Rime sciolte
libero trastullo d'un pazzo ma sereno poetare
Rime sciolte
libero trastullo d'un pazzo ma sereno poetare
MADRIGALE
Nel queto silenzio del bosco,
tra il sussurrare delle fronde,
la dolce armonia degli alberi
abbraccia ogni creatura.
Solitario, volando di ramo in ramo,
un usignolo gorgheggia lieto,
offrendo il suo dolce canto
melodioso, al sorgere del sole.
Ed io, mirando la bellezza del Creato,
m’abbandono al cantar della natura.
SOLITUDINE
Sale la voce,
nel silenzio opprimente
di un nulla incontrollabile.
E tu, cosmica sembianza
di un’esistenza perduta
che un dì fu grata
al sempiterno gioire.
LA NEBBIA
S’alza lenta,
scaltra e furtiva,
avvolgendo ogni cosa,
ogni speranza, ogni pensiero
in un latteo, pallido abbraccio.
Cupa ed inquieta,
sinistro il suo velo,
dal soffocato amplesso
svela il mistero e la fosca trama
nel canto del vespro.
NOTTURNO
Da lontano mi giunge,
astratto eppur palpabile
il suono d’un corno
echeggiante un dolce,
melodioso amplesso.
E tu, o Diva
dal pallido chiarore,
mandi un raggio di luce
a rischiarare l’anima.
MARINARESCA
Seduto su uno scoglio,
le onde spumeggianti
giungono a me festose.
L’alito irruento
del maestrale settembrino
scuote la rena
in una sorta di danza
rituale d’antico tempo.
Ed io, dolcemente rapito
dal salmastro effluvio,
adagio le mie membra
cullato dall’armonico
sciacquìo al tramonto
d’un altro dì vissuto.
SOLO
Solo, nel bosco acceso
di caldi colori
simili a fanciulli gioiosi
avvolti in tenero abbraccio.
Gli alti fusti
sono come colonne di cattedrale,
le foglie a terra
un frusciante tappeto
che scricchiola sotto i miei passi.
Solo, avanzo nel silenzio,
solo, ascolto il muto parlare
d’un bosco che mi è amico
come fratello nella natura.
IL TUONO
Infido, guardingo,
celato tra le nubi,
mugghia nervoso.
Par che attenda indomito
di vocalizzare a piena voce
tra i suoni dell’aere.
Oscura e turbata,
infausta la sua voce,
oppresso il suo grido.
Nero il cielo attonito,
ulula il vento
in questa sera
di scuro dipinta.