24 giugno, natività di Giovanni il Battista
La nascita del Signore in prossimità del solstizio di inverno, con la luce che inizia a prevalere sulle tenebre. La nascita del Battista in prossimità del solstizio opposto, quello d'estate, con le giornate che impercettibilmente iniziano ad accorciarsi. Che rabbia : ad avercele le ferie quando le ore di luce sono al massimo...
Ferie dei prof a parte, chiunque non sia a digiuno la fa immediatamente la lettura simbolica: la luce del Battista deve ritrarsi per fare spazio alla Luce vera. Lo vogliamo applicare alla Chiesa, ai Papi, alle personalità di spicco, ai singoli cristiani... va comunque bene.
"Chiunque non sia a digiuno"
A digiuno di cosa? Di erudizione?
Oppure queste letture simboliche sono intrecciate alla radice del cristianesimo, con tutto l'apparato di parabole e similitudini della Scrittura? Ci penso da tanto tempo, è quasi una fissazione: come coltivare l'alfabeto simbolico, condividerlo con le giovani generazioni
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
La pace che dà il mondo sappiamo come può essere: assenza di conflitti perché sono stati stabili i pur provvisori rapporti di forza. E le persone imparano a starsene al posto loro.
La pace che ci dà lui è quella di chi sa di aver fatto /dover fare la cosa giusta. Non è detto che la cosa giusta sia facile da compiere e non generi conflitti.
bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre
Gesù parla del destino che lo aspetta. La croce come atto di amore obbediente al Padre.
1 maggio, San Giuseppe lavoratore
Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene.
Questa parla da sola, c'è poco da aggiungere.
Non è costui il figlio del falegname?
Mi pare di riconoscerli questi discorsi, ciascuno che parla con spocchia di quelli che si trovano in una condizione sociale appena inferiore. In questo atteggiamento non c'è grande differenza tra il piccolo borghese, rispetto all'artigiano, e il "nobile", rispetto al borghese danaroso.
a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
Non mi sembra un dispetto, piuttosto scarsità di offerta a fronte di una scarsità di domanda
25 aprile, IV domenica di Pasqua
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d'angolo.
Se uno pensa in termini di potere, di dialettica tra poteri, ci si assolve: in pochi hanno il potere dei "costruttori".
Ma è pure vero che ciascuno "costruisce" le sue giornate, le sue settimane, i suo anni... Ciascuno ha i suoi pilastri, i suoi muri maestri. Chiedersi come sono sono stati modellati pilastri e muri maestri è perfettamente legittimo.
E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Fa un poco impressione questa pennellata di proselitismo: tutti nello stesso gregge, tutti dietro lo stesso pastore. Ma forse è un altro il punto: che la Sua voce risuoni così limpida che ogni uomo non possa non riconoscerla e non riconoscersi in essa. A chi tocca farla udire?
se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Gesù vive grazie al Padre. Dio come il Padre, vive grazie al Padre. Le relazioni nella Trinità, che mistero...
Noi invece siamo mendicanti di vita. Ci percepiamo precari e vogliamo "più vita": non in estensione, anche quello sicuramente, ma in intensità. Per noi stessi e per i nostri cari. Chissà se il nostro desiderio è sintonizzato sulla tua offerta
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Non morire, vivere per sempre. Ma tutti muoiono, Signore.
D'altra parte, stando alle tue parole, tutti continuano a vivere. Pure quelli che non si nutrono di te, escono dal banchetto e finiscono nella notte, nel pianto e nello stridore di denti; pure loro vivono per sempre. E allora, Signore, cosa ci vuoi dire? Cosa è questa "vita eterna"???
Nel frattempo tu puoi darci il cibo col sapore giusto per "questa" vita, per i giorni del nostro pellegrinaggio sulla terra. E magari diventiamo come te, cibo per gli altri. Poi si vedrà.
Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato?
Sono parole di Stefano, dure, coraggiose e dure. Potrebbero essere parole del Maestro (nel giorno della memoria di don Tonino Bello, che certo non le mandava a dire)
Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai?
Si reclama un segno per credere. Noi siamo stati educati a non chiedere segni. Ma poi crediamo? Siamo disposti a metterci in gioco (fino in fondo, come Stefano?)
18 aprile, III domenica di Pasqua
In pace mi corico e subito mi addormento, perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.
Mi pare di capirlo il nesso del Salmo 4 con le letture di oggi: si parla di un sonno seguito da risveglio, ma non può che essere la risurrezione. Ma quelle parole valgono per ciascuno di noi.
Ricordavo la vecchia traduzione "al sicuro" e sono stato sorpreso da quel "fiducioso" che oggi lo sostituisce, con un sapore completamente diverso.
"Al sicuro" sa di guscio, invece "fiducioso" sa di apertura, ci fa pensare al domani, ai giorni che ci vengono dati in dono. Ogni giorno con fiducia possiamo guardare al domani
E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore.
Sapere bene che è il Signore, ma al tempo stesso essere sopresi o, meglio, spiazzati da questa presenza nuova. Il Signore, quello che aveva mangiato e dormito con loro, che si manifesta.
In fondo è la nostra condizione ordinaria: possiamo avere di tanto una consapevolezza interiore di aver ascoltato la voce del Signore, che sia lui ad ispirarci parole o gesti, eppure siamo spiazzati. Non perché sia nuova la sua presenza (questo valeva per gli apostoli), ma perché ci indica una via nuova per noi.
«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?»
Sarà irrispettoso ma la noto una qualche differenza con le parole di Pietro «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» In certi momenti siamo prostrati, bloccati, serve un miracolo per iniziare a camminare. Ma le parole che fanno ardere il cuore mentre siamo in cammino valgono infinitamente di più.
Egli fece come se dovesse andare più lontano.
Non è che il Signore si mette a fare scherzi, per davvero la strada (la sua e la nostra) non finisce mai, non si arresta in una locanda confortevole. Meraviglioso che Lui si conceda a chi lo invoca, anche solo per un attimo in più.
«Donna, perché piangi?» «Donna, perché piangi? Chi cerchi?»
C'è qualcuno che si interessa al pianto altrui, ma, soprattutto, c'è chi piange.
Pianto per dire un coinvolgimento profondo.
Forse non è igienico per la mente lasciarsi coinvolgere troppo. Ma il problema più grosso è quello di essere troppo distratti, non lasciarsi prendere per niente, non vedere l'altro che piange.
PS Un mese di assenza, reso qui evidente. Non sono qui per fare bella figura, ma in spirito di verità e senza venir meno a quelli che sono i miei impegni principali, in casa e sul lavoro
7 marzo, III domenica di Quaresima
perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.
Sa come è impastata l'umanità, in generale. Non so come dirlo senza cadere in qualche eresia cristologica, ma sono sicuro che lui conosca pure la fragilità della condizione umana.
Suona meglio dicendo che conosce ciascuno, con la sua fragilità, le cadute. Immagino ci siano decine di citazioni a sostegno: tu mi scruti e mi conosci e via dicendo. Essere guardati e conosciuti oggi, senza possibilità di nascondersi, che vuol dire anche senza il dispendio di tempo in operazioni di facciata. E con la speranza di poter affermare "Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene"
la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa.... «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno»
Una scena molto realistica per raccontare una storia vecchia: chiedere a Dio di sistemare anzitutto le cose in cui siamo noi stessi implicati.
E poi quella frase lapidaria in cui vengono contrapposti il farsi servire e il servire. In fondo è una questione di occhio: riconoscere le persone di cui, con una opportuna sollecitazione, possiamo approfittare; oppure riconoscere quelli che dobbiamo servire
Essi dicono e non fanno...
In queste parole del Signore ci si può ritrovare in molti modi. I farisei erano riconosciuti maestri nel contesto sociale, ma la tentazione di darsi arie, di costituirsi maestri anche nella conversazione quotidiana, persino nel soliloquio non penso che sia solo di chi scrive.
Si compiacciono dei posti d'onore.
Pure questo è un crinale sottile nella vita quotidiana. Per fortuna poi ogni tanto arrivano i bagni di realtà a rimetterci a posto. E da come si reagisce ai bagni di realtà si capisce come siamo e magari si irrobustisce la costituzione interiore, facendo pulizia di cose vane.
28 febbraio, II domenica di Quaresima
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce
Vedere il volto di Dio è cosa di un attimo, che poi è un attimo di stordimento, un mistero troppo luminoso per i nostri occhi. Rimane una voce a cui obbedire, una voce dalla nube. E, se è dalla nube, sarà indistinta, esposta al rischio del fraintendimento.
E, per tutta la vita, rimane la ricerca del Volto, che riecheggia nei Salmi.
Una chiave può essere la ricerca del volto dell'altro. Se riusciamo a incontrarne il volto, forse riusciremo a discernere la voce (e a prestarle ascolto, che è la parola moderna per obbedienza).
Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, ...
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia...
Offrire doni al Signore quando siamo in debito con qualcuno; oppure andare a contesa quando siamo nel torto.
Per non farsi illusioni, queste parole vanno sempre lette alla luce del Salmo:
Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere?
Siamo tutti in debito, siamo tutti nel torto. Ma lo stesso Salmo ci fa dire
Israele attenda il Signore, perché con il Signore è la misericordia.
Quante volte viene invocato "il Signore",
Più che le sentinelle all'aurora
perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: ...
Non c'è bisogno di riportarle le parole che seguono, la preghiera che Gesù ci ha insegnato, il Padre nostro.
Ma con quella premessa si capisce che, forse, non è una preghiera da recitare ma una prospettiva con cui confrontarci. Per verificare se quello che diciamo corrisponde per davvero ai pensieri del nostro cuore.
E, con questo esercizio svolto sistematicamente, preso sul serio, quelle parole hanno il potere di trasformare noi stessi, di autocompiersi, esattamente come dice Isaia.
22 febbraio, Cattedra di San Pietro
Dopo il sondaggio «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?» arriva la domandona «Ma voi, chi dite che io sia?»
Se alla prima domanda noi, qui in Italia, potremmo rispondere con il catechismo (sperando di non sbagliare, per l'ignoranza di ritorno), alla seconda domanda è tremendamente difficile rispondere. E non dirò neanche che si risponde solo con la vita, perché fino all'ultimo giorno ci saranno i segni di una adesione imperfetta. Si risponde con la vita e con il cuore, che si completano vicendevolmente.
«Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno»
Che si parli di digiuno ma non sia un digiuno dovrebbe essere chiaro nelle parole di Isaia.
Ma noi quando digiuniamo? C'è sempre una scusa buona per non assumere impegni seri, per derogare. Come il lutto in un detto dialettale: "vale per tre giorni, contando avant'ieri"
Rimane impressa l'immagine della ferita che si rimarginerà presto: un'integrità ritrovata. Come in un detto dialettale: "vale per tre giorni, contando avant'ieri"
Rimane impressa l'immagine della ferita che si rimarginerà presto: un'integrità ritrovata.
il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso. Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare...
Un comando, o una minaccia, in un momento apparentemente trionfale: entrare nella terra promessa. Parliamo di conversione in Quaresima e qui ci viene prospettata la possibilità di una conversione verso il male, che ogni giorno siamo esposti alla fragilità.
Possiamo pensare che ogni giorno, non so solo quelli trionfali, ma anche quelli ordinari, ci è donato sulla fiducia, pensando che possiamo (farcela a) vivere amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui.
Singolare il riferimento alla voce, percezione forse più labile della vista: ascoltare (e discernere tra i suoni) richiede impegno. Sovrabbondante nei suoi tratti umani la ricompensa, nella longevità e nella discendenza.
ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre.
Una visione tremendamente cupa. Nell'uomo il male assoluto? Non direi, se si salva Noé. Ma riconosco la constatazione che in ogni atto ci può essere uno sviluppo di male, anche nella più pura delle intenzioni. Faremmo bene ad esserne sempre consapevoli.
Il Signore Gesù non scatena l'ira con i suoi discepoli, ma certo non largheggia con lo zucchero: possiamo confidare nella sua pazienza con i duri di comprendonio, che in fondo siamo noi duri di cuore.
Eva ... partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore»
In una frase enfatica come questa, per il concepimento del primo figlio nella storia dell'umanità, sarebbero forse da sviscerare molte sfumature di senso, ma ce n'è un'altra, subito dopo, che non vorremmo mai leggere.
Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.
Non c'è nulla prima che motivi l'atteggiamento del Signore. Perché mai uno è gradito e l'altro no? E ci fa compassione Caino che, forse come noi, non comprende. Comprensibili la sua irritazione e la sua prostrazione.
Quante volte nella vita è così? Dunque sembra quasi fare eco l'atteggiamento dei farisei che vorrebbe un segno inequivocabile, per vederci chiaro. Invece il Signore ci chiede una forma di esercizio, di discernimento.
E pure a Caino esercizio viene richiesto: tenere domo il peccato accovacciato alla porta. Ad Abele, misteriosamente, è stata risparmiata questa fatica. E si può fare qualcosa per alleggerire il peso al Caino che ci vive accanto???
14 febbraio, VI domenica del T.O.
Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento
Evidentemente il distanziamento non è una nostra invenzione.
Poi nel vangelo, la guarigione di un lebbroso, a distanza ravvicinata, anzi senza alcuna distanza.
«Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!»
Se parliamo di guarigione nel corpo, o di altre circostanze che riguardano la vita fisica, l’essere esauditi rimane nel mistero. Ma se parliamo di malattie dello spirito, la mano d’aiuto per venirne fuori ci verrà sempre offerta.
Quale che sia la nostra condizione, il Signore non si fa problemi a farsi vicino, non esiste distanziamento possibile tra noi e lui.
Per paradosso finale, l'isolamento ora tocca a Gesù: evidentemente non cercava la fama attraverso i miracoli, cosi rimaneva fuori, in luoghi deserti. Ma, viene ribadito, comunque si fa trovare.
Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Continua il tour e durante questo tour un episodio celeberrimo, ricordato tutte le volte che viene amministrato un battesimo.
«Effatà», cioè: «Apriti!»
Ma davvero così ha detto? molto probabilmente si. Ma che suono aveva la sua voce?
Sono questi i passi che risvegliano il nostro desiderio di vederlo "così come egli è", dopo che la sua Parola ci ha sedotto, quando ancora non lo vediamo. E così, nella nuova creazione, speriamo di poter passeggiare con lui nel giardino, alla brezza del giorno.
Ma, nel frattempo, bisogna rimanere piantati nell'oggi. Bisogna noi stessi avere le orecchie bene aperte, perché anche oggi Lui parla. E talvolta è lui ad aver bisogno della nostra voce per farsi sentire.
In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
I dettagli minori colpiscono il lettore non esperto quale io sono. Questo sembrerebbe turismo: andare sul mare, al nord della Galilea, in terre pagane. Cercare riparo dalla fama che era cresciuta. L'atlante biblico mi suggerisce che erano viaggi di ritiro, per consolidare la "formazione" dei discepoli (e questo spiegherebbe la reazione un po' forte nei confronti della a donna di lingua greca e di origine siro-fenicia.)
Rimane il fascino di questo entrare in casa, la casa di uno qualunque dei discepoli; potrebbe essere la mia.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.
Il cielo e la terra non sono semplicemente abitati, sono abitati da "schiere". Stormi di uccelli, greggi, mandrie, branchi di pesci, fino alle colonie di insetti. Tranne poche eccezioni, ci è dato di vedere esseri viventi che vivono insieme. E così è per gli uomini, così deve essere.
Severissimo, nel vangelo, il richiamo di Gesù:
"Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini". Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini ...E di cose simili ne fate molte
«Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra»
L'asciutto e le piante precedono gli astri, in quali arrivano con questa incredibile motivazione: segni per le feste.
Le feste; ci può essere una cosa più umana di questa?
Il tempo cosmico ha un inizio "in principio". Poi c'è il tempo dell'uomo, che ha inizio al quarto giorno, con gli astri: tempo per celebrare, tempo per ricordare, tempo per crescere.
gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato
E' divino anche ascoltare. Gesù riferisce quello che ha udito dal Padre. Ora lo vediamo che ascolta i suoi discepoli. Il suo è un ascolto grato, visto che in cambio offre il riposo.
«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'»
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia.
D'altra parte è da veri discepoli il condividere, alla presenza del Maestro, le esperienze. Raccontare, per crescere insieme
perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Ma c'è il rischio di essere come Erode? avere piacere che ci sia un grillo parlante. Una delle tante parti in commedia. Lo lasciamo parlare (ma in ambiente controllato).
Pensiamo che basti farlo parlare; sentirlo senza prendere decisioni conseguenti. Poi, se le circostanze lo richiedono, siamo pronti a sacrificarlo.
[della prima lettura andrebbe commentata ogni singola frase]
e prese a mandarli a due a due
Lo so, sto per partire per la tangente. E' evidente che questa missione in due è per fare cose serie, cose grandi: annunciare il Vangelo, scacciare il male. Il Signore li manda in due, per sostenersi reciprocamente in questa prima missione; e forse perché i battitori liberi sono meno efficaci, perché essere in due mostra dal vivo a chi ascolta l'embrione di quello che produce il Vangelo, la fraternità e poi una comunità.
Tuttavia, se devo dirla tutta non è che mi vengano in mente, molti esempi di missione in due. Invece il matrimonio è costitutivamente una missione in due....
Lo so, me lo dico da solo: forse sono andato fuori tema. Ma, scavando a sufficienza, chissà che...
«Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
Il Signore che fa concessioni agli spiriti impuri?
Lo fa, probabilmente, per la gente del luogo (e per noi che siamo esattamente come loro), affinché si rivelino i pensieri più profondi, ciò a cui tengono per davvero. Duemila porci finiti in mare per riavere una sola persona; non sarà uno spreco?
Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Impossibile non sentire il fascino di queste parole, vivere ogni giornata sotto una tenda, alla ricerca di una patria, una città che verrà a noi dal cielo.
Se questo è l'atteggiamento della mente, o del cuore, diversa penso debba essere la direzione dello sguardo, per essere pronti a vedere chi fa la strada con noi, per tendergli la mano.
Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.
Il Regno è evento, anzi pluralità di eventi, di manifestazioni: gettare il seme, e poi il germogliare inarrestabile. Sembra che si debba solo gettare il seme, neanche coltivare serve, il germogliare verrà da se, nonostante gli ostacoli e le mancanze del coltivatore.
A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?
Bella domanda. Chissà se sono esattamente parole sue, o è un'eco della prima predicazione degli apostoli, alle prese con domande difficili. Mica facile spiegarsi. Infatti, più che un concetto, parliamo di un evento. Da vivere.
Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.
Questo discorso teologale, di alto profilo, è incernierato con indicazioni terra terra per l'edificazione della comunità.
Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. Non disertiamo le nostre riunioni,
Bello l'esercizio della speranza; quando i tempi e i contesti non sono buoni, siamo obbligati a coltivare questo atteggiamento da soli. Ma il discorso comunitario è imprescindibile, a partire da un atteggiamento di attenzione. Perché a che vale la vita comune, senza una reale attenzione reciproca?
A proposito del seminatore, a seconda dei momenti, ci si potrebbe riconoscere in tutte le situazioni riportate.
Poi c'è il tema dei linguaggi in codice.
26 gennaio, Santi Timoteo e Tito
ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Questo scrive Paolo a Timoteo. Sono sicuro che anche oggi i "padri nella fede", quelli veri, si ricordano con affetto speciale dei giovani che hanno immesso sulla via della sequela. Per quello che riguarda me, come figlio, posso attestare che è vero . . .
Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
Bella pure questa immagine familiare: al cuore di Paolo è presente Timoteo e la sua famiglia. Anzi, Paolo è padre nella fede, eppure sembra che la fede venga trasmessa per via materna.
25 gennaio, conversione di San Paolo
"Chi sei, o Signore?" (Atti 9 e Atti 22) Questo chiede Saulo. Domanda stranissima per un israelita dalla fede cristallina.
Invece come suona familiare la risposta di Anania. «Eccomi, Signore!» Il Signore, l'unico, è Gesù.
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. (Atti 9)
Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. (Atti 22)
Singolare discordanza. Manca qualcosa per riconoscere il Signore. E' lui che non si fa riconoscere??? mistero.
24 gennaio, III domenica del T.O.
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Di grande impatto questa conversione collettiva, impossibile non sentirne il fascino.
Poi arriva Gesù. Anche lui predica invitando alla conversione. Questa volta non c'è una minaccia da temere, ma una buona notizia da accogliere. La conversione passa ora per rapporti personali, uno sguardo anzitutto
PS
Pennellata antropomorfa: Dio si ravvide riguardo al male Se si ravvede lui, possiamo bene ravvederci anche noi
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
A me non è mai capitato: passo per persona avveduta. Non per interesse, ma per attitudine...
Non sarò mai un battistrada; quelli, inevitabilmente, fanno passi pure avventati.
Spero almeno di seguire i battistrada giusti.
una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo
Nessun grande insegnamento. Ma pure questa è una (grande) verità su noi uomini. I possibili guai sono tanti, tante le situazioni da risolvere e spesso non si sa a chi tendere la mano per chiedere aiuto; così si agisce d'istinto, appoggiandosi ad ogni barlume di speranza. Pure le speranze non frequentate prima. Così faceva la folla.
Noi oggi non siamo diversi. Di diverso c'è che noi arriviamo a pensare di prometterti qualcosa in cambio.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Non ricordavo quanto immediata fosse questa opposizione, presentata fin dai primi capitoli di Marco. Un segno prodigioso di misericordia che scatena pensieri di morte, proprio come la resurrezione di Lazzaro prima della passione.
Ma in quanti modi si può togliere la vita a una persona??? banalmente senza neanche tenere consiglio, semplicemente nell'indifferenza.
«Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato»
Mi sento con le spalle al muro, con la mia piccola fede sostenuta dalla religione.
La prima nata sul terreno della seconda, con il rischio permanente che la seconda snaturi la prima.
«Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?»
«..nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!»
Purché il vino nuovo sia quello servito dal Maestro. Che ci si rinnovi per essere tralci sensibili al soffio dello Spirito e saldi nell'adesione alla Vite.
Per il resto, per quelli che come me razzolano terra terra, una qualche forma di disciplina forse continua a servire. La disciplina umile di chi non vuole ricominciare tutto da zero, ma ascolta anche la voce di chi cammina accanto, forse un passo più avanti.
17 gennaio, II domenica del T.O.
In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.
Per noi uomini c'è un prima e c'è un dopo. E non sempre c'è un precorso lineare di crescita, indefettibile nell'ascolto della Parola. I nostri percorsi sono sinuosi.
Ma, come cantavamo oggi, quella voce, diversa da tutte le altre, qualcuno ha il dono di ascoltarla. C'è un mistero grande in questo.
Una volta ascoltata, si deve solo ricordarla, cioè tenerla viva, per (ri)trovare la strada giusta.
gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli.
Una celeberrima chiamata, a cui segue un convito in casa.
Belle queste scene con ambientazione domestica: pranzi, conversazioni, guarigioni, anche una risurrezione.
Per noi cristiani ordinari, senza vocazioni speciali, è come un sogno, avere ospite il Signore. Come dice quel celebre versetto dell'Apocalisse.
Magari, nel frattempo, tocca a noi, renderlo presente tra le mura di casa, e poi sulla soglia, per le scale....
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce.
Poi prosegue più severo
«Non indurite il cuore...
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. ...
ho giurato nella mia ira: non entreranno nel luogo del mio riposo»
Piacerebbe ascoltare parole solo come le prime, rassicuranti.
Poi, pur certi della compassione, della misericordia, rivelata pienamente in Cristo, ci rimane quell'ammonimento a conoscere fino in fondo noi stessi; riconoscere che siamo siamo fragili e, se non stiamo attenti, ci ritroviamo il cuore traviato.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce.
Gesù se ne va a pregare, quando non lo vede nessuno, dove non lo vede nessuno. Altro che ben noti capi e capetti, quelli che si muovono solo col codazzo di portaborse, con la corte di yesmen. E che, senza questa corte, sentono magari vacillare la fiducia in se stessi. Anzi Gesù non rimane troppo a lungo nello stesso posto, nella posizione confortevole di chi ha avuto successo.
L'uscita in solitaria del Maestro è un messaggio di libertà per tutti noi, lasciati a riposare fino a quando sorge il sole. I capi e capetti umani figurati se si fanno scrupoli, anzi abusano del loro potere.
Noi, invece, di lui abbiamo bisogno; spero di ricordarlo ogni giorno.
10 gennaio, domenica del Battesimo del Signore
Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?...
Tutti, ma proprio tutti, invitati all'acqua, vino e latte; poi cose buone e cibi succulenti. Quelli senza denaro invitati a comprare senza denaro. E quelli che lo hanno il denaro e lo spendono per ciò che non sazia.
Chi ha fame, lo sa benissimo... forse per chi mangia è più difficile capire se davvero ci si è saziati.
Questa offerta generosa è rivolta a tutti, perché trascende tutti i discorsi umani, pur assumendoli fino in fondo.
8 gennaio, venerdì dopo Natale
Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose
La compassione di Gesù è umana, o divina, o di entrambe le nature?
Il buon pastore vede che il gregge fino a quel momento è stato senza pastore, leggi: senza pastori adeguati al loro compito.
Ma pensare che gli altri siano, fino a quel momento, "senza pastore", che serviamo noi come guida, può essere atto di superbia, tentazione in agguato. In particolare per gli insegnanti, pronti a criticare chi li ha preceduti.
7 gennaio, giovedì dopo Natale
quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare
Il Verbo che era venuto ad abitare in mezzo a noi, nel corso della sua esistenza ha cambiato spesso residenza.
Ma non voglio ricamare sul verbo abitare. Rimango colpito da questi tratti di racconto. Racconto o solo costruzioni simboliche per ritrovare profezie, costruire citazioni?
Scommetto per la prima. Ai primi discepoli sicuramente stava più a cuore trasmettere il messaggio di Gesù. Ma questi dettagli sono il tocco di verità. Restituiscono, a chi ascolta, Gesù a tutto tondo, come persona che si è incontrata... Magari riuscissimo a farlo anche oggi.
6 gennaio, Epifania del Signore
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
Nella narrazione popolare la stella riappare dopo che i Magi hanno lasciato la residenza di Erode.
In ogni caso la gioia (grandissima, più grande di quella annunciata dagli angeli) è collegata alla stella (ritrovata). Prima ancora di vedere e adorare il Signore.
Provo a leggere strada anziché stella. E' quasi un'eresia nel giorno della manifestazione della luce sul mondo, ma suona molto intrigante, molto umano. Percorso intrapreso, strada smarrita, gioia di ritrovarla (ritrovare se stessi); alla fine, la sorpresa, oltre ogni previsione secondo ragionamenti umani.
5 gennaio, martedì dopo Natale
trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Troppo bello pensare che in questa frasetta ci sia un ricordo netto, di quelli che non vanno più via. Così come in quella che segue. Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui.... Parla al plurale Filippo, c'è già una comunità
Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù trovò Filippo, Filippo trovò Natanaele. il discepolo ripete le stesse azioni ed ora le stesse parole del Maestro.
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». La battuta un po' supponente viene assunta come schiettezza. Davvero si prende tutto l'umano
Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Ancora un dialogo surreale: una domanda seria, una risposta che a me sembra faceta. Ma possiamo pensare che tutto avvenga secondo logica???
E i suoi due discepoli, sentendo [Giovanni] parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì che, tradotto, significa maestro, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete».
Il Battista indica e inizia una nuova sequela, con un pedinamento. Gesù rivolge una domanda che potrebbe ricevere una risposta profonda e invece riceve una risposta un po' ... così (imbarazzata?). La replica di Gesù plana al livello di Andrea e del suo compagno. Chissà come sono state le parole esatte, quale il tono (leggermente scherzoso?).
Sempre affascinante la menzione dell'ora.
3 gennaio, II domenica dopo Natale
illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati.
Oggi si parlava tanto di luce e di sapienza. Poi c'è questa frasetta.
Trovare la luce sufficiente per vedere un tesoro che è nostra eredità, e in vista di questo tesoro camminare sin da ora nella speranza. E con questa speranza fare cose, che nascono piccole come un seme e diventano parte di quel tesoro.
Non so spiegare perché, ma quella frasetta collega la speranza a cose grandi, indicibilmente grandi.
inviarono ... sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». ... «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». ...«Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?».
Quante domande. Iniziano ora, a Natale, e dureranno per sempre fino alla fine dei tempi.
Una domanda sull'identità, che potrebbe essere buona. Ed una domanda rivelatrice, sull'autorità.
Appellarsi all'ordine costituito (banalmente, al quieto vivere), pur di rimanere tranquilli.
1° gennaio, Maria Madre di Dio
quando venne la pienezza del tempo
Questa visione del corso del tempo non è dell'uomo, è propria di chi vede le cose dall'alto
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
Poi c'è Maria, con una visione parziale, come tutti noi, ma lo sguardo più limpido.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
E ci siamo noi, che facciamo andirivieni sulle strade del mondo. La trama delle cose e la loro direzione, un po' le capiamo e un po' no. La chiarezza e la comprensione crescono (oltre che nell'ascolto del lieto annuncio) nel confronto con gli altri che fanno andirivieni con noi.
31 dicembre, settimo giorno di Natale
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
E dunque prima di Gesù non c'era la verità (a proposito di Dio)? il popolo di Israele era stato ingannato?
Probabilmente mancava la verità perché l'immagine non era completa, perfetta.
E pure noi continuiamo a interrogarci a proposito di Gesù (come Pilato), e dunque a proposito di Dio Padre, che in lui si è rivelato. Interrogarsi è inevitabile, se lo incontriamo; l'importante è non estrometterlo.
30 dicembre, sesto giorno di Natale
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Le consuete immagini della crescita dei bambini: ce lo figuriamo il bambino Gesù che si irrobustisce, come un qualsiasi altro figlio dell'uomo. Ma la lettura metaforica si impone: ci si fortifica (rispetto alle situazioni) e i comportamenti manifestano sapienza.
Vale per noi come modello, a tutte le età; forse per questo Giovanni alterna padri e giovani, perché anche i padri come i giovani devono continuare a crescere.
(Erode) si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
L'ira e, insieme, la freddezza del calcolo.
L'ira la paragoniamo ad una bestia feroce, da tenere sotto controllo.
Ma la fredda determinazione nel voler raggiungere a tutti i costi i propri scopi forse fa più spavento.
[Se diciamo di non avere peccato ...]
27 dicembre, domenica della Santa Famiglia
Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.
Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele
Proprio nel giorno della giovane famiglia di Nazaret, letture popolate di anziani, anziani che aspettano pazientemente che si compia qualcosa.
Forse per sottolineare quanto possano essere diversi i tempi di Dio rispetto a quelli di noi uomini.
E la famiglia anche a questo serve, ad accogliere insieme le cose acerbe e che capiamo poco, fino a che maturino, spesso in un modo diverso da come ce lo aspettiamo. Da soli non so se ce la faremmo.
25 dicembre, Natale del Signore
i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».
Andarono, senza indugio,
Partono insieme; sembrerebbe dopo che si siano un minimo consultati.
Non basta la luce dell'angelo, non bastano le sue parole. Tanto più che la luce straordinaria sarà scomparsa quando gli angeli si allontanano. Ci si deve consultare con chi ci sta accanto.
Dopo il discernimento, la meta è condivisa (e quanto ci mancano mete condivise), la partenza è senza indugio.
24 dicembre, giovedì di Avvento
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall'alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell'ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace
Sorgere dall'alto è una splendida incongruenza: lo vediamo sorgere dal basso, anzi, ci sono le nuvole ad occultarlo, ma è dall'alto che viene a noi.
Noi siamo invitati a preparargli le strade.
E ci viene concesso di servirlo in santità e giustizia; giustizia=secondo coscienza, accostata alla santità. Spazio abbondante per la santità inconsapevole, che bilancia la santità solo di facciata.
22 dicembre, martedì di Avvento
L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
Da leggere e rileggere ogni giorno, come del resto avviene al vespro.
L'ho gustato come risonanza di tutto quello che si era letto nei giorni scorsi. Ed è stato bello.
Come concessione erudita, il Gloria che conclude il Magnificat di Bach. Il secondo "gloria", quello al Figlio, mi sembra sempre che contenga un accento drammatico: l'incarnazione, la croce.
21 dicembre, lunedì di Avvento
E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto.
Una frase intrigante, da leggere e rileggere, insieme al racconto dell'annunciazione.
C'è poco da "credere": Gabriele annuncia perentoriamente quello che avverrà e la Vergine Maria accoglie quello che l'Angelo annuncia.
Allora in cosa consiste il "credere"? Azzardo a dire consiste nel riconoscere che in quel momento, in quell'annuncio, si stavano compiendo le promesse dei profeti, ascoltate centinaia di volte.
Spero di averlo anch'io lo stesso discernimento sull'oggi, alla luce della Parola ascoltata mille volte, forse distrattamente.
20 dicembre, IV domenica di Avvento
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all'intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l'arca di Dio sta sotto i teli di una tenda»...
«Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele....
il tuo trono sarà reso stabile per sempre»
Siamo tutti Davide. Ci preoccupiamo degli altri dopo che ci siamo sistemati le cose nostre; figuriamoci del Signore.
Tutti con qualche forma di mania di grandezza, con l'idea che costruire possa essere impresa di uno solo, di cui ci si possa poi gloriare. La vita ci rimette a posto.
Poi c'è il Signore che "costruisce la casa", per di più con una straordinaria eccedenza rispetto alle nostre aspettative.
19 dicembre, sabato di Avvento
nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini
In fondo non ci sarebbe niente di cui vergognarsi per una qualsiasi delle manifestazioni del limite creaturale eppure... diventa una vergogna.
Forse la fraternità consiste anche nella capacità di capire la "vergogna" altrui e, in qualche modo, alleviarla.
Non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo
Perentoria l'espressione dell'angelo Gabriele: le parole di Dio si compiono tutte (nonostante l'uomo, verrebbe da dire), al loro tempo, tempo di cui non conosciamo la scansione.
18 dicembre, venerdì di Avvento
verranno giorni ... nei quali non si dirà più: "Per la vita del Signore che ha fatto uscire gli Israeliti dalla terra d'Egitto!", ma piuttosto: "Per la vita del Signore che... ha ricondotto la discendenza della casa d'Israele...
Le cose grandi si rinnovano e noi siamo invitati a tenerlo aggiornato questo catalogo, a non rimanere cristallizzati nei ricordi.
Che poi si parli di un radunarsi non può che scaldarci il cuore, in questi tempi di isolamento forzato.
Anche il "non temere" merita un cenno. Mi piace interpretarlo come un "non esitare" a fare la cosa giusta.
17 dicembre, giovedì di Avvento
Quarantadue generazioni da Abramo a Gesù. Nomi famosissimi, poi nomi noti agli studiosi e, non posso non pensarlo, anche illustri sconosciuti.
Inventati? o tramandati nei discorsi di famiglia, come capita a tutti ogni tanto? Profumo di casa, nonni, bisnonni, zii, prozii, cugini, procugini. Quelli bravi e quelli antipatici, pure quelli con cui abbiamo tagliato i ponti.
E poi c'è Gesù, presentato così radicato e poi così eccedente.
A ben vedere è uno straordinario messaggio di libertà, per noi e per i nostri figli. Che i frutti possano essere fedeli alle radici e, nel contempo, con un sapore sorprendentemente nuovo, originale, ... eccedente come Lui.
Ma poi quanto è difficile gestirla la libertà, la novità; quella propria e quella altrui.
16 dicembre, mercoledì di Avvento
“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”
Giovanni ha urlato nel deserto, senza peli sulla lingua; ha pagato con la prigionia e sta per pagare con la vita.
Eppure, sotto sotto, questo dubbio.
Che poi sarà un dubbio di tutti, prima o poi: mica abbiamo sbagliato a darti credito?
E può essere un dubbio anche davanti al presepe: è davvero lui il Signore, atteso nei secoli, la risposta a tutte le attese?
15 dicembre, martedì di Avvento
Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero
E' una tentazione parlare della comunità cristiana (e di come cambierà il suo volto dopo questa pandemia).
Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto.
Qui invece siamo chiamati in ballo in prima persona.
Fin troppo facile pensare di dire cose giuste e rimuginare di non essere creduti. Ogni tanto capita pure.
Ma è più frequente che qualcun'altro ci dica cose giuste e che ci risultino ruvide, difficili da digerire.
14 dicembre, lunedì di Avvento
Balaam alzò gli occhi e vide Israele accampato, tribù per tribù. Allora lo spirito di Dio fu sopra di lui e pronunciò il suo poema
«Come sono belle le tue tende, Giacobbe,
le tue dimore, Israele!».
Che piacere fare la tua conoscenza, Balaam, uomo dall'occhio penetrante!
Pure io sto imparando a guardare e a rallegrarmi di quello che vedo. Ho maestri a cui l'ho visto fare.
Ma devo dare atto che le tue parole sono davvero un poema
«Io lo vedo, ma non ora,
io lo contemplo, ma non da vicino»
il Messia.
13 dicembre, III domenica di Avvento
Due sono i poli.
"Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione"
L'Unto è il Messia, il Signore. Eppure può dirsi di ogni cristiano. Tutti mandati a portare un lieto annuncio, con un sorriso, con la tessitura della fraternità, con la carità.
Al polo opposto la dichiarazione di fede di Giovanni «Io non sono il Cristo».
Ciascuno lo dice di se stesso, a se stesso, per avere l'umiltà di ricentrarsi nel Signore.
12 dicembre, sabato di Avvento
Elìa è già venuto e non l'hanno riconosciuto
Quanti Elia avrò incontrato in questi anni? li ho riconosciuti?
Grande dono riconoscerli al momento giusto, per prendere le decisioni giuste, magari forti.
Importante continuare a meditare, per far germogliare i semi deposti dai tanti profeti e maestri che sicuramente abbiamo incontrato. Per i frutti buoni non è mai troppo tardi.
10 dicembre, giovedì di Avvento
"In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui."
Una frase non immediata. Sicuramente gli esperti sanno come farne esegesi, io no; forse documentandomi . . .
E' questo il bello di confrontarsi con le Scritture. Impariamo anche quando non capiamo: impariamo che dobbiamo continuare a leggere e a interrogarci.
9 dicembre, mercoledì di Avvento
Anche i giovani faticano e si stancano,
gli adulti inciampano e cadono;
ma quanti sperano nel Signore . . .
corrono senza affannarsi,
camminano senza stancarsi.
Tante volte l'ho notato nel mio andirivieni tra stazione e lavoro: noi adulti corriamo più dei giovani; beata spensieratezza!
Ci tocca correre perché sono tante le cose da fare. Signore, dacci ristoro, ma soprattutto facci riconoscere uno scopo giusto e importante, per il quale correre e affannarci.
8 dicembre, Festa dell'Immacolata Concezione di Maria
L'inno della Lettera agli Efesini (ricordo dei Vespri alle riunioni della FUCI; snellita la traduzione del 2008)
"In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo...
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
predestinati ... a essere lode della sua gloria"
Esistiamo nel pensiero di Dio, ancora prima di venire al mondo.
Sono nel suo pensiero le nostre giornate, anche quelle vuote.
Pre-esistiamo in un pensiero d'amore, destinati a ...
"dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose»."
Ad un certo punto, crescendo, ho capito l'importanza di questo esercizio: vedere cose prodigiose, che sono anzitutto segni di misericordia.
Forse perché le ho viste per davvero, ho imparato a riconoscerle.
A dire la verità, per mille ragioni, l'esercizio non riesco a praticarlo ogni giorno.
Se permane il velo d'ombra, rimane pure la consolazione di Isaia: ci rifaremo in un terra di felicità perenne.
6 dicembre, II domenica di Avvento
Dice Isaia: "Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore ..."
Citazione infedele di Marco "Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore ..."
Vere entrambe le cose, ovviamente.
Tante volte si ha l'impressione che certe parole risuonino nel deserto,
troppe volte la via del Signore sembra attraversare il deserto.
Eppure, nel fondo del cuore, lo so che ho il dono di compagni che condividono l'ascolto e la strada.
4 dicembre, venerdi di Avvento
La parola per oggi è vedere.
Gesù che rende la vista, come profetizzato da Isaia.
Ma lo stesso Isaia dice una cosa ancora più impegnativa
"poiché vedendo i suoi figli l'opera delle mie mani tra loro,
santificheranno il mio nome"
Mi guardo indietro, mi guardo intorno e ci riesco a vederla, l'opera delle sue mani.
Spero di riuscire a farlo sempre.
3 dicembre, giovedì di Avvento.
Non una parola oggi, ma tre: casa, città, roccia.
La roccia è il Signore, e la casa costruita su di Lui supera le intemperie (è il Vangelo di quando mi sono sposato).
Ma c'è anche una città eccelsa, costruita in alto, probabilmente su un'altra rocca/roccia. E il Signore la rovescia.
"I piedi la calpestano:
sono i piedi degli oppressi,
i passi dei poveri"
Bene costruire qualcosa. Occhio a dove si costruisce, su quale fondamento.
2 dicembre, mercoledì di Avvento
Oggi ci sarebbe l'imbarazzo della scelta a scegliere una parola buona.
Il Salmo del Pastore che, pur camminando anche per valli oscure, conduce alla sua casa; il Signore Gesù che moltiplica i pani e i pesci nel deserto, anticipazione del sontuoso banchetto di cui parla Isaia, in uno dei suoi brani più belli.
Già e non ancora, il Signore è venuto, il Signore verrà. Qualche lacrima è stata asciugata, tutte saranno asciugate.
Tutti i veli di dolore e tristezza saranno strappati, pure quelli che nessuno vede...
Il Vangelo secondo Giovanni racconta che :
"Disse Andrea a Simone, suo fratello:
«Abbiamo trovato il Messia, il Cristo».
E lo condusse da Gesù."
Simone arriva per secondo, e fa il sorpasso, diventa il capo degli apostoli.
L'apostolo Andrea, il primo chiamato, non entra neanche nel cerchio magico, la triade (Pietro, Giacomo e Giovanni) chiamata ad assistere agli eventi più importanti.
Capita pure questo alla sequela del Signore. L'importante è rimanergli fedeli.