LE NOTE DELL'ANIMA
III Edizione · 2026
Orchestra e Coro del Liceo Musicale W. Gropius
diretti dal M° Simone Genuini
UNA NOTA CHE VIENE DA DENTRO
Vi è, negli strumenti ad arco, un piccolo bastoncino di legno — non più lungo di qualche centimetro — che collega internamente la tavola armonica al fondo della cassa. Si chiama anima. Non produce suono da sé, non è visibile all'esterno, eppure senza di essa lo strumento tace: è lei che trasmette le vibrazioni, che bilancia le pressioni, che permette al violino, alla viola, al violoncello di "respirare". Toglietela, e il suono si fa opaco, sordo, spento. Rimettetela al posto giusto — e lo strumento torna a parlare.
Il titolo di questo concerto nasce da qui, da questa piccola cosa nascosta. Le note dell'anima sono le note che quella piccola verità di legno rende possibili; ma sono anche — inevitabilmente — le note che parlano all'anima, che vi entrano senza bussare, che rimangono dopo che la musica è finita.
Siamo nella Cattedrale di San Gerardo, protettore di Potenza. Il luogo non è scelto a caso: le volte di una cattedrale sono l'acustica più antica che esista, la risonanza di secoli di preghiere e di canti. Portare qui l'orchestra e il coro del Liceo Musicale Walter Gropius significa restituire a questo spazio sacro qualcosa che gli appartiene — la musica come atto di devozione, come offerta, come meditazione condivisa.
Il programma che ascolterete questa sera attraversa tre secoli di musica sacra europea: dal Barocco vivaldiano e pergolesian, al classicismo mozartiano, fino alle composizioni del nostro tempo firmate da Monsignor Marco Frisina. Epoche diverse, linguaggi diversi — ma una sola intenzione: trovare, dentro il suono, qualcosa che somigli all'infinito.
✦ ✦ ✦
NOTE DI SALA
Wolfgang Amadeus Mozart (1756–1791)
Adagio per archi in do minore, KV 546
Composto nel giugno del 1788 come introduzione solenne a una Fuga per due pianoforti (KV 426) trascritta per archi, l'Adagio e Fuga in do minore KV 546 è uno dei momenti più austeri dell'intera produzione mozartiana. L'Adagio di apertura — quello che ascoltiamo questa sera nella sua veste autonoma — è di una profondità rara: otto misure di armonie cromatiche serrate, accordi che sembrano sospesi sul bordo del silenzio, una tensione emotiva che non si risolve mai del tutto. Non è il Mozart della leggerezza viennese; è il Mozart notturno, il Mozart che guarda negli abissi. Scritto nello stesso anno della Sinfonia n. 40 in sol minore, questo Adagio appartiene a quella stagione di straordinaria intensità creativa in cui il compositore sembrava voler spingere il linguaggio tonale fino ai suoi limiti. In apertura di concerto, suona come una soglia: un invito a lasciare fuori il rumore del mondo.
Gioachino Rossini (1792–1868)
Pro Peccatis, per voce e organo
Solista: Prof. Saverio Sangiacomo (Baritono) · Organo: Prof. Rocco Lopardo
Il Pro Peccatis è tratto dallo Stabat Mater di Rossini, opera sacra composta tra il 1832 e il 1841, in due diverse fasi creative, e eseguita per la prima volta a Parigi nel 1842. Il testo è quello della celebre sequenza medievale attribuita a Jacopone da Todi — la meditazione sulla Madre che assiste al supplizio del Figlio — e Rossini lo affronta con la sensibilità di un operista consumato: drammaturgia vocale, pathos espressivo, la voce trattata come uno strumento capace di raccontare, di implorare, di piangere. Il Pro Peccatis ("Per i peccati del suo popolo, vide Gesù tra i tormenti") è una delle pagine più intense della raccolta: la voce sola con il sostegno dell'organo crea una dimensione raccolta, confessionale, dove il peso della colpa e la speranza del perdono sembrano coesistere nello stesso respiro.
Antonio Vivaldi (1678–1741)
Laudamus te, dal Gloria in Re maggiore RV 589
Soprano: Mariassunta Telesca · Contralto: Rosaria Miglionico
Posto subito dopo il solenne coro d'apertura del Gloria, il Laudamus te ("Ti lodiamo") è un duetto vivace per due voci femminili — strutturato come una conversazione brillante, quasi giocosa. Le due voci si rincorrono, si sovrappongono, si rispondono in un intreccio che esprime la gioia della lode collettiva in modo diretto, immediato, contagioso. Vivaldi scrive qui musica che è preghiera senza essere mai oppressa dal peso della devozione: si loda perché è bello lodare, si canta perché il canto stesso è una forma di grazia. Il Laudamus te è un momento di pura luminosità barocca — la fede vissuta come danza.
Giovanni Battista Pergolesi (1710–1736)
Stabat Mater Dolorosa, da Stabat Mater per soprano, mezzosoprano e archi
Soprano: Prof.ssa Milena L'Amico · Mezzosoprano: Prof.ssa Elena Sabatino
Giovanni Battista Pergolesi morì di tubercolosi a soli ventisei anni, a Pozzuoli, nel marzo del 1736. Lo Stabat Mater, composto nelle ultime settimane di vita su commissione di una confraternita napoletana, fu la sua ultima opera. È impossibile ascoltarla senza pensare a questa circostanza: un giovane uomo che guarda la morte in faccia e scrive musica sulla sofferenza di una madre che perde il figlio. Eppure lo Stabat Mater non è disperazione — è contemplazione. L'incipit che apre la composizione, affidato alle due voci soliste su un accompagnamento d'archi di rara delicatezza, è tra le pagine più cariche di pathos della storia della musica occidentale: il canto si fa sospiro, la melodia si incurva come sotto un peso, le due voci si intrecciano come se volessero sorreggersi a vicenda. Handel la definì insuperabile. Bach la trascrisse e la rielaborò. Noi questa sera la ascoltiamo, e cerchiamo di capire perché, quasi tre secoli dopo, fa ancora lo stesso effetto.
Wolfgang Amadeus Mozart (1756–1791)
Ave verum Corpus KV 618, per coro e orchestra
Il 17 giugno 1791, a Baden bei Wien, Mozart scrisse in pochi giorni questo breve mottetto per coro, archi e organo, come dono per il direttore del coro locale Anton Stoll. Sono quarantasei misure, poco meno di quattro minuti di musica. Eppure il KV 618 è universalmente riconosciuto come uno dei vertici assoluti della scrittura sacra mozartiana — e forse dell'intera storia della musica. Il testo è un'antifona eucaristica medievale ("Salve, vero Corpo di Cristo / nato dalla Vergine Maria"), e Mozart lo affronta con una semplicità che è tutt'altro che semplicismo: ogni accordo è al suo posto con una precisione che sembra necessità; ogni risoluzione armonica porta con sé un sollievo che è, al tempo stesso, musicale e spirituale. Composto pochi mesi prima della morte, l'Ave verum Corpus appartiene alla stagione del grande commiato mozartiano — quella in cui il compositore sembra aver superato ogni desiderio di stupire, per fermarsi nell'essenziale.
Laudate Dominum, da Vesperae Solennes de Confessore KV 339
Soprano solista: Mariassunta Telesca
Le Vesperae Solennes de Confessore furono composte a Salisburgo nel 1780, quasi certamente per la Cattedrale, per la festa di un confessore — probabilmente San Giovanni Nepomuceno. Il Laudate Dominum, quinto dei sei brani che compongono la raccolta, è il pezzo che ha attraversato tre secoli mantenendo intatta la sua capacità di commuovere. La melodia del soprano — semplice, ampia, di un'eleganza luminosa — sale sopra l'orchestra con una naturalezza che sembra respirare, mentre le parole del Salmo 116 ("Lodate il Signore, tutti voi popoli") trovano nella musica una risposta non retorica, ma quasi intima. Pochi minuti di musica in cui Mozart raggiunge qualcosa che sfugge all'analisi: una serenità che non è lontananza dal dolore, ma sua trasfigurazione.
✦ ✦ ✦
MONSIGNOR MARCO FRISINA E LA MUSICA SACRA CONTEMPORANEA
Monsignor Marco Frisina (Roma, 1954) è compositore, direttore d'orchestra e sacerdote, dal 1983 direttore del Coro della Diocesi di Roma. La sua produzione musicale — oratori, messe, cantate, composizioni liturgiche — ha raggiunto un pubblico vastissimo proprio perché non rinuncia alla bellezza melodica e all'accessibilità, convinto che la musica sacra debba parlare all'uomo contemporaneo senza tradire la profondità del messaggio spirituale. Il programma di questa sera propone quattro sue composizioni, ciascuna ispirata a un testo fondante della tradizione cristiana — una preghiera medievale, un cantico evangelico, un'antifona francescana, una poesia mistica carmelitana — che Frisina ha tradotto in musica con il suo caratteristico equilibrio tra rigore e immediatezza.
Mons. Marco Frisina (1954–)
Anima Christi, per soli, coro e orchestra
Solisti: Prof. Saverio Sangiacomo (Baritono), Francesco Santarsiero (Tenore) · Organo: Adriano Lauletta
L'Anima Christi ("Anima di Cristo, santificami / Corpo di Cristo, salvami...") è una delle preghiere più amate della tradizione ignaziana: attribuita talvolta a San Ignazio di Loyola, in realtà risale al XIV secolo ed era già diffusa prima della nascita della Compagnia di Gesù. Frisina ne coglie il carattere di preghiera personale, intima, che però si apre alla dimensione comunitaria — e costruisce una partitura che alterna momenti di raccoglimento solistico a aperture corali di grande ampiezza. Questa sera, la composizione assume un significato ulteriore: il titolo richiama il nome stesso del concerto, e pone al centro del programma la domanda che tutta la musica di questa serata, in fondo, si pone — cosa vuol dire cercare, nell'arte, qualcosa che somigli all'anima?
Alto e glorioso Dio, per voce solista, coro e orchestra
Solista: Gaia Basile
Il testo è la Preghiera di San Francesco davanti al Crocifisso di San Damiano, quella con cui — secondo la tradizione — Francesco d'Assisi iniziò la sua conversione intorno al 1205: "Alto e glorioso Dio / illumina le tenebre del cuore mio / dammi fede dritta / speranza certa / carità perfetta...". Una preghiera di spoliazione, di nudità spirituale, di abbandono totale. Frisina la mette in musica con una partitura che cresce dall'intimità del solo verso la pienezza corale, come se la preghiera individuale si trasformasse — crescendo — in canto di un'intera comunità. Il momento in cui la voce solista si fonde con il coro è, in questa composizione, il momento teologicamente più significativo: la singola voce non si perde, si moltiplica.
Magnificat, per voce solista, coro e orchestra
Solista: Aurelia De Bonis
Il Magnificat è il cantico che il Vangelo di Luca (1, 46-55) mette sulle labbra di Maria dopo l'Annunciazione. È uno dei testi poetici più potenti dell'intera Scrittura: inno di gioia, ma anche di sovversione ("ha rovesciato i potenti dai troni / ha innalzato gli umili"), lode personale che si fa profezia storica. La storia della musica è piena di Magnificat celebri — da Monteverdi a Bach a Vivaldi — ognuno dei quali ha cercato di contenere in suoni l'immensità di quel testo. Quello di Frisina sceglie una strada diversa dalla monumentalità barocca: parte dal canto di una voce sola e costruisce attorno a lei, poco a poco, la risposta della comunità. Una voce di donna che canta la gioia di essere piccola davanti a qualcosa di grande.
Nada te turbe, per voci soliste, coro e orchestra
Soprani: Prof.ssa Milena L'Amico · Prof.ssa Melina Lopardo
"Nada te turbe / nada te espante / todo se pasa / Dios no se muda...". Nessuna cosa ti turbi / nessuna cosa ti spaventi / tutto passa / Dio non muta / la pazienza tutto ottiene / chi ha Dio nulla manca / solo Dio basta. Questi quattro versi — il Segnalibro di Santa Teresa d'Avila, trovati nella sua agenda personale alla morte, nel 1582 — sono tra le parole più consolanti che la letteratura mistica abbia prodotto. Frisina ne fa il finale del programma di questa sera: una musica che non risolve il dolore, non promette la felicità, ma offre qualcosa di più prezioso — la pace che non dipende dalle circostanze. Le due voci soliste intrecciano la melodia come una litania, il coro risponde come un'eco del cuore. È il modo più bello per chiudere una serata che ha cercato, in ogni suo momento, di trovare nelle note qualcosa che somigli all'anima.
✦ ✦ ✦
IL DIRETTORE
Maestro Simone Genuini
Direttore d'orchestra e pianista, Simone Genuini è nato a Roma nel 1972. Si è diplomato con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte, quindi in Composizione e Direzione d'orchestra; ha conseguito anche i diplomi in Strumentazione per banda e in Musica corale e Direzione di coro — un percorso formativo che rivela, fin dall'inizio, la vocazione a leggere la musica non per strumento singolo, ma come fenomeno collettivo, come azione condivisa.
La sua formazione alla bacchetta porta firme di rara grandezza: ha studiato Direzione d'orchestra con Carlo Maria Giulini — di cui è stato uno degli ultimi allievi — con Daniele Gatti, Lu Jia, Marcello Bufalini e Marco Zuccarini. Della scuola di Giulini, quella che metteva al centro la cantabilità dell'orchestra, il suono come respiro e non come meccanismo, Genuini ha fatto una cifra propria: il suo gesto sul podio è quello di chi cerca il suono dall'interno, come si cerca, appunto, l'anima di un violino.
È fondatore e direttore stabile della JuniOrchestra — l'Orchestra dei Ragazzi dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma — alla guida della quale ha diretto oltre trecento concerti in tutta Italia, seguendo nel tempo migliaia di giovani tra i quattro e i vent'anni. Quella con le orchestre giovanili non è per Genuini una parentesi pedagogica accanto alla carriera concertistica: è il cuore del suo progetto artistico. Ha scritto su questi temi il volume Giochi d'orchestra (Edizioni Curci / Accademia di Santa Cecilia), manuale-racconto sull'apprendimento della musica d'insieme che è diventato un riferimento per insegnanti e direttori di orchestre scolastiche in tutta Italia. Nel 2013 il Ministero della Pubblica Istruzione gli ha affidato il Corso di Formazione nazionale per docenti "Suoni Condivisi", dedicato alla metodologia della direzione orchestrale didattica.
Come direttore ospite ha lavorato con formazioni di primo piano: l'Orchestra della Toscana, i Solisti del Teatro dell'Opera di Roma, l'Orchestra Sinfonica Abruzzese, l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Bucarest, I Solisti Aquilani, l'Orchestra Sinfonica "Roma Sinfonietta". Come pianista si è esibito per l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, per RAI Radio 3, nel ciclo "Concerti al Quirinale", e per l'Accademia di Danimarca. Ha insegnato Esercitazioni orchestrali presso i Conservatori di Verona, L'Aquila, Foggia e Potenza — quest'ultimo, il "Carlo Gesualdo da Venosa", è il conservatorio della città che lo accoglie questa sera.
Portare Simone Genuini a dirigere l'orchestra e il coro del Liceo Musicale Walter Gropius significa portare in questa cattedrale una visione della musica che va oltre la performance: è la visione di chi sa che il suono — quello vero, quello che rimane — nasce solo quando molte persone decidono di ascoltarsi e di fidarsi l'una dell'altra. Esattamente come quella piccola asta di legno che chiamiamo anima.
✦ ✦ ✦