Una parte del mio documentario
Il video parla di me: la mia storia attraverso le mie immagini. Infatti, se mi conosceste, capireste che non sono uno che parla tanto con la bocca, ma le mie immagini, i miei filmati parlano per me, mostrando la splendida e colorata confusione che abita tra i miei capelli e dentro la mia testa.
Quello che vorrei che tutti apprezzassero di questo filmato è la mia spiccata immaginazione che resta accesa e attiva 24h/24h…Buona visione!
Lo spezzone che vi mostro racconta di Babacar, insegnate nel corso di sartoria presso CasaScalabrini 634, spazio unico di accoglienza dove anche io sono stato ospitato. Anche Babacar è stato ospite in questa strutture ed ora che ha raggiunto l’autonomia, ha deciso di dare una mano anche lui.
Con tanti altri ragazzi come me ho sperimentato l’utilità di essere preparato proprio a cercare la mia autonomia. “Trovare un luogo da chiamare casa” è il punto fondamentale di ognuno che passa da questo luogo in Via Casilina.
Le altre voci che conoscerai, non appena avrò finito il montaggio del mio “doc”, raccontano la loro storia di arrivo e di maturazione fino all’autonomia: conoscerti Nabou, Sonam, Ousmane, voci ed esistenze, una più interessante dell’altra. E poi c’è Chiara che svolge il ruolo di operatrice nella casa.
Tutti hanno un desiderio comune: testimoniare che un’altra umanità esiste, ed è fatta da persone capaci di accogliere a cuore aperto, proteggere da chi si vuole approfittare di te, promuovere ogni competenza che porti dentro e contribuire ad integrare ogni migrante, ogni nuovo cittadino di questo paese.
Questo spezzone del documentario che sto ultimando di montare racconta i miei primi passi qui in Italia, passi che ho compiuto grazie allo sport che è la mia vita: il baseball.
Giocare , infatti, è più che allenarsi, vincere (o perdere) delle partite. Per me e per i miei compagni vuol dire famiglia, farsi compagni di strada. Tutto il meglio che sperimento della mia vita, da quando mia mamma mi ha portato la prima volta sul campo da gioco, è come se si illuminasse al massimo quando calpesto quel terreno.
Il documentario, però, continua raccontando di quesa mia nuova “famiglia”, ritrovata lontano da casa: di Muchachon, di Salvatore, di Marco e di tanti altri la cui presenza non manca mai nelle mie giornate.
Obiettivo del filmato è mostrare come attraverso lo sport, questo sport forse un po’ meno noto, si possa raggiungere l’integrazione tra vecchi e nuovi concittadini, tra esseri umani, in fondo, che sono “diversi” solo per la nazionalità e la lingua che parlano, ma identici nei sogni e alle aspirazioni.
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In giro per Roma
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