Partiamo dicendo che spesso si dice "Psicologo" per riferirsi a chi è anche Psicoterapeuta (quindi, ha la specializzazione in Psicoterapia) e che c'è una domanda apposita più in basso che ne spiega le differenze.
Qui parliamo di "Psicoterapeuta", che include anche tutto ciò che fa lo Psicologo.
Andare dallo Psicologo Psicoterapeuta, significa intraprendere un percorso di analisi interiore per poter comprendere meglio sé stessi, i propri comportamenti, le reazioni e i pensieri; significa rivivere e risignificare la propria storia, per poterle dare un senso compiuto. Significa avere uno spazio personale, sicuro, libero e non giudicante per affrontare problemi, sofferenze, malesseri, incomprensioni, per poter andare oltre il sintomo, provando a dargli una "spiegazione" simbolica del perché lo proviamo, quindi "cosa c'è sotto": come capita ad esempio con l'ansia, con la depressione, lo stress, i traumi; con i problemi di relazione, i disturbi alimentari, fobie o altro tipo di difficoltà.
Molte delle nostre emozioni, reazioni, comportamenti, meccanismi relazionali e difficoltà quotidiane non nascono solo dal presente, ma da vissuti passati, spesso inconsci: ci guidano e continuano ad influenzarci anche se non ne siamo del tutto consapevoli. La psicoterapia (dell'orientamento che abbraccio, il "dinamico") si basa proprio su questo: sull’idea che parti importanti della nostra mente funzionano "sotto traccia", come se fossero dietro le quinte, influenzandoci.
Lo scopo non è solo “stare meglio”, ma comprendere il proprio mondo interno: da dove vengono certe paure? Perché si ripetono sempre gli stessi errori relazionali? Perché ci sentiamo bloccati, vuoti o confusi? Cosa c'entra il passato con quello che vivo oggi?
Attraverso il dialogo con il terapeuta, la persona comincia a dare senso a ciò che prova, a tirare il "filo rosso" che spesso concatena tutto in maniera "logica e consecutiva".
La Psicoterapia è un processo di conoscenza profonda, trasformazione interiore e integrazione di parti di sé spesso dimenticate o negate. Non è solo “curare un problema”, ma imparare a vivere con più autenticità, libertà e consapevolezza.
Innanzitutto, sono tutti e 3 professionisti sanitari. Ma ci sono nette differenze:
Psicologo: laureato in triennale e magistrale in Psicologia e abilitato, dopo un tirocinio professionalizzante, tramite Esame di Stato necessario per l'esercizio della professione di Psicologo.
Si occupa di sostegno psicologico (e non di trattamento terapeutico) e di valutazioni psicodiagnostiche (qui parliamo di psicologi clinici: esistono anche altre specializzazioni come psicologo dello sport, psicologo del lavoro e neuropsicologo, principalmente).
Psicoterapeuta: è la specializzazione dello Psicologo, cioè tutto l'iter sopra menzionato più ulteriori 4 anni di Scuola di Specializzazione in Psicoterapia (e ulteriori vari tirocini). Esistono vari approcci terapeutici/scuole di pensiero: il mio è un approccio "dinamico", tra lo psicoanalitico e il relazionale.
Lo Psicoterapeuta si occupa del trattamento, della cura del disagio psicologico (che va oltre al sostegno), tramite strumenti tecnici e terapeutici acquisiti. Ad esempio, tratta ansia, depressione, comportamenti disfunzionali, problemi relazionali, attacchi di panico, disturbi di personalità, disturbi post-traumatici, disturbi alimentari, fobie, ecc.
Attenzione: nessuno dei due è laureato in medicina, quindi non può prescrivere farmaci! Anche perché il nostro approccio è basato sulla cura tramite la parola, quindi cerca di evitare l'assunzione di psicofarmaci (nonostante, a volte, sia un sostegno parallelo necessario, preferibilmente temporaneo).
Psichiatra: laureato in medicina e con i 4 anni di Scuola di Specializzazione in Psichiatria. È colui che prescrive farmaci e si occupa del trattamento pressoché degli stessi disagi citati sopra, ma da un punto di vista chimico, biologico, agendo a livello di "organo cervello".
I laureati in medicina possono decidere di specializzarsi in psicoterapia anziché in una specializzazione medica (ad esempio, cardiologia, ortopedia, neurologia, ecc.). Per gli psicologi non è consentito il percorso contrario (non si può diventare medici). Gli Psichiatri, inoltre, hanno diritto a iscriversi all'Albo degli Psicoterapeuti anche senza aver frequentato la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia (quindi "solo" con la Specializzazione in Psichiatria). Di contro, gli Psicoterapeuti non possono iscriversi all'Albo degli Psichiatri.
Come Psicoterapeuta, mi avvalgo di un approccio "dinamico", ovvero una scuola di pensiero, un "modo di vedere la mente", quindi anche una tecnica terapeutica: nel mio caso, l'approccio che utilizzo si muove tra l'orientamento "psicoanalitico" e il "relazionale", con una forte considerazione di un impronta diagnostica di personalità.
L'approccio dinamico si concentra sulle relazioni interne (intrapsichiche) che ci sono tra pensieri, emozioni e comportamenti nella persona.
L'approccio dinamico si fonda su due concetti: inconscio e conflitti. Ognuno di noi ha un inconscio e la sua attività interna (perciò "dinamico", perché in continuo movimento e sviluppo assieme alla persona) può creare conflitti, rimossi, comportamenti disfunzionali (sbagliati, nocivi, inadatti, ecc.) oppure credenze o pensieri inadeguati.
Originariamente sviluppato dalla Psicoanalisi di Sigmund Freud, si concentra sull'importanza dell'elaborazione delle esperienze complesse o possibilmente traumatiche e sulla comprensione delle dinamiche inconsce (e non) che influiscono sulla persona.
Freud è stato "solo" il padre di questo approccio: nel corso degli anni, tante teorie si sono sviluppate, sono state verificate e integrate da ricerche scientifiche, studi neuro-biologici e influenze di psicoterapeuti e psichiatri moderni e contemporanei. Per questo, è un approccio sempre attuale e in continuo aggiornamento.
Così, il terapeuta cercherà di comprendere i conflitti interni che causano stress o problemi emotivi e lavora con il paziente per risolvere, depotenziare, superare o accettare questi ultimi. Il processo terapeutico spesso implica l'esplorazione delle esperienze passate del paziente e l'analisi dei modelli di pensiero e di comportamento che sono stati sviluppati a seguito di queste esperienze.
La Psicologia della Salute, oltre all'intervento e al trattamento, pone attenzione anche verso la prevenzione e la promozione della salute: vede la persona come tale e non come portatrice di un problema, con un approccio bio-psico-sociale, senza prescindere dal contesto nella quale è inserita, dalla soggettività e dall'unicità di ciascuno.
Dunque, l'intervento è volto, anche e soprattutto, alla ricerca e allo sviluppo delle risorse e delle potenzialità della persona, la prevenzione e la promozione di stili di vita sani e funzionali, non solo quindi al debellamento del sintomo o del malessere.
Ancora, essere Specialista in Psicologia della Salute, oltre al dialogo psicoterapeutico con il singolo, mi permette di dialogare con i gruppi, le comunità locali, le istituzioni e i diversi sistemi organizzativi (scolastici, sociali, assistenziali, sanitari), proponendo progetti di promozione, prevenzione e intervento coerenti con le domande di salute.
Non ultimo, mi porta a svolgere in modo autonomo la pratica professionale nel contesto del Servizio Sanitario Nazionale, negli ambiti della consulenza clinica, della formazione, della progettazione di interventi, del coordinamento e dell'organizzazione sanitaria.
Il lavoro in team con le diverse professionalità è nella predisposizione della mia figura ed è l'approccio più adatto al servizio della salute.
Nel mio orientamento, il lavoro psicoterapeutico non ha, per sua natura, una tempistica precisa: è un processo che non si può prevedere perché dipende da tanti fattori, squisitamente soggettivi. Un problema X potrebbe pesare tanto per una persona e molto meno per un'altra, pur essendo, di base, lo "stesso" problema.
Questa visione, però, in realtà, può essere anche protettiva e rimandare serenità, togliere quell'"ansia" del dover raggiungere il benessere in un tempo prestabilito dall'esterno ed eliminare quella credenza "magica" che "sicuramente in X tempo il tuo disagio sarà scomparso".
Certo è che ci sono percorsi che possono risolversi in meno o più tempo di altri, ma ciò dipende da diversi fattori e si concretizza nel mentre.
Lo psicologo è "professione sanitaria" dal 2018 (DDL "Lorenzin", 3/2018): ciò significa maggiori tutele e garanzie per il paziente e un riconoscimento e ruolo sociale per la professione.
La psicologia rientra nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ovvero le prestazioni di salute che il Servizio Sanitario Pubblico e lo Stato devono garantire in prima linea ai cittadini.
La professione di psicologo è regolamentata dal 1989 con la legge n° 56 ed è riconosciuta dall’ordinamento giuridico secondo l’articolo 33 della Costituzione.
Inoltre, abbiamo un nostro Codice Deontologico che detta le regole di condotta da seguire. Una delle più importanti è che siamo tenuti a rispettare il "segreto professionale": tutto quello che viene detto in seduta, resta in seduta e non può essere rivelato a terze persone (salvo stretti e specifici casi), pena ripercussioni a livello civile e penale.