Ciao, sono Daniela Cormio e sono nata a Milano, dove tutt'ora vivo.
Sono nata il 22 giugno 1957, quindi, sono del segno zodiacale del Cancro.
Se il mio cognome non ti permette di identificarmi, cercami con il mio nome d'arte: Daniela Doria.
Nella mia vita ho fatto la danzatrice presso il teatro la scala di Milano, la modella e l'attrice.
Quella che segue è la mia storia.
Con la mia splendida mamma ...
Noi tre sorelline da piccole ...
... e con Lori.
... con il mio amato papĂ in visita a Roma ...
Sono la primogenita di altre due splendide sorelle, Lori e Paola che amo immensamente.
(Da sinistra) Paola, Lori e Daniela Cormio.
... e sempre con la mia mamma.
Ballerina al " Teatro alla Scala" di Milano.
Appassionata di danza sin dalla tenera etĂ , a dieci anni fui scelta dal "Teatro alla Scala" di Milano dove mi esibii per tre anni prevalentemente in spettacoli serali.
Una passione, quella per la danza, tanto forte da farmi trascurare la scuola, ragione per la quale mio papà mi ritirò dal corpo di ballo.
Nonostante la decisione presa da mio papĂ , continuai a coltivare la passione per la danza classica, prendendo lezioni private.
Concorso "I ragazzi di successo" del 1974. In giuria Mike Bongiorno.
Giunta alla soglia della maggiore età , un giorno, mentre passeggiavo per il centro di Milano assieme a mia madre, la nostra attenzione fu attratta da un set cinematografico alla cui regia si trovava Stefano Rolla. Questi, avvicinandosi a noi, mi chiese se avessi mai fatto cinema. Al mio diniego, mi fornì il numero telefonico di un’agenzia con studio in Piazza del Duomo a Milano, perché a suo avviso “avevo un volto da attrice”. << … ma no … io non ho mai studiato recitazione!!! >> esclamai, al che il regista si accomiatò da noi due profferendo un profetico << …provaci!>>
Dopo vari dubbi e ripensamenti, derivanti dal fatto che la vita mi aveva finora insegnato, come per ciò che atteneva alla danza, ad allenarmi per ambire al successo, decisi di intentare il percorso della "settima arte".
Presi contatto con l’agenzia, dove, mi condussero immediatamente in sala di posa per realizzare il mio primo book fotografico. Al termine degli scatti ricevetti i complimenti per la mia fotogenicità come dissero persino al di sopra delle aspettative.
Siffatta fotogenia non passò inosservata, alle case di produzione che mi convocarono per sottopormi a selezione. Già al secondo provino fui ingaggiata. Iniziai un’incessante andirivieni da Milano a Roma. Fu questo il principio della mia ascesa nell’universo della settima arte.
Un giorno, dall’agenzia che mi rappresentava fui convocata per una vera e propria necessità , vista la mia rapida ascesa in ambito cinematografico: il mio cognome, Cormio, era troppo complicato e quindi si ritenne più idoneo, consuetudine di quell’epoca, cambiarlo. Mi fu proposto “Doria” quale nuovo cognome d’arte. Un po' per cèlia, accettai il mio nuovo cognome con l’entusiasmo tipico della mia età ; anche perché, essendo golosa per natura, l’ovvio rimando ai famosi biscotti dall’analogo nome suscitavano in me un senso di “genuina bontà ”.
Il mio esordio nel cinema fu a diciotto anni nella veste di comparsa nel film “San Babila ore 20: un delitto inutile” film di genere politico del 1976, basato su una storia vera, diretto da Carlo Lizzani.
Ebbene si, subii per la prima volta il fascino del set.
Seduta sul divanetto dietro la borsa sul tavolinetto e a fianco del ragazzo con la camicia rossa.
Nel gruppetto di ragazze sulla destra.
Sempre nello stesso anno, ebbi il mio primo ruolo nella commedia comico/brillante “Classe mista” diretta da Mariano Laurenti e con la partecipazione di rodati attori del genere quali Alvaro Vitali, Mario Carotenuto, Michele Gammino e Gianfranco D’Angelo su tutti.
Dividevo la stanza con l’attrice Sophia Lombardo, nota caratterista del cinema italiano dalla spiccata simpatia, per cui trascorrevamo buona parte della notte a chiacchierare per poi pentircene, tra uno sbadiglio e l’altro, l’indomani al trucco. Fu proprio durante la mia prima seduta al trucco che rimasi ammaliata dalla bellezza dell’attore Gabriele Di Giulio.
Il film, venne quasi interamente girato nella cittĂ di Trani e comuni limitrofi.
La ricordo come una formativa e simpaticissima esperienza lavorativa.
Ma il 1976 fu anche l’anno del terzo film a cui presi parte, questa volta in veste di assoluta protagonista, nel ruolo di una ragazza di una casata aristocratica “Daniela Sanguinetti di San Marzano”, ovvero la commedia brillante “Le seminariste” diretta da Guido Leoni e girata a Lecce e in alcune località del Salento.
Io e Gabriele Di Giulio ci eravamo messi insieme, poco dopo ”Classe mista”, e allora ci chiesero ad entrambi di fare questo film perché volevano ricreare le solite coppie cinematografiche che al pubblico piacciono tanto. Finché un giorno, mentre io stavo girando una scena, scoprii che Gabriele mi aveva tradito. Io e lui dividevamo sempre la stanza, e una sera, tornando in camera, ho sentito il profumo della sua amante sul cuscino, quindi immaginate… Mi sono infuriata come una pazza e di notte mi sono fatta cambiare stanza. L’atmosfera durante il film era pessima, io dovevo girare le scene con Di Giulio, scene d’amore ecc… E invece lo odiavo, gli avrei spaccato qualcosa in testa. Il regista era imbarazzato, io ero nera, e quando finii di girare le mie scene (siamo stati lì circa un mese) sono letteralmente fuggita.
In quest’occasione ebbi modo di recitare al fianco di Carlo Giuffrè, da cui appresi molto, perché, come mi ripetevo:<< Quando tu reciti con uno bravo a tua volta migliori!>>
L’anno successivo, il 1977, mi vide protagonista de “Il ginecologo della mutua” una commedia brillante diretta dal regista più prolifico del cinema italiano, Aristide Massaccesi, che in questo film si firma con lo pseudonimo da lui più usato: Joe D’Amato.
Massaccesi, era veramente poliedrico sul set. Lo vedevi fare di tutto, era regista, un po’ elettricista, un po’ direttore delle luci, si interessava di trucco, insomma un vero camaleonte.
Il cast del film era davvero maestoso: Aldo Fabrizi, Massimo Serato, Renzo Montagnani, Toni Ucci, Mario Carotenuto, Paola Senatore, Isabella Biagini e molti altri. Questi, con la semplicitĂ tipica dei grandi attori, furono con me tutti molto disponibili.
In questo film, ero nelle vesti di Tina Arlotti una fedifraga moglie che tradisce il marito Nestore Arlotti (Toni Ucci) con il ginecologo Dott. Franco Giovanardi (Renzo Montagnani) che, inevitabilmente, se ne innamora pur avendo, per lavoro, orde di affascinati e oltremodo disponibili donne. Chissa perché; mah!
In questo iper censurato film di genere drammatico del 1978 diretto da Fernando Di Leo, con una storia incentrata su due ragazze, impersonate da Gloria Guida e Lilli Carati, due belle giovani, libere ed emancipate, per l’occasione doppiata dalla direttrice del doppiaggio Emanuela Rossi, interpreto il ruolo di una giovanissima ragazza madre, Patrizia, che vive in una “comune” hippy popolata da curiosi personaggi.
Normalmente porto i capelli lunghi, ma in questo film, per esigenze sceniche, ovvero calarmi nei panni della vissuta ragazza madre, dovetti ricorrere ad un taglio di capelli maggiormente coerente con il personaggio che dovevo interpretare.
Il rapporto che si instaurò sul set tra Gloria, Lilli e me fu decisamente ottimo.
Il regista, Fernando Di Leo, persona gentilissima, prese parte al film come comparsa nel ruolo di un passante.
Il film ebbe innumerevoli problemi con la censura relativamente alla scena di violenza del finale e ad una scena di amore saffico tra le protagoniste, problemi che, usanza molto diffusa all’epoca, impose una continua opera di montaggio, smontaggio e rimontaggio in base all’ambito di diffusione del momento e generando, quindi, diverse versioni. Tutto ciò ne pregiudicò la diffusione, relegando il film ad un pubblico di nicchia nonostante la qualità dello stesso. Fernando Di Leo, ritenuto il re del genere noir italiano, e tutta la sua produzione filmica, in testa questo film, sono stati ampiamente rivalutati anche ad opera di registi internazionali del calibro di Quentin Tarantino.
Il 1979 fu l'anno in cui feci il mio ingresso nel favoloso mondo Fulciano.
In quell’anno fui sottoposta a provino che superai brillantemente. Sin dal primo incontro, tra Lucio Fulci e me, si instaurò una sintonia che andò consolidandosi nel tempo. Fulci, ricordo, avvolto nella sua intelligente ironia, era abitualmente in compagnia dell’onnipresente pipa. Di buona compagnia, amabile e tendenzialmente poco ordinato, sul set si trasformava completamente divenendo meticoloso in maniera maniacale, in costante ricerca della perfezione incutendo molta soggezione anche per i suoi modi, talvolta bruschi in particolare verso chi non entrava in sintonia nel set.
Il primo film di Lucio Fulci a cui presi parte, fu girato nel 1980 nella cittĂ di Savannah in Georgia.
Le scene di mia pertinenza erano due, una all’inizio e una alla fine, pertanto, rimasi per più di venti giorni in quella amena cittadina, cosa a me molto gradita.
La consuetudinaria effettistica dei film horror firmati Lucio Fulci, suo indelebile marchio di fabbrica, fu, in questa sede, molto piĂą impegnativa: sedute al trucco di enorme durata, calco per realizzare il mio capo ed effetti di fuoriuscita del sangue dagli occhi, tutti molto invasivi.
Vi ricordo che Lucio Fulci, laureato in medicina, aveva già professato l’arte medica quale medico chirurgo e, pertanto, era più che naturale che mettesse al servizio dei suoi film le ovvie conoscenze anatomo-patologiche, realizzando delle scene culto che consacrarono il mio volto quale icona del cinema horror di genere.
L’anno seguente, il 1981, presi parte ad un nuovo film, il secondo diretto da Lucio Fulci.
Questo film, liberamente tratto dal racconto “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe è considerato il meno truculento di tutta la produzione fulciana, anche se a me, nei panni di Maureen Grayson, viene riservata una orrenda morte.
Tre curiositĂ per cinefili:
1) Curioso particolare è l’errore nei titoli di testa del film, in cui vengo accreditata come “Daniela Dorio”;
2) Il nulla osta dato dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo recita Black Cat (Gatto nero), tuttavia la locandina con cui è stato promosso il film nelle sale riporta solamente Black Cat come titolo;
3) Questi sono i titoli che il film ebbe in alcuni dei paesi in cui fu distribuito:
Gatto Negro (BRA), Musta Kissa (FIN), Le chat noir (FRA), I mavri gata (GR), I kattens klor (NOR), O Gato Preto (POR).
Girato nel 1981, usciva al cinema il 14 agosto il terzo capitolo della cosiddetta “Trilogia della morte” di Lucio Fulci, girata tra il 1980 e il 1981 e composta da “Paura nella città dei morti viventi” e da “ … e tu vivrai nel terrore! – L’Aldilà ”.
Considerato sia dalla critica che da me stessa molto meno splatter, ma il piĂą inquietante, spaventoso e pregno di suspense.
Avendo già preso parte al primo film di questa trilogia, ebbi modo di rincontrare con gran piacere, altri attori e attrici come Dagmar Lassander con cui avevo già recitato in “Classe mista”. Ciò derivò da una precisa scelta del regista Lucio Fulci volta a impiegare attori già rodati.
Il regista eseguì un’ampia opera di revisione in fase di pre-produzione: ne cambiò il titolo “La notte dell’Inferno” assegnatogli in fase di elaborazione del soggetto e come affermò Fulci stesso “volevo realizzare un film che potesse contenere tutti i deliri dello scrittore di Providence, senza per forza essere tratto da uno dei suoi racconti.”
In quest'occasione interpretai il personaggio di apertura del film, ovvero il ruolo di una affascinante ragazza che mentre si sta rivestendo all’interno di una casa abbandonata dopo aver fatto l’amore con il proprio ragazzo che chiama ripetutamente senza ottenere risposta, all’improvviso lo trova inchiodato alla porta della cantina e mentre tenta di fuggire le viene trapassato, da dietro, il cranio, con un lungo coltello la cui punta mi fuoriesce dalla bocca. Il misterioso omicida con delle mani mostruosamente deformi dopo avermi uccisa, trascina via il mio corpo lasciando in terra una scia di sangue. Riguardo l’effetto della lama che mi trafigge il cranio, ricordo, che non fu di facile realizzazione e, pertanto, fu necessario molto tempo per realizzarlo.
L’anno successivo, il 1982, presi parte per la quarta ed ultima volta ad un lungometraggio diretto da Lucio Fulci.
In questo film il regista mi assegnò il ruolo di una giovane, molto avvenente e irriverente ... "venditrice d'amore".
Anche in questo film l’effettistica di pertinenza del mio personaggio fu molto elaborata poiché venni uccisa e squartata con una lametta di rasoio: il taglio dell’occhio e del seno fecero epoca per la raccapricciante brutalità nell’esecuzione.
Del direttore della fotografia Sergio Salviati, ancora a distanza di anni, conservo un gran bel ricordo sia dal punto professionale che umano.
Sempre nel 1982, presi parte alla produzione italo – spagnola di genere comico diretta da Flavio Mogherini “I camionisti” con un cast di rodati attori di genere quali il duo comico formato da Gigi Sammarchi e Andrea Roncato, Daniela Poggi, Giorgio Bracardi, Luciana Turina e Toni Ucci, con cui avevo già recitato nel film “Il ginecologo della mutua” nelle vesti della sua fedifraga moglie.
Con questo film mi accomiatai dalla settima arte.
Nel 1983, per ragioni di natura familiare, dovetti fare rientro a Milano, mia cittĂ natale, interrompendo il mio viaggio nella Settima Arte.
Negli anni seguenti partecipai a fotoromanzi, e a pubblicitĂ sia in Italia che in Francia.
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