Lynn Serafinn è un'autrice e genealogista inglese, fondatrice del portale Trentino Genealogy, in cui ha raccolto le sue ricerche sulla genealogia del Trentino.
Nata a Brooklyn (New York) ma residente a Bedford (Regno Unito) fin dal 1999, la famiglia di Lynn è originaria delle Giudicarie Esteriori. Il padre, Romeo Fedele Serafini, proveniva da Santa Croce del Bleggio, emigrando con la famiglia poco dopo la prima guerra mondiale in Pennsylvania, dove molti trentini trovarono lavoro nelle miniere di carbone. La famiglia cambiò il cognome da "Serafini" a "Serafinn" durante gli Anni Trenta, in modo che suonasse "meno italiano" alle orecchie degli americani.
Particolarmente legata alla propria terra d'origine, uno dei maggiori progetti di Lynn è la trascrizione di tutti i registri parrocchiali di Santa Croce a partire dal Quattrocento, oltre alla creazione di un albero genealogico comune per la popolazione bleggiana. Lynn è inoltre autrice di un ricco database dei cognomi trentini, in cui ha cercato di ricostruire la loro storia.
Lynn parla anche in italiano: la potete contattare utilizzando la sezione "contact" del suo portale.
Informazioni tratte dalla sezione About di Trentino Genealogy.
Principali fonti utilizzate da Lynn:
BERTOLUZZA A., Guida ai cognomi del Trentino, Trento, Società iniziative editoriali, 1998, in cui si hanno dei riferimenti a vari lavori dello storico della lingua del primo Novecento Ernesto Lorenzi.
GIACOMONI F., Carte di Regola e Statuti delle Comunità Rurali Trentine, 3 volumi, Milano, Jaca Book, 1991.
RAUZI G.M., Araldica Tridentina, Trento, Artigianelli, 1987
TABARELLI DE FATIS G., BORRELLI L., Stemmi e Notizie di Famiglie Trentine, Trento, Società di studi trentini di scienze storiche, 2004.
Altre fonti utilizzate per questo articolo:
ONORATI C., Le famiglie nobili e notabili delle Giudicarie Esteriori, in "Judicaria", n. 22, aprile 1993, pp. 8-46.
PIZZINI K., SAN GIUSEPPE, C., Nati in Trentino 1815-1923. Prospettive di ricerca, Trento, Arcidiocesi e Provincia Autonoma di Trento, 2017.
STENICO P.R., Notai che operarono nel Trentino dall'anno 845, Trento, Provincia Autonoma di Trento, 2000.
Registri parrocchiali di Vigo Lomaso, Fiavè, Santa Croce del Bleggio
Alimonta è un cognome "toponomastico", ovvero derivato dal nome di un luogo. In questo caso, significa "qualcuno proveniente da Limonta", riferendosi al paese di Limonta sul lago di Como, nell'attuale provincia di Lecco in Lombardia. È importante notare che antichi registri del Trentino si riferiscono a questa provincia come "Milano" (Mediolansi in latino) e non "Lecco". Mentre il cognome "Alimonti" si trova ancora in Lombardia e altre parti d'Italia, "Alimonta" appare specifico del Trentino.
Gli storici sono alquanto vaghi sulla storia del cognome Alimonta. Aldo Bertoluzza riferisce che il cognome giunse in Trentino quando un mercante tessile (merciaio) da Limonta si stabilì in Val Rendena. Tabarelli De Fatis stima che i Limonta fossero già in Rendena entro il 1650. Egli riferisce che fossero anche a Campo, ma poi si domanda se ciò significhi effettivamente "Spiazzo". Onorati, d'altro canto, riferisce che gli Alimonta provenissero da Limonta e si fossero stabiliti a Campo Lomaso attorno al 1650. Sia Onorati che Tabarelli de Fatis affermano che la famiglia è citata come parte della nobiltà in documenti di inizio Settecento, anche se nessuno è a conoscenza dei dettagli su quando siano stati elevati a nobili o da chi.
La mia personale ricerca genealogica mi ha portato a trarre conclusioni leggermente differenti. Dai registri parrocchiali sono emerse prove indicanti che il "punto d'entrata" di questa famiglia in Trentino non fu la Rendena ma Arco, in un periodo compreso tra 1675 e il 1695, e che almeno due gruppi famigliari si spostarono da lì a Fiavè nella parrocchia di Vigo Lomaso, Val Giudicarie, in un periodo precedente alla fine del secolo. In seguito, possiamo vedere due rami della stessa famiglia spostarsi a Campo Lomaso e in Val Rendena.
Per illustrare questo, ecco una cronologia degli eventi, ricostruiti dai documenti dei registri parrocchiali. Purtroppo, non si sono conservati i registri battesimali per le nascite del paese di Fiavè tra il 1632 e il 1708 (a quanto pare, furono accidentalmente distrutti), così gran parte di quello che sappiamo deve essere interpolato con le informazioni trovate nei registri dei matrimoni e delle morti.
Sappiamo che due uomini chiamati FRANCESCO e ANTONIO Alimonta - entrambi riportati come provenienti dalla "provincia di Milano" - arrivarono in Trentino verso la fine del Seicento. Sembra probabile che fossero fratelli, ma attualmente non ci sono abbastanza prove per poterlo affermare. Qualunque fosse il loro legame, questi due uomini paiono essere i patriarchi degli Alimonta in Val Giudicarie (Francesco) e Val Rendena (Antonio). Sappiamo che Francesco trascorse un po' di tempo ad Arco prima di arrivare a Fiavè (forse Antonio fece lo stesso, ma non ho documentazione a riguardo). Possiamo anche assumere che almeno un altro maschio Alimonta sia dovuto giungere insieme a loro ad Arco ma che rimase lì piuttosto che andare in Giudicarie, dato che ad Arco possiamo ancora riscontrare il cognome dopo che Francesco e Antonio se ne erano già andati. Inoltre, padre Remo Stenico elenca due notai Alimonta da Riva del Garda a fine Settecento, che potrebbero appartenere a questo ramo famigliare di Arco.
ebbe almeno due figli: Francesco Tommaso e Pietro Antonio. In ogni documentazione relativa a questi figli, il loro padre è indicato provenire dalla provincia di Milano ("Mediolansi"). Tuttavia, stando al suo registro matrimoniale, Pietro Antonio nacque ad Arco (probabilmente nel 1700 circa). Francesco Tommaso, stando all'età indicata sul suo atto di morte nel gennaio 1748, sembra essere nato nel 1694-1695, il che significa che anche lui potrebbe essere nato ad Arco.
Il resoconto di Onorati su questi due fratelli è parzialmente corretto, ma presenta numerosi errori. Egli afferma:
"Verso la fine di quel secolo (il Settecento), due fratelli, uno farmacista e l'altro notaio, sposarono le uniche eredi del nobile farmacista Parolari di Campo, ereditando la sua antica "Officina farmaceutica" a Campo, che dopo due successive generazioni passò alla famiglia Fiecchi, originaria di Avio"
È vero che Francesco Tommaso Alimonta e Pietro Antonio Alimonta sposarono le eredi Parolari, ma questi matrimoni si ebbero negli anni Venti del Settecento, non alla fine del secolo. Dal registro parrocchiale di Vigo Lomaso, ecco l'atto matrimoniale di Francesco Tommaso Alimonta e Camilla Anna Parolari, con la mia traduzione:
[immagine dell'atto, file 4256551_02851; registri parrocchiali di Vigo Lomaso, matrimoni, volume 3 (LDS microfilm 1448066, parte 13), nessun numero di pagina.
23 NOVEMBRE 1723. Francesco Tommaso de Alimonta, abitante in Fiavè [e] i suoi genitori provenienti dalla provincia di Milano, fu unito in matrimonio secondo il rito del Sacro Concilio di Trento con donna Camilla Anna, figlia di (fu) Matteo Parolari, abitante a Campo (Lomaso), originaria del paese di Tione, da me, rev[erendo] don Giacomo Tafelli, cappellano, nella chiesa dei Santi Quirico e Giulitta, Campo Lomaso. I testimoni furono domino Carlo Betti di Gavazzo, nella parrocchia di Tenno, zio della sposa, e Pietro Antonio Alimonta, fratello dello sposo.
Da notare che l'atto riporta che i suoi genitori (anche se è possibile che ci si riferisca solamente al padre) fossero dalla provincia di Milano, sottintendendo che lo sposo non lo fosse. Nonostante non venga riportato il nome del padre di Francesco Tommaso, l'atto riferisce che Pietro Alimonta, fratello dello sposo, fu uno dei testimoni. Dato che sull'atto vi è una macchia, non posso dire se Matteo Parolari sia già morto in questo periodo.
Questa coppia ebbe almeno 7 figli. I primi quattro nacquero a Fiavè, mentre gli ultimi tre (1739-1743) nacquero a Campo Maggiore, mostrando come la famiglia si fosse trasferita a Campo Lomaso entro il 1739.
Cinque anni dopo, il 23 novembre 1728, troviamo il matrimonio di Pietro Antonio con Giuditta Parolari, sorella di Camilla, moglie di Francesco. L'atto ci informa che Pietro Antonio nacque ad Arco e che suo padre Francesco, così come il padre di Giuditta, Matteo, siano entrambi deceduti. Qui vediamo che "Francesco Tommaso Alimonta di Fiavè, fratello dello sposo" è uno dei testimoni (confermando che anche Francesco Tommaso era figlio di Francesco).
Quindi, sembrerebbe che siano questi i due fratelli che ereditarono l'"Officina Farmaceutica" della famiglia Parolari, la stessa a cui si riferisce don Lorenzo Guetti quando menziona l'Antica Farmacia Alimonta nel 1887. Possiamo presumere che gli Alimonta ne acquisirono la proprietà presumibilmente alla morte del loro suocero Matteo Parolari, che morì in un periodo precedente al 1728. Vediamo anche che poco dopo entrambi i fratelli si trasferirono da Fiavè a Campo Lomaso, presumibilmente per condurre più efficacemente l'attività.
Non si ha menzione dell'occupazione di Francesco sull'atto di matrimonio del 1723. Sicuramente, se fosse stato un notaio o un chirurgo (come riporta Onorati), il parroco lo avrebbe riportato. In effetti, l'unico chirurgo che ho trovato è l'ultimogenito di questa coppia - Pietro Paolo Alimonta, nato a Campo Lomaso il 29 giugno 1743. Gli atti battesimali dei figli di Pietro Paolo lo citano come nobile fin dal 1770, anche se non ho informazioni su come e quando ricevette questo titolo.
I figli di Pietro Paolo non furono meno illustri. Suo figlio, il nobile Giuseppe (Maria) Alimonta (nato il 17 maggio 1775) fu notaio per più di 20 anni. Il fratello minore di Giuseppe, il nobile Pietro Paolo Giuseppe Alimonta (nato il 12 gennaio 1783) seguì le orme del padre e divenne un farmacista.
Questo Pietro Paolo Giuseppe Alimonta, pronipote dell'originale Francesco dalla Lombardia, sulla tomba nella quale lui, sua moglie Margherita e loro figlio Eugenio (nato il 4 febbraio 1813) sono seppelliti a Campo Lomaso, è menzionato come farmacista a Campo. Il mio collega Daniel Caliari di Giudicarie Storia riporta come questa farmacia (che Guetti definisce "antica" nel 1887) fosse ancora in funzione fino circa al 1980.
Scrivendo nel 1993, Onorati ci dice che "il ramo dei notai Alimonta" esiste ancora nel vicino paese di Ponte Arche, e che ci fu un giudice Alimonta abitante a Campo Lomaso prima della Prima guerra mondiale. Anche se egli effettivamente non nomina il "notaio Alimonta", credo che si riferisca a Giuseppe Maria Alimonta (nato a Campo Lomaso il 17 maggio 1775), figlio di Pietro Paolo e fratello del summenzionato farmacista Pietro Paolo Giuseppe. Padre Remo Stenico lo menziona come notaio attivo almeno tra gli anni 1810-1831.
ebbe almeno otto figli (quattro maschi e quattro femmine), che sembrano tutti nati a Fiavè tra il 1700 e il 1716.
Due figlie di Antonio (Laura Cattarina e Margherita) si sposarono con uomini della parrocchia di Santa Croce del Bleggio.
Nell'atto matrimoniale di Laura Cattarina (25 settembre 1726), notiamo che suo marito, Giovanni Parisi, figlio del fu Paride, proveniva da Bono nel Bleggio ma che fu poi "Colonnello" di Castel Campo e abitante nella frazione di Curè.
In seguito la coppia tornò a Bono nel Bleggio e infine si spostò a Duvredo, nella stessa parrocchia. Ebbero almeno 10 figli. Qui, Antonio Alimonta è riportato come proveniente dalla provincia di Milano ma abitante a Fiavè.
I due figli maggiori di Antonio, Giovanni Battista e Antonio Alimonta, sono di particolare interesse storico perché divennero i patriarchi del ramo degli Alimonta della Rendena. Stando alle informazioni fornitemi dal mio collega James Caola (che ha svolto approfondite ricerche nelle parrocchie della Val Rendena), Antonio e sua moglie Giacoma si spostarono da Fiavè a Borzago (Spiazzo) in Val Rendena attorno all'inizio del 1727 (come testimoniato dalla nascita in loco della loro figlia Maria Angela Teresa, il 13 febbraio 1727), e tutti i loro altri figli nacquero lì da questa data in avanti.
Il fratello di Antonio, Givoanni Battista, seguì suo fratello a Borzago dopo la morte della sua prima moglie nel 1738, risposandosi (due volte) con donne della Rendena.
Dunque, le testimonianze documentarie mostrano chiaramente come il viaggio degli Alimonta in Trentino sia stato regolare e logico, così come mostrato:
[Nell'articolo originale si riporta la stessa mappa mostrata in fondo a questo articolo]
La famiglia lasciò Limonta probabilmente in un periodo tra il 1675 e il 1695, viaggiando lungo il lago di Garda (ignorate l'attraversamento col traghetto!), possibilmente fermandosi a Riva ma sicuramente stabilendosi per un po' ad Arco.
In un periodo tra il 1700 e il 1720, almeno due capostipiti della famiglia si trasferirono a Fiavè, nella parrocchia di Vigo Lomaso, con due fratelli che si spostarono a Campo Lomaso nella stessa parrocchia.
Due figli dell'altro ramo della famiglia (probabilmente cugini degli altri) continuarono il loro viaggio a nord per stabilirsi in Val Rendena.
Dal mio punto di vista, questa migrazione è molto più sensata che saltare le montagne fino alla Rendena per poi scendere fino ad Arco e nuovamente fare zig zag in su fino a Vigo Lomaso. Inoltre, la documentazione mostra che non è ciò che successe.
Gli autori Tabarelli De Fatis e Borrelli dicono che il ramo degli Alimonta da Campo si sia estinto. Io tuttavia sono sicura che si si stiano riferendo solamente alla linea diretta nobile e non al cognome in sé. Oggi, il cognome può ancora essere comunemente riscontrato nelle parrocchie di Spiazzo Rendena e Vigo Lomaso ma naturalmente, come ogni cognome, si è ulteriormente diffuso dato che la società è diventata più "fluida".
Un'ultima cosa: il momento della migrazione dalla Lombardia è interessante. Nell'anno 1630 ci fu una grave epidemia di peste che imperversò in Lombardia e in Trentino. In effetti, molti libri di storia ne parlano come "la peste di Milano", dato che alcuni pensano che si sia originata proprio lì. Ho anche letto che più tardi nel corso dello stesso decennio vi fu un'altra ondata di peste. Qualsiasi storico vi dirà che ogni volta che la popolazione si riduce improvvisamente a causa di qualcosa come una pandemia, ciò causa gravi sconvolgimenti economici, spesso per più di una generazione. Ho visto molte famiglie del Trentino trasferirsi negli anni successivi alla peste del 1630, sebbene solitamente non così lontano come in questo caso. Che si sia trattato di necessità o opportunità, che sia stato direttamente o indirettamente, è certamente possibile la peste abbia influito sulla loro decisione di spostarsi.
A prescindere da dove vivevano i vostri antenati Alimonta, potete stare certi che le loro famiglie possono essere rintracciate fino alla provincia di "Milano" (attualmente Lecco). Se discendete da un Alimonta, dunque, avete sicuramente radici lombarde.
Il viaggio degli Alimonta verso il Trentino
(mappa realizzata da Lynn Serafinn)
Principali fonti utilizzate da Lynn:
BERTOLUZZA A., Guida ai cognomi del Trentino, Trento, Società iniziative editoriali, 1998, in cui si hanno dei riferimenti a vari lavori dello storico della lingua del primo Novecento Ernesto Lorenzi.
GIACOMONI F., Carte di Regola e Statuti delle Comunità Rurali Trentine, 3 volumi, Milano, Jaca Book, 1991.
RAUZI G.M., Araldica Tridentina, Trento, Artigianelli, 1987
TABARELLI DE FATIS G., BORRELLI L., Stemmi e Notizie di Famiglie Trentine, Trento, Società di studi trentini di scienze storiche, 2004.
Altre fonti utilizzate per questo articolo:
DALPONTE L., Uomini e genti trentine durante le invasioni napoleoniche: 1796-1810, Trento, TEMI, 1984.
ONORATI C., Le famiglie nobili e notabili delle Giudicarie Esteriori, in "Judicaria", n. 22, aprile 1993, pp. 8-46.
STENICO P.R., Notai che operarono nel Trentino dall'anno 845, Trento, Provincia Autonoma di Trento, 2000.
STENICO P.R., Sacerdoti della Diocesi di Trento dalla sua esistenza fino all'anno 2000, Trento, Provincia Autonoma di Trento, 2000.
Ricerche genealogiche di Lynnn Serafinn sulla parrocchia di Vigo Lomaso, effettuate tramite l'Archivio Diocesano di Trento.
Questo cognome toponomastico [cioè derivato dal nome di un luogo] è una combinazione di "dal" e "ponte", con il significato di "del/dal ponte". Sarebbe dunque stato usato per riferirsi ad una famiglia che viveva vicino o ai piedi di un ponte. Le varianti riportate sopra sono spesso usate negli atti antichi ma oggi per la maggior parte si riscontra il cognome scritto come una sola parola: "Dalponte".
Finora, ho trovato tre famiglie trentine con questo cognome, che potrebbero non essere imparentate tra di loro.
Tabarelli de Fatis (il cui focus è la nobiltà) riporta come i "Ponte" o "Dal Ponte" fossero una famiglia di farmacisti [termine originario: apothecaries] originaria da Mantova in Lombardia, che si trasferì a Trento nella seconda metà del Quattrocento. L'11 novembre 1632, Ferdinando II, imperatore del Sacro Romano Impero [Germanico], conferì la nobiltà imperiale a Gianandrea Dal Ponte e ai suoi figli, Giovanni, Giuseppe e Lodovico.
Una seconda famiglia Dalponte proviene da Vigolo Vattaro, non lontano dalla città di Trento. Di questa famiglia troviamo molti notai, i più antichi dei quali sono Francesco e Giovanni Antonio Dalponte di Vigolo Vattaro, figli di ser Ognibene Dalponte, entrambi attivi nel primo decennio del Cinquecento. È possibile che le famiglie di Vigolo Vattaro siano legate a quelle menzionate da Tabarelli de Fatis ma finora non ho trovato alcuna ricerca che le colleghi.
La terza famiglia Dalponte proviene dalla parrocchia di Vigo Lomaso in Val Giudicarie, soprattutto dalla località di Caiano. Se fossero connessi alla famiglia che si trasferì da Mantova nel Quattrocento, avrebbero dovuto migrare in Giudicarie quasi immediatamente, dato che li conosciamo come una delle tante famiglie giudicariesi a cui venne conferito il titolo di "nobili rurali" prima dell'anno 1500.
Di questa famiglia, Onorati menziona un Zaccaria Dalponte di Caiano che fu un "Giurisperito" (giurista, esperto in legge) e cancelliere a Castel Stenico nell'anno 1550. Troviamo inoltre almeno un notaio di questa famiglia, Francesco Dalponte, che ottenne la sua licenza il 20 luglio 1791. Onorati riporta molti sindaci di Vigo Lomaso provenienti da questa famiglia.
In un periodo precedente al febbraio 1735, un ramo della famiglia, il cui capostipite era Sebastiano Dalponte di Caiano, si trasferì a Castel Spine (o almeno sul suo terreno), un castello medievale ai tempi in disuso a nord di Vigo Lomaso. Ciò viene riportato nell'atto matrimoniale della figlia di Sebastiano, Domenica Dalponte, che si sposò a Fiavé con Giovanni Sibioli il 16 febbraio 1735.
Nel paragrafo sui Bersaglieri Giudicariesi contro le invasioni napoleoniche, Lorenzo Dalponte afferma: "Fra tutti i Bersaglieri di Vigo Lomaso si distinse Bernardino Dalponte di Castel Spine (1772-1860), caporale e sergente nel 1796, capitano nel 1797, governatore militare di Trento in agosto-settembre 1809, e comandante in capo del Tirolo Italiano".
Castel Spine (spesso chiamato "Spinedo" nel 18° secolo) fu costruito originariamente come rifugio per la popolazione locale. Nel 15° secolo, la parte principale del castello fu circondata da molti edifici, creando attorno a sé una sorta di comunità. Dopo molte lotte per il controllo del castello tra le famiglie nobili d'Arco e di Campo, Castel Spine cessò di essere funzionante nel 16° secolo e venne convertito in una loggia per i cacciatori. Tuttavia da questi due riferimenti sulla famiglia Dalponte, notiamo come sul terreno del castello vivessero ancora alcuni abitanti. Esso è stato recentemente restaurato dalla Provincia Autonoma di Trento.
[Padre Remo] Stenico elenca più di due dozzine di parroci con il cognome Dalponte, quasi tutti dalla parrocchia di Vigo Lomaso. Degno di menzione è Lorenzo Dalponte, che nacque attorno al 1711, venendo ordinato sacerdote a Brescia nel 1730 e che servì come Arciprete della parrocchia di Smarano in Val di Non. Per assistere i suoi parrocchiani, egli nel 1794 donò 800 fiorini (che, se i miei calcoli sono corretti, corrispondono approssimativamente a 17.000 dollari attuali) per aiutare a costruire una scuola pubblica locale.
Un altro parroco con lo stesso nome è lo storico Monsignor Lorenzo Dalponte, nato il 9 settembre 1921, autore di Uomini e Genti Trentine durante le invasioni napoleoniche, 1796-1810 e autore contribuente per Le Giudicarie Esteriori: Banale, Bleggio, Lomaso: cultura e storia.
Castel Spine, foto di Daniel Caliari
Principali fonti utilizzate da Lynn:
BERTOLUZZA A., Guida ai cognomi del Trentino, Trento, Società iniziative editoriali, 1998, in cui si hanno dei riferimenti a vari lavori dello storico della lingua del primo Novecento Ernesto Lorenzi.
GIACOMONI F., Carte di Regola e Statuti delle Comunità Rurali Trentine, 3 volumi, Milano, Jaca Book, 1991.
RAUZI G.M., Araldica Tridentina, Trento, Artigianelli, 1987
TABARELLI DE FATIS G., BORRELLI L., Stemmi e Notizie di Famiglie Trentine, Trento, Società di studi trentini di scienze storiche, 2004.
Cognome patronimico derivato dal nome maschile latino "Georgius", dal greco "Georgios", significante "agricoltore o contadino". In italiano questo nome è diventato "Giorgio", mentre in inglese, naturalmente, è "George".
È bene lasciare qui alcune annotazioni sull'ortografia e la pronuncia. In latino, la lettera "J" veniva pronunciata come la "I". Negli antichi atti in latino, dunque, così come oggi, spesso riscontrerete questo cognome scritto nella forma "Jori". Tra coloro che oggi presentano la variante "Jori", essa si trova più frequentemente nelle Valli Giudicarie, soprattutto a Bivedo (Santa Croce del Bleggio). Nelle parrocchie più a nord (Denno, Flavon, Valfloriana, Alba di Canazei e Penia, Nanno, Brez, Mezzolombardo ecc.) si trova più facilmente nella forma "Iori". La variante "Ioris" appare più frequentemente a Nanno.
[Il seguente paragrafo è stato scritto pensando agli anglofoni] A prescindere dall'ortografia, Jori/Iori sarà sempre pronunciato "ee-OH-ree". Alcuni inglesi pronunciano il dittongo iniziale come una "y", ma ritengo sia più accurato riportare come si tratti di tre sillabe distinte piuttosto che di due.
Bertoluzza riporta come il cognome sia apparso per la prima volta in Val d'Adige e Val di Piné. Tuttavia, come per molti patronimici, si diffonderà ampiamente non solo nella provincia ma anche in altre regioni della penisola italiana. Entrambe le versioni dei cognomi sono, infatti, molto più comuni al di fuori del Trentino, soprattutto in Emilia-Romagna, Lazio e Lombardia.
I più antichi esempi in Trentino citati da Bertoluzza sono un "Giovanni Iori (figlio di Antonio) da Celentino", che morì nel 1580. Secondo la mia ricerca, ci furono due antiche famiglie Jori che vissero nella parrocchia del Bleggio all'inizio del Cinquecento, una nella frazione di Tignerone (il cui capofamiglia era Antognoli Jori), e l'altra nella frazione di Bivedo (il cui capofamiglia era Girardo Jori). La linea famigliare di Bivedo esiste ancora oggi.
[Padre Remo] Stenico elenca molti parroci con il cognome Iori, Ioris ecc., il più antico dei quali è Antonio Ioris di Nanno, il cui nome appare nei registri parrocchiali tra 1582 e 1606. Egli riporta inoltre alcuni notai Iori, tutti dalla Val di Non, il più antico dei quali è Giovanni Battista Iori di Cles, il cui nome appare nei registri nel 1599.
Lo storico della famiglia Sal Romano suggerisce come gli Iori di Flavon potrebbero avere le proprie radici a Nanno, poiché parrebbero discendere da un Agostino Giovanni Iori di Nanno (nato attorno al 1786), che si spostò a Flavon dopo aver sposato nel 1812 in quella parrocchia un'esponente della famiglia Poda. Egli sottolinea come al momento ciò sia solo un'ipotesi, dato che sfortunatamente tutti i registri di Flavon precedenti al 1802 sono andati persi in un incendio.
Tabarelli de Fatis riporta come ci fosse una famiglia Iori da Romeno, riportati nel catalogo delle famiglie nobili delle Valli di Non e Sole nel 1636, ma non riporta alcuna informazione su come/quando venne acquisito questo titolo.
Dal mondo delle arti, Bertoluzza menziona lo scultore Giovanni Andrea Iori (nato nel 1763) da Penia di Canazei e il pittore Giovanni Battista Ioris da Denno (1801-1842). In politica, egli menziona Guido Iori (1912-1987), sempre da Penia di Canazei, giornalista fascista fondatore della "Lega Indipendente Ladini delle Dolomiti".
In religione, egli menziona padre Eusebio Iori da Revò (1918-1979), frate cappuccino e cappellano militare che servì come reggente della "Campana dei Caduti", il cui scopo è quello di onorare i caduti di tutte le guerre e invocare pace e fratellanza tra tutte le persone del mondo.
Suggerimento: il nome "Giorgio" nei vecchi atti è a volte scritto come "Jori" o "Iori". Dato che si tratta sia di un nome che di un cognome, dunque, mi è capitato in più di un'occasione di vedere il nome "Jori Jori" (cioè Giorgio Iori). Questo è comune soprattutto quando ai figli vengono dati i nomi dei loro nonni paterni. Tenetelo presente nel momento in cui tentate di comprendere gli atti della famiglia Jori.