PRESA DI CRISTO
PRESA DI CRISTO
Ambientazione anonima consistente in penombre che motivano indirettamente i personaggi .Caravaggio dipinge il Cristo nel fatale incontro con il discepolo traditore-Giuda Iscariota ; Giovanni a tergo del Salvatore aggiunge prova del momento delicato .La posa mimica insostituibile ,benche' alimenta nel grido ,il profondo stato d' animo .La scena motivata dal Merisi e' nettamente distante dal momento pulito nella tela a Potsdam.
Li', il Cristo giovanile dimostra il miracolo ,aiutando il discepolo incredulo a cancellare il dubbio .Nella Presa di Cristo ,l' elemento chiave e' il tratto dimesso del Salvatore ,portato da Giuda alla condanna.Nel capolavoro a Dublino il non chiarito ruolo del personaggio con lanterna indica un ' incertezza sulla motivazione di quella figura ,tra i soldati e cavalieri che affollano quel ciglio.
Per il Marini e' possibile vedere un' autobiografia del pittore ,come stacco allusivo alla vita di Caravaggio ,dopo la fuga dalla Capitale per conto dell' omicidio Tomassoni.
Quella proposizione potrebbe alludere a una ricerca del perdono e di un possibile,sperato ritorno in patria.
Contrariamente a quella tesi,e' deducibile -il filosofo Diogene ,colui che cerca invano la verita' sulla fede .Il suffisso 'Bacio di Giuda' e' richiesto dal cardinale Girolamo Mattei .Dato rivelato dalle fonti del biografo Bellori .
Capolavoro che giustifica l'abilita' del Merisi 'di dipingere la ruggine sulle armature dei sicari'.Attrubuito a Caravaggio ,da un esposto napoletano del Celio che ricollega la tela a Palazzo Mattei .La versione alla National Gallery e' comunque l' autografo :il dato del Benedetti del 1990 , che trova il dipinto nella Casa dei Gesuiti -avanza quell' ipotesi.Sebbene un restauro dell'altro quadro ,mostrato ad Ariccia (Palazzo Chigi) aggiunge valutazioni che sia l' opera a Dublino e sia quella versione (risalente alla Mostra inaugurata da Longhi a Milano nel 1951) possano conferire qualifica di capolavori della stessa mano.
Altre fonti citano l' opera originale -nell' Inventario di un altro casato (Lanfranco Massa).Dato riferito al 1630 .La tela a Odessa va 'giudicata' replica ,probabilmente di un seguace -il pittore olandese Gherard Van Honthorst .
La copia qui proposta e' un orizzontale di 100x140 cm .Appartiene a una Collezione Privata.Necessario riproporre l'atteggiamento del Salvatore ,lo schieramento dei sicari che schiacciano le mezze teste nella trama insistita da pesanti penombre.
Domina tra le ridipinture -la posa proditoria di Giuda che indebitamente consegna il Cristo ai carnefici.Naturale il gesto di Giovanni ,che raccoglie il dramma nel tono di esasperazione delle braccia.Posa prettamente speculare con le posizioni da cui emergono i personaggi in un dramma comunicativo .Tonalita' materiche assistono a una stesura morbida in un movimento fisico ,come presenza altamente costruita da oscure invocazioni e da una luce che non appesantisce le fitte pieghe negli incarnati.
analisi critica a cura di Roberto Baserga