mio (e nostro) Dio, ho ribadito e riporto nel prossimo paragrafo le parole molto più degne a un gigante della fede: Agostino d’Ippona, santo.
COME PARLA DI GESU’ CRISTO
SANT’AGOSTINO D’IPPONA
SÌ, dopo la mia spudorata indegnità del mio balbettio, ho pensato di rubare più degne parole per parlare di Nostro Signore, ad un grande della nostra cristianità: Agostino d’Ippona, santo!
Eccone alcune testuali parole:
Confesso di aver cercato erroneamente e stupidamente la bellezza nelle creature invece che nel Creatore!
Aprendo gli occhi, la bellezza la ho poi cercata nel creato, nell’uomo, nella società, nella Chiesa ma soprattutto in Cristo, il più bello tra i figli dell’uomo:
- bello nel seno materno,
- bello nel suo nascere,
- bello nella sua passione,
- bello sulla croce,
- bello col fianco squarciato,
- bello dopo “tutto è compiuto”
- bello nella resurrezione.
Perché l’amore di Cristo per gli uomini è splendore di bellezza, causa della nostra interiore bellezza!
A cura di Nicola Esposito
Laico-Cattolico
Gennaio 2019