La Sardegna è una terra con dignità.
La Sardegna non è una colonia penale
Cagliari, 28 febbraio 2026
Piazza Palazzo
MANIFESTO DEL COMITATO SARDO “NO A NUOVE SERVITÙ”
FUORI LE MAFIE! NO AL 41 BIS IN SARDEGNA!
NO A UNA NUOVA SERVITÙ IMPOSTA ALL’ISOLA
La Sardegna dice NO alle mafie e NO a una gestione ingiusta e sproporzionata del carcere duro.
Ancora una volta la Sardegna viene trattata come una terra da usare e sfruttare, non da rispettare. Ancora una volta la nostra Autonomia e il nostro diritto all’autodeterminazione vengono calpestati e aggirati. Ancora una volta una decisione pesantissima viene imposta dall’alto, senza il preventivo coinvolgimento della Regione, delle istituzioni locali e delle comunità interessate.
Il Governo ha deciso di collocare in Sardegna tre dei sette istituti penitenziari italiani destinati esclusivamente ai detenuti sottoposti al regime del 41 bis: a Uta (Cagliari), Bancali (Sassari) e Badu ’e Carros (Nuoro).
Alla Sardegna viene dunque chiesto di farsi carico da sola di quasi la metà dell’intero sistema carcerario di massima sicurezza, senza alcuna garanzia di sostenibilità, senza investimenti adeguati, senza preoccuparsi di come ciò impatterà sullo sviluppo sociale dell’Isola ma, anzi, andando ad aggravare una situazione penitenziaria già difficile, ledendo i diritti dei lavoratori delle carceri, così come dei carcerati sardi e dei loro familiari, vanificando così ogni sforzo necessario per costruire un sistema carcerario sardo sicuro, a misura d’uomo, capace di garantire la certezza della pena ma anche la possibilità di reinserimento sociale.
Questo è il modello di giustizia in cui crediamo, incompatibile con la trasformazione della Sardegna in un polo di detenzione estrema imposto dall’alto.
Dopo il sacrificio imposto alla Sardegna per le servitù militari, si tenta oggi di imporci l’ennesima nuova servitù: quella carceraria, riconfermando così il nostro triste primato di essere la regione maggiormente penalizzata in materia di servitù e individuando, ancora una volta, nella nostra Isola quel luogo lontano in cui lo Stato nasconde tutti i problemi che non vuole o non sa gestire altrove.
La distribuzione delle funzioni più gravose dello Stato deve avvenire secondo criteri di equilibrio, proporzionalità e condivisione istituzionale. Nessun territorio può essere chiamato a sopportare un carico sproporzionato senza consenso, compensazioni e trasparenza.
UNA SCELTA CHE COLPISCE TERRITORI GIÀ FRAGILI
Questa decisione, se non rivista, avrà conseguenze pesantissime sul tessuto sociale ed economico dell’isola. In territori che da decenni attendono infrastrutture, investimenti, opportunità per imprese e giovani, si rischia di inquinare un’economia già fragile con l’indotto del malaffare organizzato: riciclaggio di capitali, infiltrazioni, pressioni criminali.
Come dimostrano numerosi casi internazionali, la concentrazione di detenuti ad alta pericolosità in territori fragili aumenta i rischi di infiltrazione e destabilizzazione locale.
A tutto ciò, si aggiunge il dramma dei detenuti sardi che, giocoforza, dovranno essere trasferiti nelle carceri della Penisola per fare spazio ai detenuti della criminalità organizzata, ed il disagio che tali trasferimenti arrecheranno alle loro famiglie, costrette a varcare il Tirreno per poterli visitare.
Non è allarmismo, è una preoccupazione reale, condivisa da amministratori, rappresentanti del mondo produttivo, cittadini e anche da autorevoli voci del mondo ecclesiale. Imporre alla Sardegna una tale quantità di destinazioni per detenuti sottoposti al carcere duro, significa
esporre quei territori a rischi enormi in termini di sicurezza, coesione sociale e reputazione, con il rischio concreto di una contaminazione mafiosa del tessuto criminale sardo, che verrebbe inevitabilmente attratto nell’orbita di organizzazioni malavitose maggiormente strutturate, dalle quali mutuerebbe atteggiamenti delinquenziali sinora sconosciuti, difficilmente rimediabili e capaci di acuire, in un futuro prossimo, le già gravi difficoltà sociali esistenti nell’Isola.
Una scelta di questa portata non può essere assunta senza alcuna valutazione preventiva dell’impatto sociale, economico e territoriale, come invece avviene nei principali Paesi europei per decisioni analoghe.
LA CRONOSTORIA DI UNA DECISIONE IMPOSTA
Da mesi la Regione Sardegna chiede un confronto e chiede il rispetto istituzionale che ci è dovuto.
Il 19 settembre la Presidente della Regione Alessandra Todde ha incontrato il Ministro della Giustizia, dichiarando chiaramente che la Sardegna non sarebbe mai diventata la “Cayenna d’Italia” e che qualsiasi atto unilaterale sarebbe stato considerato scorretto e non istituzionale.
Nei mesi successivi sono state inviate ulteriori comunicazioni formali, compresa una lettera alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rimasta senza risposta. A fronte di queste richieste, dal Governo sono arrivate rassicurazioni pubbliche: nulla sarebbe stato deciso senza il coinvolgimento delle istituzioni sarde.
Parole smentite dai fatti e specialità sarda calpestata!
Il 18 dicembre, durante la Conferenza Stato-Regioni, viene messo nero su bianco ciò che da tempo si temeva: sette istituti penitenziari saranno “esclusivamente dedicati” al 41 bis, tre dei quali in Sardegna. Una decisione già presa, già scritta, mai condivisa. Dopo settimane di accuse di “allarmismo”, la verità è venuta a galla: la Sardegna non è stata coinvolta, i territori non sono stati ascoltati, l’Autonomia speciale è stata ignorata.
NON È IN DISCUSSIONE IL 41 BIS. È IN DISCUSSIONE LA SARDEGNA
NO alla Cayenna d’Italia: la Sardegna ha bisogno di sviluppo, cultura, turismo, NON di essere trasformata in un carcere a cielo aperto.
Nessuno mette in discussione la necessità di contrastare la criminalità organizzata e di impedire ai boss mafiosi di continuare a comandare dal carcere, ma un conto è l’esistenza del 41 bis, un altro è la scelta politica di concentrare in Sardegna una quota sproporzionata di detenuti di massima sicurezza, trasformando l’Isola nel terminale di decisioni prese altrove.
Questa stessa logica, dannosa per la Sardegna e i sardi, non la stiamo vedendo solo sul 41bis, ma anche sul dimensionamento scolastico, sul taglio dei fondi PNRR, sulla cancellazione di decine e decine di comuni montani, sulle modalità imposte dall’alto sul come dovremmo implementare la transizione energetica, su chi e come dovrebbe gestire i diritti per lo sfruttamento delle materie prime strategiche e, di questo passo, niente impedisce di pensare che domani l’Isola potrebbe essere la destinataria del deposito di stoccaggio delle scorie nucleari.
Chiediamo con forza, in nome del principio di leale collaborazione tra Stato e autonomie territoriali:
La sospensione immediata di qualsiasi decisione esecutiva
L’apertura di un tavolo istituzionale Stato–Regione Sardegna
Una valutazione pubblica e indipendente degli impatti
Un criterio nazionale equo e proporzionato nella distribuzione delle strutture di massima sicurezza
ORA BASTA
Questa è una violenza istituzionale. È la mortificazione di un territorio. È un attacco diretto all’Autonomia e alla dignità della Sardegna.
Questo è l’ennesimo attacco all’autogoverno e alla sovranità dei sardi, testimoniato dalla continua impugnazione delle leggi democraticamente votate dalle istituzioni sarde per darsi regole e strumenti a misura dell’Isola, a partire dalla possibilità di governare il proprio territorio e la transizione energetica a vantaggio dei sardi e nel rispetto del patrimonio ambientale e culturale.
È arrivato il momento di una mobilitazione popolare ampia, che vada oltre ogni appartenenza politica, che unisca cittadini, amministratori, lavoratori, imprese, studenti, associazioni.
La Sardegna non è il carcere d’Italia. La Sardegna non è una colonia. La Sardegna non è una discarica di problemi.
Non possiamo accettare che la condizione di svantaggio data dall’insularità, che soltanto da poco è stata riconosciuta come oggetto di tutela in Costituzione e per il riconoscimento della quale abbiamo lottato unitamente come sardi, venga oggi non solo disattesa ma addirittura utilizzata come criterio a giustificazione di una scelta politica squilibrata.
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE
Chi ama questa terra, chi pretende rispetto, chi rifiuta nuove servitù imposte dall’alto, scenda in piazza.
Il 28 febbraio la Sardegna farà sentire la propria voce, pacificamente, con determinazione, con unità e nel rispetto dei principi democratici e della convivenza civile.
NO ALL’ARRIVO DI NUOVI DETENUTI 41 BIS IN SARDEGNA.
NO A UNA NUOVA SERVITÙ CARCERARIA.
NO ALLE MAFIE IN SARDEGNA.
SÌ ALL’AUTONOMIA SARDA E AL FUTURO DELL’ISOLA.
Aderisci al comitato firmando il manifesto.
Perché la Sardegna non chiede privilegi, chiede rispetto.
Chi ha già aderito
Presidente della Regione Autonoma della Sardegna
Presidente del Consiglio Regionale
Sindaci metropolitani di Cagliari e Sassari
Presidenti delle Province di Nuoro e del Sulcis
Comuni
Alà dei Sardi, Alghero, Allai, Anela, Ardauli, Armungia, Arzana, Assemini
Ballao, Banari, Benetutti, Bessude, Bidonì, Bitti, Bolotana, Bonnanaro, Bono, Borore, Bortigali, Borutta, Bottida, Bultei, Burgos
Cagliari, Calangianus, Carbonia, Cargeghe, Carloforte, Castelsardo, Cheremule, Cossoine
Decimomannu, Decimoputzu, Desulo, Domusnovas, Dorgali, Dualchi
Elini, Elmas, Escolca
Fonni, Fordongianus
Gadoni, Gairo, Galtellì, Gavoi, Giave, Girasole, Gonnesa, Guasila, Guspini
Iglesias, Illorai
Jerzu
Loceri, Lodè, Lodine, Loiri Porto San Paolo, Lula
Macomer, Mamoiada, Martis, Meana Sardo, Monteleone Roccadoria
Municipalità di Pirri
Neoneli, Noragugume, Nule, Nuoro
Oliena, Ollolai, Onanì, Oniferi, Orani, Orotelli, Ossi, Ottana
Pattada, Perdasdefogu, Perdaxius, Porto Torres, Pozzomaggiore, Pula, Putifigari
Quartu Sant’Elena, Quartucciu
San Sperate, Samassi, San Gavino, Sanluri, San Vero Milis, Santu Lussurgiu, Sardara, Sarroch, Sarule, Sassari, Seneghe, Serramanna, Serrenti, Settimo San Pietro, Seulo, Siamanna, Siddi, Silanus, Siliqua, Sindia, Sinnai, Sorradile, Stintino
Teti, Tiana, Torralba, Tortolì, Tramatza
Unione Comuni del Villanova
Uta
Villa San Pietro, Villacidro, Villanovafranca, Villasor, Villaspeciosa
Zerfaliu
Garante regionale per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale
Movimento 5 Stelle
Network giovani M5S
Partito Democratico
Giovani democratici
Alleanza Verdi e Sinistra
Sinistra Futura
Uniti per Todde
Fortza Paris
Orizzonte Comune
Progressisti
A innantis!
Sardegna 2050
Democrazia Solidale Demos
Partito Socialista
Azione
Italia Viva
Sardegna chiama Sardegna
CISL
UIL
Sindacato Medici Italiani
FIMMG - Federazione italiana medici di medicina generale
CONFSAL - Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori
CSS - Confederazione sindacale sarda
Copagri Oristano
Coopagri Sardegna
Fesica-Confsal Sicurezza
Confsal
Libera Sardegna
Domus de Luna
Associazione Socialismo Diritti Riforme
Associazione Luna e Sole
Centro Studi Agricoli
Associazione Oratorio Uta
Associazione Peter’s Day Assemini
Matteo Porru (scrittore e divulgatore)
Giuseppe Casu (regista)
Tomaso Mannoni (regista)
Pietro Mereu (regista)
Caterina Murino (attrice)
Kita Assòtziu Universitàriu
Fondazione Sardinia
Bachisio Bandinu (intellettuale e scrittore)
ACLI Sardegna
Assotziu Consumadoris Sardigna
Associazione Sardegna che vorrei
Associazione vivere a colori
Associazione Sardegna di dentro
Associazione Teatro di Sardegna
Cooperativa controvento
Cooperativa noi altri
Movimento precari sardi in cattedra
Auser Casteddu
La Sardegna non chiede privilegi, chiede rispetto.
MANIFESTU DE SU COMITAU SARDU
NO A TZERACHIAS NOAS – NO A SU 41 BIS IN SARDIGNA
A FORAS IS MÀFIAS – NO A UNA TZERACHIA NOA IMPÓNNIA A S’ÌSULA
UNU SCIOBERU CHI NON CUMPARTZEUS
Su Guvernu at scioberau de assentai 3 de is 7 presonis de Sardigna a su regimi de su 41 bis
Agiumai sa metadi de totu su sistema italianu de presoni grai at a essi pinnigau in Sardigna.
Unu scioberu impónniu dae pitzus, chi apetillat s’Autonomia e s’autodeterminatzioni nosta.
POITA NARAUS DE NO
Sa Sardigna est pigada ancoras comenti a sa terra innui su Stadu nci scàrrigat is probblemas suus
A pustis de is tzerachias militaris, si probbat a imponni una tzerachia carcerària noa.
ARRISCUS BERUS PO S’ÌSULA
Fichiduras mafiosas in logus giai nìbidus in campu económicu e sotziali.
Trasladura fortzada de is presoneris sardus in sa Penìsula, cun peleas mannas po is famìglias.
ITA TIPU DE JUSTÌTZIA BOLEUS
Eja a sa batalla contras a is màfias e a su 41 bis comenti a aina de cuntrastu a sa criminalidadi
No a sa mudadura de sa Sardigna in sa “Cayenna de Itàlia”
NO EST UNA SITUATZIONI ISULADA
Sa própriu lógica ferrit sa Sardigna finas in s’assestamentu scolàsticu,
sminguaduras a su PNRR, comunus de monti, guvernu de su logu e transidura energética,
manixadura de is matérias primàrias stratégicas. E unu cras at a podi tocai a is scórias nuclearis…
ITA PEDEUS
Suspensioni arrepentina de ogna scioberu esecutivu
Aberridura de una mesa Stadu-Regioni Sardigna
Valutatzioni pùbbrica e indipendenti de is impatus
Arrespetu de s’Autonomia e de sa soberania de is sardus in sa terra insoru
IMMOI BASTAT
No! a custu atacu nou a sa dignidadi, a s’autoguvernu e a su benidori de Sardigna.
Sa Sardigna no est una colónia, no est su presoni de Itàlia, no est una discàrriga de probblemas.
APELLU A SA MOBBILITATZIONI
Est tempus de una mobbilitatzioni paxiosa, unitària, chi aunat totus.
Po citadinus, amministradoris, studiantis, impresas, assótzius.
Su 28 de friaxu in Casteddu: chi stimas sa Sardigna,
fai intendi sa boxi tua, fai intendi sa boxi de sa terra tua!