Il dibattito contemporaneo sulla Artificial General Intelligence opera prevalentemente all'interno di un paradigma di naturalismo chiuso, il quale assume come postulato — e non come risultato empirico — la completa riducibilità della coscienza a processi neurobiologici e, in ultima analisi, computazionali. Ma attraverso il confronto con le posizioni di Nagel, Searle, Chalmers e Dennett sul problema della coscienza, e attingendo alla tradizione metafisica che da Boezio e Tommaso d'Aquino giunge fino a Lévinas, si può argomentare che, se si accetta l'esistenza di una dimensione trascendente dell'essere umano, la creazione di una macchina cosciente non rappresenta un traguardo tecnicamente difficile: è categorialmente impossibile. Il limite non è ingegneristico bensì ontologico. Non si può replicare attraverso la sola manipolazione della materia ciò che nella materia non ha origine.
Non usa mezzi termini Mario Caligiuri, professore ordinario di Pedagogia all'Università della Calabria e tra i massimi esperti europei di intelligence in ambito accademico: dell'intelligenza artificiale "si parla troppo spesso a sproposito", dice, perché siamo di fronte a "una trasformazione radicale rispetto al mondo che abbiamo finora conosciuto". E mentre l'Europa tenta di mettere ordine con l'AI Act, lui rilancia: la partita decisiva non si gioca sulla tecnologia, ma sulla capacità dell'uomo di restare padrone delle proprie decisioni.
Stefania Gallo è fondatrice di Fashion Law Italia e professionista specializzata in diritto della moda, della proprietà intellettuale e del lusso. La sua esperienza coniuga competenze giuridiche e sensibilità creativa, in un settore dove la tutela del brand e l’innovazione tecnologica diventano sempre più centrali. La ritroviamo oggi per parlare di intelligenza artificiale, sostenibilità e nuove sfide etiche nel mondo del fashion system. In particolare, negli ultimi anni il diritto della moda ha visto trasformazioni profonde.
Quando si parla di intelligenza artificiale generativa, il rischio è sempre lo stesso: o la si racconta come magia, o la si riduce a una scatola nera incomprensibile. In realtà, dietro testi, immagini, musica e video prodotti dalle macchine non c’è nulla di esoterico. C’è matematica. Molta matematica. E proprio da qui conviene partire, perché l’IA generativa non “pensa” nel senso umano del termine: calcola, stima, confronta configurazioni e produce l’output che, secondo il modello, ha la probabilità più alta di essere coerente con i dati su cui è stata addestrata.
Yann LeCun, premio Turing e cofondatore del deep learning moderno, ha lasciato Meta dopo dodici anni per fondare AMI Labs.
Dalla corsa ai modelli AI alla corsa alle materie prime: perché la vera partita dell'intelligenza artificiale si gioca sottoterra.
L’intelligenza artificiale è ormai ovunque, ma raramente viene raccontata per ciò che è davvero. L’IA ridefinisce linguaggi, potere e responsabilità.
Analizziamo il mito della cosiddetta neutralità tecnologica e mostriamo perché l’IA, lungi dall’essere imparziale, rifletta e amplifichi valori, priorità e bias già presenti nella società.
Dalla scuola al lavoro: l’IA non è una promessa futura, ma un’infrastruttura già operativa. Capirla oggi significa governarne gli effetti domani.
Algoritmi, dati, modelli: dietro ogni sistema di IA ci sono scelte umane, economiche e politiche. L’etica non è un accessorio, ma il cuore del problema.
Un dibattito ampio, partecipato e tutt’altro che scontato ha animato la serata di venerdì 7 febbraio 2026 nella Sala Don Piana di Diano Marina, dove si è tenuto l’incontro pubblico dal titolo “Intelligenza e Responsabilità Artificiale. Dare un’etica alle macchine, dare un senso alle scelte”, promosso dall’Azione Cattolica Italiana della Parrocchia Sant’Antonio Abate. Ospite e relatore principale della serata il prof. Francesco Pungitore, docente di Filosofia, giornalista, scrittore, formatore esperto in AI e direttore tecnico dell’Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale, che ha guidato il pubblico in un percorso critico tra tecnologia, etica e trasformazioni sociali legate all’intelligenza artificiale. Nel corso di un intervento durato oltre un’ora, Pungitore ha chiarito i punti centrali del dibattito contemporaneo.
Avete mai visto Cast Away di Robert Zemeckis? Tom Hanks interpreta Chuck Noland, un dirigente della FedEx che naufraga su un'isola deserta del Pacifico dopo un incidente aereo. Chuck resta bloccato sull'isola per quattro anni, solo, senza nessun interlocutore umano. A un certo punto, per non impazzire, fa qualcosa di apparentemente assurdo: prende un pallone da pallavolo della marca Wilson, ci imprime l'impronta di una faccia con il proprio sangue, e ne fa il suo unico confidente.
Fino a pochi anni fa, difendersi da un attacco informatico era, per certi versi, una questione di buon senso linguistico. Le email di phishing arrivavano scritte in un italiano approssimativo, piene di errori ortografici e grammaticali, con formule generiche del tipo "Gentile cliente, il tuo conto è stato bloccato". Bastava un minimo di attenzione — e una ragionevole dose di diffidenza — per cestinarle senza conseguenze. Quella stagione è finita. L'avvento dell'intelligenza artificiale generativa ha riscritto le regole del gioco in modo radicale.
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