Gerolamo Cardano
Gerolamo Cardano
DATA E LUOGO DI NASCITA: 1501, Pavia
DATA E LUOGO DI MORTE: 1576, Roma
NAZIONALITA': Italiana
Biografia
Gerolamo Cardano (Pavia 1501 - Roma 1576) fu un umanista, medico, matematico, astronomo e docente di medicina vissuto nel XVI secolo. Nacque a Pavia nel 1501 da un giurista e matematico milanese e da una vedova, già madre di 3 figli che però morirono di peste. Proprio il fatto di essere nato al di fuori del matrimonio gli chiuderà diverse porte nella sua vita, ostacolando la sua vita professionale. Nonostante un’infanzia travagliata riuscì comunque a portare avanti i suoi interessi, iscrivendosi all’università di Pavia e in seguito anche a quelle di Mantova e Padova. Riuscì quindi a laurearsi dapprima in arti liberali nello Studio veneziano e poi a conseguire nel 1526 il dottorato in medicina a Padova. Nel 1529 gli fu negato il diritto di ingresso nel collegio dei Nobili Fisici di Milano, proprio in quanto figlio illegittimo. Si trasferì dunque a Milano dove tornò a praticare medicina a Gallarate, e contemporaneamente fu incaricato di insegnare geometria, aritmetica e astronomia nelle scuole Piattine di Milano. Finalmente, nel 1539 fu accettata la sua richiesta di ammissione al collegio dei Nobili Fisici di Milano. Dal 1543 al 1551 insegnò medicina, anche se discontinuamente, a Pavia. Fu proprio in questo periodo, nel 1545 che pubblicò la sua opera “Ara magna”, dove risolse e spiegò le equazioni di 3° e 4° grado. Qui Cardano attribuì le soluzioni a Niccolò Tartaglia, un professore di Verona, e a Ludovico Ferrari, suo allievo e assistente. Tuttavia, in seguito a questa pubblicazione, Tartaglia accusò Cardano di aver divulgato senza permesso la sua scoperta, e questi ribattè affermando che secondo alcune voci questi risultati erano già stati scoperti da un altro matematico bolognese, Scipione del Ferro. Queste contese scatenarono un caso mediatico che si risolse intitolando la formula ad entrambi. Nel 1552, si recò in Scozia per curare l’arcivescovo di Edimburgo e visitò anche Re Edoardo VI Tudor. Questo evento sembra abbia ispirato il personaggio del mago Prospero, protagonista de “La tempesta” di Shakespeare. Tornato a Milano nel 1553, Cardano ricominciò a insegnare a Pavia dal 1559 al 1562. Decise in seguito di lasciare Pavia a causa di alcune pesanti accuse contro suo figlio per omicidio e per l’ostilità sempre più accesa dell’ambiente accademico nei suoi confronti. Andò, quindi, a insegnare a Bologna sostenuto da Carlo Borromeo, legato pontificio e protettore dello Studio, anche se purtroppo dovette affrontare ulteriori insidie accademiche e problemi familiari. Sarà proprio durante questo periodo che si insedieranno le voci di eresia, suffragate da alcune sue strette amicizie con importanti pensatori protestanti. Inoltre Cardano aveva più volte sostenuto tesi a favore di opinioni che differivano da quelle ecclesiastiche. Per questi motivi fu arrestato il 6 ottobre 1570, e rimase incarcerato fino al 22 dicembre dello stesso anno. Il febbraio successivo abiurò, e giurò di non insegnare e di non pubblicare più fino alla sua morte. Nel 1571 andò a Roma come medico personale di papa Pio V e in seguito di Gregorio XIII. Nal 1575 venne accettato nel collegio dei Medici di Roma. Morì a Roma il 20 settembre 1576, passando l’ultimo anno della sua vita componendo la sua autobiografia “De vita propria”, che sarà pubblicata postuma nel 1643. Quasi un secolo dopo la sua morte fu pubblicata la sua opera “Opera omnia”, ufficialmente disponibile al pubblico dal 1663, in cui trattò temi riguardanti la ricerca della verità del molteplice, i suoi legami con l’astratto e l’immanente e continua verifica dei limiti dell’uomo.