Anello di Pacinotti
Anello di Pacinotti
DATA: -
COSTRUTTORE: -
LUOGO DI COSTRUZIONE: -
PROVENIENZA: -
COLLEZIONE: Fisica
SEZIONE: Elettromagnetismo
CARATTERISTICHE TECNICHE
MATERIALE: rame, metallo, ottone, legno
MISURE E DIMENSIONI: lunghezza 20 cm, larghezza 15 cm, altezza 32 cm
STATO DI CONSERVAZIONE: buono
Descrizione
L’anello di Pacinotti o dinamo in esposizione, è uno strumento inventato dal fisico italiano Antonio Pacinotti (Pisa, 1841 – Pisa, 1912) nel 1861, grazie ai risultati sperimentali riguardo l’induzione elettromagnetica precedentemente ottenuti dallo scienziato inglese Michael Faraday. L’apparecchio è composto da una ruota dentata, detta rotore, in metallo solidale con un asse, al quale è collegato un piccolo cilindretto chiamato collettore, diviso in diversi settori e sorretto da una sbarra in ottone con funzione di sostegno. Inoltre, l’anello rotore è inserito verticalmente tra i poli di un magnete, detto statore e presenta, nelle rientranze dei dentelli, alcune spire di filo di ferro attorcigliate, i cui estremi sono collegati a una sezione del collettore. Il tutto è incassato in una struttura lignea, coronata in alto da due morsetti, dal quale si dipartono diversi fili elettrici. Il macchinario presenta, in realtà, una duplice funzione e pertanto viene chiamato reversibile. Da una parte può essere utilizzato come convertitore di energia elettrica in forza meccanica (ossia come motore), dall’altra può assumere anche la funzione di generatore di tensione. Nel primo caso, dopo aver collegato lo strumento ad un circuito attraverso i due morsetti posti in alto, l’interazione tra i campi magnetici (lo statore e le spire) produce agli estremi di ciascun solenoide una coppia di forze che mette in rotazione l’anello. La corrente viene fatta passare attraverso due spazzole (linguette elettriche) poste a contatto con il collettore. Il loro scopo è poter cambiare il verso della corrente nel momento in cui le spazzole si muovono tra un settore e l’altro del cilindretto. In questo modo si riesce a garantire la continuità del moto dell’anello e dell’asse, che muovendosi, riesce a generare un lavoro meccanico. Nel secondo caso, invece, è possibile generare corrente elettrica attraverso il movimento manuale dell’asse. Infatti, collegando quest’ultimo (ad esempio con una manovella), nella rotazione manuale dell’anello avviene una variazione del campo magnetico generato dai due poli che induce una differenza di potenziale, in accordo con la legge di Faraday, e quindi una corrente indotta. Questa viene trasmessa prima alle spazzole che garantiscono la formazione di una corrente quasi continua, o pulsante e poi ad un circuito collegato attraverso i morsetti.