Una delle descrizioni più sensate del fumetto me l'ha lasciata un mio professore, quando ha detto che è un mezzo "comodo" di raccontare storie: se non sai disegnare qualcosa, puoi scegliere di non farlo e scrivere semplicemente il concetto e, viceversa, quando non riesci a scrivere a parole, puoi sempre disegnarlo, e il tutto all'interno della stessa pagina.
Quello che mi affascina del fumetto è la sua capacità di raccontare quello che non c'è, il movimento che il lettore vede anche se non esiste, che altro non è che lo spazio bianco fra le vignette. Il lettore è parte integrante per dare vita a ciò che si racconta.
Tutto si muove nel fumetto, tutto scorre, e questo lo rende tanto semplice quanto complicato. È fatto di decisioni continue... e per un'eterna indecisa come me, è davvero una sfida complessa.
Ma il bello è proprio questo, continuare a provare a prendere le decisioni giuste, per far sì che i personaggi esistano.
Una gran responsabilità, non vi pare?
Per questo è meglio condividerla con il pubblico che legge: il fumetto è un lavoro di squadra.
In foto, il graphic novel "Novecento" (riadattamento dell'omonimo romanzo di A.Baricco), in esposizione alla galleria GABA YOUNG, Macerata.
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