Non posso chiamarla che suggestione. Non ha niente di reale, niente di concreto, è qualcosa di sognato, eppure le parole sono scandite nel tempo e il tempo è vero, è quello che manca sempre, è l'unica cosa che ci dobbiamo ricordare di possedere, e non è vero nemmeno quello. La chiamo suggestione. Eppure la voce è la nostra, e anche le dita che si muovono per comporre le frasi. Non è che una suggestione. Ma è una suggestione nitida, vivida, quasi fosforescente, e mi abbaglia, mi avvolge, perché mette fuori il mio vestito di desideri piuttosto che il mio cappotto di delusioni. E fa sberluccicare tutto il resto, come quando il sole picchia sull'acqua che sembra che ci siano le pietre che scintillano dentro. Chiamala suggestione anche te, e varchiamo la porta dei nostri occhi, entriamo nel cielo che abbiamo davanti, diventiamo nuvole e poi fumetti, diciamo quello che ci viene in mente, "voliamo come vola il tacchino". In fase di brainstorming niente è sbagliato e a volte la vita ha bisogno di momenti così. Sono belli se sono condivisi. Vorrei che tu avessi la stessa voglia di sentire la consistenza delle mie braccia. A volte me lo immagino e mi piace.