Il Nuraghe Diana, situato sulla litoranea per Villasimius, è un antico complesso nuragico che faceva parte del sistema difensivo costiero. Costruito nel XIV secolo a.C., si trova in una posizione strategica sulla collina di Is Mortorius, a nord del promontorio, e ha una vista panoramica sul Golfo degli Angeli. Durante la sua storia, è stato utilizzato come postazione militaree ha subito modifiche, come l’aggiunta di una torretta di avvistamento durante la Seconda Guerra Mondiale. La struttura del nuraghe è composta da una Tholos Centrale, due torri minori, un vano scala e un vano di disimpegno, tutti collegati da imponenti mura che formano una pianta triangolare intorno a un cortile quadrangolare. Al suo interno si trovano importanti dettagli architettonici, come nicchie simmetriche e una finestrella triangolare. Realizzato interamente in granito, il nuraghe presenta murature di grandi dimensioni. Nei dintorni sono stati scoperti i resti di un villaggio e di alcune capanne. Il Nuraghe Diana è un importante sito archeologico della cultura nuragica del Sud Sardegna.
Info e prenotazioni:
Telefono: +39 338 5689854
Email: info@nuraghediana.com
La Villa Romana del litorale di Quartu, in località Sant’Andrea, è una delle poche testimonianze di insediamento di età imperiale in contesto non urbano in Sardegna. È stata restaurata, consolidata e resa visitabile grazie a una piazzetta che la sovrasta. Sul mare una serie di ambienti fra loro non comunicanti è disposta su due file parallele, e la presenza di due pozzi cilindrici, ai lati di una sorta di edicola, fanno immaginare l’alternanza di ambienti coperti e scoperti. Il pavimento era composto da laterizi di grandi dimensioni. Frammenti di tegulae hamatae (mattoni usati negli ambienti termali) facevano pensare che l’edificio fosse dotato di un impianto di riscaldamento ad aria calda. Altre strutture, di cui non è rimasta la parte elevata, affioravano a distanza diversa dall’acqua. Al momento della scoperta, oltre alla tecnica muraria non sono stati trovati elementi utili per datare la struttura: i muri erano costruiti con alternanza regolare tra mattoni e piccoli conci in pietra, una tecnica di costruzione a opera mista usata in Sardegna nel III-IV sec d.C. Oggi si attendono altri studi per datare la Villa con più precisione.
Orari di apertura: ogni giorno. Accesso libero.
La torre costiera Foxi fu eretta dagli Spagnoli nel 1578. Il suo scopo era quello di controllare le coste dagli sbarchi dei saraceni; era controllata da due soldati con armi leggere che intercomunicavano a ovest con la torre di Carcangiolas e a est con quella di S. Andrea, oggi distrutta. Si mantiene oggi in discrete condizioni. Posata a 2 mt s.l.m. con la classica struttura tronco-conica costituita a tre livelli, livello basso con cisterna dell’acqua e magazzino, livello medio con ambiente voltato a cupola per alloggio dei militari, e terrazza per le attività di controllo e armamento. L’accesso dall’esterno era sopraelevato e vi si accedeva con scala mobile in legno o di corda. Dalla torre è possibile avvistare nitidamente, in caso di bel tempo e assenza di foschie, anche le altre torri presenti nel litorale quartese o in quello cagliaritano (la torre di Mezza Spiaggia o torre Spagnola, la torre del Poetto e la torre di Sant’Elia).
Orari di apertura: ogni giorno. Accesso libero.
La Basilica dedicata a Sant’Elena, costruita nel XII secolo, è stata modificata nel corso dei secoli da maestri locali e decorata con pitture murali. L’ampliamento del 1780 le ha conferito la sua forma attuale. L’interno presenta una navata a croce latina con tre cappelle laterali per lato, tra le quali spiccano quelle del Rosario e del Santissimo. Una bellissima struttura ricca di arredi marmorei, come il fonte battesimale, il pulpito e l’altare maggiore in stile barocco, e di arredi lignei settecenteschi tra i quali la scultura di Sant’Elena e gli altari del Rosario e del Sacro Cuore. La Sacrestia conserva il lavabo marmoreo, la paratora lignea e numerosi dipinti su tela datati tra il XVII e il XIX secolo. Molti i dipinti di evidente pregio e valore sia storico che artistico. Nel 2007, Papa Benedetto XVI l’ha elevata al titolo di Basilica. Dopo il restauro della facciata nel 2011, è stato collocato un nuovo tabernacolo nella cappella del Santissimo, realizzato con marmi policromi provenienti dall’altare maggiore della cattedrale di Cagliari.
Orari di apertura: ogni giorno. Accesso libero.
Il Convento di Quartu, costruito secondo lo stile architettonico cappuccino, presenta somiglianze con i primi due conventi dell’ordine a Cagliari. Situato vicino alla Chiesa di Sant’Agata, confina con la piazza Matteotti, la via Brigata Sassari e la piazza Azuni. L’edificio ha subìto numerosi interventi di restauro e trasformazione nel corso del tempo, ma conserva ancora molte delle sue caratteristiche originali, tra cui un chiostro quadriporticato con una cisterna al centro. Il lato meridionale del chiostro è adiacente al muro della chiesa e sono stati rimossi i contrafforti per creare continuità. Il portico è coperto da archi a tutto sesto, tranne nel braccio occidentale dove c’è una volta a botte ribassata. Intorno al chiostro ci sono vari ambienti con copertura a botte e un lungo corridoio, sempre voltato a botte, si estende parallelo al lato settentrionale del portico. L’edificio è stato completamente ristrutturato e parte di esso è utilizzata dagli uffici comunali.
Orari di apertura: ogni giorno. Accesso libero.
La chiesa campestre di Nostra Signora del Buoncammino è situata su un'altura da cui domina il Simbirizzi, sul luogo del villaggio medievale di Simbilis. Sorgeva vicino alla strada romana che passava verso il Sarrabus, intitolata alla Madonna Odigitria, cioè del Buoncammino, a protezione del viandanti e dei pellegrini. La semplice facciata a capanna dell'impianto originario trecentesco, è conclusa da un campanile a vela ed e preceduta da un piccolo loggiato a capriate, aggiunto posteriormente, con l'intento di offrire riparo ai pellegrini in occasione delle feste patronali. Ci si immette all'interno attraverso una porta rettangolare, tardocinquecentesca, i cui stipiti, l'architrave e le mensole sono realizzati in conci di tufo decorati da rosoni e rosette di gusto classico, di raffinata esecuzione da parte dei picapedras della zona. A destra dell'ingresso, l'acquasantiera è costituita da un rocco di colonna romana su cui poggia un capitello utilizzato come materiale di spoglio. L'interno ad aula mononavata allungata, è concluso da un ampia abside semicircolare che accoglie il vecchio altare in pietra, nascosto da una recente mensa in granito su cui poggia un polittico ligneo pesantemente ridipinto, forse settecentesco, risultante dall'assemblaggio di varie parti, di cui la predella, probabilmente proveniente dalla distrutta chiesa di Sant'Elia, risulta il pezzo più antico (XVII sec.). Il manufatto, che conserva ancora la cromia originaria, consta di undici riquadri nei quali sono raffigurati i santi Cosimo e Damiano, gli evangelisti Marco, Matteo, Luca e Giovanni, i santi Sebastiano, Lucia, Caterina e Rocco, mentre nel riquadro centrale e rappresentato uno sbarco di navi presumibilmente sul Golfo di Cagliari. Proviene dalla stessa chiesa di sant'Elia, il piccolo simulacro ligneo del santo profeta (XVII sec.), vestito di un saio marrone e recante un libro e la tradizionale spada fiammeggiante. A Nostra Signora del Buoncammino appartengono anche simulacri della Vergine patrona e di Sant'Anastasia attribuibili ad artigiani locali operanti nel XVIII secolo.
La chiesa viene aperta in occasione delle feste dedicate a Nostra Signora del Buoncammino, Sant'Andrea, Sant'Anastasia e Sant'Elia organizzate da comitati e parrocchie locali.
La chiesa è ubicata presso l'omonimo stagno e conserva sostanzialmente l'impianto originario, ascrivibile alla fine del XIII secolo, con evidenti riferimenti ad un ambito culturale tardo romanico, sia pure improntato a criteri di grande semplicità.
Il primo documento attestante l'esistenza della Chiesa di San Forzorio è la relazione sulla visita pastorale del 1599, dove viene descritta in stato di semiabbandono. Tale situazione indusse mons. Lasso Sedano a nominare obrieri i quartesi Antioco Milia e Antioco Piludu, affinché si dedicassero al restauro con i soldi raccolti dalle donazioni dei fedeli, in particolare coloro che la ricordavano nelle ultime volontà. Nella terza decade del XVIII secolo tuttavia l'edificio era ancora in rovina. Fu quasi completamente ricostruito prima del 1761, data di alcuni documenti che citano la pensione annuale per lo svolgimento della festa. Nel 1793, come ricorda il Rossi Vitelli, l'edificio venne profanato dai soldati francesi sbarcati sulle coste quartesi al ‘Margine Rosso’. La chiesa non è più officiata dai primi decenni di questo secolo ed è incorporata nel compendio di una grande fattoria di proprietà degli eredi Perra. La chiesa è ubicata presso l'omonimo stagno e conserva sostanzialmente l'impianto originario, ascrivibile alla fine del XIII secolo, con evidenti riferimenti ad un ambito culturale tardo romanico, sia pure improntato a criteri di grande semplicità. L’inesistente documentazione archivistica rende incerta l'origine del nome del Santo a cui è dedicata, che non figura in nessun martirologio né menologio e pertanto può essere la deformazione popolaresca di un altro nome, probabilmente San Lussorio oppure Forzore, nome ancora in uso in Toscana. La facciata, munita di un piccolo campanile a vela con una sola luce dall'arco a tutto sesto, ha un terminale simile a quello della Chiesa di S. Platano. Gli stipiti della porta rettangolare, le mensole su cui poggia, così come l'architrave, sono monoliti recuperati forse da qualche costruzione romana di più notevoli proporzioni, come il grosso blocco di pietra e il frammento di colonna scavato da un lato che giacciono accanto all'edificio. Sulla mensola che regge a sinistra l'architrave della porta è scolpito uno stemma bipartito irriconoscibile. La luce di ingresso è sovrastata da una rudimentale monofora quadrata. Nel prospetto posteriore sporge il corpo cilindrico dell'abside, realizzato in pietrame e malta come la parte superiore della muratura e non coevo al primo impianto, sovrastata da una monofora rettangolare, che all'interno assume la forma di una piccola croce greca. L'unico elemento decorativo è la cornice di conci che sporge regolarmente dai muri laterali interrompendosi a metà per comprendere due gocciolatoi scanalati.
La chiesa oggi è di proprietà della famiglia Perra. Visite guidate a cura del proprietario Sig. Raffaele Perra.
Nel sito in cui sorge oggi la chiesa sorgeva un tempo un edificio religioso dedicato a san Gregorio Magno. Il convento fu fondato nel 1897 dal padre Ferdinando Diotallevi. La costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1898 (sotto l'egida dei frati francescani) e venne ultimata nel 1904 con la costruzione del campanile e il 27 dicembre dello stesso anno consacrata da monsignor Balestra e dedicata a Sant'Antonio di Padova. Il 19 dicembre 1954 la chiesa fu elevata al rango di parrocchia, la terza della città.
La chiesa subì un importante intervento di restauro tra gli anni sessanta e settanta per riadattare l'edificio, e in particolare il presbiterio, alla riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II. La facciata è alta e stretta si conclude in un timpano triangolare; al centro della facciata si apre il portale, delimitato da una cornice modanata e sovrastato da una lunetta in cui è raffigurato Sant'Antonio col Bambin Gesù. Al di sopra del portale è presente una bifora ad arco a sesto acuto, nella cui vetrata è rappresentata la scena dell'Annunciazione, compresa tra due nicchie anch'esse ad arco a sesto acuto: la nicchia di sinistra contiene una statua di San Francesco, la destra una statua di Santa Chiara. Il campanile, rivestito da una copertura piramidale, è a pianta quadrata; nella cella campanaria si aprono quattro ampie finestre ogivali. La chiesa presenta una pianta a croce greca. L'incrocio dei bracci è sovrastato da una cupola ottagonale, raccordata da pennacchi trigonali ai quattro pilastri che delimitano il quadrilatero centrale; su di esso si affacciano due grandi cappelle, che costituiscono il transetto: la cappella di San Francesco (a sinistra) e la cappella del Sacro Cuore di Gesù (a destra). Degna di nota è la cappella della Vergine di Lourdes, in cui è presente una ricostruzione della Grotta di Massabielle.
Il Parco Europa esiste dal 1997 ed è uno dei parchi più grandi di Quartu e si trova al centro del quartiere fra Via Pitz' e Serra, Via Germania e Via Irlanda e Via S. Antonio, nelle quali sono ubicati i cinque ingressi. Il Parco ospita diverse attrazioni ludiche per grandi e piccoli ed appositi spazi destinati alle deiezioni degli animali ed è un apprezzato polmone verde nel quartiere più grane e moderno della città.
Orari di apertura: ogni giorno dalle ore 7:00 alle ore 12:00 e dalle ore 17.00 alle ore 22.00.
Il Parco Matteotti sorge a ridosso dell'ex convento dei Cappuccini e si innesta in quello che prima del 1888 fu l'orto del convento. Oggi è un parco adatto alle famiglie e ai giovani che comprende alcuni giochi per bambini, svariate varietà di piante e una scalinata semicircolare.
Orari di apertura: ogni giorno dalle ore 7:00 alle ore 12:00 e dalle ore 17.00 alle ore 22.00.
Un luogo in equilibrio tra uomo e ambiente, tra specchi d’acqua e vestigia di antiche saline: per i circa 400 mila cittadini dell’area vasta di Cagliari è un’oasi di svago a pochi passi da casa, per i fenicotteri rosa, i suoi abitanti più famosi, è la dimora perfetta.
L'area umida di Molentargius, dalla dismissione della attività di estrazione del sale, avvenuta nel 1985, ha attraversato un percorso di riqualificazione e trasformazione in quello che ora è uno dei siti più ricchi di specie dell'avifauna dell'intera Sardegna. Lo stagno di Molentargius è risultato negli ultimi anni il sito più importante nel bacino del Mediterraneo per quanto riguarda la nidificazione dei fenicotteri. Il Parco, oltre ad ospitare una grande varietà di habitat e specie di importanza comunitaria, conserva ancora le tracce del suo passato testimoniato dagli affascinanti edifici dei primi del ‘900 della Città del Sale e degli antichi macchinari industriali.
Orari di apertura: accesso libero ogni giorno [dalle ore 7:00 alle ore 12:00 e dalle ore 17.00 alle ore 22.00.]
Il luminoso slargo alberato di Piazza IV Novembre prende il nome dalla data dell'armistizio alla fine della Prima Guerra Mondiale e si instaura in una precedente spianata libera da abbellimenti urbanistici datata agli albori del 1900. Al posto degli alberi e delle panchine oggi visibili v'era un grande slargo spianato che veniva chiamato "Le Aje" o "Is Argiolas" (aie in sardo) ed era adibito alla lavorazione dei covoni di grano. In tutta la sua storia, la piazza ha subito svariate modifiche e altrettanti usi: zona destinata alla trebbiatura del grano, cimitero (oggi scomparso del tutto), mattatoio, polo commerciale, luogo per sagre e feste come quella de "su pinnoni" (albero della cuccagna) e corsa di cavalli.
Questo edificio che svetta per i suoi colori vivaci in Via Vittorio Emanuele (ricostruiti grazie ad un recente restauro) rappresenta uno dei pochi resti del periodo Liberty in città. Questo stile architettonico e artistico si è sviluppato a Quartu tra fine Ottocento ed inizi Novecento ed è collegato ai ceti abienti cittadini che volevano metter in mostra la propria opulenza e vicinanza ad uno stile innovativo per il loro tempo: l'Art Nouveau.
Il palazzo in particolare è posizionato ad angolo tra l'attuale Via Vittorio Emanuele e un suo diverticolo e mostra tutta la sua bellezza per i colori nitidi e luminosi. La struttura è suddivisa in altezza da tre livelli sovrapposti dei quali, l'ultimo è certamente quello più spettacolare. Si tratta di una loggia sopraelevata, aperta e suddivisa in facciata da sei semicolonnine decorate da volti in terracotta non dipinti, li stessi che si possono osservare anche nelle lesene sulla facciata del primo piano mentre al piano terra sono presenti delle lesene bugnate che riprendono la tradizione architettonica classica. Nella loggia superiore si possono ancora notare i resti di un affresco al soffitto.
Campo da Basket all'aperto ristrutturato nel 2022. Il Playground si trova nella fascia retrodemaniale del Poetto.
A seguito dell’accordo di sponsorizzazione, stipulato tra il Comune e The Dope Factory srl, il concept store che ha voluto investire sul litorale cittadino, fantastica vetrina della città, il campetto da Basket al Poetto di Quartu Sant'Elena è stato completamente ristrutturato e inaugurato a giugno 2022. Per ragioni di sicurezza pubblica ed evitare danneggiamenti il campo è videosorvegliato.
Orari di apertura: ogni giorno. Accesso libero.