i definisce un bresciano, incastonato dentro il corpo di un arabo, nasce in Marocco il giorno di Natale del 1982, ma subito si trasferisce in Italia, a Rovato.
Ci racconta l’importanza di essere immerso in ambienti culturali diversi che trovano nel percorso di crescita sempre più punti d’incontro, infatti, l’intercultura e il racconto dei pregiudizi tra culture sono spesso al centro dei suoi progetti.
Elia, parlando della sua storia ci riporta alle origini della sua professione di regista e ci dà un assaggio di quello che vuole raccontare attraverso i film, i cortometraggi e i diversi lavori che lo vedono protagonista.
🎥🔔 DOVE VEDERE I FILM DI ELIA MOUTAMID ❓
- "TALIEN" può essere visto sulla piattaforma ONDEMAND di OpenDBB (Su Google si trova il link facilmente)
- "KUFID" uscirà al cinema la prossima primavera ( è stato in concorso al 38* Torino Film Festival)
- tutti i corti sono disponibili sul suo profilo YouTube: Elia Moutamid
Rebellion è la marca di chi non ha una vita facile, ma soprattutto di chi non smette mai di sognare e di lottare per rincorrere i propri sogni.
Il progresso stesso, così come le più grandi invenzioni, è frutto dei desideri dell’essere umano. Eppure, al giorno d’oggi, molti giovani sono costretti ad abbandonare i propri sogni per poter rimanere al passo di una società sempre più frenetica e schematica e, per tutti i presupposti, la storia di Modou sarebbe potuta tranquillamente affluire in questo mare di rinunce e sogni a metà.
Dopo aver vissuto la sua infanzia in Senegal 🇸🇳, sotto l’educazione dei suoi nonni, Modou, all’età di 13 anni, parte per l’Italia per ricongiungersi con i suoi genitori che da diversi anni si erano trasferiti per esigenze lavorative.
Nel raccontare il suo arrivo, oggi, ride divertito dal pensiero di quel bambino che, con stupore, scruta dal finestrino della macchina i chilometri di campagna che caratterizzano i paesini della bassa bresciana.
Un po' come fanno tutti i bambini quando si dice a loro che andranno in un posto sconosciuto, Modou aveva già da tempo iniziato a immaginare “L’Italia”: moderna, piena di grattacieli e con un sacco di bambini con i quali giocare ma già da quelle distese di grano, iniziava a percepire che la realtà sarebbe stata ben diversa.
Nemmeno l’incontro con i propri genitori fu vicino al suo immaginario, la distanza di tutti quegli anni si faceva di colpo sentire e anche pronunciare le semplice parola “papà” e “mamma” risultava difficile nei confronti di persone che non si erano viste per tanto tempo.
La vera salita però, è iniziata quando si è dovuto affacciare alla nuova realtà in cui viveva: catapultato in una seconda media senza nemmeno saper l’italiano, viene subito escluso e deriso dagli altri compagni – “Mi insultavano e io sorridevo perché pensavo volessero parlarmi, ma in realtà non capivo quello che dicevano.”, “La mattina mi alzavo e non volevo andare a scuola perché non volevo vivere quella realtà”.
L’esclusione della parola non era l’unica a gravare su di lui, Modou era l’unico bambino nero dell’istituto e questo non fu altro che l’origine di commenti e prese in giro:
“I bambini mi battevano il cinque e poi si pulivano la mano. Questa cosa mi ha talmente segnato che quando ho iniziato ad avere dei veri amici, alle superiori, avevo ancora paura che dopo esserci battuti il cinque per salutarci, quest’ultimi si sarebbero puliti”. Ma in questa realtà di etichettature, in cui non riusciva a definirsi per sé stesso, Modou riesce a trovare una sua modalità per esprimersi: l’abbigliamento.
In vestiti appariscenti, colorati e vistosi, una nuova libertà si definiva, ora non è più solo “il bambino nero”, “il bambino che non parla bene” ma finalmente gli altri iniziano a riconoscerlo per qualcosa che lui, in primis, aveva scelto di essere.
Con l’arrivo dell’età adulta e le fine delle superiori, la passione dell’abbigliamento fu chiusa nel cassetto perché, un po' come ci insegnano la maggioranza dei nostri genitori, la possibilità che tu possa portare del pane in tavola, seguendo questa strada, è veramente bassa.
Dopo diversi anni come operaio metalmeccanico, arriva il momento della svolta: grazie all’aiuto di un suo amico, riceve l'opportunità di lavorare per un'azienda che produce abbigliamento sportivo ed è qui che impara il mestiere: cosa c'è dietro un marchio, le varie tipologie di tessuto ecc.
Giorno dopo giorno, seguendo la linea di produzione in fabbrica, Modou non riesce a smettere di pensare, al suo trascorso, alle aspettative, alla volontà di un futuro migliore per lui e per chi vive o ha vissuto un’infanzia difficile.
In parallelo al suo lavoro, inizia a lavorare a Rebellion e fin da subito ha le idee chiare: questa esperienza non sarebbe stata solo un suo percorso individuale ma doveva essere un forte messaggio e opportunità di inclusione anche per tanti altri suoi amici, che in passato, si erano ritrovati nella sua stessa situazione e Il primo passo, fu quello di introdurli nel progetto.
Non sempre però le cose vanno come ci si aspetta, l’entusiasmo scema, le prime difficoltà economiche si palesano e ben presto ci si ritrova da soli a battersi per un sogno che, inizialmente, sembrava condiviso.
Quando si passa un’intera vita a lottare, l’ardore rimane sempre ed è proprio questo il sentimento che fu percepito dal suo attuale commercialista, all’epoca uno dei suoi pochi amici italiani, che Modou riesce ad acquisire il fondo economico necessario per partire con la creazione dei primi modelli.
Il messaggio di Rebellion è questo, un incoraggiamento a ribellarsi nei confronti di situazioni sfavorevoli e un inno all’assecondare la propria necessità di riscatto.
Se tutte le storie hanno un lieto fine, sicuramente la conclusione di questa sarebbe quel finale alternativo che il Modou bambino, non avrebbe mai immaginato: il rivelarsi di quella parte di società amica che dopo averti battuto il cinque, non si pulisce, ma ti tende la mano.
In bocca al lupo, Modou!
Doh Philippe , nasce in Costa d'Avorio 🇨🇮 a Duékoué, nel 1957.
Approdato in Italia nel '78, nel 1985 ottiene la cittadinanza italiana e nei primi degli anni '90 viene eletto consigliere comunale nella lista dei "Verdi" nel comune di Rezzato, un paese di 13.000 abitanti nella provincia Bresciana, diventando di fatto il primo consigliere comunale non comunitario in Italia.🇮🇹
Philippe ci ha ricordato con molto calore questa esperienza amministrativa toccando temi come integrazione e il ruolo delle generazioni future.