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Avevo 11 anni quando ricevetti il mio primo computer: un Commodore VIC-20.
La prima cosa che feci fu aprirlo per vedere come fosse fatto dentro.
Probabilmente non era esattamente ciò che si aspettavano da una bambina davanti al suo primo computer, ma per me era inevitabile: non mi bastava usarlo. Volevo capire.
Da allora la tecnologia è cambiata in modi che allora sarebbe stato difficile perfino immaginare. Quella curiosità, invece, è rimasta praticamente intatta.
Sono docente, formatrice e autrice e lavoro da anni con l’informatica, gli strumenti digitali, la sicurezza e, più recentemente, con l’intelligenza artificiale.
Nelle aule incontro persone molto diverse: chi usa il digitale ogni giorno e chi ne ha ancora timore, chi vuole acquisire nuove competenze professionali e chi semplicemente desidera capire meglio il mondo tecnologico che lo circonda.
Ed è proprio lì che ho imparato una cosa importante:
non esistono persone “negate per la tecnologia”.
Esistono spiegazioni che non sono ancora riuscite a parlare alla persona che abbiamo davanti.
Per questo cerco sempre esempi concreti, parole comprensibili e un po’ di leggerezza. Perché imparare non dovrebbe significare sentirsi inadeguati.
ICT in Pillole è nato dal desiderio di raccogliere e condividere ciò che negli anni ho imparato, insegnato, sperimentato e, qualche volta, scoperto semplicemente facendo una domanda in più.
Qui convivono informatica quotidiana, sicurezza digitale, intelligenza artificiale, guide, corsi, video, manuali, giochi, fumetti, curiosità e qualche incursione decisamente meno seria nella Taverna dei Bit.
Può sembrare un insieme molto vario.
In realtà il filo conduttore è sempre lo stesso:
Non voglio soltanto spiegare dove cliccare. Mi interessa aiutare a capire cosa stiamo facendo, perché lo stiamo facendo e cosa succede dietro quello schermo.
Oggi parliamo di cloud, cybersecurity, algoritmi, prompt e intelligenza artificiale.
Domani probabilmente avremo nuove parole da imparare e nuovi strumenti da capire.
Ed è proprio questo che continua ad affascinarmi: nel digitale non si finisce mai davvero di imparare.
Creo manuali, materiali didattici e contenuti perché credo profondamente che la conoscenza abbia più valore quando può essere condivisa, compresa e riutilizzata da qualcun altro.
E forse, in fondo, continuo a fare esattamente quello che facevo davanti al mio VIC-20.
Cerco di capire cosa c’è dentro.
Solo che oggi, per fortuna, smonto molti meno computer.