Il 27 gennaio è stato stabilito come il “Giorno della memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati politici e militari italiani nei campi nazisti.
Questa giornata è un monito dei nostri antenati a imparare dai loro errori e a condurre in modopiù saggio e più giusto il nostro vivere come società.
Il riconoscimento dei diritti sociali e dei diritti inviolabili dell’uomo a livello internazionale è stato un importante segno progresso per gli stati europei coinvolti negli eventi della Shoah, perché l’esigenza di rendere intoccabile e immodificabile la tutela della vita umana e della sua dignità è stata reputata necessaria.
Eppure non è bastato, perché esattamente come milioni di innocenti sono periti nella vicenda dell’olocausto nella consapevolezza generale, anche oggi migliaia di individui muoiono in condizioni disumane che violano gli stessi principi sanciti per impedire tali tragici avvenimenti.
Pensiamo al massacro degli Armeni che avviene ancora oggi nei pressi della Turchia, alla condizione terribile della minoranza etnica degli Uiguri in Cina o tutti i migranti sepolti tra le acque del Mar Mediterraneo e a quelli morti sulla via della rotta balcanica in condizioni letali.
Ma ancor più disastroso di tutto ciò è la grande indifferenza del mondo, insensibile alle grida di aiuto dei meno fortunati e degli ultimi della fila, la stessa indifferenza che ha permesso più di ottant’anni fa agli episodi dell’olocausto di prendere piede.
Che fare allora? Ricordiamo, educhiamoci, studiamo noi stessi e la nostra storia, impariamo dal passato a riconoscere il presente e agiamo di conseguenza.
"Nessun uomo è un’isola
Completo in se stesso
Ogni uomo è parte della terra
Una parte del tutto
[...]
La morte di ciascun uomo mi sminuisce
Perché faccio parte del genere umano
E perciò non chiederti
Per chi suoni la campana
Suona per te.”
(Devotions upon Emergent Occasions. XVII Meditation, Londra, 1624)
Avrete sicuramente sentito parlare della situazione limite sulla rotta balcanica, ne hanno parlato tutti i giornali.
A questo cordone di informazione, ci vogliamo unire anche noi, non tanto per dare qualche informazione o dettaglio in più, ma per porre di nuovo ❗attenzione ❗ verso questa situazione terribile affinché ci sia più coscienza.
Tra pochi giorni si celebra la Giornata della Memoria e come ogni anno ci ripetiamo che i diritti umani non debbano essere mai più calpestati. Sulla rotta balcanica, però, i diritti umani vengono respinti continuamente nonostante intere famiglie con bambini dormono all’aperto, senza accesso ai servizi più basilari come acqua potabile, bagni, docce.
Perché la Bosnia-Erzegovina è diventata la principale meta della rotta balcanica?
Nel 2020 sono 16 mila le persone transitate in bosnia-Erzegovina e passate tramite la rotta balcanica per arrivare in UE. Da parte di paesi dell’Unione Europea come Croazia, Slovenia e Italia si applicano politiche di respingimento che obbligano i migranti, provenienti per la maggior parte da Pakistan, Afghanistan o Bangladesh, a tornare o restare in Bosnia- Erzegovina, dove però, i sistemi di accoglienza sono precari e inaccettabili e rendono, così, precarie e inaccettabili le condizioni di vita dei migranti.
Il campo di Lipa nella Regione di Una Sana
Le diverse documentazioni, testimonianze e dichiarazioni dimostrano le condizioni disumane in cui vivono le persone nel campo di Lipa, nel cantone di Una Sana. A lipa, unico centro di accoglienza reso disponibile a causa dell'emergenza coronavirus, vicino al confine con la Croazia, trovavano riparo circa un migliaio di persone. Dopo l’incendio del campo avvenuto il 23 dicembre dello scorso anno si sarebbe dovuta trovare una nuova sistemazione per le migliaia di persone che stavano nel campo, già considerato invivibile dall’OIM (organizzazione internazionale per le migrazioni) per le sue condizioni: senza elettricità, acqua potabile, senza fognature e riscaldamento e con l’arrivo imminente di un inverno gelido.
Dove vengono accolti ora i migranti?
Al momento, dopo l’incendio e la chiusura del campo, non sono stati dati a disposizione altri luoghi dove ospitare i migranti, perché l’accoglienza in strutture ideali come L’ex caserma di Bradina, vicino a Sarajevo, il centro accoglienza di Bira, nella città di Bihać e il campo di Tuzla, ha visto l’opposizione della popolazione e delle autorità locali. Sono state montate alcune tende vicino al campo, ma non sono abbastanza. Senza un posto dove dormire e alloggio nelle tende, molte persone sono state costrette comunque a rimanere nei pressi di Lipa, dove vivono in baracche temporanee e di fortuna.
È evidente l’implicazione dei paesi dell’unione Europea in questa situazione ed è evidente, come, nonostante i milioni stanziati per le politiche di accoglienza, l’Europa abbia ancora tanto da fare e debba rispettare il suo ruolo fondamentale nel garantire sistemi di accoglienza che diano dignità a ogni singola vita umana.
cc: Nadir Crocella
Il piccolo comune di Riace, situato in una delle zone più incantevoli della regione calabrese, nel corso degli anni ha attirato l’attenzione su di sé per tante ragioni differenti: nel 1972 ha acquisito grandissimi onori dalla comunità artistica internazionale per il ritrovamento di due statue bronzee di antica epoca greca, noti proprio come “Bronzi di Riace”; in tempi più recenti ha però ricevuto onori ancora maggiori grazie al coronamento di un progetto di umanità e solidarietà guidato dall’ambizione dell’attivista Mimmo Lucano per un mondo più tollerante, più pacifico o, semplicemente più umano.
Il curriculum vitae di Domenico Lucano è solamente una piccola sfaccettatura della particolare personalità che si è resa protagonista in prima linea di un tale rivoluzionario progetto; nato a Melito di Porto Salvo nel 1958, ha dedicato la sua vita al lavoro di attivista per i diritti umani; eletto diverse volte come sindaco di Riace, si è aggiudicato la terza posizione al City Mayors Foundation, concorso mondiale che premia i migliori sindaci del mondo per la gestione del loro territorio, ed è stato nominato nella lista dei leader più influenti del mondo nella rivista bisettimanale statunitense Fortune.
Il “modello Riace” ha raccolto encomi e ammirazione a livello internazionale per il suo carattere di essenziale novità.
Le prime manovre nacquero alla fine degli anni ‘90 quando presso le coste della Calabria
furono salvati duecento migranti provenienti dal Kurdistan. La situazione di Riace e degli altri paesi limitrofi, all’epoca di gravissimo spopolamento dovuto all’emigrazione di circa il 70 percento dei suoi abitanti, sembrava ricevere una soluzione immediata mediante l’incontro di due esigenze complementari: da un lato la necessità di valorizzare il territorio minacciato dal grave rischio di abbandono e disabitazione di questi luoghi, dall’altro l’urgenza della ricerca di una vita più dignitosa per le persone che, dopo aver attraversato i deserti e il mare, desiderano essere partecipi di quelle libertà e di quei diritti di cui in patria non avrebbero goduto.
Attraverso il lavoro di molte persone investite nella creazione di un modello di società mai visto al mondo prima di quel momento, si giunse alla rivitalizzazione completa di Riace: case abbandonate dai rispettivi proprietari furono completamente ristrutturate e concesse in
comodato d’uso ai migranti, palazzetti non più in uso furono adibiti a luoghi di ritrovo e furono messi a disposizione posti letto per i
migranti richiedenti asilo e per immigrati irregolari in attesa di regolarizzazione.
Per opera dell’inserimento dei “nuovi arrivati” nella realtà territoriale in cui si sono stanziati, attività come il piccolo artigianato e la cura dei campi hanno ripreso a rifiorire, e scuole da tempo abbandonate hanno ritrovato qualcuno tra le cui mura fosse disposto a imparare.
Il modello Riace ha destato grandi curiosità a livello mondiale perché ha saputo rappresentare con il suo esempio che cosa la solidarietà umana possa fare se unita ad una solida organizzazione e ad un lavoro di squadra, e come davvero centinaia di giovani in cerca di un futuro più prospero possano realmente essere d’aiuto o una risorsa in un paese sull’orlo del decadimento.
Il modello Riace ha destato grandi curiosità a livello mondiale perché ha saputo rappresentare con il suo esempio che cosa la solidarietà umana possa fare se unita ad una solida organizzazione e ad un lavoro di squadra, e come davvero centinaia di giovani in cerca di un futuro più prospero possano realmente essere d’aiuto o una risorsa in un paese sull’orlo del decadimento.
Agli inizi dell’ottobre del 2018 il tribunale di Locri proclama un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di Domenico Lucano, con la conseguente sospensione del suo incarico di sindaco.
I capi d’accusa sono fondamentalmente quattro:
● Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, cioè l’introduzione di stranieri senza permesso di soggiorno valido sul territorio italiano
● Abuso d’ufficio, condotta di un pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni produce un danno o un vantaggio patrimoniale in contrasto con la legge
● Truffa, condotta di chi con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno
● Falso ideologico, condotta di chi si fa portatore di una dichiarazione fallace in un documento ufficiale
In seguito a questi accadimenti, lo SPRAR[1] di Riace viene chiuso e i richiedenti asilo che ne facevano parte sono stati sottoposti a trasferimenti su “base volontaria”, rinunciando però ai progetti di integrazione come i corsi di lingua, assistenza sanitaria, consulenza legale e ai progetti di inserimento nel mondo del lavoro.
Il processo, iniziato nel 2018, ad oggi non ha ancora avuto una conclusione definitiva. Certo il consiglio di stato dà ragione a Mimmo Lucano, riconoscendo, forse troppo tardi, che il Ministero dell’interno ha agito irregolarmente e troppo in fretta. Infatti, come riporta Alessia Candito nell’articolo de La Repubblica del 9 Giugno 2020: “L’Amministrazione statale prima di adottare qualunque misura demolitoria deve attivarsi per far correggere i comportamenti non conformi operando in modo da riportare a regime le eventuali anomalie”. Questo non è stato fatto, disponendo il trasferimento immediato dei migranti.
[1] Con il decreto Sicurezza del 2018 il sistema di accoglienza diffusa per i richiedenti asilo (SPRAR) viene abolito e viene destinato esclusivamente ai minori e ai beneficiari di protezione internazionale
Che cosa è rimasto del modello Riace ad oggi?
Il progetto Riace, considerato a livello internazionale come modello di eccellenza, è stato sospeso in maniera definitiva. Il suo messaggio però non si arresta: è stato dimostrato, qui in Italia tanto quanto all’estero, quanto proficuo possa essere il dialogo e l’inclusione dei migranti nelle nostre realtà se combinato ad un progetto e ad un’organizzazione stabile.
Il progetto Riace si può interpretare come un messaggio volto alla disgregazione dei ghetti, ma soprattutto all’abbattimento di quel muro che spesso porta alla creazione di vite parallele sotterranee a cui gli stranieri in Italia e in altri paesi europei sono confinati.
16/12/20 Brandy Dimegwu e Nadir Crocella
Il Perù sta vivendo un clima politico turbolento dovuto ai cambiamenti improvvisi all’interno della sua classe politica.
Come ben sappiamo la scena politica dei paesi dell’America latina è sempre stata dominata da scandali di corruzione e di colpi di stato, e ciò che sta accadendo in Perù in questi giorni non si discosta da questo scenario.
Il 9 novembre 2020 il presidente Martin Vizcarra è stato deposto, a seguito della votazione di maggioranza per la sua rimozione da parte del Congresso, dalla carica presidenziale.
La nomina di Manuel Merino come suo successore ha provocato il malcontento generale scatenando le proteste prima nella capitale Lima e successivamente nelle altre città vicine.
Ciò che è stato rimproverato all’ex presidente Martin Vizcarra è una “incapacità morale” provocata dall’accusa di corruzione, esperita nei suoi confronti da esponenti dell’opposizione, in seguito al reperimento di alcune intercettazioni che avrebbero attestato la natura fraudolenta del suo operato.
Secondo tali fonti Vizcarra avrebbe incassato una serie di tangenti nel periodo in cui ricopriva l’incarico di governatore in Moquegua tra il 2014 e il 2015 e per questa stessa ragione, prima l’11 settembre e poi il 2 novembre 2020, il parlamento peruviano ha dato avvio ad una procedura di impeachment per destituirlo definitivamente dalla carica di presidente.
L’impeachment corrisponde all'istituto italiano della “messa in stato d’accusa” ed è uno strumento giuridico che permette di sottoporre a giudizio figure titolari di cariche pubbliche quando siano accusate di avere commesso dei crimini nell’esercizio delle loro funzioni.
Qualora le accuse che hanno provocato l’impeachment siano dimostrate in modo inequivocabile, l’accusato decade in modo immediato dal suo incarico.
Martin Vizcarra fu uno dei presidenti più amati dal popolo peruviano soprattutto grazie alle importanti politiche anti-corruzione e ai provvedimenti presi nei confronti dei suoi colleghi parlamentari, come il ridimensionamento delle immunità e l’introduzione del divieto di immediata rielezione di cui essi godevano, attirandosi il malcontento dell’assemblea.
Le proteste, scoppiate con la sua destituzione e con l’entrata in carica di Merino, sono lo specchio del contrasto del volere della maggior parte della popolazione e quello del parlamento peruviano. Le manifestazioni delle persone in protesta contro una tale decisione, che è stata percepita dal popolo come un vero e proprio colpo di stato, hanno portato alla reazione violenta della polizia: a seguito degli scontri è stato accertato che due giovani hanno perso la vita, ragione che ha portato Manuel Merino ad abbandonare la carica presidenziale dopo solo 11 giorni di mandato.
Attualmente il versante politico del Perù è incerto.
Il temporaneo presidente Francisco Sagasti e i suoi collaboratori in questi giorni stanno cercando di risolvere le circostanze che hanno portato alla forte instabilità socio-politica del paese degli ultimi mesi.
18/11/20 Brandy Dimegwu
Sars è un dipartimento della polizia nigeriana operativo dal 1992. La funzione principale perla sua costituzione era la lotta al banditismo e alle rapine a mano armata, ma negli ultimitempi si è trovata sotto i riflettori del mondo intero per i crimini e i soprusi operati da essastessa nei confronti dei cittadini nigeriani. L’uccisione di innocenti ha portato il popolonigeriano a ribellarsi alle violenze e a scendere in strada a protestare
La notte del 20 ottobre 2020 le forze armate nigeriane aprirono il fuoco su una folla dimanifestanti pacifici presso la località di Lekki (Lagos), luogo in cui erano accampati dadiverse settimane impedendo il passaggio delle macchine in segno di protesta.La brutalità di un tale atto ha suscitato l’indignazione generale e la richiesta di giustizia per levittime di uno stato che si dichiara democratico, ma che non tutela i diritti fondamentali deisuoi cittadini, come il diritto alla libera espressione e ad una vita dignitosa.
La gogna mediatica che ha investito la classe politica nigeriana ha spinto il presidente dellarepubblica federale nigeriana a rilasciare delle dichiarazioni che però non sono risultatesoddisfacenti.La discussione generale sulla questione e, soprattutto, la sua mancata condannadell’omicidio di pacifici manifestanti, hanno fomentato quel desiderio di rivolta ecambiamento di cui il popolo si fa portatore.
il rilascio di tutte le persone arrestate durante le manifestazioni
Giustizia per le persone morte durante le proteste e per mano della sars, e risarcimenti peri famigliari
La costituzione di uno speciale dipartimento di polizia che indaghi sui crimini degli agentisars
Un esame psicologico e un nuovo corso di formazione per gli agenti sars da immetterenegli altri dipartimenti di polizia
Un aumento adeguato del salario dei poliziotti nigeriani (così non vanno più a rubare allagente)
23/10/20 Brandy Dimegwu