Il convegno intende aprire un nuovo spazio politico e culturale per ripensare la questione meridionale, i valori democratici e progressisti e la qualità delle classi dirigenti, con Napoli al centro di una riflessione nazionale ed europea
• Presentazione Evento
Panel 1
Questione morale e classi dirigenti
Etica pubblica e selezione delle leadership democratiche.
Panel 2
Giovani, emigrazione e ritorno al Sud
Fermare la fuga dei talenti e creare opportunità per i giovani.
Panel 3
Lavoro e Cultura per la crescita del paese
Investimenti, diritti e sviluppo nel Mezzogiorno
Panel 4
Mezzogiorno di pace
Un Sud protagonista di dialogo e cooperazione mediterranea
•Plenaria — l’Italia riparte dal Mezzogiorno
Una plenaria di confronto tra rappresentanti istituzionali per definire insieme le strategie di rilancio per il Sud, tra sviluppo, diritti e coesione sociale
Presentazione evento (Sala Accademia)
Sandro Ruotolo
Marco Sarracino
Francesco Dinacci
Gaetano Manfredi
Carmelo Petraglia
Chiara Braga
Questione morale e selezione delle classi dirigenti
(Sala Tè)
Etica pubblica e selezione delle leadership democratiche.
Relatori (in o.a.):
Enza Amato, Diego Belliazzi, Federico Conte, Josi Della Ragione, Marzia del Vaglio, Gregorio di Leva, Pasquale Esposito, Antonietta Garzia, Francesco Lastaria, Raffaele Manco, Vittorio Mete (remoto), Nicola Mondini, Dominique Pellecchia, Luigi Sarnataro, Paolo Siani, Florinda Verde, Francesco Zanfardino
Oggetto: Strategie per una nuova questione meridionale basata su etica, competenza e responsabilità.
1. Premessa: La "Nuova" Questione Meridionale e il nodo morale
La questione meridionale oggi non è più soltanto economica o infrastrutturale, ma prevalentemente etica e politica. Dopo oltre 160 anni dall'Unità, il divario Nord-Sud persiste non solo per cause storiche, ma per la storica incapacità delle classi dirigenti locali di gestire le risorse in modo efficiente e trasparente, spesso privilegiando logiche clientelari e assistenzialistiche.
Il rilancio del Sud richiede quindi una "rivoluzione morale" che ponga al centro la questione morale come presupposto indispensabile per qualsiasi sviluppo economico. Non si tratta solo di combattere la criminalità organizzata, che pura rappresenta un punto di caduta per certi versi drammatico se solo si considerano i dati riferiti agli scioglimenti dei Consigli Comunali (dal 1991 al 30 settembre 2025, in Italia sono stati sciolti 402 Consigli Comunali ed Enti locali per infiltrazioni mafiose, con una media di oltre uno al mese), con una forte concentrazione in Calabria, Campania e Sicilia (89% dei casi).
La sfida più ampia che si aggiunge e tiene dentro di sé il contrasto delle organizzazioni criminali investe la necessità di sradicare la cultura del "favore" e della rendita di posizione.
2. L'analisi del deficit della classe dirigente attuale
La rappresentanza meridionale nelle istituzioni non è quantitativamente insignificante, ma spesso risulta qualitativamente inadeguata a intercettare le sfide della modernità. I principali problemi individuati sono:
Logiche clientelari: la selezione della classe dirigente basata sulla fedeltà politica piuttosto che sulle competenze, meccanismo quest’ultimo favorito da un indebolimento della politica e dei partiti tradizionali a favore del proliferare del fenomeno delle cd “liste civiche” che allargano oltre misura i confini delle coalizioni, garantendo in tal modo vittorie elettorali “facili” ma abbassando decisamente il livello qualitativo dei Consigli Comunali ed introducendo potenziali agenti inquinanti del meccanismo democratico. Bisogna distinguere nettamente tra il contributo necessario della società civile dal falso “civismo criminogeno”.
Si sottolinea su questo particolare terreno di riflessione il lavoro fatto da Sandro Ruotolo con l’esperienza dell’Osservatorio contro la camorra nella città di Castellammare di Stabia.
Assenza di visione strategica: incapacità di progettare a lungo termine, privilegiando il consenso immediato.
Debolezza del capitale sociale: basso livello di cooperazione e cultura della legalità, che ostacola l'imprenditoria sana.
3. La selezione della "Nuova" Classe Dirigente: pilastri fondamentali
Per rilanciare il Sud, è necessario promuovere un ricambio generazionale e strutturale fondato su nuovi criteri di selezione:
Meritocrazia e Competenza: valorizzazione dei talenti meridionali (sia residenti che rientranti), basando l'accesso ai ruoli amministrativi e politici su percorsi formativi ed esperienze comprovate, superando il familismo.
Etica della Responsabilità: i nuovi dirigenti devono assumere la responsabilità dei risultati ("accountability"), rendendo conto ai cittadini della gestione dei fondi, specialmente nel contesto del PNRR e dei fondi europei.
Legalità come vantaggio competitivo: la lotta alla corruzione e alle infiltrazioni mafiose deve essere vista non solo come obbligo morale, ma come base indispensabile per attirare investimenti sani.
4. Proposte per il Rilancio in Termini Positivi
Il Mezzogiorno deve smettere di percepirsi come vittima e proporsi come attore strategico nel Mediterraneo.
1 Una Frattocchie 4.0: creazione di scuole di alta formazione politica e amministrativa che uniscano competenze tecniche (economia, diritto, pianificazione) a una forte etica pubblica.
2. Selezione rigorosa dei candidati a ruoli amministrativi e politici (Non basta avere 1000 voti per essere un buon amministratore).
3. Patto Etico-Territoriale: un accordo tra classe politica, imprenditoria sana e società civile basato sulla trasparenza, legalità e cooperazione e contrasto del “civismo criminogeno” collegato al proliferare delle “false” liste civiche.
5. Conclusione
La nuova questione meridionale può essere risolta solo se il Sud Italia si fa carico del proprio destino attraverso una selezione rigorosa dei propri dirigenti. La questione morale non è un’astrazione, ma lo strumento economico più potente a disposizione: una classe dirigente onesta e capace crea un ambiente favorevole agli investimenti, generando sviluppo, occupazione e orgoglio territoriale.
la questione giovanile dall'emigrazione al ritorno al Sud (Sala Trianon)
Una plenaria di confronto tra rappresentanti istituzionali per definire
insieme le strategie di rilancio per il Sud, tra sviluppo, diritti e coesione sociale
Relatori (in o.a.):
Andrea Buonocore, Raffaele Bonavita, Marco Cavaliere, Francesco Casillo, Alessandra Clemente, Alfonso Coccoli, Annamaria Cuomo, Enzo Cuomo, Mariateresa Fragomeni, Ludovica Gentile, Fabrizio Gritti, Paolo Guido, Naomi Iodice, Francesca Lamino, Davide Laezza, Antonio Marrazzo, Alessandro Pancalli, Lello Topo, Carlo Rutigliano, Luca Sorrentino, Pasquale Tridico
Sintesi della discussione
L’emigrazione giovanile è un fenomeno nazionale, ma nel Sud assume proporzioni ancora più accentuate, perché più profonde sono le disuguaglianze sociali ed economiche. Partono i giovani altamente qualificati, che rappresentano il capitale umano su cui costruire il futuro del territorio, e partono quelli che cercano lavori meno specializzati, attratti da retribuzioni e condizioni contrattuali che altrove risultano comunque migliori.
Questo duplice flusso produce un duplice depauperamento: da un lato si perdono competenze strategiche, dall’altro si svuota il tessuto sociale e produttivo di energie essenziali. La vera anomalia, come emerso nella discussione, è che restare sia diventato un atto di coraggio, quasi controintuitivo rispetto alle prospettive offerte altrove. La scelta di partire avviene spesso già prima dell’università, segno di un’aspettativa di futuro che nel Sud appare compromessa e che spinge i giovani a immaginare la propria realizzazione lontano dalla propria terra.
1. Politiche pubbliche e industriali per lavoro stabile e di qualità
Il primo nodo riguarda la necessità di un nuovo modello di sviluppo fondato su politiche pubbliche solide, continuative e orientate all’equità. Non bastano bonus o interventi episodici: serve una strategia strutturale che garantisca lavoro stabile, dignitoso e qualificato. Ciò significa:
una politica industriale capace di reindustrializzare il Mezzogiorno, puntando su innovazione, transizione ecologica, poli tecnologici e filiere produttive ad alto contenuto di conoscenza;
attrarre investimenti, anche internazionali, collegandoli strettamente con università, ricerca e formazione professionale;
creare ecosistemi innovativi che trattengano e richiamino talenti, superando la desertificazione industriale che ha eroso valore aggiunto e opportunità;
introdurre strumenti essenziali come un salario minimo, un salario di ingresso dignitoso, la fine degli stage non retribuiti e un sistema di sostegno all’abitare (piano casa, fondo perequativo per gli affitti).
In questo quadro, si è richiamata l’idea di uno Stato imprenditore, capace di intervenire direttamente dove il mercato non arriva, come già avviene in altri Paesi europei per sostenere startup e PMI innovative. Una nuova “Cassa del Mezzogiorno” moderna, trasparente e orientata alla qualità degli investimenti è stata evocata come strumento possibile.
2. Qualità della vita e del tempo: un nuovo paradigma per i giovani
Il secondo asse riguarda un cambiamento culturale profondo: i giovani non chiedono solo lavoro, ma qualità della vita, tempo libero, possibilità di costruire un’esistenza piena. Non vogliono vivere per lavorare, ma lavorare per vivere. Questo implica riconoscere che:
il valore del tempo deve diventare un fattore economico e sociale;
la qualità della vita è un elemento di attrattività territoriale tanto quanto il lavoro;
i giovani chiedono credibilità, potere decisionale, risorse: vogliono essere parte dei processi, non spettatori.
Per questo è fondamentale inserire i giovani nei luoghi decisionali, prevedere quote di rappresentanza giovanile, rafforzare la formazione amministrativa e rilanciare le scuole di politica. Non è solo una questione generazionale, ma di tenuta democratica.
3. Comunità, servizi essenziali e diritti di cittadinanza
Il terzo pilastro riguarda la ricostruzione di un tessuto comunitario forte, capace di garantire diritti di cittadinanza pienamente vissuti, indipendentemente dal luogo di nascita o dalla condizione familiare. Ciò significa:
un welfare territoriale che funzioni davvero: mobilità, sanità, scuola, servizi di prossimità;
infrastrutture sociali che rendano possibile restare e tornare;
interventi pubblici nelle aree interne, le più esposte alla concentrazione di opportunità altrove;
utilizzo strategico degli immobili pubblici, presidi di comunità, esercizi di vicinato pubblici, aziende partecipate dello Stato orientate a investire nei territori più fragili.
La coesione territoriale deve diventare una politica di cooperazione, non di competizione tra territori. Il Mezzogiorno non deve essere percepito come periferia, ma come risorsa strategica per il Paese, soprattutto in un mondo in cui anche l’Europa rischia di diventare periferia rispetto alle grandi potenze globali.
Conclusione
Il futuro del Mezzogiorno non è scritto. Può cambiare se si valorizzano le energie migliori, se si rompe il meccanismo che lega adattamento e fuga, se tornare diventa una scelta conveniente e non un sacrificio. L’obiettivo è costruire un territorio in cui lavoro stabile e qualificato, qualità della vita e diritti di cittadinanza siano garantiti a tutti. Un territorio che non perda i giovani, ma li attragga. Un territorio che non sia costretto a salutare valigie piene di rabbia, ma che possa accogliere valigie piene di futuro.
Lavoro e Cultura per rendere il sud competitivo (Sala Accademia) Investimenti, diritti e sviluppo nel Mezzogiorno
Relatori
Maurizio de Giovanni, Leonardo Impegno, Teresa Armato, Stefano Graziano, Enzo Cuomo, Andrea Morniroli, Giuliana Ciancio, Georgia Tramacere, Simone Oggionni, Giulio Nocera, Giovanni Petrone, Nicola Ricci, Giovanni Sgambati, Valerio Di Pietro, Francesco Izzo, Michele De Michele, Pierluigi Romanello, Antonella Pisano, Carlo Guccione, Onofrio Cutaia, Ileana Bonadies, Mariano Paolozzi, Luna Pisa, Camilla Sgambato, Jessica Spina, Marco Tassini
Tavolo 3: Lavoro e Cultura per rendere il Sud competitivo
Coordinato da Francesca Amirante e Elisabetta Gambardella
Bisogna ridimensionare la retorica della parola passione: nella cultura ci vuole lavoro!!!
Ma per la cultura va bene una spesa discrezionale o si deve affrontare come una vera e propria infrastruttura? Siamo tutti d’accordo che decisamente questa seconda possibilità è quella che si deve percorrere.
Per quanto riguarda le politiche europee:
Partendo dal fatto che bisogna armonizzare e rendere reciprocamente funzionali policy e politics, come capacità di armonizzare l’aspetto normativo con quello legato alle politiche, alle visioni, bisogna incidere sulla programmazione 2028-34 che è orientata su 3 punti principali
· Libertà di espressione
· Giustizia legata alla mobilità
· Salute mentale
È necessario, partendo dalla specificità dei territori, intercettare queste linee guida e soprattutto lavorare su una più fitta relazione in questa fase di programmazione tra Europa e Regioni perché i territori che non sapranno calarsi resteranno indietro. Nello stesso tempo bisogna entrare nei metodi del bando: quelli dedicati alla cultura prevedono sempre il cofinanziamento.
È necessaria una formazione specifica che sappia valorizzare la cooperazione e il terzo settore.
Per quanto riguarda l’Italia
sappiamo benissimo che stiamo agli ultimi posti per investimenti nella cultura e il PIL 3,5 generato dalla cultura sta ben sotto la media nazionale. A livello nazionale non c’è un lavoratore della cultura che non si lamenti questo perché una vera e proprio politica per il settore non c’è. È necessario allineare la spesa della cultura ai livelli europei
È necessario però soprattutto avere il coraggio di scelte ardite
Che la politica apra la finestra e faccia entrare aria fresca
Si dia trasparenza all’accesso al finanziamento pubblico
Privilegiare una programmazione che metta i diversi protagonisti in una dimensione che non favorisca lo schiacciamento di nessuna delle figure, guardando alla questione dell’intermittenza nel lavoro culturale come una caratteristica connaturata chi si occupa di cultura che ha bisogno di tempi di confronto, pensiero, libertà però questo significa investire davvero in chi genera qualità, benessere, e crea attorno al prodotto, che sia un progetto, un concerto, un’opera d’arte un indotto.
La sperimentazione fatta in Irlanda ha dimostrato che investire in cultura avendo una visione significa ottenere anche risultati economici interessanti
Per quanto riguarda la Campania
Bisogna combattere le grandi criticità:
· Organizzative (spesso in tutti i settori c’è un eccesso di volontari)
· Deficit sull’innovazione
· Costruzione di reti che sappiano intervenire per aiutare le organizzazioni più fragili spesso con un supporto che può essere anche operativo, legato alla comunicazione
· Disponibilità di spazi fisici (spazi piccoli, ma anche spazi grandi)
· Collegare fisicamente ma anche attraverso progetti, province, aree interne con le aree di maggiore attrazione
· Bisogna riprendere la funzione della programmazione regionale nella cultura e ci vuole sempre un Assessore
· Bisogna prevedere figure professionali proprie della cultura (archivisti, bibliotecari, storici dell’arte, archeologi, etc.
Per quanto riguarda Napoli e la Provincia
non c’è dubbio che essa stessa rappresenta in modo abbastanza evidente un prodotto culturale che però non genera sufficiente lavoro.
· Editoria, fiction, film, che vedono i nostri luoghi protagonisti, non generano lavori per operatori locali. Le produzioni a volte si portano anche le comparse
· Ci vuole una scelta determinata che riesca a creare un comparto di industria culturale che generi lavoro e reddito tra la popolazione campana anche e soprattutto puntando sulla formazione attenti però alla tutela dei lavoratori che vivono
· Ci vuole una piattaforma per consentire di far conoscere tutto quello che accade a Napoli e in Campania che consenta attraverso credenziali di poter implementare e aggiornare le informazioni
Conclusioni
La cultura deve portare benessere per chi ne fruisce e per chi ci lavora
Non dobbiamo produrre più cultura, dobbiamo fare più cultura di qualità
Ci vuole la valorizzazione della visione e della competenza.
Mezzogiorno di pace (Sala Augusteo)
Un Sud protagonista di dialogo e cooperazione mediterranea
Relatori (in o.a.):
Gianni Cacace, Lorenzo Colelli Riano, Mariano Di Palma, Lorenzo Fattori, Rocco Grimaldi, Luigi Luciani, Raffaello Nuzzo, Giuseppe Onufrio , Paolo Ricci, Martina Romanello , Arturo Scotto, Francesco Senese, Marco Tarquinio, Rosaria Teatro , Isabella Valente, Maddalena Venuso
DIFESA COMUNE EUROPEA
Nell’espressione la parola decisiva non è difesa ma comune.
Solo una coesa e forte comunità politica può coordinare efficacemente la propria difesa integrandola .
La Difesa Comune europea è il punto politico più alto del progetto di pace che va sotto il nome di Europa Unita nato dopo l’abisso nazifascista.
Difesa comune e disarmo bilanciato e controllato stanno insieme.
Il loro quadro di riferimento è il Diritto Internazionale e il diritto umanitario.
E’ la sconfitta dei nazionalismi e del bellicismo.
E’ il contrario del riarmo di ogni singolo Stato.
PENSIERO MERIDIANO.
Guerra e riarmo sono la fine di ogni prospettiva per il Sud.
Sé questa è la via il Mezzogiorno non può percorrerla.E’ già nuovamente condannato .
Soprattutto occorre contrastare la tendenza a pensare che l'emancipazione del sud italiano possa essere letta come una questione separata, chiusa nell'orizzonte dello stato nazionale o in quello continentale, insensibile alle connessioni con l'esterno e in primo luogo con la sponda sud del Mediterraneo.
Ogni idea del futuro del Sud, del suo sviluppo, va coniugata con la specificità della sua posizione geografica e della sua cultura.
UN ‘ ACCADEMIA MONDIALE DELLA PACE NELLA CITTÀ-MONDO.
Una missione per Napoli .
Una Scienza NUOVA.
Vico :La comune natura delle nazioni contro la barbarie ritornante!
“Perché, allora, non far di Napoli la sede permanente di una grande iniziativa per la costruzione della pace?”
Si chiedeva Aldo Masullo in una sua famosa intervista ad Aldo Scamardella. 20 anni fa.
Una missione che sia anche un nuovo ruolo produttivo e una prospettiva di avanzamento scientifico , di saperi , di conoscenze, di creatività artistica, di ridisegno urbanistico .
UN GRANDE PIANO PER IL MEZZOGIORNO.
IL PIANO “ SCIENZA NUOVA”.
Il Sud divenga destinatario di un grande piano ,come fu il piano Marshall,dí investimenti indirizzati alla Cultura, alla Ricerca , alla istruzione e formazione.
Si dirottino qui i fondi del Ponte sullo Stretto .
Per fare dell’intero Sud ponte immateriale tra Europa e Mediterraneo.
Napoli ne è solo un pilone .
Ma in tutto il Mezzogiorno vi è un immenso potenziale di old e new tecnology che può riannodarsi intorno ad una comune visione ,uno stesso compito e uno stesso destino.
Apriamo scuole di italiano e cultura italiana in tutti i paesi che affacciano sul Mediterraneo e nel Medio Oriente.
Costruiamo Piani di formazione nelle nostre università , centri di ricerca , accademie artistiche per centinaia di migliaia di giovani provenienti da tutto il Mediterraneo ,con borse di studio da noi sostenute e in cui i nostri giovani possano tornare ad insegnare e trasmettere i saperi acquisiti in tutta Europa e nel mondo .
Possiamo fare dei nostri borghi dei campus diffusi .Di scuole di mestieri e di tecnici per le imprese agricole, zootecniche, digitali.
Il più grande tesoro di cui disponiamo sono le persone.
Il dono dei bambini, il dono dell’acqua, il dono delle energie alternative , il dono di paesaggi e di beni culturali nelle cui pietre e nelle cui storie vivono già le molteplici culture che siamo e in cui le maestranze del Sud e gli arabi e gli ebrei lasciavano i loro simboli in comune.
Il dono del cibo che’ che uno stile di vita e di relazioni con l’ambiente e le comunità e con il vivente intero e non solo chimica e alimenti.
Detto Dieta Mediterranea.Un cibo dell’anima e del corpo .
Questo piano può chiamarsi “ SCIENZA NUOVA”.Nel nome di G.B.VICO e della cultura universale di Napoli e del Mezzogiorno e a cui è dedicato lo stabilimento di Pomigliano D’Arco .
l’Italia riparte dal Mezzogiorno
Un Sud protagonista di dialogo e cooperazione mediterranea
Relatori (in o.a.):
Anna Ascani, Stefano Bonaccini, Mario Casillo, Roberto Fico, Dario Franceschini, Massimiliano Manfredi, Andrea Orlando, Giuseppe Provenzano, Sandro Ruotolo, Marco Sarracino, Debora Serracchiani, Roberto Speranza
Proponi un intervento
Il convegno prevede quattro tavoli di lavoro nella giornata di venerdì 10 aprile.
È possibile segnalare la propria disponibilità a intervenire, indicando il panel di riferimento e una breve proposta tematica.
Le candidature saranno valutate dall’organizzazione in base alla coerenza con i temi del panel e ai tempi disponibili.