Parafrasi
Scilla e Cariddi
Odisseo con i compagni di viaggio si trova presso lo stretto di Scilla e Cariddi, due orribili mostri marini che ingoiano alcuni dei suoi compagni.
Così per lo stretto navigavamo gemendo.
Da una parte era Scilla, dall’altra la divina Cariddi 235
paurosamente ingoiava l’acqua salsa1 del mare;
ma quando la vomitava, come su grande fuoco caldaia2,
tutta rigorgogliava sconvolta: dall’alto la schiuma
pioveva giù, sulle cime d’entrambi gli scogli3.
E quando ancora ingoiava l’acqua salsa del mare, 240
tutta sembrava rimescolarsi di dentro, e la roccia
rombava terribile4; in fondo la terra s’apriva,
nereggiante di sabbia. Verde spavento prese i compagni.
Guardavamo Cariddi, paventando la fine5.
E proprio in quel punto Scilla ghermì6 dalla concava nave 245
sei compagni, i più vigorosi per la forza del braccio.
Mi volsi all’agile nave e ai compagni,
ma potei solo scorgere braccia e gambe lassù,
sollevate nell’aria: mi chiamavan gridando
invocando il mio nome – per l’ultima volta – angosciati. 250
Così il pescatore su un picco7, con la lenza lunghissima
insidia8 ai piccoli pesci l’esca gettando,
butta nel mare il corno di bove selvatico9,
poi, preso un pesce, lo scaglia fuori10 guizzante;
come guizzavano quelli, tratti su per le rocce. 255
E sulla bocca dell’antro se li divorò, che gridavano
e mi tendevan le mani nell’orrendo macello:
fu quella la cosa più atroce ch’io vidi con gli occhi,
fra quanti orrori ho affrontato, le vie del mare cercando11.
Omero, Odissea, XII, vv. 234-259, traduzione italiana di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi
1. salsa: salata.
2. su grande fuoco caldaia: ordina: «una caldaia su un grande fuoco».
3. d’entrambi gli scogli: di Cariddi e Scilla, che si fronteggiano.
4. terribile: terribilmente.
5. paventando la fine: temendo la morte.
6. ghermì: afferrò.
7. picco: scoglio.
8. insidia: inganno.
9. il corno di bove selvatico: è la parte terminale dell’amo, che impedisce al pesce, una volta che ha abboccato, di spezzare il filo mordendolo.
10. scaglia fuori: lo tira fuori velocemente.
11. le vie del mare cercando: vagando per il mare in cerca della rotta verso casa.
Intanto navigavamo preoccupati nello stretto sentiero Scilla da un lato, dall'altro il terribile Cariddi che inghiotte le onde e che ogni volta che le rigetta mormora ribollendo come una caldaia infuocata, onde che salivano fino al cielo, ricadevano poi sulle cime di entrambi gli scogli.
Ma quando Cariddi inghiottiva i flutti salati, ribolliva dall'interno, completamente e tutt'intorno lo scoglio tremava terribilmente e, aprendosi il vortice, si scorgeva in fondo una sabbia azzurrina. Qui vidi le guance di tutti verdi di paura. Mentre guardavamo tutti Cariddi, temendo una morte prossima, Scilla rapì dalla nave sei dei miei compagni, i più valorosi. lo girai lo sguardo e li vidi che agitavano gambe e braccia, alzati in alto dal mostro, e invocavano Ulisse per l'ultima volta; miseri!
Come un pescatore che, da una rupe a precipizio sul mare, lancia un anello di corno di bue in mare, con una canna lunghissima, offrendo ai pesci un'esca insidiosa, e cosi li porta fuori dall'acqua e li butta sulla terra, a questo modo Scilla prendeva compagni dalla nave e li divorava innanzi a me, mentre urlavano di dolore e mi tendevano le mani invano, durante la terribile sciagura. Fra le tante e amare vicende che io sopportai solcando i mari, non mi si offrì mai la vista di uno spettacolo da far provare tanta pietà.