La Campania è tra le più esposte regione italiane, sia per tipologie di rischi naturali, sia per gravità dei fenomeni calamitosi che si verificano sul suo territorio.
Il rischio vulcanico (la Campania è sede di ben tre complessi vulcanici: Campi Flegrei, Vesuvio, Ischia), ma anche i fenomeni sismici di origine sia tettonica che vulcanica, pur essendo poco frequenti, risultano potenzialmente distruttivi in buona parte del territorio regionale. Un rischio più frequente è invece indotto dalle frane, a volte sismo-indotte, ma in genere innescate a causa del carattere geostrutturale particolarmente dinamico della Regione Campania. Non manca neanche il rischio da alluvione in corrispondenza dei due più grossi bacini idrografici tirrenici dell'Appennino Meridionale, vale a dire quello del Volturno e quello del Sele, e non meno importante è il rischio idraulico e da colata detritica dei piccoli ma altamente antropizzati bacini della Costiera Sorrentino-Amalfitana. Spesse coltri piroclastiche depositatesi in seguito alle eruzioni vulcaniche incidono poi sulla instabilità di diversi versanti, soprattutto in seguito a piogge di lunga durata, in seguito alle quali possono innescarsi fenomeni di debris-flow e mud-flow, alcuni dei quali tragicamente noti nel recente passato (frane di Sarno e Quindici).
A tali rischi di carattere naturale si sommano quelli antropogenici indotti dalle mutazioni morfologiche causate dall'uomo, dall'espansione urbanistica indiscriminata, dalle opere infrastrutturali e strutturali, dagli incendi, di cui quelli della stagione estiva 2017, che sono risultati particolarmente distruttivi ed estesi.
La Regione Campania ha programmato, sin dall’entrata in vigore della legge 183/1989 "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo" diversi interventi strutturali per la mitigazione del rischio idrogeologico. Basti pensare che tramite fondi ministeriali, regionali, POR e APQ, in Regione Campania si sono investiti nella difesa del suolo circa 1,2 miliardi di euro in circa 20 anni, ovvero 60 milioni di euro all’anno.
Tali opere, alcune delle quali molto risalenti, insieme a quelle già realizzate da tempo tramite la Cassa per il Mezzogiorno e il Provveditorato alle Opere Pubbliche e i Geni Civili nazionali, rappresentano un patrimonio pubblico a salvaguardia della vita umana che, lasciato a sé stesso, rischia non solo di non essere più funzionale allo scopo per cui è stato realizzato, ma anche di amplificare gli effetti negativi e mortali di fenomeni gravitativi o di alluvioni, in quanto danno percezione di una sicurezza che in realtà non c’è più.
La difesa del suolo, come già la Commissione De Marchi rilevava negli anni '70 del secolo scorso, si basa più sulla manutenzione del suolo che sulla realizzazione di opere strutturali e, quando le opere strutturali ci sono, è necessario provvedere alla loro manutenzione ordinaria e straordinaria. In considerazione poi dell’enorme stress cui queste opere sono sottoposte e dalla loro peculiarità di opere che devono adattarsi alle dinamiche morfologiche, capita spesso che dopo circa 5 anni occorre provvedere a veri e propri interventi strutturali di ripristino o adeguamento funzionale a quelle che sono le intervenute mutate esigenze di difesa idraulica e geologica.
Se i costi di una manutenzione di norma non superano il 10% dell’investimento iniziale, i costi di ripristino e adeguamento funzionale quinquennale, in caso di opere su cui si è svolta regolare manutenzione, possono anche raggiungere e superare il 20% dell’investimento iniziale attualizzato. Nel caso, poi, di eventi idrogeologici molto devastanti, caratterizzati da tempi di ritorno (probabilità di accadimento) molto bassi, si può verificare la eventualità di dover ripristinare interamente un'opera di difesa del suolo, sostenendo una spesa pari al 100% dell'investimento iniziale.
Indubbiamente le opere che richiedono maggiore urgenza di adeguamento funzionale sono quelle in corrispondenza di aree a rischio idraulico e da frana R4 e R3 e quelle in corrispondenza delle quali si verificano esondazioni, che, per prassi consolidata, vengono oramai addebitate dal Tribunale delle Acque Pubbliche alla mancata manutenzione ordinaria e straordinaria da parte della Regione Campania e a causa delle quali la Regione Campania è costretta a pagare gli indennizzi per danni indotti, producendo diversi debiti fuori bilancio.
Ulteriore elemento discriminante in termini di priorità di intervento di rifunzionalizzazione è rappresentato dall’incremento di rischio indotto dai recenti incendi.
Sulla base di tali premesse occorrerebbe - in linea teorica e in prima approssimazione - programmare una spesa minima di 120 milioni di euro all’anno per la manutenzione (cifra destinata a crescere all’aumentare degli investimenti regionali sulle nuove opere pubbliche di difesa del suolo).
Al fine di avviare, sotto la regia regionale, una prima concreta attività di rifunzionalizzazione delle opere di difesa del suolo esistenti, la Regione Campania ha adottato la deliberazione n. 833 del 28 dicembre 2017 - Delibere di Giunta regionale n. 173 del 26 aprile 2016 e n. 280 del 23 maggio 2017, concernenti: "Patto per lo sviluppo della regione Campania". Programmazione di fondi per avvio attività di mitigazione del rischio idrogeologico, che ha articolato risorse pari a 150 milioni di euro da destinare agli "Interventi sul dissesto Idrogeologico", nelle seguenti due distinte linee di intervento:
programma di “interventi di contrasto al rischio idrogeologico”, per un valore complessivo di 120 milioni di euro, da sottoporre alla procedura che fa riferimento al DPCM 28 maggio 2015;
programma di interventi per lo “Start-up del ripristino e adeguamento funzionale degli alvei e del patrimonio di interventi strutturali di difesa del suolo in Campania” per un ammontare complessivo di 30 milioni di euro.
La medesima deliberazione ha individuato, in funzione delle competenze statutarie possedute, la società in house Campania Ambiente e servizi S.p.A. quale soggetto attuatore degli interventi di manutenzione straordinaria, previa verifica del rispetto di quanto previsto dalla normativa europea e nazionale in materia.
____________________________________________
Il progetto, in analogia a quanto già previsto nel progetto attuativo della d.G.R. 706/17 ed in accordo a quanto stabilito nella riunione del Comitato di Indirizzo e Controllo, prevede la costituzione di una Cabina di Regia, promossa dal Direttore Generale per Difesa del Suolo e l'Ecosistema della Regione Campania, che invita a partecipare la Direzione generale regionale per le politiche Agricole, la Direzione generale regionale dei Lavori Pubblici e le Unità di Genio civile, le cinque Amministrazioni Provinciali, l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino Meridionale e i Carabinieri Forestali.
Le attività previste nel progetto possono essere ascritte ai seguenti 4 compiti principali:
servizi di ricognizione (a cura dell’Affidatario);
pianificazione (a cura della cabina di Regia);
progettazione esterna della manutenzione (a cura di tecnici individuati ai sensi del D.Lgs. 50/2016);
esecuzione (a cura dell’Affidatario).
Si prevede in particolare l'attuazione di 5 programmi stralcio di manutenzione la cui elencazione non segue alcun ordine di priorità.
Un primo programma stralcio (A) riguarda gli interventi di manutenzione attualmente inseriti nel RENDIS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) di ISPRA, con specifico riferimento agli interventi per i quali l’Ente proponente ha depositato un progetto almeno di livello preliminare. Per tali interventi, a seguito dell’attività di ricognizione, sarà verificato se il progetto - ricadente in aree a rischio R4 ed R3 - richieda o meno modifiche/integrazioni sulla scorta dello stato dei luoghi.
Un secondo programma stralcio (B) riguarda gli interventi ex OO.P.C.M. nn. 2499/97, 2787/98, 2994/99 e 3088/00 attuati a seguito delle emergenze verificatesi in Regione Campania nel periodo 1997÷2000.
Un terzo programma stralcio (C) riguarda le opere connesse alle segnalazioni pervenute già censite nel sistema SIT DIS della Regione Campania all’atto dell’avvio delle attività relative allo stralcio.
Un quarto programma stralcio (D) riguarda gli interventi censiti nel sistema SIT DIS della Regione Campania.
Un quinto programma stralcio (E) relativo ai diversi corsi d’acqua, di competenza regionale, suddiviso in lotti afferenti a bacini imbriferi di opportuna estensione.
La Cabina di Regia, nel confermare/rimodulare/integrare i suddetti programmi, darà avvio per stralci alle attività ricognitive.
In generale, l’attività ricognitiva relativa ai corsi d’acqua o alle opere prevede la redazione di opportune monografie e schede riportanti: un inquadramento generale, una descrizione dettagliata (tipologia costruttiva, dati dimensionali ecc..), lo stato di conservazione, eventuali criticità, documentazione fotografica. Le monografie saranno corredate da ogni utile documentazione acquisita presso il Soggetto attuatore dell’opera.