CONDIVIVENDO
CONDIVIVENDO
L'occasione che mancava
Perché, tra tante iniziative che vengono proposte come Pastorale Giovanile, aggiungere una convivenza? A che cosa serve?
Innanzitutto spieghiamo cos'è una convivenza: dei ragazzi scelgono di condividere la propria quotidianità vivendo insieme, scendendo a compromessi su orari, regole e routine per costruire, seppur per poco tempo, una piccola comunità.
Da quando abbiamo iniziato a proporre questo tipo di esperienza le dinamiche all'interno della PG sono cambiate perché, anche se non è sempre facile, vivere insieme porta a toccare con mano fragilità e dubbi, e a scoprire ricchezze e passioni intime nelle persone che si hanno intorno e a volte anche in se stessi.
CondiVivere significa cucinare quel piatto che non ti piace perché sai che è quello preferito di qualcun altro. Significa fare le 3:00 e svegliarsi alle 6:00 per poter iniziare la giornata insieme con la preghiera della mattina, perché c'è chi deve prendere l'autobus o il treno per andare a scuola. Significa imparare a riconoscere qualcuno dal suono dei suoi passi, anche se l'hai conosciuto solo qualche giorno prima. Significa preparare una crostata senza lattosio (col rischio che sembri cemento armato) purché possa essere mangiata tutti insieme senza escludere nessuno. Significa fare la messa attorno al tavolo, per sedersi tutti alla mensa dell'ultima cena. Significa fare tre o quattro verifiche su come è andata, solo per rivedersi.
Rispondendo alla domanda iniziale, perché proporre una convivenza? Perché quello che dà è molto più di quello che qualsiasi altra iniziativa potrebbe dare. È questo e tanto altro, provare per credere.
Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.
dalla poesia "Conosco delle barche" di Jacques Brel