L’inquinamento atmosferico rappresenta una delle forme più gravi e diffuse di alterazione ambientale. È causato dalla dispersione nell’aria di gas nocivi e polveri sottili (come il particolato PM10 e PM2.5), che compromettono la qualità dell’aria e mettono a rischio la salute degli esseri viventi.
Le principali fonti di questo tipo di inquinamento sono legate all’attività umana. Tra queste, spiccano:
Le attività industriali, responsabili di ingenti emissioni di gas serra e sostanze tossiche;
Gli impianti di produzione energetica, in particolare quelli alimentati da combustibili fossili;
Gli impianti di riscaldamento domestico e commerciale, soprattutto se alimentati da carbone, gasolio o legna;
Il traffico veicolare, ferroviario, navale e aereo, che immette nell’aria grandi quantità di anidride carbonica, ossidi di azoto e altre sostanze inquinanti.
Possiamo quindi affermare che l’inquinamento atmosferico ha prevalentemente cause antropiche, cioè è causato dalle attività umane. In particolare, l’industrializzazione è uno dei principali motori di questa emergenza ambientale.
Secondo recenti studi, circa il 75% dell’inquinamento atmosferico esterno (outdoor) è generato dalla lavorazione e dall’utilizzo dei combustibili fossili, come il carbone, il petrolio e il gas naturale.
Il traffico stradale, ferroviario, navale e aereo;
Il riscaldamento di abitazioni, uffici e edifici pubblici;
L’agricoltura intensiva e gli allevamenti industriali, che producono grandi quantità di gas serra come il metano;
Le emissioni degli impianti industriali;
La produzione di energia elettrica da fonti non rinnovabili.