Il recente passo indietro dell’Amministrazione Comunale sulla gestione del Castello Medievale di Pantelleria è la conferma di un fallimento annunciato e prevedibile.
Con la delibera, approvata in prossimità del Ferragosto, la giunta ha deciso di rescindere unilateralmente la concessione gratuita faticosamente ottenuta negli anni passati, rinunciando così a una delle più importanti opportunità culturali e turistiche per l’isola.
Le ragioni per cui si è deciso di abbandonare, di fatto, il Castello al suo destino non sembrano giustificate, neppure dopo la lettura della delibera approvata lo scorso 8 agosto.
Infatti, sembrerebbe che il Demanio statale avesse confermato che il Castello necessitava di un intervento di restauro e che, quindi, i relativi costi non dovevano essere posti a carico del Comune.
La Soprintendenza, da parte sua, sembra chiedere degli interventi di messa in sicurezza che servano a preservare il monumento e ne consentano la fruizione in sicurezza, in attesa di trovare delle linee di finanziamento per intervenire con il restauro e il consolidamento delle parti pericolanti. Addirittura, si spinge oltre: avviando l’azione sostitutiva, ossia intervenire con proprie risorse per poi rivalersi sul soggetto competente, che a detta del Comune sarebbe il Demanio statale.
Ma c’è di più.
A dicembre 2023 sono stati impegnati dal Comune 80 mila euro per la realizzazione di interventi di messa in sicurezza dello stesso, giustificando tale stanziamento con la volontà di “salvaguardare il Castello medievale dal degrado” e “preservarne lo stato e rendere lo stesso fruibile ai visitatori”.
Ma allora cosa è successo adesso per spingere la Giunta a deliberare la rescissione della convenzione per eccessiva onerosità?
E proprio alla vigilia dell’inizio dei lavori del Waterfront che restituiranno piena visibilità alla struttura, liberandola dall’obbrobrio del “palazzo verde”?
E perché si parla di eccessiva onerosità dopo che nell’ultimo decennio il Comune ha speso circa 40.000 € l’anno per interventi di manutenzione sul Castello, con il favore e l’appoggio di tutta la comunità che riconosce nel monumento il cuore monumentale dell’isola?
La scusa della concessione limitata degli anni regge ancor meno, perché fu concordato il rinnovo illimitato con il Demanio proprio dalla nostra Amministrazione. Dobbiamo pensare che l’azione maldestra di questa Amministrazione abbia reso vani anche quegli accordi?
Davvero si pensa che la soluzione per ridare dignità al Castello, unico simbolo storico rimasto nel centro di Pantelleria, è quella di restituirlo al Demanio statale e, così, chiuderlo a tempo indeterminato o, peggio, farlo affidare ad un gestore privato?
E l’Amministrazione D’Ancona ha chiesto ai panteschi se erano favorevoli a rinunciare al loro Castello, interpellandoli direttamente o tramite il Consiglio Comunale?
Sarebbe bene anche informarli che rinunciando alla concessione, c’è la chiara possibilità che fra qualche anno, trovato il privato disponibile, il Demanio magari lo concederà per farci l’ennesimo hotel o altro (ricordiamoci il bando per il Faro di Punta Spadillo e di tanti altri beni in Italia che hanno fatto la stessa fine).
Le domande, come si vede, sono tante. Aspettiamo le risposte, se arriveranno. Ciò che ci sembra palese è la volontà dell’amministrazione D’Ancona di scappare dalle proprie responsabilità e di lasciare Pantelleria al suo destino in balia delle decisioni che saranno prese altrove.
Un po’ come è avvenuto con la gestione del ricorso al TAR sul punto nascita, chiuso nel 2020 dall’allora assessore Razza (oggi Fratelli d’Italia). Quel ricorso avrebbe potuto chiarire il diritto dell’isola a mantenere il servizio e le responsabilità del governo regionale, ma anche allora la giunta D’Ancona decise, incomprensibilmente, di non proseguire l’iter, rinunciando a una battaglia di giustizia per la comunità.
Due episodi, due simboli, un solo filo conduttore: incapacità di agire, mancanza di visione e rinuncia alle responsabilità.
Pantelleria merita di meglio.
Pantelleria2050
Pantelleria, 12 agosto 2025
La chiusura del Castello Barbacane, disposta dalla Agenzia del Demanio di Palermo, solleva alcune domande che non possono passare inosservate.
Perché un intervento così invasivo arriva solo il 31 luglio, nel pieno della stagione turistica, e non mesi prima, quando ci sarebbe stato tempo per programmare lavori e soluzioni alternative che garantissero la fruibilità del bene? Perché un organo così lontano dal nostro territorio può intervenire con tanta libertà, senza alcuna concertazione con chi su quest’Isola vive e lavora?
Ma c’è una riflessione ancora più importante, che avevamo condiviso già al termine del mio mandato da Vicesindaco e che era sostenuta da molti operatori economici: un bene pubblico, per rimanere vivo e in buono stato, deve essere utilizzato.
Limitarsi a destinare il Castello a pochi eventi culturali è una visione riduttiva. Un bene come il Barbacane ha bisogno di vita quotidiana, di presenza, di attività che ne garantiscano cura, apertura e manutenzione costante.
Ecco perché avevo proposto — e continuo a credere sia la strada giusta — di destinarlo a sede dell’Enoteca Comunale e della Pro Loco di Pantelleria. Una scelta che avrebbe permesso di:
• garantire la manutenzione quotidiana grazie alla presenza fissa degli operatori;
• trasformare il castello in un punto vivo di riferimento turistico, dove acquistare i vini dell’isola e ricevere informazioni utili;
• valorizzare tutta la produzione locale in un luogo simbolico e centrale.
Purtroppo, questo progetto è stato abbandonato a causa del cambio dell’Amministrazione, insieme a tante altre idee che puntavano a rendere l’isola più accogliente e organizzata.
Il risultato? Tempo perso, occasioni sprecate e problemi che si ripresentano, puntuali, ogni estate.
Non è solo il Castello ad essere chiuso: è la visione strategica sul futuro di Pantelleria a mancare.
#comunepantelleria #enotecacomunale #prolocopantelleria #sempreunpassoindietro
3 agosto 2025
A Pantelleria la giunta comunale approva l'istituzione del servizio di guardie zoofile, affidandolo nientemeno che all'associazione A.N.P.A.N.A. – O.E.P.A..
Fin qui tutto bene… se non fosse che il responsabile locale dell'associazione è Michele Tremarco, padre dell’assessore Federico Tremarco.
Domanda semplice: è normale che un servizio pubblico venga affidato a un'associazione guidata dal genitore di un membro della giunta che ha approvato il provvedimento?
Costo per i cittadini? 5.000 euro l’anno. Non tantissimo, certo. Ma il punto non è (solo) il costo: è la trasparenza, è l’opportunità, è l’etica pubblica. O siamo ancora fermi a: “a Pantelleria si fa tutto in famiglia”?
Difendere gli animali è sacrosanto.
Ma chi difende i cittadini dal solito sistema di affidamenti tra parenti e amici?
Grazie davvero per aver regalato a noi residenti un luglio così tranquillo che sembra novembre!
Mai vista un’estate così serena:
Ristoranti con tavoli vuoti anche senza prenotare,
Parcheggi liberi ovunque (pure al porto!),
Strade deserte,
Negozi ordinati e silenziosi,
Nessuna fila al distributore,
E ai bar? Posto per tutti e vista mare garantita.
A mare tutte le cale sono libere da barche.
Una vera oasi… ma senza turisti.
Un modello perfetto di “valorizzazione del territorio”.
Avanti così, l’isola ringrazia.
Lo slogan suona bene, peccato che nella realtà quotidiana l’amministrazione sia sempre un passo indietro, tra problemi ignorati, decisioni tardive e cittadini lasciati a se stessi.
Il bello? C’è persino un assessore che usa ChatGPT per scrivere i post su Facebook. Peccato che poi, quando parla o scrive senza aiuto, la differenza si sente. Eccome se si sente.
Frasi sconnesse, concetti confusi… altro che “ripartenza”: qui serve proprio una partenza (ma dell’assessore).
I cittadini chiedono ascolto e soluzioni, non slogan da campagna pubblicitaria e post brillanti copiati dall’intelligenza artificiale. La realtà non si cambia con le frasi fatte, ma con le risposte vere.
Basta parole vuote. Vogliamo amministratori presenti, preparati e sinceri. Non slogan e teatrini.
Argomenti della Diretta:
Depuratore
La Stagione Estiva: eventi e trasporti
Lavori pubblici
Gestione commercio: questione Home Restaurant