Gli esseri umani sembrano identificarsi con la loro volontà.
Eppure, la maggior parte della nostra esistenza sfugge alla nostra volontà.
Il cuore batte, gli organi funzionano, il corpo si forma, cresce, si trasforma e invecchia senza che lo abbiamo deciso. Anche i nostri pensieri, così come le emozioni che li accompagnano, emergono in larga misura al di fuori della nostra volontà deliberata.
La malattia non compare perché la vogliamo. La medicina può talvolta farne tacere le manifestazioni. Ma guarire significa costringere il corpo, oppure permettere l'emergere di una nuova organizzazione del vivente?
E se guarire – a differenza del curare – non fosse un atto di volontà, ma una presenza attenta a ciò che si trasforma nel corpo? Una presenza attenta, benevola e sufficientemente profonda da permettere l’emergere di una consapevolezza – una consapevolezza che partecipa essa stessa al processo di guarigione.
Come una scopa vivente,
partecipa continuamente a:
– eliminazione
– riparazione
– regolazione
Sappiamo che la vitalità del sistema immunitario è influenzata dall’età, dal sonno, dall’alimentazione, dall’attività fisica e dallo stress.
Ma, più in generale, la nostra vitalità esprime la qualità delle nostre relazioni vitali – quelle senza le quali non possiamo vivere:
l’aria
l’acqua
l’alimentazione
il riposo
l’azione
l’ambiente
i legami umani
la relazione con sé stessi
La medicina attenta esplora i sintomi della paura, dell'ansia, della sofferenza psicologica, della rabbia e della violenza con la stessa attenzione con cui ne esplora le conseguenze sul corpo.
Cerca di portare alla luce questi stati di coscienza e di esplorarli, considerando che comprenderne l'origine ha un impatto più profondo del sollievo dei loro sintomi attraverso farmaci o interventi comportamentali.