La montagna è uno dei simboli più antichi degli dèi lontani del tuono e della pioggia, dèi dalla forza dirompente, metallurgisti divini che stimolano l'esplosione della creatività. Forse più antico è il mito, sviluppatosi nell'Asia Minore e in India, della montagna madre creatrice che governa e protegge, immobile ed eterna, dal suo trono. La neve sciolta e i torrenti di pioggia fluiscono lungo i suoi fianchi fecondando tutto. Animali selvaggi e uccelli predatori trovano rifugio sui versanti e nei crepacci. Il suo corpo, la sua gravità, le sue grandi cosce e i suoi seni, la sua imponenza e la sua forza immensa e generatrice si materializzano nella roccia. Preziosi metalli si sviluppano nelle cavità della montagna come nell'utero femminile, un'immagine adottata dagli alchimisti per descrivere la misteriosa prima materia, la massa oscura da cui partiamo quando sondiamo le nostre profondità, che rivela gradualmente le sue potenziali forme e i suoi valori (Abraham, 131).
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