Il borgo di Sant'Angelo a Lecore risale all'Alto Medioevo ed è ricordato nel 1004 in un atto di donazione a favore del vescovo di Firenze.
La Chiesa di Sant'Angelo
Nel primo millennio dell'era cristiana, nel luogo dov'è ubicata adesso la chiesa, sorgeva un oratorio intitolato a San Michele Arcangelo. Poco distante da qui, in passato, vennero rinvenuti dei resti di un edificio parrocchiale probabilmente intitolato a San Biagio
Intorno all'anno mille la chiesa di Sant'Angelo risultava appartenere già al vescovo di Firenze. Successivamente il patronato passava dalla famiglia Pulci a quella dei Soldi, per poi finire alle monache fiorentine di Sant'Orsola ed alla famiglia Carnesecchi. Nel 1693, diveniva proprietà dei Bardi di Vernio.
Nel 1712 ricevette il titolo di prioria e, nel 1943 venne restaurata.
L'edificio presenta una struttura esterna con portale rettangolare inquadrato da stipiti realizzati in pietra serena. Sulla controfacciata vi è un dipinto di Santa Caterina da Siena del 1943, ad opera del pittore Ermanno Toschi. All'interno il San Biagio, del 1900 è di Maria Lori. Sulla parete sinistra vi è la cappella con la Deposizione, opera di Piero Bargellini (1992). Nella cappella sinistra del transetto vi è una tela raffigurante la Madonna col Bambino, santi, devoti e i misteri del rosario, realizzata da Bernardino Monaldi nel 1589[2]. Sull'altare maggiore vi è un crocifisso in cartapesta dipinta, risalente al XVIII secolo.
La cappella a destra dell'altare maggiore ospita una tela cinquecentesca con San Macario in trono tra San Gerolamo e San Francesco d'Assisi, opera di Giovanni Bizzelli realizzata fra il 1585 e il 1590.
Al centro della parete destra si trova l'altare con Madonna col Bambino di stile rinascimentale. Il fonte battesimale è in terracotta dipinta raffigurante il Battesimo di Cristo, eseguito da padre E. Rossi nel XX secolo.
La Chiesa di San Pietro a Lecore
Si trova nell'omonima località a circa 3 km da Sant'Angelo.
L'edificio è documentato fin dall'866 e citato come prioria a partire dal XV secolo. Il suo attuale aspetto si deve ad un integrale ricostruzione avvenuta fra il 1921 e il 1933.
Al suo interno, si conservano una pregevole terracotta cinquecentesca della bottega dei della Robbia, raffigurante San Pietro e una preziosa Madonna col Bambino in trono attribuita a Bernardo Daddi.