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LA VENERE DELLA MONNEZZA

Una statua classica, riconoscibile e senza tempo, riemerge tra i rifiuti urbani.
Non è una provocazione, né un omaggio. È un’interferenza.
Una figura ideale, scolpita nella memoria dell’arte occidentale, sovrapposta — con discrezione e ironia — al paesaggio reale, quello delle periferie e del centro, dei marciapiedi e dei cassonetti.

La Venere della monnezza non ha bisogno di essere spiegata: si limita a stare lì, immobile, mentre il contesto intorno cambia (o resta immobile anch’esso).
È un modo per parlare di street art senza effetti speciali, senza lettering, senza spray.
Un gesto semplice, quasi povero: un’icona fragile e cartacea in un mondo fragile e sfilacciato.

La bellezza classica, intatta e distante, incontra lo spazio urbano contemporaneo, segnato dall’usura, dai manifesti strappati, dal caos non risolto.
E in mezzo a tutto questo, il poster non denuncia né celebra: prende posizione. Ma senza alzare la voce.

Polemiche sulla Poster Art a Piazza Vittorio

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