La necessità di avviare un percorso di riflessione e confronto critico sulla ”Sociologia del territorio e dell’ambiente” in Italia nasce dalla consapevolezza che questa disciplina allo stato attuale occupa uno spazio ancora troppo liminale all’interno del dibattito scientifico e politico.
Data la propria natura di disciplina applicata, la sociologia del territorio e dell’ambiente ha in sé un potenziale (attualmente espresso solo in parte) per accompagnare la società in un percorso di cambiamento sociale intelligente e sostenibile, entro la cornice di uno scenario socio-culturale in evidente transizione. Siamo, infatti, in un periodo di cambiamento epocale animato a livello globale, di fronte al quale la disciplina non vuole, non può e non deve restare pura analisi teorica, ma ha il dovere di orientare criticamente azioni ambientali e territoriali attraverso l’analisi sociale applicata.
Più specificamente, il senso di questa “missione” risiede nel fatto che la sociologia del territorio e dell’ambiente si distingue, per definizione, dalle altre sociologie per la propria capacità di analizzare in maniera critica i contesti spaziali e i fenomeni che si animano al loro interno (su diverse scale: dal quartiere alla città, dall’area metropolitana all’ambiente naturale), al fine di individuare traiettorie e linee di sviluppo capaci di avere ricadute sui contesti che possano promuovere mutamento sociale sostenibile. Da un punto di vista semantico, il concetto di territorio, di fatto, ha un evidente legame etimologico con ‘terreno’ (dal latino terrēnum): di conseguenza, lo sguardo della sociologia del territorio e dell’ambiente è chiamato a posarsi, oltre che sugli aspetti socio-culturali, anche sulle caratteristiche naturali dei luoghi e sulle modalità attraverso le quali le comunità attribuiscono significato allo spazio, orientano il suo uso e consumo, organizzandolo in maniera dialettica.
In qualità di giovani studiose e studiosi sentiamo quindi la necessità di avanzare una analisi “in prospettiva” della disciplina, con l’obiettivo di delineare in maniera programmatica alcuni principi e obiettivi che potranno caratterizzare il futuro della sociologia spazialista e ambientalista, al fine di conferirle una rinnovata linfa.
La Sociologia del territorio e dell’ambiente deve infatti attivarsi per posizionare in maniera visibile il proprio contributo, arrivando così a suggerire un’alternativa di società e di comunità mettendo a tema contraddizioni, sgrammaticature e fratture nel rapporto tra relazioni sociali, territori e ambiente. In questo senso, anziché andare verso la costante rivalorizzazione della genealogia storica del pensiero sociologico “classico”, bisognerà dare energia propositiva anche ai saperi sociali più recenti, non solo accademici.
Il presente “Manifesto” si configura dunque come un set di indicazioni, strategie e possibili piste che la comunità di studiosi e di studiose è chiamata ad adottare per interpretare e orientare il cambiamento sociale.
Le parole chiave della disciplina sono: “Territorio” e “Ambiente”, che devono essere utilizzate come prisma per decifrare di volta in volta i temi di discussione: Cambiamento climatico, Urbanizzazione, Diritti umani e civili, Salute, Generazioni, Identità, Mobilità, Turismo, Transizione… Siamo fermamente convinti e convinte che l’attivazione di un dialogo costante e pluridirezionale su questi temi sia lo strumento maggiormente idoneo per rilanciare la ”Sociologia del territorio e dell’ambiente” in Italia e costruire nuove relazioni ed opportunità di crescita, non solo all’interno del committment territoriale, ma anche nel solco della sociologia italiana nella sua interezza ed entro il dibattito scientifico più ampio. Si tratta di tre ambiti di riflessione (ed intervento) entro cui il contributo e le competenze delle giovani generazioni di ricercatori e ricercatrici possono fare la differenza, intervenendo a gamba testa per cambiare lo stato di alcune cose. Un primo aspetto su cui è necessario intervenire riguarda la mancanza di visibilità mediatica e politica delle attività realizzate dalla nostra comunità nei singoli territori. Si tratta di una vera e propria contraddizione da superare, dal momento che uno dei tratti distintivi della sociologia del territorio e dell’ambiente è, per il suo carattere empirico, la fitta rete di rapporti con realtà territoriali su diverse scale. Tuttavia, la relazione con i territori appare, allo stato attuale, piuttosto frammentata e poco socializzata a livello comunitario.
Risulta, pertanto, necessario sia incrementare la presenza di studiose e studiosi alle conferenze nazionali ed internazionali organizzate anche da altre discipline, che trattano temi e si concentrano su fenomeni “di confine” con la sociologia dell’ambiente e del territorio, sia promuovere lavori interdisciplinari sotto il profilo editoriale (anche rispetto ai criteri di valutazione).
Una ulteriore strategia di implementazione può essere la creazione di spazi di “intersezione” tra sociologie spazialiste e ambientaliste nelle riviste di settore. Compito della disciplina è infatti, in ottica prospettica, rafforzare i canali di diffusione associati alla ricerca applicata, al public engagement e alle politiche pubbliche, nonché alla critica sociale.
Per contribuire alla diffusione dei saperi, nell’ottica della transizione digitale, è auspicabile altresì utilizzare le competenze digitali possedute (o colmare eventuali lacune) per offrire una produzione sistematica di informazione scientifica e divulgativa accessibile anche e soprattutto al di fuori dei tradizionali canali comunicativi della comunità scientifica . Tale strategia può servire a veicolare in modo più informale, ma comunque adeguato, la conoscenza sociologica sui territori. Al fine di avviare una comunicazione bilaterale proficua su studi e pubblicazioni con i principali attori dei territori oggetto di interesse delle ricerche (cittadini, associazioni, decisori politici, ecc…), studiose e studiosi dovrebbero impegnarsi nella disseminazione dei contenuti dei propri lavori attraverso canali capaci di favorire l’interazione (come profili social personali o accademici, ma anche blog o forum di discussione), anche mediante l’utilizzo di parole chiave da inserire sotto forma di #hashtag per essere più facilmente rintracciabili. Inoltre, è auspicabile accrescere il numero di eventi/presentazione dei propri lavori (in presenza o online) durante i quali attivare momenti di confronto, discussione e dibattito con la collettività.
Un secondo ambito di riflessione riguarda alcune questioni di metodo, legate al fatto chela sociologia dell’ambiente e del territorio si occupa di fenomeni spesso all’incrocio tra concreto e astratto, materiale e immateriale, natura e cultura, fisico e sociale. Tra i principali temi che hanno a che fare con il piano "Next Generation EU” rientrano la transizione ecologica a varie scale territoriali, la riorganizzazione del sistema dei servizi e della mobilità in forme sostenibili, le migrazioni, le identità e l’interculturalità nelle sue declinazioni spazio-identitarie, la riorganizzazione dello spazio urbano, il rilancio del turismo soprattutto nelle aree interne, lo sviluppo di filiere alimentari sostenibili, la cooperazione tra amministrazioni pubbliche e del Terzo settore per la difesa e valorizzazione dei beni comuni, il rafforzamento della resilienza comunitaria, l’impatto delle nuove tecnologie, il cambiamento climatico, la giustizia sociale e le differenze tra soggetti (sulla base di diverse variabili socio-demografiche, come il genere, l’identità sessuale, l’età, l’etnia, le competenze digitali e/o professionali, ecc..).
Per questo motivo, uno sforzo riflessivo necessario riguarda l’individuazione di metodologie ed approcci capaci di cogliere ed analizzare la complessità dei fenomeni, anche in collaborazione con ricercatori e ricercatrici di altre discipline, così da contribuire in maniera proficua all’accrescimento del sapere scientifico. Occorre però fare attenzione ad emergere con analisi originali e risposte innovative. Il contributo della sociologia dell’ambiente e del territorio deve arricchire la visione e la percezione della realtà in cui viviamo e dei diversi contesti, distinguendosi in virtù della sua identità della sua una capacità anche previsionale.
A completamento di quanto detto sino ad ora, riteniamo importante anche avanzare alcune riflessioni che riguardano dinamiche, relazioni e specificità della comunità di sociologi e sociologhe del territorio e dell’ambiente. Si tratta di un gruppo non sempre coeso, il cui il senso di appartenenza e di identità andrebbe invece accresciuto e salvaguardato. In tal senso, per i diversi gruppi di ricerca e per le singole studiose e i singoli studiosi è fondamentale condividere le esperienze di ricerca, i lavori in corso e i risultati a cui si perviene, ma anche gli aspetti critici e le problematiche che si incontrano. Questo tipo di condivisione risulta necessaria non soltanto per dare visibilità e prestigio ai propri lavori, ma anche e soprattutto per ricevere feedback, suggerimenti e sollecitazioni da colleghi e colleghe in grado di cogliere sfide, prospettive e possibilità. In ottica più ampia, tale strategia si configura come un efficace strumento per l’avanzamento del contributo della disciplina. Infatti, la conoscenza reciproca di interessi e temi di ricerca può consentire di superare eventuali situazioni di empasse, aprendo la possibilità a contaminazioni, nuove scoperte e stimoli.
Per favorire la conoscenza reciproca all’interno della comunità scientifica occorre potenziare la comunicazione interna. Questo “Manifesto” vuole rappresentare, in tal senso, il primo passo in questa direzione, inserendosi all’interno di una cornice più ampia, che mira anche a costruire nuove forme di scambio, condivisione e confronto (ad esempio, attraverso l’istituzione di una pagina Facebook). Ma non è tutto. Contemporaneamente riteniamo che sia opportuno rafforzare le reti accademiche interuniversitarie per la costruzione di partenariati interdisciplinari e l’inserimento in canali di finanziamento rilevanti, a livello nazionale (ad es. PRIN) ed internazionale (Europeo, come ERC e Horizon Europe). Affinché questo percorso possa essere realmente proficuo, è però auspicabile la predisposizione di programmi di formazione alla progettazione per ricercatori e ricercatrici e/o l’individuazione di una competenza specifica (di carattere intermedio tra ricerca e amministrazione) che segua e monitori costantemente i bandi in uscita, li comunichi e li prenda in gestione.
Il tema della formazione e dell’aggiornamento si lega ad un’altra questione critica.
In Italia la presenza di corsi di dottorato specificamente dedicati agli studi di sociologia spazialista e ambientalista è esigua e non distribuita equamente. Questa lacuna mette in difficoltà aspiranti ricercatori e ricercatrici di sociologia dell’ambiente e del territorio. Pertanto, appare centrale porre all’attenzione dei soggetti responsabili delle politiche e dei programmi formativi la necessità di arricchire i percorsi di dottorato già esistenti con insegnamenti specifici di sociologia del territorio e dell’ambiente e di immaginare, con una attenzione specifica alle disparità territoriali, la predisposizione di nuovi percorsi formativi. Ciò potrebbe consentire, sul lungo periodo, a colmare un altro “vuoto”. Infatti, in Italia la presenza di sociologi e sociologhe del territorio e dell’ambiente appare piuttosto disomogenea. Risulta pertanto necessaria una ricognizione delle risorse umane che ricadono nel Settore scientifico-disciplinare SPS10, non soltanto per monitorare la presenza della disciplina in Italia, ma anche per fornire una rappresentazione immediata di altre informazioni (ad esempio il peso degli insegnamenti in termini di CFU e di numero di iscritti/e, il tipo di insegnamento impartito, i dipartimenti e le sedi di afferenza).
La comunità deve quindi attivarsi per realizzare una mappatura capace di evidenziare i gap su cui andranno poi avviate riflessioni specifiche per individuare le strategie più idonee per colmarli. Allo stesso modo, risulta importante approfondire la dimensione di altri ambiti disciplinari più o meno prossimi al settore (sociologia generale, geografia, architettura, ingegneria, geologia…) per effettuare concreti confronti che possano permettere di mappare la presenza, il ruolo e l’impatto dei sociologi e delle sociologhe dell’ambiente e del territorio in altre comunità scientifiche.