Sintesi:
Il libro definisce i vari stadi dell’estasi, immaginati come 7 stanze, 7 diversi gradi di vicinanza a Dio (fino all’unione) o meglio di “trasloco” di Dio dentro il nostro cuore. Paradossalmente quanto più Dio entra in comunione con Teresa, tanto più si diradano le estasi e lei raggiunge, come scrive, "la vera pace", ma solo dentro di sé perché proprio allora comincia il periodo più impegnativo della sua vita. Per la Santa la vita spirituale di ciascuno è concepita come “un castello tutto di diamanti e vetri chiari, in cui ci sono tante stanze, così come nel cielo ci sono tante dimore”. Per raggiungere la definitiva unione con Dio, l'anima umana dovrà percorrere sette stanze del castello.
Le 7 stanze in breve
La prima dimora è segnata dalla preghiera: “La porta per entrare è la preghiera e la meditazione”.
Nella seconda dimora, Dio entra nell’anima attraverso richiami esterni, la lettura di un libro, le parole di una predica, o anche le esperienze dolorose, come le malattie. Se queste chiamate di Dio sono ascoltate e la propria vita è ordinata alla volontà di Dio compiendo opere buone, cercando di stare lontani dai peccati, la ricompensa è costituita dalle consolazioni che sono le emozioni che accompagnano l’essere umano.
Nella terza, si lotta e si persevera per non interrompere mai più il rapporto d'amore che lega il fedele a Dio. La terza dimora rappresenta dunque, per moltissimi cristiani, quel luogo in cui abiteranno quasi tutta la vita, o nel quale trascorreranno lunghi anni.
E, finalmente, siamo nel vero e proprio cammino che comincia nella quarta dimora dove l’iniziativa si sposta completamente nelle mani di Dio; non si tratta del movimento dell’anima a Dio, ma del movimento che va da Dio all’anima, e ciò si concretizza nella differenza fra consolazioni e dolcezze: queste ultime hanno la loro origine in Dio e consentono l’orazione di quiete.
La quinta dimora, si delinea nel gioco sottile dell’essere addormentati o desti; i sensi e le potenzialità umane si sono addormentati, ora si è svegli per Dio, perciò ci si addormenta alle cose del mondo e ci si risveglia in una dimensione diversa.
Giungiamo allora alla sesta dimora, al fidanzamento spirituale: questa immagine serve per comprendere in termini umani ciò che accade fra Dio e l’anima, quando cercano di conoscersi e di provare il loro amore.
Ultima la settima, in cui troviamo lo stato di unione con la divinità di Dio. Le Tre Persone si chinano sull’anima e si manifestano a essa in modo che la “divina compagnia” non l’abbandonerà più anche se la visione diretta non l’accompagnerà sempre, ma a tratti.
Citazioni tratte dal libro
Che confusione e pietà non potere, per nostra colpa, intendere noi stessi e conoscere chi siamo [...] Sì, sappiamo di avere un’anima, perché l’abbiamo sentito e perché ce l’insegna la fede, ma così all’ingrosso, tanto vero che ben poche volte pensiamo alle ricchezze che sono in lei, alla sua grande eccellenza e a Colui che in essa abita. E ciò spiega la nostra grande negligenza nel procurare di conservarne la bellezza. Le nostre preoccupazioni si fermano tutte alla rozzezza del castone, alle mura del castello, ossia a questi nostri corpi.
CAPITOLO Prime Mansioni - Capitolo I
Siamo ancora ingolfati negli affari, nei passatempi, nei piaceri e nelle distrazioni mondane; e siccome fra bestie tanto velenose, pericolose e insidiose, fa quasi meraviglia non inciampare e cadere, cadiamo ancora nei peccati e poi ci rialziamo. Eppure questo nostro Signore vede tanto volentieri che noi l’amiamo e ne cerchiamo la compagnia, che non lascia di quando in quando di chiamarci perché andiamo a Lui. Ed è così dolce la sua voce che la povera anima, vedendo di non saper far subito quello che le dice, si sente tutta distruggere! Ecco perché ho detto che è più penoso udire che non udire.
CAPITOLO Seconde Mansioni - Capitolo unico
L’importante – credetemi – non è nel portare o nel non portar l’abito religioso, ma nel praticare la virtù, nel sottometterci in tutto allo volontà di Dio, affinché la nostra vita scorra in conformità delle sue disposizioni, e nel non volere che si faccia la nostra, ma la sua volontà.
CAPITOLO Terze Mansioni - Capitolo I
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