Il murale nel Museo Mamma Lucia:
un monito per il presente, una speranza per il futuro
Ho apprezzato e mi ha emozionato moltissimo il Museo Mamma Lucia, che eredita la memoria della sua missione e dei “suoi figli” caduti, oltre che il suo messaggio di pace, carità e fratellanza umana, diretto anche e forse soprattutto verso le giovani generazioni. Straordinario l’esempio di questa donna che, con la sola forza dell'amore, ha saputo superare l’odio della guerra e trasformare la disperazione in pietà. Straordinario il suo messaggio che vede tutti, amici e nemici, “figli di mamma”, e propone “Pace per tutto il mondo e mai più guerre”,
Straordinario è il Museo, frutto del lavoro appassionato di un Comitato di cittadini veramente benemeriti, un Museo che non è solo esposizione di cimeli storici ma un comunicativo percorso didattico, storico e umano.
All’interno del Museo, come neolaureata in Belle Arti e come appassionata di Arte, sono rimasta affascinata dal murale “Piedad y Resistencia” di Leticia Mandragora (artista di fama internazionale, spagnola di origine, napoletana di adozione), che è esposto nell’ultima sala, come a voler rappresentare una nota di speranza a chiusura di un discorso.
L’opera è un grande murale realizzato a partire da una fotografia, dominato da un’unica figura e da elementi simbolici e testuali. Il volto di Mamma Lucia prende spazio al centro con un ritratto realistico in tonalità di blu, come è tipico dell’artista, che se ne serve per estrapolare la visione materialistica della persona ed elevarla alla sfera sentimentale. Solo gli occhi sono colorati, poichè la Mandragora li considera la finestra tra spirito e realtà. Il volto è espressivo, segnato dalle rughe, che comunicano saggezza, sofferenza e profonda umanità in chi la guarda. Il suo sguardo diretto e materno suscita un senso di accoglienza, di amore universale e di dolore condiviso. Lo sguardo colpisce con i suoi colori e la sua luce verosimile guarda direttamente l’osservatore con una forte intensità emotiva e compassionevole, tipico di una donna come lei che, mossa dall’amore materno e universale, ha lasciato un segno immortale del suo ripudio della guerra e della violenza.
Altro elemento che colpisce è quello testuale, con le parole che Sabato Martelli incise sul muro della prigione di via Tasso, prima di essere trucidato alle Fosse Ardeatine con altri trecentotrentacinque civili il 24 marzo del 1944 e che restano un anelito a vivere la propria vita in conformità con i principi di alto valore morale e sociale.
« Quando il tuo corpo / non sarà più, il tuo / spirito sarà ancora più / vivo nel ricordo di / chi resta.
Fa’ che / possa essere sempre / di esempio». La grafia tremolante riprende la scrittura originale di Martelli ed è posizionata su delle fasce verticali trasparenti che sembrano rappresentare le sbarre della prigione.
L’opera, con un’iniziativa eccezionale e meritoria, su proposta di Gennaro Thiago Nenna è stata donata dal Comitato 24 marzo, con fondi raccolti tra i cittadini, singoli e associati. È un bellissimo inno alla passione civica per la giustizia dpciale. È intensamente emotiva e concepita per suscitare una profonda riflessione, come indicato nel pannello esplicativo posto accanto, che parla di un “doppio livello argomentativo” di Pietà e Resistenza. Il volto di Mamma Lucia è l’espressione della Pietà, dell’Amore, della Maternità.
La presenza delle parole incise da Sabato Martelli, introduce il tema della Resistenza morale e fisica contro la tirannia. Il testo è un monito a essere “sempre di esempio” e a non dimenticare il dovere morale di difendere gli oppressi nel nome, appunto, della giustizia e della solidarietà e dell’amore. Per questo l’azione di partigiano combattente di Martelli Castaldi si sposa pienamente con quella solo pacifica di Mamma Lucia. Infatti, Sulla fioriera sottostante infatti è significativamente inciso il verso di una poesia di Patrizia Reso dal titolo “Appello inascoltato”: « Non più armi nelle mani degli uomini ma vanghe e badili».
Il murale è completato da altri elementi installativi di grande fascino. Una silhouette di bambina che pianta papaveri all’interno del quadro e appunto, la fioriera da cui spuntano papaveri, realizzati dall'artista in ferro e cotto, ma piantati in quella stessa terra da cui sono stati disseppelliti da Mamma Lucia i corpi dei soldati tedeschi. Dunque, vuole essere terra di sepoltura e di morte ma anche necessario nutrimento per i papaveri che cresceranno e quindi di nuova vita.
I riferimenti storici e letterari fanno comprendere l'opera nella sua interezza. Merita di essere vista e meditata. È un monito per il presente e una fonte di speranza per le generazioni future.
Costanza Leva
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