In numerose tradizioni religiose, il tappeto costituisce un templum, un luogo consacrato distinto dal mondo profano. Può trattarsi di uno spazio personale per la meditazione o la devozione, come i piccoli esemplari di lana usati dai monaci buddhisti in Tibet, o il tappeto da preghiera dei musulmani, che richiama la nicchia del mihrab. Il tappeto può essere usato per la preghiera in sostituzione della moschea, la cui nicchia, orientando l'orante verso la Mecca, è inclusa nel disegno della stoffa.
Il lavoro devoto, laborioso e complesso per creare il tappeto è lo stesso che si deve intraprendere per raggiungere la paradossale capacità di trascendere la coscienza e al contempo rimanervi saldamente ancorati. Questi due aspetti coesistono nei tappeti magici de scritti nel Libro dei morti, sia quello egiziano che quello tibetano. Secondo le credenze tantriche del Tibet, si poteva costruire un tappeto di carta che avrebbe condotto l'adepto sopra un burrone. Il portentoso potere dell'immaginazione di trasportarci al di là della nostra dimensione viene evocato in un racconto delle Mille e una notte, Il principe Ahmed e la fata Peribanu. Nella storia, il fratello del principe Hussain acquista un tappeto volante sul quale può essere trasportato in un istante ovunque desideri. Perfino nei sontuosi tappeti incapaci di spiccare il volo si ritrova un senso di equilibrio interiore, profondità e fantasia. La finalità di molti tra i tappeti più preziosi del mondo orientale è di creare un "profondo senso di totalità religiosa". Ciò nonostante, si afferma anche che i sapienti artigiani, simboleggiando il fatto che i desideri umani, per quanto nobili, sono comunque destinati a non raggiungere la totale unità con il divino, tessono un unico piccolo errore nelle loro sfolgoranti e armoniose composizioni. (Il libro dei simboli)
Indicazioni: