Foto archivio GEB
Sabato 11 luglio il GEB vi accompagnerà in una bellissima escursione notturna tra vigne, boschi e storia del Chianti.
Partiremo da San Polo in Rosso nel cuore della zona del Gallo Nero, prenderemo una strada bianca che scende verso sud est tra i filari di Sangiovese per poi salire con un sentiero fresco e profumato in un bosco di roverelle fino al Castello di Ama, borgo medievale , uno dei luoghi più interessanti e ricchi di storia del Chianti
Dopo una breve sosta ridiscenderemo per un sentiero che taglia bosco e campi; questa è la parte più "selvatica" dell'anello. Dopo un tratto di salita dolce arriveremo all'Oratorio dei Pianigiani, piccolo gioiello romanico sperduto tra i campi.
Da qui rientrando su strada bianca ciottolata torneremo verso San Polo con vista su tutta la vallata illuminata solo dalle stelle ed estasiati dal profumo di elicriso e timo selvatico e potremo consumare la cena al sacco condivisa (ognuno porti qualcosa in più, da mangiare o da bere, così da creare una tavola comune da gustare insieme).
Sarà necessario avere con sé lampade frontali o torce.
Ritrovo
Castelnuovo Berardenga - Scuola elementare casina dell'acqua via delle Crete Senesi - ore 17:00 - partenza ore 17:15
Pianella - parcheggio ristorante il Ponte - ore 17:35 posizione Maps: https://maps.app.goo.gl/
Poggio San Polo - ore 18:00 parcheggio prima di arrivare al paese, posizione Maps: https://maps.app.goo.gl/SGu3vp6k1UVYdUzJA
Partenza Escursione ore 18:15
Rientro previsto alle auto alle ore 22:00/22:30
INFORMAZIONI GENERALI
Coordinatore Tecnico:
A.E. Alessandro Maggi - tel 348 2413824
Per partecipare all'escursione è necessaria la prenotazione al link Prenota percorso della Settimana.
L’escursione è gratuita per i soci FIE; agli ospiti, correttamente equipaggiati, sarà attivata una polizza giornaliera al costo di 5,00 euro.
Ad insindacabile giudizio dei coordinatori il percorso potrà essere variato o l’escursione annullata in base ad eventuali cambiamenti del fondo dei sentieri o per esigenze dettate dalla sicurezza.
Il Gruppo Comunicazione
Scheda tecnica dell'escursione
Percorso Escursionistico
Mezza giornata con cena al sacco condivisa tra tutti i partecipanti
Anello di 8,5 km
Dislivello 260 m
Acqua almeno 1,5 litri
Cena al sacco da condividere
Scarpe da trekking,
bastoncini da trekking consigliati,
felpa o giacca a vento leggera,
lampada frontale o torcia
Coordinatore Tecnico
A.E. Alessandro Maggi - tel. 348 2413824
Il quale costituirà la squadra di accompagnatori che sarà presentata alla partenza dell’escursione.
Prenotazione
È gradita la prenotazione mediante la compilazione del modulo Prenota percorso della settimana
Ritrovo e costi:
Castelnuovo Berardenga - Scuola elementare casina dell'acqua via delle Crete Senesi - ore 17:00 - partenza ore 17:15
Pianella - parcheggio ristorante il Ponte - ore 17:35 posizione Maps: https://maps.app.goo.gl/
Poggio San Polo - ore 18:00 parcheggio prima di arrivare al paese, posizione Maps: https://maps.app.goo.gl/SGu3vp6k1UVYdUzJA
Partenza escursione ore 18:15 - Rientro previste alle auto per le ore 22:00/22:30
L’escursione è gratuita per i soci FIE; agli ospiti, correttamente equipaggiati, sarà attivata una polizza giornaliera al costo di 5,00 euro
Attrezzatura
● Per la presenza di fondo sconnesso sono necessari scarponcini comodi con suola ben scolpita, bastoncini secondo le proprie abitudini e lampada frontale.
Regolamento
Chi partecipa all'escursione è tenuto al rispetto del Regolamento Escursioni che sarà tassativamente applicato
Raccomandazioni particolari
I soggetti allergici o con particolari patologie (cardiache, respiratorie etc), sono invitati, gentilmente, a mettersi in contatto con il coordinatore dell’escursione, prima della partenza, per segnalare particolari esigenze e la presenza di farmaci personali salvavita (Adrenalina etc).
In questa escursione sarà presente il nostro defibrillatore portatile.
Emergenze storiche
San Polo in Rosso
La sua costruzione risale al XII secolo. Il nome della pieve si trova in una donazione del 1070 conservata nella Badia di Coltibuono ed è citata come Sancti Pauli scito Russo. Anche nella bolla datata 11 marzo 1103 emessa da Pasquale II al vescovo Giovanni da Fiesole, si parla di questa pieve, che il Papa conferma essere di pertinenza del vescovo. La pieve di San Polo in Rosso fu possedimento dei Firidolfi da Montegrossi, ai quali probabilmente si deve la sistemazione romanico-gotica e appartenne ai discendenti di Diotisalvi, figlio di Drudolo della famiglia dei Ricasoli. Nel 1200 essa ebbe la funzione di fortilizio, a causa della sua posizione sulla linea difensiva fiorentina del Chianti e divenne un insediamento fortificato, con l'inserimento in una cinta muraria quadrangolare, intervallato da torri. Anche la sua facciata ebbe le mura rialzate e l'abside fu usata come torre. Nel 1351 subì l'assedio dei Ricasoli, intenzionati a derubare il pievano Raniero Ricasoli, loro zio, ma essi furono allontanati dalle truppe della Repubblica fiorentina. Nel 1478 fu parzialmente distrutta dagli Aragonesi, nel 1480 ebbe come pievano il fiorentino Ludovico, figlio di Ugolino Martelli. Il 25 luglio 1497, col breve di Alessandro VI alla Signoria di Firenze, la pieve di San Polo in Rosso tornò in possesso di Giuliano di Ranieri Ricasoli. NOTA integrativa: nell'anno 1186 un privilegio di Papa Urbano III documenta la Pieve di San Paolo in Rosso, situata nell'estremità meridionale della Diocesi di Fiesole, come appartenente all'Abbazia di San Salvatore a Fontebona (Monastero della Berardenga) - vedi Pierluigi Licciardello in "La Berardenga e il suo Castello Nuovo" 2018 pp 102. Paolo Cammarosano nella sua "La Famiglia dei Berardenghi" pp 33 nota 174 e pp 328-329 nota 154 avente per base il Cartulario della Berardenga, documenta l'appartenenza di San Paolo in Rosso al Monastero Berardengo per gli anni 1206-1211,1219 e seguenti. Di questa pieve, che si presenta inserita in una struttura difensiva trecentesca cosicché il profilo della facciata si confonde nello spessore delle muraglie, sono rimaste due torri circolari del XV secolo e due quadrangolari, della fine del Duecento. I suoi edifici sono usati come fattoria. La pieve si presenta con un carattere romanico-gotico. La facciata ha un'apertura ad "occhio". L'interno ha tre navate spartite da pilastri, un'abside semicircolare e volte ogivali a crociera del XIV secolo, che hanno sostituito le capriate di legno, crollate nell'assedio del 1351. Nella navata maggiore si trova un ciclo di affreschi attribuiti alla "maniera di Ambrogio Lorenzetti", datati tra il quarto e il quinto decennio del XIV secolo, mentre le decorazioni delle nervature e delle volte risalgono al restauro dei primi anni del Novecento. Frutto di ripristini novecenteschi è la vivace decorazione a finta bicromia e lo sfondo stellato degli spicchi delle volte, che incorniciano un ciclo di affreschi tardotrecenteschi.
Castello di Ama
La fondazione di Castello di Ama è datata 1976, quando quattro famiglie originarie di Roma si proposero di riportare una prestigiosa tenuta vinicola ai fasti che meritava. L’azienda, originariamente costituita da 55 ettari e situata nel cuore del Chianti Classico, venne da subito valorizzata attraverso gli importanti investimenti in vigna, seguendo le tecniche agronomiche più aggiornate dell’epoca, e la costruzione di una nuova cantina, dotata di vasche in acciaio, controllo della temperatura e ampi spazi di lavoro.
Realizzata l’infrastruttura che potesse proiettare Castello di Ama tra le aziende più avanzate del territorio, la società riconobbe la necessità di una persona che potesse prendere la conduzione enologica con personalità e competenza. Fu quindi nel 1982, con l’arrivo di Marco Pallanti, all’epoca giovane agronomo, che l’azienda intraprese lo slancio decisivo per la ricerca della qualità senza compromessi.
Negli anni ’80 Castello di Ama contribuì a consolidare il concetto di cru, producendo le selezioni di Chianti Classico: “Vigneto Bellavista”, la cui prima annata risale al 1978; “Vigneto San Lorenzo”, dal 1982; “Vigneto La Casuccia”, dal 1985; “Vigneto Bertinga”, dal 1988. I primi anni di sperimentazione portarono poi alla ricerca di varietà non-tradizionali che potessero esaltare le caratteristiche del Sangiovese: il Merlot, inizialmente sovrainnestato in una piccola parcella di Canaiolo e Malvasia Bianca, portò risultati qualitativi così sorprendenti da meritare un’etichetta a sé stante, quella che sarebbe diventata “L’ Apparita”, uno dei gioielli dell’enologia mondiale.
La direzione verso la qualità enologica, al riparo da tendenze di mercato, venne poi rinsaldata nelle sue premesse nel 1988 con l’entrata di Lorenza Sebasti, figlia di uno dei soci fondatori, e dalla sua ascesa al ruolo di amministratore delegato. La comunione di intenti tra Lorenza Sebasti e Marco Pallanti ha portato, sin dagli anni ’90, a un consenso totale della critica, ponendo Castello di Ama tra le primissime aziende del Chianti Classico e tra le principali d’Italia.
Ad oggi, Castello di Ama possiede e gestisce circa 75 ettari di vigne e 40 ettari di oliveti, avvalendosi del lavoro di più di 60 persone. Il ruolo di direttore generale ed enologo è rivestito continuativamente da Marco Pallanti, che ha ricoperto, tra il 2006 e il 2012, la carica di Presidente del Consorzio del Chianti Classico, portando il contributo della creazione della categoria ‘Gran Selezione’ con l’obiettivo di evidenziare la straordinaria qualità e diversità dei vini della regione.
L'oratorio dei Pianigiani
Cappella oratorio risalente al Quattrocento, situata nel punto di incontro di tre strade dirette rispettivamente a Radda in Chianti, a Lecchi ed a Casanova di Ama. Nel Quattrocento e nel Cinquecento le cappelle stradali erano molto diffuse perché servivano a definire lo "spazio sacrale" della parrocchia, delimitandone i confini e molto spesso ospitavano i viandanti nel momento del bisogno. Dal XVIII secolo le cappelle stradali subirono trasformazioni: alcune lasciarono il posto a piccoli tabernacoli, altre furono ampliate o ricostruite, divenendo piccole chiese, usate poi come oratori. L'Oratorio dei Pianigiani in origine era una cappella ed apparteneva all'omonima famiglia. Fu usato come oratorio fin dalla seconda metà del Cinquecento, dopo essere stato ampliato dai proprietari e nello stesso periodo viene raffigurato nelle Piante di Popoli e Strade. Alla fine del XV secolo i Campoli (Ciampoli) lo fecero affrescare, come si legge in un'iscrizione: Anno ... [M]CCCCLXXXXVII ADI XXVII [FRANC]ESCO .D.CAMPOLI.AFATO.FARE QUESTA.FIGURA. L'Oratorio è dedicato a San Michele Arcangelo e ciò lo si apprende da alcune Visite Pastorali effettuate dalla prima metà del Seicento. Nella sua visita pastorale del 1819 monsignor Brandaglia dice: ...primieramente ho visitato quello (oratorio) della Casanova, della famiglia Pianigiani, dedicato a San Michele e lo ho trovato piccolo, ma in buon grado e dipinto tutto a fresco con pitture che diconsi del Quattrocento e con un altare con mensa di pietra. L'edificio è di piccole dimensioni ed è ad aula unica. In origine era preceduto da un portico che in seguito venne inglobato nella struttura. Esternamente appare dimesso vista la mancanza di qualsiasi forma di arredo architettonico. L'interno è di notevole interesse e presenta tutta una serie di affreschi contenuti entro una finta architettura. Affreschi attribuiti ad un artista "minore" del Quattrocento, forse un pittore che andava nelle campagne per ottenere commissioni, in cambio di vitto, alloggio e modesta ricompensa; è stato fatto prima il nome di Bernardo di Stefano Rosselli autore nel Chianti di dipinti nell'Abbazia di Passignano, nella Chiesa di Santa Maria a Panzano e nella Pieve di Sant'Appiano in Valdelsa, insieme al suo allievo Filippo di Antonio Filippelli. Attualmente sono attribuiti a Donnino di Domenico, fratello di Agnolo di Domenico di Donnino, un pittore fiorentino riferibile all'ambito di Cosimo Rosselli. Le figure sono disposte all'interno di riquadrature imitanti dei marmi poste al di sopra di uno finto zoccolo a riquadrature policrome, interrotto solamente nella parete di fondo da un disadorno altare. Lo spazio è delimitato secondo lo schema dell'hortus conclusus. Sulla parete di fondo è raffigurata la Madonna in trono, attorniata da Angeli e Santi, con il Bambino in braccio: il Bambino tiene un uccellino nella mano sinistra e una pietra preziosa nella destra, simbolo della Buona Novella. Alla destra della Madonna si trova l'affresco raffigurante San Michele Arcangelo che calpesta il drago e pesa le anime; dall'altra parte San Francesco con la Regola nella mano sinistra, un Crocifisso nella mano destra e le Stimmate sui piedi e sulle mani. Alle due pareti laterali vi sono figure di santi: Sant'Antonio Abate, rappresentato col maialino cintato – in corrispondenza di questo affresco si è aperta una crepa – Santa Lucia, con la scritta S.ca Lucia, che fa vedere i simboli del proprio martirio, San Giovanni Battista , recante l'iscrizione: Ecce agnus Dei, San Pietro con un libro in mano, San Luca Evangelista con la scritta: S.co Lucha Vangelista, alla base del quale c'è il nome del committente (Luca Campoli), Santa Maria Maddalena , affresco molto deteriorato da una crepa, con la scritta: S.ca M.Maddalena e una data (anch'essa deteriorata): 1496. Sulle pareti dell'Oratorio si trovano molte iscrizioni cinquecentesche lasciate dai viandanti