MAURIZIO OLIVOTTO
È un bizzarro luogo comune quello per cui le manifestazioni più alte dello spirito debbano essere «inutili»; tuttora si pensa che la cultura stia magari in quadri da appendere nei salotti (anche se nessuno ci capisce niente perché non c'è niente da capire) e non in umili oggetti quotidiani progettati però con alta coscienza dell'umano. Maurizio Olivotto sa che non esistono due diverse radici dell'uomo, una per le cose considerate elevate e una per le modeste necessità quotidiane: con lo stesso cervello, con le stesse mani, con gli stessi occhi l'uomo fa e percepisce le cose più alte e le più semplici, le più astratte e le più pratiche.
Le opere di Maurizio Olivotto hanno una precisa utilità: sono infatti «illustrazioni» (e «illustratore» si qualifica lui stesso, forse non pudore o con civetteria?) si tratta cioè di progetti il cui fine è eminentemente didascalico; e per questo non sono forse arte?
Mi pare che il mondo di poesia e di ispirazione lirica di questi disegni di uccelli destinati a libri di scuola (o magari, perché no, a un catalogo commerciale), che il raffinato candore di questi fantastici paesaggi, architettati su giocose e ingenue geometrie senza leggi fisiche, in cui le case, le cose e gli animali sono permeati dalla stessa fantasia, siano un omaggio discreto all'immaginazione dell'uomo, immaginazione da troppe tempo inaridita dalla falsa illusione della fotografia, spesso mistificante.
La tecnica ammirevole di queste opere, «democratica» perché destinata ai mezzi di comunicazione di massa, è un altro straordinario valore aggiunto: è il gusto (non certo di moda) del prodotto ben confezionato, quindi il rispetto per gli utilizzatori di questi bellissimi manufatti, siano essi i cosiddetti fruitori come gli operatori che li trasformano in oggetti stampati.
Queste «illustrazioni», creazioni originate quasi sempre da precise richieste dei clienti, svolgono quindi il loro servizio per ciò a cui sono chiamate, ma anche molto più in alto: si sublimano nell'alto ottimismo di chi crede nella propria voce interiore e la sa comunque e sempre far parlare.
14 giugno 1984 Leonardo Baglioni
Maurizio Olivotto e il Rinoceronte
Il tema, è naturale, viene da Dürer, che il suo rinoceronte se l'era inciso nero e catafratto come più non si poteva, torvo e tetramente grandioso. E rispondeva alla passione, che era dell'epoca ma anche profondamente sua, per il nuovo e l'esotico, per un reale inconsueto che facilmente potesse trapassare in fantastico. L'informazione oggettiva, dunque, ma anche il meraviglioso: e il suo rinoceronte, nonostante la spettacolosa esattezza, è anche, o ancora, oggetto da Wunderkammer, (benché esorbitante), se non addirittura da teratologia, ancorché violentemente drammatizzata.
Ma se il motivo viene certamente di qui, è verosimile che, sul piano dell'immediato psicologico, Olivotto l’abbia ripescato nel corso delle sue frequenti escursioni tra libri di
zoologia e ornitologia sette-ottocenteschi, in quegli splendidi repertori d'immagini incise in cui lo scrupolo dell'esattezza portava a una grafia minuta e preziosa, a una fermezza lenticolare che, nella sua fissità, finiva, per paradosso, nel favoloso. In essi egli si avventura per interesse professionale, ma sicuramente ci prova anche divertimento.
Possibile ancora che nella scelta del tema abbiano interferito suggerimenti più vicini, anche se più lati: da "Rinoceronte" di Jonesco all'animale ottuso e immane che si rigira entro la stiva della Nave felliniana: simbolo forese, a detta del regista stesso, dell'inconscio greve e irresponsabile che ci portiamo dentro, e ci sballotta un po' come vuole.
Ma forse saranno, questi, suggerimenti troppo complessi per un artista che in fondo ha iniziato, una decina d'anni fa, come autore di cartoni animati, e il gusto degli animali,
di loro strampalate vicende, soprattutto della sequenza come successione e accadimento, anche minimo, non l'ha più perso. Anzi se mai gli si è rafforzato quando è passato all'illustrazione di libri per ragazzi; un campo dove il senso della favola è essenziale e dove l’eleganza sobria e rapida ce la mette di suo, con risultati ben apprezzati nel quadro della produzione attuale. Né l’ha abbandonato quando è arrivato all'incisione d'arte, alla quale è approdato un po' per caso, ma alla quale è rimasto fedele con sincero fervore, riconoscendo in essa la sua più vera vocazione.
Graffi e morsure sono diventati così il suo pane quotidiano, soprattutto da quando frequenta a Firenze la Scuola di Arte grafica del Bisonte, nella quale è uno degli allievi più dotati e sicuri; la misura interna della lastra e la sua composizione sono assurte a norma profonda della sua visione, insieme all'assillo di una pronta evidenza; eppure il gusto di una narrazione che sottenda la precisione delle forme, di un accadimento avventuroso che ne guidi l'intrecciò è rimasto vivo e radicato, come un estro irriducibile.
Lo spettatore deve essere sempre portato in un luogo altro e sorpreso da vicende che non sono del quotidiano: magari irrilevanti o non subito afferrabili, ma sempre in qualche
modo sconcertanti. Ecco così i suoi rinoceronti: grandi e irsuti, ma inattesi: solitari su brughiere d'altri tempi, chiusi in una immobilità senza gesti. Ma segretamente la loro apparenza da guerrieri della foresta si altera, muta di senso. Da macchine crudeli divengono anche curiosità anomale, quasi meraviglie da circo equestre, con le grandi placche ossee che tali sono, ma potrebbero anche essere vello arricciato; con le groppe che lentamente si fanno istoriate;
con i musi che si arrotondano e ottundono, restando solo il corno a superstite emblema di un'antica ferocia. Finché l'animale incontra anche il suo negativo, la sua silhouette
controluce spoglia di aggressività, fatta quasi domestica.
Oppure il rinoceronte solitario campisce contro una citazione pacifista dallo "Zhuang-zi" taoista, che, specularmente invertita, occupa il cielo, come una contestazione metafisica o una tromba angelica che vaga risuona negli spazi. Metamorfosato e ambiguo, incerto ormai della sua prima identità,
stralunato lui stesso come l'osservatore, il rinoceronte tuttavia resiste: senza branco, senza pasture, senza spazi in cui avventarsi.
E resiste in grazia dell'incalzare acuto dei segni, del peso dei suoi volumi e delle sue ombre. È fermo e insieme evasivo, aggressivo e pure sfuggente; è preso nel giro della sua storia, che è poi una favola, terribile e vaga, sottilmente svagata come sono tutte le vere favole; e al pari di queste, non pretende ad una esplicita morale.
Firenze 1985 Renzo Federici
MAURIZIO OLIVOTTO
La vertigine dei sogni
di Idolina Landolfi
Un altrove in cui "sognare i propri sogni" (è un’espressione di Maurizio Olivotto), e penso a tutti i grandi sognatori della letteratura e dell'arte, a coloro che hanno fatto del sogno una delle principali fonti del loro lavoro, da Omero a Borges o a Nerval, da Ovidio a Lovecraft, a Lautréamont, da Apuleio a Kafka, a Nodier, a Fussli, a Munch, ai surrealisti... Incubus: la bestia che sorge dalle viscere della terra, che prostra il dormiente sotto il suo corpo mostruoso.
Mi pare chiaro che anche questo bestiario sia da ascriversi al mondo in cui si formano i sogni, e che discenda a una summa di suggestioni culturali avute dai 'luoghi' letterari e figurativi più disparati che l'artista ha 'ingoiato' (come nella lettera F, la creatura demonico-matematica-spazial-cibernetica mangiatrice della pietra filosofale) e metabolizzato, rendendoceli trasfigurati in un serraglio di creature metamorfiche, talvolta a metà tra l’uomo - o parti di esso - e l’animale (tra il demone e l'animale?), più sovente azzardatissime ipotesi di contaminazione e di nuova genesi, tra bestia e bestia, tra bestia e cosa o concetto astratto (non si sottrae, Olivotto, al fascino delle "matematiche severe" di lautréamontiana memoria). Penso alla chimera E; al sapiente - perché dotato del simbolo della sapienza, la civetta - zebrallo o zebrardo G (zebra e cavallo, o zebra e leopardo ma non solo: la testa è di un essere non identificabile, non ancora...); al drago orecchiuto M, al rinoceronte-ciminiera Q al pesce-infinito R; alla tigre-draghetto-formichiere V, o all'uomo-zebra-elefante Z, che con la proboscide-tromba richiama l'attenzione degli umani sul "novo miracolo e portento".
Spesso le figure maggiori (stavo per scrivere Arcani maggiori) sono accompagnate da una miriade di simboli - cabalistici, alchemici, ispirati ai bestiari medioevali che certo Olivotto ha frequentato, ai capitelli dei pulpiti nelle cattedrali, ai doccioni, ai giudizi universali, ai trionfi della morte; ma tratti anche dal proprio irrefrenabile immaginario, sorta di intimo teatro della memoria in cui tutto si fa vero, e terribilmente preoccupante. Non a caso ritorna più volte, in vari aspetti, la rappresentazione del cervello, o della conchiglia, affini nel metaforizzare labirinti inaccessibili.
Perché, sì impensierisce, la sfilata di essere assurdi, abnormi, la sarabanda fantasmatica ma che assume statuto di realtà in virtù della sua forza iconologia: e ora sappiamo che coi loro volti, o grugni, o grifi, sempre malinconici, rappresi in forme ieratiche, essi esistono, ormai,
e camminano sulla terra.
Idolina Landolfi
LINGUAGGI, TECNICHE E PERCORSI DELLA GRAFICA CONTEMPORANEA
La fantasia, l'amore per la favola e le simbologie di vecchie stampe, che caratterizzano i lavori di Maurizio Olivotto, nascono dall'alveo di una ricerca da tempo perseguita dal pittore-incisore, che intende riportare alla luce segni zodiacali, figure di leoni e serpenti, stelle che brillano nel cielo, volendo con questo sollecitare il recupero di una figurazione "cosmica" ricca ed animata. Prende così il via dall'immaginario dell'artista una costruzione di forme che è debitrice di simbologie medioevali o cinquecentesche, di modalità segniche riportabili ai testi della Cabala e al contempo alle carte geografiche del XVII - XVIII sec.
Della fauna o della flora, del cielo luminoso e splendente nella notte misteriosa. Olivotto offre visioni assai colorate ed affascinanti, ricche di misteri nascosti. Le sue tavole, che raffigurano fiori, frutti, conchiglie, insetti, uccelli, orsetti, pesci, civette e diavoli, rivelano la sapienza del naturalista ed insieme l'abilità del miniatore. A volte, la restituzione "volutamente grottesca" del soggetto raffigurato ha la funzione di rivelare la mutevolezza incessante della natura; in altre occasioni, invece, l'artista organizza un "bestiario", le cui tavole diventano i tasselli indissolubilmente legati di un gioco variopinto ricco di risonanze e di allegre cromie.
Nicola Corradini
Risultati sinteticiCatalogo SBN1. Olivotto, MaurizioIl veterinario / [illustrazioni di Maurizio Olivotto! Firenze : Fatatrac, 1990 Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\LO1\0054791] 2. Clinica veterianaria / [illustrazioni di Maurizio Olivotto] Firenze : La nuova Italia, 1982 Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\FOG\0299311] 3. Olivotto, MaurizioParte il treno / illustrazioni di Maurizio Olivotto Firenze : Fatatrac, \1986! Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\RAV\0099628] 4. Olivotto, MaurizioDalle api al miele / [illustrazioni di Maurizio Olivotto] Firenze : Fatatrac, [1991] Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\RAV\0143306] 5. Olivotto, MaurizioNel parco naturale / \illustrazioni di Maurizio Olivotto! Firenze : Fatatrac, 1991 Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\RAV\0183611] 6. Olivotto, MaurizioIl quadro restaurato / \idea e realizzazione artistica di Maurizio Olivotto! Firenze : La nuova Italia, \1983! Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\RAV\0153622] 7. Clinica veterinaria / \ideato dal comitato di coordinamento della collana ; illustrazioni di Maurizio Olivotto! Firenze : La nuova Italia, \1982! Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\RAV\0153220] 8. Favaro, Graziella - Olivotto, MaurizioIl leone e la lepre / Graziella Favaro, Maurizio Olivotto Milano : Carthusia, stampa 2005 Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\LO1\1040964] 9. De Col, TizianoLa montagna dimenticata : vie militari e antiche strade di minatori / Tiziano De Col ; Maurizio Olivotto Feltre : Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ; [S. l.] : Duck, [2001] Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\VIA\0101230] 10. Codignola, Nicoletta - Olivotto, MaurizioAlfabetrocca / Nicoletta Codignola, Maurizio Olivotto Firenze : Fatatrac, [2003] Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\RAV\1097512]